Ritornare a camminare, creare, vivere: la risposta ucraina alla tragedia delle amputazioni di guerra grazie a tecnologie d’avanguardia
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La guerra di aggressione russa in Ucraina, i continui attacchi con armi esplosive e le conseguenti ferite e amputazioni agli arti di civili e militari hanno imposto nuove priorità all’interno della vita quotidiana di ucraini e ucraine. Restituire mobilità e autonomia a migliaia di persone, spesso giovani, che con coraggio e determinazione devono reinventare il proprio corpo e le proprie abitudini, è diventata una vera e propria urgenza.
Come riportano alcune stime, il numero di ucraini rimasti senza uno o più arti ha raggiunto quota 20-50mila, un dato paragonabile al numero di amputazioni registrato durante la Prima guerra mondiale. Secondo i dati ufficiali governativi, solo nel primo semestre del 2025 oltre 56mila persone hanno ricevuto circa 200mila ausili riabilitativi, di cui 9mila sono protesi per arti superiori e inferiori. A tal proposito, lo Stato mette a disposizione un programma gratuito e pubblico per la fornitura di tali risorse, ma queste rimangono ancora insufficienti a soddisfare i fabbisogni reali e a risolvere le disuguaglianze sociali.

L’apertura del Medical Center Orthotics & Prosthetics (MCOP), avvenuta ufficialmente lo scorso 6 novembre nel centro della capitale ucraina, rappresenta una risposta concreta e strategica a una delle sfide più complesse di oggi. Dietro questa struttura specializzata di protesi a Kyiv, che porta una sigla anglosassone e accoglie una scultura d’acciaio firmata dall’artista e designer italiano Paolo Coia, si nasconde una storia che parla di innovazione, solidarietà e cooperazione internazionale.
Di cosa parliamo in questo articolo:
Oltre il metallo: l’intelligenza che restituisce movimento
Il mondo delle protesi e della riabilitazione ha subito un’evoluzione straordinaria negli ultimi anni. Lo sviluppo della tecnologia medica (dalla stampa 3D ai sensori mioelettrici, dai materiali leggeri ai protocolli di riabilitazione integrata) ha reso possibile ciò che fino a pochi anni fa sembrava impensabile: dispositivi protesici sempre più personalizzati, gestiti dall’intelligenza artificiale e capaci di restituire funzionalità che si credevano perdute per sempre.
Le protesi bioniche di ultima generazione stanno rivoluzionando il concetto stesso di riabilitazione. Non si tratta più di semplici sostituti meccanici, ma di veri e propri strumenti intelligenti che dialogano con il corpo e si adattano ai gesti di chi li indossa. Grazie a sistemi basati sull’IA e i sensori di movimento, braccia e gambe artificiali riescono oggi a compiere azioni quotidiane con naturalezza: afferrare un oggetto, salire una scala, correre o allacciare una scarpa.
Attraverso app dedicate, gli utenti possono calibrare la forza, controllare la fluidità dei movimenti, monitorare le prestazioni e persino ricevere aggiornamenti in tempo reale.
Protesi a Kyiv: una rete mondiale per l’innovazione protesica
Il polo di ortesi e protesi MCOP nasce negli Stati Uniti nei primi anni Duemila, specializzandosi in soluzioni ortopediche e protesiche d’avanguardia. In oltre vent’anni di attività, ha sviluppato un approccio integrato alla riabilitazione, che combina alta tecnologia, formazione e supporto psicologico. Negli ultimi anni, l’organizzazione ha esteso il proprio impegno all’Ucraina, collaborando con fondazioni e governi stranieri per portare sul territorio servizi di protesica avanzata.
Alla base del polo di protesi a Kyiv c’è, infatti, un importante programma triennale da 11,6 milioni di dollari, finanziato dal governo islandese tramite il fondo Future for Ukraine, in collaborazione con l’azienda Embla Medical. L’obiettivo è fornire protesi moderne e gratuite a circa mille veterani e civili ucraini entro il 2028.
Fino a oggi, la maggior parte dei pazienti ucraini doveva recarsi all’estero per ricevere protesi di ultima generazione. L’apertura del nuovo centro MCOP di Kyiv regala la possibilità, finalmente, di curarsi “a casa”, ma con standard internazionali.
Oleksandr Čajka, veterano di guerra ucraino ferito a Popasna, nell’oblast’ di Luhans’k, è stato il primo a recarsi negli Stati Uniti nel 2022 per ottenere una protesi che gli era stata, purtroppo, negata in patria:
In Ucraina mi avevano detto che avrei trascorso il resto della mia vita su una sedia a rotelle perché con la mia amputazione e le mie ferite non sarebbe stato possibile applicare una protesi. Il Medical Center Orthotics & Prosthetics, però, mi ha fornito una protesi, la migliore. Nonostante la mia grave amputazione, grazie a loro ho potuto dedicarmi di nuovo alla mia attività preferita: prima ero coreografo e insegnante di acrobatica, oggi mi dedico esclusivamente all’acrobatica, ho aperto due centri dove insegno.
Quando l’avanguardia scientifica ridefinisce la medicina
Il nostro obiettivo non è soltanto costruire protesi, ma restituire alle persone la fiducia in se stesse e la capacità di continuare a vivere pienamente la propria vita.
[Mike Corcoran, co-fondatore di MCOP International]
La struttura si estende su oltre mille metri quadrati e integra in un unico ambiente il laboratorio protesico e la sala di riabilitazione, favorendo la collaborazione costante tra tecnici, fisioterapisti e medici. Il centro impiega attualmente una ventina di specialisti, tra cui tre veterani che, dopo aver perso arti in battaglia, hanno deciso di formarsi come protesisti per aiutare altri feriti a ritrovare la propria autonomia.
Un aspetto spesso trascurato ma cruciale è la formazione dei tecnici protesisti ucraini. Il centro non si limita a fornire semplicemente dispositivi finiti, ma organizza corsi specialistici e programmi di aggiornamento professionale, con la partecipazione di esperti americani e islandesi, per costruire il capitale umano necessario a rendere sostenibile la riabilitazione sul lungo periodo.
Ogni protesi è una storia personale. Dietro ogni dispositivo c’è un dialogo tra paziente e tecnico. Insegnare questo approccio umano è tanto importante quanto l’uso delle nuove tecnologie.
[spiegano i formatori del programma]
Una volta a pieno regime, la clinica potrà produrre fino a 65 protesi al mese, comprese quelle per amputazioni complesse – doppie, triple o alte, come quelle all’anca o alla spalla – e per bambini o atleti. Si tratta di dispositivi ad alta tecnologia, spesso su misura, che consentono ai pazienti di tornare a camminare, correre o praticare sport.
Arte e cura: Paolo Coia e la forza d’acciaio della ricostruzione
L’inaugurazione è stata accompagnata da un momento artistico di grande valore simbolico: la presentazione di una scultura di Paolo Coia, designer e artista italiano da anni residente in Ucraina, noto per le sue opere che uniscono creatività e design industriale (di recente Coia ha dedicato un’opera luminosa alla figura di Lesja Ukrajinka che decora la facciata dell’edificio dell’Ambasciata d’Italia in Ucraina).

Negli ultimi anni, Coia ha rivolto l’attenzione alla scultura in acciaio inox e a opere futuristiche in lamiera e metallo, realizzando oggetti di grande impatto volumetrico e visuale. Proprio come quello che si staglia all’ingresso del MCOP: un super-umano in movimento, una figura dinamica sospesa tra passato e futuro che sfonda, come un fulmine, una barriera.
Ho scelto l’acciaio perché è un materiale resistente, forte per eccellenza. È il materiale che associo da sempre al popolo ucraino. L’acciaio riflette la luce, cambia la sua temperatura, così come cambiamo noi nel corso della vita. È apparentemente freddo al tatto, ma capace di scaldarsi quando accoglie il calore del sole, proprio come gli esseri umani sanno accogliere la speranza e trovare la forza per andare ‘oltre qualsiasi barriera’.
[Paolo Coia]
La presenza di un artista straniero, che da anni opera attraverso la sua arte come volontario in Ucraina, all’interno di un progetto medico non è casuale: la dimensione estetica e simbolica dell’arte contribuisce a sensibilizzare e a umanizzare il percorso di cura. Una testimonianza artistica che vuole ricordare, anche attraverso la materia, che la cura del corpo e quella dell’anima sono due aspetti inseparabili della guarigione.
Il sacrosanto diritto alla mobilità
L’inaugurazione del centro MCOP International a Kyiv rappresenta un segnale forte: non solo che la tecnologia protesica avanzata è accessibile ora in Ucraina, ma che il percorso di riabilitazione e reinserimento dei feriti di guerra e delle persone con amputazioni può avvenire “in casa”, con standard internazionali. È un passo concreto verso la restituzione della mobilità, della dignità e dell’autonomia personale.
In un paese dove la guerra continua a lasciare migliaia di persone mutilate, la possibilità di camminare di nuovo, di sollevare un oggetto o di abbracciare i propri cari rappresenta un gesto politico, sociale e umano. Molti pazienti raccontano che, più della protesi in sé, ciò che cambia è la percezione della propria vita: non più una ferita da nascondere, ma un percorso di rinascita. La disabilità non è più un limite, ma un punto di partenza per costruire nuovi equilibri personali e collettivi.
*Articolo originale pubblicato su Meridiano 13
Immagine in anteprima: Nikita Goncharuk








