Brindisi: strage di Stato era, strage di Stato rimarrà. A dispetto della realtà

Dalla Sacra Corona Unita alla Cupola Nera. Giornalisti e commentatori non avevano dubbi: l’attentatore era un massone, un mafioso, un criminale locale, un jihadista…


Leonardo Bianchi e Andrea Zitelli

@valigiablu- riproduzione consigliata

L’attentato di Brindisi sembrava così chiaro e nitido, all’inizio – almeno sulla stampa italiana. Mentre gli inquirenti erano costretti a districarsi tra continue fughe di notizie e l’apparente insondabilità del movente, commentatori, giornalisti, filosofi e pundit avevano già individuato i killer, le organizzazioni e le trame criminali che si agitavano oscene dietro la strage.

Roberto Saviano, a poche ore dall’esplosione dell’ordigno nel 19 maggio, twittava deciso: “Brindisi. Molti concordi su Sacra Corona Unita. Ciò che mi distrugge è che l’obiettivo fosse proprio la scuola. Penso a Melissa e ai feriti”. Tesi sostanzialmente ribadita su Repubblica il giorno dopo: “Se dovesse esser confermata la pista sacrista, questa sarebbe una nuova Capaci. E a vent’anni di distanza dalla morte di Falcone una nuova, tragica dimostrazione di come, sulle mafie, appena si abbassa l’attenzione tutto precipita.”. Il filone “mafia-Sacra Corona Unita”, del resto, è stato il più popolare nei primi giorni. Il Fatto Quotidiano dava conto di alcune “simbologie” – quali l’istituto intitolato a Francesca Morvillo (moglie di Giovanni Falcone), la data a ridosso del ventennale della strage di Capaci e l’arrivo della Carovana antimafia a Brindisi – e addirittura tratteggiava l’inquietante scenario di una “trattativa bis” Stato-Mafia: “un messaggio, spietato ma sofisticato, diretto a pezzi dello Stato in grado di coglierlo al volo, senza la necessità che sia svelato all’opinione pubblica”.

Sempre il 19 maggio, Salvatore Borsellino (fratello di Paolo Borsellino) dichiarava a RaiNews che “la situazione è molto simile a quella delle stragi mafiose dei primi anni ‘90”, ricordando anche le parole del figlio di Bernardo Provenzano (“la violenza genera violenza”) in riferimento al tentato suicidio in carcere del padre. E la strana circostanza dell’utilizzo di bombole di gas per compiere una carneficina, al posto dell’usuale tritolo? “La mafia sa cambiare strategia e lo fa con ogni mezzo. Se vuole spargere terrore quale e’ il modo migliore se non quello di colpire una scuola, oltretutto con quel nome, che da sempre e’ stata una fucina di resistenza antimafiosa?” Lapalissiano.

Il 26 maggio Nando Dalla Chiesa, dal suo blog nel sito del Fatto, escludeva categoricamente l’ipotesi (che aveva cominciato a farsi strada) del “pazzo solitario”: “Hanno già fatto capire di non crederci sia il capo dello Stato sia il Ministro dell’Interno. E in effetti l’idea di un pazzo o di un “asociale” con una mano offesa che trasporta da solo gruppi di bombole e cassonetti sembra più tagliata per una piéce di Dario Fo”. Però, prosegue Dalla Chiesa, è da scartare anche il coinvolgimento di anarco-insurrezionalisti (magari greci) e Sacra Corona Unita. Dove cercare i responsabili, allora? “Criminalità locale, città esposta a incursioni dall’estero, inesperienza della storia e assenza di memoria in chi doveva raccapezzarsi subito. [...] Sullo sfondo i poteri sporchi, quelli che in tutti i delitti di mafia sono emersi, a giudizio dei magistrati, con le loro “convergenze di interessi”. Fantasie? È possibile”.

Già, i poteri sporchi. I poteri forti, i poteri occulti. Le centrali deviate, il dossieraggio, i depistaggi. L’1% del Mondo Occidentale che dal panfilo Britannia, o da una villa arroccata nelle Alpi svizzere, mangia montone, fa insider trading e commissiona delitti politici da consumarsi davanti un istituto professionale di Brindisi. In tre parole: Strategia della Tensione. Il 20 maggio il direttore di MicroMega Paolo Flores D’Arcais, tramite una serie di raffinate inferenze, aveva già disvelato al grande pubblico l’ordalia eversiva: “Chi ha compiuto l’atroce e lurido crimine di Brindisi è convinto dell’impunità, altrimenti non avrebbe osato un delitto talmente esecrando ed esecrato (perfino dalla criminalità comune) che, se scoperto, promette il linciaggio in carcere. Chi ha compiuto l’orrore sa di avere spalle coperte, copertissime. È certo di far parte di una potentissima “strategia della tensione”, informale o formale che sia”. In sintonia con Flores D’Arcais c’è anche la sociologa Giovanna Montanaro, che spiega lucidamente all’agenzia Adnkronos: “Quando questo Paese sta per imboccare un via di cambiamento accade sempre qualcosa, ce lo insegna non solo la storia della mafia, ma la storia dell’Italia, basta pensare a Piazza Fontana”.

Uscendo dalla Delorean degli Anni di Piombo e tornando nel 2012, non poteva mancare Beppe Grillo con ben due post dedicati al tema. Il primo è del 19 maggio: “Io spero che siano trovati i delinquenti che l’hanno collocata [la bomba, nda] e i mandanti. Soprattutto i mandanti. Le stragi, e questa poteva esserlo se l’esplosione fosse avvenuta pochi minuti più tardi con l’arrivo di altri pullman di studenti, in Italia hanno sempre avuto colpevoli, ma non mandanti. Da piazza Fontana, alla stazione di Bologna, a piazza della Loggia, a Capaci, a via D’Amelio. Gli Spatuzza sono in galera, ma chi li ordinò è ancora a piede libero”. Il secondo, più arrembante, è del 26 maggio: “Bomba o non bomba, arriveremo a Roma. Nell’aria c’è odore di zolfo, ma il cambiamento non si può arrestare. Se tre indizi (il ferimento di Adinolfi a Genova, la bomba di Brindisi e le continue esternazioni sul ritorno del terrorismo) fanno una prova, allora ci sono ottime probabilità del ritorno di una stagione stragista”.

L’estasi cospirazionista, tuttavia, raggiunge l’apice con l’ormai leggendario (48mila condivisioni su Facebook) di Enzo Di Frenna sul Fatto Quotidiano. Un estratto significativo:

Oggi il cambiamento in Italia si sta manifestando attraverso i giovani a la Rete. La politica dal basso – che scuote i palazzi del potere – usa Internet. Se tale cambiamento si dovesse propagare sul piano nazionale, l’intreccio politica-mafia sarebbe in pericolo. Quindi i mandanti sono da cercare in pezzi deviati dei poteri dello Stato, che da anni hanno stretto un patto con le grandi organizzazioni criminali. [...] Ho l’impressione che i mandanti siano i membri di quella Cupola Nera – composta da massoneria, politica corrotta, pezzi deviati dei servizi segreti e finanza speculativa – che da decenni tiene in scacco l’Italia. Il cambiamento sta scuotendo le fondamenta del loro potere. Si sentono minacciati. E quindi loro minacciano. Nel modo più feroce possibile.

Insomma, dopo essere stato un massone, un mafioso, un criminale locale, un jihadista (tesi ventilata da Enrico Mentana) e un elettrotecnico con la “mano offesa” che a momenti stava per essere linciato (pur essendo totalmente estraneo ai fatti), il principale sospettato della bomba di Brindisi – secondo le agenzie di stampa –  è un benzinaio 68enne di Copertino (Lecce), che avrebbe confessato dopo diverse ore di interrogatorio. Probabile movente: “vendetta privata”. Il capo della Polizia Antonio Manganelli ha prontamente parlato di una “svolta definitiva” nelle indagini, “a dispetto delle più svariate teorie emerse in questi giorni”.

Già, le “teorie”. Finiranno, ora che c’è un presunto colpevole per cui invocare la pena di morte e le più efferate torture sulla bacheca Facebook? A quanto pare dalle prime autorevoli reazioni sui social network, assolutamente no.

Brindisi: strage di Stato era, strage di Stato rimarrà. A dispetto della realtà.

Autore
"Non è il caso né di avere paura né di sperare, bisogna cercare nuove armi." Gilles Deleuze @andreazitelli_



  • Paolo

    Articolo brutto. Non c’è nessun bisogno di mischiare ragionamenti legittimi, come quelli di Dalla Chiesa o Borsellino, con i deliri complottisti di Di Frenna. Non c’è nessun bisogno di ridicolizzare i movimenti contro l’1% (l’1% esiste, chiamasi polarizzazione) con le stronzate sul panfilo Britannia.
    Con un articolo del genere ci si pone sull’approccio apocalittico del complottismo. Solo che, come ogni approccio apocalittico, è solo l’altra faccia degli integrati.

  • ilsensocritico

    Tra l’altro, Di Frenna riusciva nell’impresa di affermare con certezza l’estraneità della mafia nell’attentato e, poche righe dopo, di sostenere che la responsabilità era della mafia col coinvolgimento di settori deviati dello Stato. Idee molto chiare

  • Giuseppe Vitale

    Per me le procure sono state frettolose: http://bit.ly/LbkWKP

  • Andrea Zitelli

    Il movente non c’interessa in questo articolo. O meglio, un movente c’interessa. Non quello dell’attentatore, però. Quello di un certo tipo di giornalismo (il pezzo se lo si legge con attenzione fa riferimento proprio a quello “L’attentato di Brindisi sembrava così chiaro e nitido, all’inizio – almeno sulla stampa italiana”), sì.

    Lì ci siamo concentrati: sulle teorie sparate pochi giorni dopo il tremendo attentato. Quel delirio argomentato è stato l”oggetto della nostra ironia. Inutile distinguere tra teorie più o meno attendibili. Anche perché l’attendibilità nelle congetture è sempre soggettiva. Per Di Frenna è attendibile la “cupola nera”, per Salvatore Borsellino “la mafia”, ecc. Il punto non è questo. Tutte queste teorie, infatti, hanno un denominatore comune: sono basate sul nulla, su idee personali, su ricostruzioni raffazzonate, su ipotesi prive di riscontri, ecc. Non è un caso infatti che già in quei giorni si chiedesse di aspettare elementi di prova nitidi prima di commentare.
    http://ilnichilista.wordpress.com/2012/05/19/la-strategia-delle-prove/

    Ecco: questo il fine del nostro articolo. Evidenziare l’oscenità di un certo opinionismo spinto (con linguaggio ironico: “l’estasi cospirazionista”). Osceno nel senso che tutti questi giornalisti, politici, intellettuali, ecc in questo modo si sono posti fuori dalla scena (del fatto).

    Proprio qui la chiusura-richiesta del nostro pezzo: ritornare alla realtà , “alla scena”, partendo da dei dati di fatto (“prove schiaccianti” – cellulari, macchina, ecc -, confessioni, ecc) che possono essere anche smentiti (noi infatti nella conclusione abbiamo utilizzato il condizionale e l’aggettivo “presunto”) ma che ora sono lì, sul tavolo, pronti per essere assemblati in un possibile ragionamento critico sul gesto che ha portato all’uccisione di un innocente, come ha anche affermato il procuratore Cataldo Motta (http://video.corriere.it/bomba-brindisi-procuratore-risultati-non-esaustivi/103070f8-b08b-11e1-b62b-59c957015e36).

  • Massimo

    Pure voi potevate aspettare qualche giorno prima di scrivere questo post !

  • Pietro Orsatti

    Andrea, scrivi nel tuo commento torniamo “alla scena”. Bene, guarda non voglio fare la lezione a nessuno, ma proprio con il pezzo che hai scritto sei volato a mille miglia dalla “scena”. Perché non hai tenuto conto di alcuni fatti (non so se ne eri a conoscenza e se hai evitato di considerarli) nella fretta di mostrare “l’oscenità” delle dichiarazioni di alcune persone (Arcais, Borsellino, Dalla Chiesa) che di fatti del genere ne hanno esperienza, conoscenza e informazioni di prima mano (come è evidenti tu non hai). E soprattutto non hanno dismesso la memoria e non dimenticano la storia di questo paese. Potrei entrare nei dettagli di ciascuna dei commenti che hanno espresso i tre ma dovrei ricominciare a parlarti di cose noise e così poco 2.0 come cronaca, atti, storia, testimonianze.

    Però due cose te le voglio dire…. eccole, le stesse che ho scritto a Ciro Pellegrino:

    senza entrare nell’ambito dello scenario offerto dal luogo (la scuola) e della data (coincidenza con l’arrivo della carovana antimafia e a pochi giorni ventennale di Capaci) ti riporto alcuni fatti emersi dalle ultime dichiarazioni del pm della DDA di Lecce. Dice, questa la ciccia, che l’indagato (che ha confessato “alcune” sue responsbilità) non ha fornito un movente, che si cercano complici e un mandante. Anzi, si è usato il termine “committente”. E a quanto mi risulta il suddetto pm non mi sembra sia persona che non misuri con esattezza le parole.
    E poi, tornando a fare un po’ di cronaca, mi pongo delle domande sulla dinamica dell’attentato.
    1. Un uomo solo non può fisicamente trasportare e posizionare tre bombole del gas probabilmente fascettate fra loro (per impedire la disconnessione del detonatore e dei 9 chili aggiuntivi – dalla stessa confessione dell’indagato – di polvere nera). Di quanti chili complessivi stiamo parlando? 70, 80? Un centinaio? Tu ci saresti riuscito con un braccio inutilizzabile? E con tutte e due?
    2. Il posizionamento dell’ordigno se messo in relazione con il doppio detonatore (telecomando che attiva un sensore di movimento che scatta al passaggio del primo studente) mi fa pensare una cosa. Di certo che non si è trattato di un attentato “casuale”. Poi che non era diretto alla scuola ma agli studenti. E ancora che era diretto a un particolare gruppo di studenti, ovvero quelli che scendevano da un pullman proveniente da un determinato comune. E infatti il telecomando è stato attivato all’apertura delle porte di quel determinato pullman. E sappiamo perfettamente di che comune si tratta, di quale escalation sia in corso in quell’area, e dei conflitti in atto su quel territorio anche con sodalizzi criminali extra pugliesi (e sottolineo l’extra).
    Alla luce di queste domande quel termine usato dal Pm della DDA di Lecce (committente) assume caratteristiche davvero inquietanti.
    Quindi atteniamoci ai fatti e alle domande e soprattutto alle risposte che non sono state date prima di trasformarci da cronisti in tifosi.

    Poi se la “linea” è quella di “prendere per buone solo le versioni ufficiali” ti ricordo la storia di un altro esecutore reo confesso, un tal Scarrantino sulle cui dichiarazioni si fondarono ben tre processi a Caltanissetta per un fatto marginale come la strage di Via D’Amelio del ’92. Tre processi andati in giudicato. Che oggi vengono riscritti perché è uscito un certo Spatuzza che esecutore materiale lo fu sul serio.

  • Giuseppe

    Interessanti queste vendette private fatte a danno di terzi. E Ruby è la nipote di Mubarak.

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