È l’ora del giornalismo del popolo!

Da Barbareschi alle domande di Travaglio a Grillo: l’informazione diretta e il futuro della democrazia.



“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione”, diceva qualcuno, e noi credevamo sarebbe successo fra mille anni. Non è andata così.

La società corre velocissima, ora, spinta dal volano dell’iPad, e mentre ieri si andava a votare con la matita sul pezzetto di carta, in quell’aula dove anche nostra nonna aveva studiato, ora con un solo clic possiamo fare politica dal basso. Porre noi stessi, in prima persona, come candidati premier, però le province no perché bisogna abolirle. Ecco cosa scrive Michele Ainis, in una lucidissima analisi su L’Espresso:

Nei prossimi anni il programma di governo lo scriveranno i cittadini. Su un’agenda elettronica, anziché su un foglio di quaderno

Immaginate programmi di decine e decine di pagine scritti interamente su calcolatrici elettroniche che però oltre i numeri hanno anche le parole. Il partito propone una cosa, tu ne proponi un’altra e anziché venire respinto, scatta una catena di abbracci e sorrisi. Come nei volantini dei testimoni di Geova.

Ma è un primo passo. La tecnologia, da sola, non può bastare a cambiare la società. Serve un movimento di cittadini, senza ideologie, partiti, sindacati, senza religioni, senza banche, senza euro, senza tv. Senza cittadini stranieri o immigrati, chiaramente non pronti alla democrazia diretta.

Nudi e senza averi, come mamma ci ha fatti, potremo tutti assieme, mano nella mano, urlare parole nuove, come ad esempio: ‘Vaffanculo’. Per opporci al sistema dei partiti, e dare vita ad una vera democrazia diretta dal basso verso l’alto, basata sul modello islandese dove tutti assieme (tutti e venti) hanno deciso di non pagare le tasse all’Europa, o sul modello svizzero dove tutti assieme si è detto che basta al sistema delle banche.

Ora che la democrazia della rete è già realtà, la società civile ha l’obbligo di porsi ulteriori interrogativi. Anche la democrazia diretta, infatti, nonostante l’iPad e le agende telematiche, ha bisogno dei suoi anticorpi. E del controllore numero uno: il giornalismo.

“Chi dice ciò che vuole deve aspettarsi in risposta ciò che non vuole” (cit. Euripide, wikiquote)

Se la democrazia è in rete, anche il giornalismo dev’essere in rete. Se la democrazia è diretta (nota: sempre dal basso verso l’alto), anche il giornalismo dev’essere diretto. Un citizen journalism fatto di cittadini attivi armati di iPhone (Il Samsung Galaxy ragà, fa democraticamente cagare) che fotografano tutto, li passano ai redattori online del Corsera e di Repubblica che a loro volta ci fanno delle notizie, o almeno dei titoli. Un aspetto importante: questo tipo di giornalismo non può essere pagato, proprio perché è più l’estrinsecarsi di un diritto, che un lavoro. E che si pagano, i diritti?

Abbiamo pensato al futuro del giornalismo diretto (dal basso verso l’alto, lo sapete) seduti nel salone della nostra villa bianca che affaccia sul porto di Sant’Ilario, mentre strimpelliamo dei motivi vagamente jazz alla pianola bontempi. Ecco alcuni scenari:

  • Ognuno di noi potrà porre, tramite twitter, le domande più impertinenti al politico di turno. “Come vede il prossimo parlamento?”, ma anche “Occhio alle polpette avvelenate” con relativo ammicco e strizzata d’occhi. Insomma, l’epoca di Vespa è finita, ma anche quella dell’inchiesta. Perché chiedere, ad esempio: È vero che Pizzarotti ha telefonato a Casaleggio per chiedere approvazione per la nomina di Tavolazzi, come ha scoperto il Fatto Quotidiano?” quando tutti potremo invece chiedere: “Cosa ne pensi di questi partiti? Bolliti, eh?”. Ma mai, mai dimenticare l’ammicco dell’occhio.
  • Ognuno di noi non avrà più religione, né partito, né nulla. Ma sarà obbligatorio possedere un iPhone, per poter fare giornalismo diretto e in diretta. C’è un incidente all’angolo dietro casa? Vado a scattare delle foto per il Post. C’è un incontro al ministero qui di fianco? Vado a fotografare e twittare tutto quello che dicono i passanti all’ingresso. C’è Luca Barbareschi che passa al bar? Mando la nonna con l’iPhone che sono momentaneamente impegnato.
  • Il giornalismo d’inchiesta sarà il settore che avrà più da guadagnare dall’arrivo del futuro e dell’utopia cyberpunk. Per esempio: crollano i capannoni industriali in Emilia per due scosse di media intensità. Muoiono 17 persone. I prefabbricati crollati sono tutti agibili ma per nulla antisismici, perché la normativa antisismica del 2005 non obbligava costruttori ed aziende a porre a norma i capannoni antecedenti la normativa stessa. Tutto questo una volta sarebbe stato scritto, si sarebbe indagato, intervistato assessori e ministri dell’epoca. Ma perché farlo, quando – sempre con l’aiuto del tuo inseparabile iPhone – puoi benissimo andare fuori dalle fabbriche crollate, 30 minuti dopo, e filmare i colleghi degli operai morti, gente palesemente sconvolta, che dice qualsiasi cosa ti serve per fare un titolo da prima pagina, come “Operai costretti a lavorare”, o “Firmate per morire sotto il capannone”. In questa maniera, sempre diretta perché non c’è intermediario tra giornalista/vittima della strage/lettore stesso di queste minchiate, si crea un’ideale convergenza tra efficacia ed efficienza. E durata delle batterie dell’iPhone.
  • Ognuno di noi potrà creare il giornale che vuole e mandare affanculo tutti gli altri, e questo è un grande gesto di democrazia. Il giornale su cui scrivo da due anni, e che diceva quello che gli altri non dicevano senza prendere finanziamento pubblico, inizia a inzerbinarsi ad un partito (No, scusate, MoVimento) ? Nessun problema. Vai direttamente, come tutti i cittadini di internet, al Corriere della Sera, e chiedi a Ferruccio de Bortoli, che conosci come ‘Debo’ da twitter, di pubblicare una tua intervista dove sputtani tutti. Poi, il giorno dopo, potrai tranquillamente aprire il tuo nuovo giornale: ‘quello che dice quello che gli altri che dicono non dicono degli altri, ma che avrebbe dovuto dire e non l’ha fatto‘.
  • Ognuno di noi, democraticamente e dal basso, potrà epurare o licenziare chiunque ci sta sui coglioni, cioè colui il quale non rispetta le leggi democratiche islandesi e svizzere. Esempio pratico: Tavolazzi a Ferrara vuole fare cose nel M5S senza consultare Casaleggio? Affanculo! Pizzarotti vuole prendere Tavolazzi come assessore a Parma? Affanculo anche Pizzarotti! C’è un giornalista che da due anni scrive sul giornale che dirigi, il giornale che ‘Dice quello che gli altri non dicono’, e questo giornalista non apprezza il tuo inzerbinarsi ad un partito (No, scusate, MoVimento) e forse vorrebbe prendersi troppo spazio? Affanculo anche questo giornalista, o meglio: “Questo giornalista ha coperto un’intera redazione di insulti e menzogne. Gli auguriamo di adeguarsi al giornalismo diretto”.



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