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Jeffrey Sachs e il trionfo della propaganda come guerra alla realtà

29 Ottobre 2025 7 min lettura

Jeffrey Sachs e il trionfo della propaganda come guerra alla realtà

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Il confronto tra il senatore Carlo Calenda e l’economista statunitense Jeffrey Sachs andato in onda a Piazzapulita su LA7 ha fatto il giro del mondo. Conseguenza di uno scambio particolarmente acceso, deflagrato nel momento in cui Calenda ha accusato Sachs di mentire e di fare “propaganda putiniana”. 

Sachs stava in quel momento dicendo che, nel 2014, durante le rivolte in Ucraina, era stato portato “in Piazza Maidan dalle persone che hanno pagato”, veicolando così ancora una volta la versione di un golpe eterodiretto dagli Stati Uniti. “Mi hanno spiegato, abbiamo dato 15.000 a questo, 20.000 a quest'altro”, ha detto Sachs, dichiarazioni tuttavia prive di riscontri.

Lo scambio è diventato virale nel giro di pochi giorni, grazie anche al post su X dell’account @Ander_Bruckes che ha raggiunto oltre quattro milioni di visualizzazioni. È stato condiviso, tra gli altri, da Anne Applebaum, giornalista e storica, e dall’editorialista del Financial Times Gideon Rachman. Mentre Oleksandra Matviichuk, che come direttrice del Centro per le libertà civili ha vinto nel 2022 il Premio Nobel, ha condiviso direttamente il post di Carlo Calenda, ringraziandolo per aver “chiamato le cose con il loro nome”. 

La facilità con cui lo scontro diretto ha bucato la bolla italiana spinge prima di tutto a uscire dai siparietti da condominio allargato con cui spesso si leggono realtà drammatiche come la guerra in Ucraina. Il caso non è certo una delle tante risse da tivù italiana tendenti al trash, ma mette in luce un problema più consistente: il talk show televisivo, che dietro la pretesa di voler informare non fa altro che estrarre un capitale comunicativo di dichiarazioni controverse, senza badare alla veridicità. “Vero o falso, purché se ne parli”, è la regola d’oro di questo modo di (non) fare informazione.

Qualcuno potrebbe invocare un principio di autorevolezza, nei confronti di Sachs, e un “come osa Calenda lanciare certe accuse?”. Ma l’autorevolezza non è una proprietà immutabile, né un privilegio inscalfibile. È anzi qualcosa sottoposto a scrutinio continuo, e chi invita gli ospiti nelle trasmissioni dovrebbe tenerne conto. Jeffrey Sachs è stato, negli anni ‘90 e 2000, uno degli economisti più noti al mondo. Consigliere di governi, delle Nazioni Unite e protagonista della discussa “terapia d’urto” nelle economie post-sovietiche, la sua figura col tempo si è ampiamente screditata su molti fronti, tra cui l’Ucraina. 

Non è perciò la prima volta che Sachs spara panzane senza riscontro, mettendosi nella parte del protagonista di aneddoti utili a confermare un certo antioccidentalismo secondo cui Putin ha mandato negli ultimi 3 anni circa un milione di russi a farsi ammazzare o ferire perché “provocato dalla NATO”. Cosa che, a prenderla per buona, ci dovrebbe prima di tutto portare ad ammettere che Putin è uno psicopatico insicuro e permaloso. Calenda non è nemmeno il primo parlamentare a definirlo un propagandista allineato al Cremlino. Nel giugno 2024, il deputato ucraino Oleg Dunda gli aveva infatti dedicato sul sito The Hill un articolo dal titolo eloquente: “Da economista a portavoce del Cremlino. La preoccupante trasformazione di Jeffrey Sachs”. 

Lo scorso 13 settembre, intervenendo a distanza alla festa del Fatto Quotidiano, Sachs ha raccontato di aver parlato con Emmanuel Macron nel 2022 a Parigi e di aver ricevuto un'inaspettata confessione. “Macron mi ha dato la Legione d’onore e in privato mi ha detto quello che in pubblico non dice: la guerra è colpa della Nato”, ha detto Sachs. Aneddoto naturalmente circolato ampiamente in tutta quella galassia che in nome della “controinformazione” ripete dal 2014 i punti chiave del Cremlino. Peccato che Sachs nel 2022 abbia ricevuto sì la Legione d’Onore, ma a New York, e per mano dell’ambasciatore francese. Lo scrive il sito del Consolato Generale di Francia a New York, in un comunicato ripreso anche dal sito dello stesso Sachs

Negli anni del Covid, da consulente speciale di Josep Borrell, Sachs ha spinto la teoria secondo cui il virus sarebbe stato prodotto in un “biolaboratorio americano”, pur non avendo prove per sostenerla. Come ricordato all’epoca da Politico, la teoria è stata un cavallo di battaglia della Cina, paese di cui secondo Sachs bisognerebbe abbracciare l’ascesa economica. 

Quanto all’autorevolezza, va considerata anche quella dei numerosi critici che ne hanno messo in luce le posizioni più imbarazzanti. Nel 2021, l’economista rilasciò un’intervista al sito The Wire Cina, dove negò il genocidio degli uiguri, buttandola sul più squallido benaltrismo. “Gli Stati Uniti hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani su così tanti fronti che la prima cosa da fare è riflettere sull'ammonimento di Gesù: perché ti preoccupi della pagliuzza nell'occhio del tuo prossimo e non ti preoccupi della trave che hai nel tuo?”. Sachs nell’occasione parlò anche di Taiwan, accusando gli Stati Uniti di “provocare la Cina”, e di aver “fomentato disordini a Hong Kong”. 

All’intervista risposero 18 organizzazioni per i diritti umani, tra cui Hong Kong Global Connect, Campaign for Uyghurs, e Lawyers for Uyghur Rights, che scrissero una lettera a Lee Bollinger, rettore della Columbia University, dove Sachs insegna. Nella lettera le organizzazioni lo accusano di “allinearsi con il Ministero degli Esteri cinese” e di negare “la storia della lotta dei cittadini di Hong Kong per la democrazia e l’autodeterminazione”. In pratica lo stesso manuale di giustificazioni e distorsioni utilizzate per l'Ucraina, declinate però in chiave pro-Pechino e adattate al diverso contesto.

Nel 2023, invece, più di cento economisti hanno scritto una lettera aperta a Sachs (qui la versione in italiano), per contestare le “gravi distorsioni storiche” e i “diversi errori logici”dei suoi argomenti sull’Ucraina. I firmatari partono prima di tutto dal sottolineare le presenze di Sachs nei programmi di Vladimir Solovyov, conduttore televisivo russo e tra i principali propagandisti del Cremlino, e passano poi in rassegna 4 punti critici di Sachs: la negazione agli ucraini di autonomia decisionale, la già citata giustificazione della guerra come risposta a una provocazione della NATO, la negazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina e la promozione dei cosiddetti “piani di pace” di Putin.

Come se non bastasse, a screditare Sachs su questi aspetti contribuisce Sachs stesso. Negli scorsi giorni è infatti circolato un video con un intervento dell’economista tenuto nell’aprile del 2014 all’Ukraine Crisis Media Center. Lì Sachs parlava della Russia come di una forza che aveva provocato una crisi per destabilizzare l’Ucraina. Nello stesso periodo, su Foreign Affairs e su Project Syndicate parlava di “rivolta di massa a Kyiv contro il regime incompetente e corrotto di Viktor Yanukovich” e bollava le azioni della Russia come una “grave e pericolosa violazione del diritto internazionale”. Nel quadro di instabilità, consigliava all’Unione Europea e agli Stati Uniti di risolvere quella crisi per via diplomatica. Cioè esortava quello stesso paese che 11 anni dopo accusa retroattivamente di aver dato mazzette agli ucraini, istigandoli alla rivolta. Recitava a soggetto allora, oggi, o in entrambi i periodi?

Insomma, Sachs viene invitato perché deve recitare un ruolo all’interno dei teatrini mediatici italiani: l’esperto con pedigree internazionale, la cui aura di autorevolezza avvolge opinioni che altrimenti faticherebbero a stare in piedi da sole. Un Orsini che ce l’ha fatta. Una redazione, nel vagliare la sua presenza, dovrebbe certo essere al corrente di tutti gli aspetti discutibili (redattore o redattrice di Piazzapulita con l’ulcera da stress, ti vedo e ti sono vicino): è evidente che questi sono ignorati prima della messa in onda e taciuti durante la trasmissione. Se valesse davvero il principio di autorevolezza, ci sarebbe la lista di ospiti al riparo da ogni ombra sputtanante. 

Giornalisticamente, inoltre, sarebbe utile chiedere conto a Sachs di come mai ha effettuato una giravolta a 180° sull’Ucraina, o perché non consideri la repressione degli uiguiri una realtà concentrazionaria e una possibile violazione della Convenzione del 1948 sul genocidio. Ma questo violerebbe dei codici narrativi di cui si nutre quel pubblico per cui la “controinformazione” è un posizionamento identitario, non una pratica di selezione delle fonti attraverso tecniche di verifica. 

La prova? In un mondo dove il rispetto dei diritti umani non soggiace alla logica “dell’antimperialismo degli idioti”, c’è spazio per ricordare che tecnologie di sorveglianza e riconoscimento facciale cinesi usate nella repressione degli uiguri sono state importate da Israele per essere usate in Giordania. In un mondo in cui invece la consapevolezza politica si riduce a “buu, Occidente cattivo, NATO cattiva” e così via, i puntini da unire incontrano smisurate e ipocrite barriere.

Invece non solo Sachs è libero di sproloquiare, ma può contare sulla difesa di Formigli. Il quale, da conduttore, si trova in pratica a sconfessare il Formigli giornalista d’inchiesta. 

“Sulla lettura dei fatti di Maidan sono stati scritti libri, inchieste, ci sono posizioni molto diverse” dice a Calenda, relativizzando per mettere una pezza, aggiungendo “non per forza una posizione o l'altra significa che uno mente”. 

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Insomma, bisogna ascoltare tutte le campane senza badare ai riscontri o alle verità storiche accertate. Ma nel fare un’inchiesta sulle rivolte del 2014, il Formigli giornalista prenderebbe per buono un tizio che dice “mi hanno portato in giro per Kyiv, mi hanno detto che davano mazzette di 10, 20 mila euro”? Ovviamente no, farebbe molte domande per carpire ulteriori dettagli, chiederebbe riscontri, cercherebbe altre fonti da incrociare, onde evitare di pubblicare una ricostruzione debole o totalmente  falsa. Il Formigli conduttore, invece, ha altri metodi e altra deontologia.

Forse è anche per questo che, dello scontro tra Carlo Calenda e Jeffrey Sachs, a essere interessante è un altro momento della serata. Come scriveva su Facebook l’attivista per i diritti umani Tetyana Bezruchenko, Calenda “ha volutamente ammesso il suo errore nel collaborare con la Federazione Russa, nonostante l’annessione della Crimea e l’invasione del Donbas. Questo è per me il punto principale di quel ‘dibattito’. Ammettere i propri errori è il primo passo nel rimediare il problema”. 

(Immagine anteprima: frame via YouTube)

 

14 Commenti
  1. Sabzian

    Con tutto il male che penso di entrambi, c'è il leak di Victoria Nuland che dà almeno in parte ragione a Sachs.

    • R

      Commento vergognoso. Sachs sostiene l'azzeramento dello stato e della cultura ucraina attraverso l'eliminazione fisica di ogni ucraino per mano dei russi. Qualsiasi argomento volto a giustificare questo fatto suffragato da prove e evidenze quotidiane dimostra che l'italiano medio non ha un pensiero politico ma è una marionetta della propaganda. Del resto se tutto è un complotto di poteri forti plutocratici i singoli possono giustificare qualsiasi cosa nella propria vita.

      • Luigi

        Sono assolutamente d'accordo e quanto hai scriddo dovrebbe essere evidente a tutti...

    • Matteo Pascoletti

      Scusa, a me non interessa "pensare male", è che proprio Sachs nel 2014 non stava là per le strade come dice, e non è la prima volta che inventa.

      • Sabzian

        Scrivo qua perché non vedo il tasto "Rispondi" sotto l'ultimo commento. Per carità, prove non ne ho — quelle dovrebbe portarle lo stesso Sachs. Tuttavia, ciò che dice in questo caso mi sembra abbastanza verosimile, considerando il quadro indiziario. Ricordo che Poroshenko veniva definito “il nostro insider” dall’allora ambasciatore USA (non in pubblico, ovviamente). L’Occidente non sarà tutto cacca, ma di certo non spende miliardi per amore della pace e della democrazia e senza secondi fini. Saluti.

        • Matteo Pascoletti

          Perfetto, quindi è dal primo commento che la stai buttando in caciara con "i leak" e fantasiose dietrologie. Se non hai elementi certi evitiamo di spararle grosse: per quello basta Sachs :)

    • Daniele

      Scusa ma in che modo quel leak darebbe ragione a Sachs, quando si tratta semplicemente di una delle tante operazioni di propaganda russa che invece non dimostra un bel niente? On Thursday, White House spokesperson Jay Carney also suggested that Russia was involved in the recording. “I think it says something about Russia’s role,” he said. Carney denied that the American government was trying to control what happens in Ukraine: “It’s certainly no secret that our ambassador and assistant secretary have been working with the government of Ukraine, with the opposition, with business and civil society leaders to support their efforts to find a peaceful solution through dialogue and political and economic reform. … Ultimately, it’s up to the Ukrainian people to decide their future.” https://www.pbs.org/newshour/world/leaked-u-s-phone-call-ukraine-draws-anger-russia-eu

      • Sabzian

        E cosa ti aspettavi che dicesse? Che erano coinvolti in un regime change? I leak servono proprio a rivelare ciò che non si può dichiarare pubblicamente. Tra l’altro, dimentica (o finge di dimenticare) gli oltre 4 miliardi di dollari spesi dalle agenzie governative statunitensi in “aiuti” all’Ucraina. https://sgp.fas.org/crs/row/RL33460.pdf?utm_source=chatgpt.com

        • Daniele

          Dimostrami dove nel leak si rivela che gli USA erano coinvolti attivamente in un regime change.

        • Daniele

          Ma poi le leggi le cose che trovi con Chatgpt? I 4 miliardi di cui parli vanno dal 1990 al 2012, e a qualsiasi governo incluso quello di Yanukovich. Vuol dire quindi che anche gli USA erano filoputin? Lo sai cos'è USAID (o meglio cos'era prima che trump e musk la smantellassero causando danni incalcolabili e morti evitabilissime a paesi di mezzo mondo)? According to the U.S. Agency for International Development (USAID) “Greenbook” website, the United States obligated over $4 billion in aid to Ukraine from FY1990 through FY2012.

          • Sabzian

            Mi sembra che sia tu a ignorare il modus operandi degli Stati Uniti, oppure che tu non abbia imparato nulla dalla storia dell’ultimo secolo. I fondi dell’USAID non vanno ai governi, ma all’area delle opposizioni. La stessa Victoria Nuland, in piena Euromaidan, dichiarò che gli Stati Uniti avevano speso oltre 5 miliardi di dollari per sostenere l’Ucraina nelle sue “aspirazioni europee” — il che, ovviamente, significava sottrarla alla sfera d’influenza russa. Il piccolo problema è che, di tanto in tanto, le elezioni le vince chi ha un programma diverso. Nell’intercettazione, inoltre, la Nuland, parlando con l’ambasciatore, sceglie l’uomo su cui puntare — che, puntualmente, diventerà Primo ministro. Non sarà una pistola fumante, ma chiunque sia dotato di raziocinio sa fare due più due.

          • Matteo Pascoletti

            Scusa, Sachs ha parlato di "mazzette", perciò chiuderei la discussione qui perché dopo un po' diventa un esercizio penoso di arrampicata sugli specchi per sostenere le proprie posizioni ideologicamente lecite, ma fattualmente inconsistenti. Se hai prove a sostegno di mazzette distribuite per incitare rivolte e di un golpe eterodiretto segnala pure nei commenti, sennò scadiamo nel trolling e si può evitare, grazie, anche perché il link che hai postato (via chat gpt,"utm_source=chatgpt.com") nemmeno si apre. Sennò partirei dal presupposto che gli ucraini non sono un popolo di bambini che ha bisogno che la CIA dia loro l'imbeccata per ribellarsi contro i propri governanti corrotti - ma capisco che questo possa rovinare la consolante visione "Occidente cacca-pupù".

  2. Sabzian

    Mi sembra che sia tu a ignorare il modus operandi degli Stati Uniti, oppure che tu non abbia imparato nulla dalla storia dell’ultimo secolo. I fondi dell’USAID non vanno ai governi, ma all’area delle opposizioni. La stessa Victoria Nuland, in piena Euromaidan, dichiarò che gli Stati Uniti avevano speso oltre 5 miliardi di dollari per sostenere l’Ucraina nelle sue “aspirazioni europee” — il che, ovviamente, significava sottrarla alla sfera d’influenza russa. Il piccolo problema è che, di tanto in tanto, le elezioni le vince chi ha un programma diverso. Nell’intercettazione, inoltre, la Nuland, parlando con l’ambasciatore, sceglie l’uomo su cui puntare — che, puntualmente, diventerà Primo ministro. Non sarà una pistola fumante, ma chiunque sia dotato di raziocinio sa fare due più due.

    • Daniele

      "I fondi dell’USAID non vanno ai governi, ma all’area delle opposizioni." Sei patetico.

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