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Da Paramount a Tiktok: gli Ellison e un nuovo impero mediatico alla corte di Trump

12 Novembre 2025 5 min lettura

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Da Paramount a Tiktok: gli Ellison e un nuovo impero mediatico alla corte di Trump

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Il gruppo Warner Bros Discovery, tra le altre cose, è un gigante della televisione: controlla, infatti, il canale televisivo più famoso per la produzione e la messa in onda di serie TV di alto livello, HBO, e probabilmente il canale all-news più famoso al mondo, CNN. Il gruppo è in vendita, e su di esso ha messo gli occhi la famiglia Ellison, che ha recentemente ottenuto l’approvazione governativa per acquistare Paramount, proprietaria di CBS, uno dei canali televisivi gratuiti più importanti degli Stati Uniti. Se questa nuova acquisizione dovesse andare in porto, gli Ellison controllerebbero il 35% del mercato televisivo statunitense, superando un colosso come Disney, ferma al 27%. Ad oggi, Warner ha rifiutato di vendere agli Ellison, la cui ultima offerta di 23,50 dollari per azione è stata ritenuta troppo bassa: nel lungo periodo, però, gli Ellison pensano di riuscire a chiudere l’affare. Potrebbero infatti essere gli unici compratori che riuscirebbero a ottenere il placet governativo per la fusione, grazie alla vicinanza ottenuta in questi ultimi mesi con l’amministrazione Trump.

Gli Ellison non nascono come miliardari conservatori o estremamente politicizzati: Larry, che ha fatto la fortuna della famiglia, è stato uno dei co-fondatori di Oracle, oggi multinazionale nel settore informatico, tra le 20 aziende più grandi del mondo per capitalizzazione di mercato. Le sue prime dichiarazioni politiche risalgono all’inizio del millennio, con valutazioni positive della presidenza democratica di Bill Clinton: nel 2000 aveva affermato che “sarebbe dovuto essere eletto per un terzo mandato”.

Secondo Wired, Ellison si è poi allontanato dal sostegno ai democratici durante la presidenza Obama, sostenendo Mitt Romney alle presidenziali del 2012. Alle primarie repubblicane del 2016 è stato uno dei donatori della campagna di Marco Rubio: nel 2020, però, ha iniziato a sostenere Trump. Ha organizzato una cena di raccolta fondi in favore dell’allora presidente, anche se ha fatto sapere che non ne avrebbe preso parte direttamente. Nello stesso anno, secondo uno scoop del Washington Post, era presente a una telefonata in cui si discutevano strategie per contestare la sconfitta elettorale del presidente; nonostante questo, nel 2022 il figlio di Larry, David, ha affermato che tutta la famiglia ritiene che il voto si sia svolto in maniera corretta. Alle elezioni del 2024 ha dapprima donato al candidato repubblicano Tim Scott e poi, quando è stato evidente che il candidato sarebbe stato Trump, ne è diventato uno dei finanziatori. Ha ottenuto accesso alla Casa Bianca, e Trump ne parla bene, definendolo “un amico”, nonostante il suo sia un percorso molto meno apertamente politicizzato rispetto a quello di altre figure del mondo del tech, come Elon Musk. Durante un incontro svoltosi subito dopo il suo secondo insediamento alla Casa Bianca, Trump ha utilizzato parole al miele verso Ellison, definendolo “il Ceo di un po’ di tutto”.

A gestire l’impero mediatico in fase di costruzione non sarebbe però lui, bensì il figlio David, da anni rinomato produttore cinematografico con la sua compagnia, Skydance, che si è recentemente fusa con Paramount nella prima grande acquisizione mediatica degli Ellison. Fa scalpore che nel 2024 l’unica donazione politica di David Ellison non sia stata a favore di Trump, ma del suo iniziale avversario, Joe Biden, a cui ha elargito un milione di dollari: nonostante questo, Ellison è stato visto anche insieme a Trump nel corso dell’anno, seduti vicini a bordo gabbia durante due differenti eventi della compagnia di arti marziali miste UFC, il cui proprietario, Dana White, è molto vicino al presidente.

Da quando Ellison si è posto a capo di Paramount ha spostato la rete televisiva CBS, storicamente moderatamente progressista, decisamente a destra rispetto al passato. Appena arrivato, subito dopo il caos dovuto al patteggiamento della rete con Trump (qui il nostro articolo), ha assunto Kenneth Weinstein, ex consulente dell’amministrazione Trump, come ombudsman, una figura con il compito di monitorare i possibili bias in redazione e le cause legali: era una delle condizioni richieste dall’amministrazione per approvare la fusione.

Inoltre, ha comprato per la cifra di 150 milioni di dollari il sito The Free Press, fondato dalla giornalista Bari Weiss, noto per la sua opposizione alle politiche di diversità, equità e inclusione e di tutte le azioni percepite dal mondo conservatore come woke e fermamente pro-Israele. Due posizioni che ben si conformano alle politiche degli Ellison: David, infatti, nel comprare Paramount ha promesso che non avrebbe mantenuto alcuna politica DEI in azienda e gli Ellison sono noti finanziatori dello stato ebraico. Larry Ellison ha donato circa 16.5 milioni di dollari all’associazione Friends of the IDF (Israeli Defence Forces, l’esercito israeliano ndr) e dopo il 7 ottobre ha temporaneamente raddoppiato lo stipendio dei suoi impiegati in Israele. Da quando Ellison ha preso il controllo di Paramount, l’azienda ha condannato un boicottaggio contro le produzioni israeliane in corso a Hollywood, i cui firmatari sono circa 4.000 figure di rilievo del mondo cinematografico, come Olivia Colman, Mark Ruffalo e Ava DuVernay.

Da quando Weiss è stata nominata direttrice editoriale di CBS News, un incarico in cui riporta direttamente a David Ellison, la redazione è in subbuglio. Si racconta di un Ellison che, a poche settimane dal suo insediamento, avrebbe già perso la fiducia della redazione, reo di portare avanti una politica di appeasement verso Donald Trump. Le prime mosse di Weiss non hanno migliorato il clima: la direttrice ha tagliato una serie di programmi, parte di un piano di riduzione dei costi voluto dagli Ellison, e Paramount ha già licenziato più di 2.000 dipendenti. Inoltre, pare che alla conduzione di CBS Evening News, uno dei telegiornali più prestigiosi del paese, possa essere chiamata una figura conservatrice in arrivo da Fox News: tra i nomi fatti, circolano insistentemente quelli di Bret Baier e Dana Perino.

Per di più, Oracle è tra gli investitori della compagnia che controllerà negli Stati Uniti TikTok, che il Congresso ha ordinato fosse venduta dalla compagnia cinese ByteDance per motivi di sicurezza nazionale. Non è chiaro quale quota abbia Oracle in TikTok, ma Trump ha affermato che la versione statunitense del social network più utilizzato dai giovani vedrà investitori come Rupert Murdoch, Michael Dell e lo stesso Ellison, in una compagnia che sembra formata principalmente da sostenitori del presidente in carica, e che controllerebbe l’algoritmo del social per gli utenti statunitensi.

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Se gli Ellison mettessero le mani anche sul gruppo Warner Bros Discovery otterrebbero un impero mediatico: se poi decidessero di spostare la linea editoriale anche di questo gruppo in senso conservatore ci troveremmo di fronte a un grosso squilibrio nel panorama informativo televisivo. Alle reti degli Ellison, infatti, bisognerebbe aggiungere Fox News, di proprietà di Murdoch e da sempre rete ammiraglia del conservatorismo statunitense.

Le autorità regolatrici potrebbero non approvare la fusione, proprio per l’alta quota del mercato che gli Ellison controllerebbero: secondo molti, però, sarebbero anche gli unici a poter ottenere l’assenso dell’amministrazione Trump, per la vicinanza costruita in questi mesi. Non è un caso, infatti, che Trump si sia esposto favorevolmente dopo l’acquisto di CBS, affermando che gli Ellison “rivitalizzeranno CBS, portandola alla sua gloria passata”. Nell’ultima settimana ha anche partecipato a uno dei programmi di punta della rete, 60 Minutes, lo stesso che aveva citato in giudizio per una copertura a suo dire sbilanciata a favore di Harris durante le presidenziali del 2024. Secondo l’editorialista del Guardian Owen Jones saremmo di fronte a un processo di concentrazione mediatica “di stile orbaniano”: i principali canali informativi verrebbero assegnati a imprenditori amici, in modo che l’informazione diventi sempre più favorevole al governo in carica.

Immagine in anteprima via Repubblica

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