I cittadini digitali creano una mappa contro la censura e i brogli di Putin

All’iniziativa lanciata dal sito Gazeta.ru hanno partecipato migliaia di utenti, segnalando corruzione degli elettori, pressioni sui votanti e violazioni dei diritti dei candidati e delle regole elettorali da parti dei media. Il Regime alle prese con il potere della Rete.



Le elezioni per il parlamento russo dello scorso 4 dicembre,
talmente infarcite di brogli da farne ipotizzare l’annullamento anche dall’ex
presidente Mikhail
Gorbaciov
e costringere il presidente Medvedev a
(fingere di) indagare
, hanno mostrato tutto l’armamentario della
repressione del dissenso da parte del regime dello ‘Zar’, Vladimir Putin.

Da un lato, la polizia a vietare manifestazioni di protesta
per le strade e nelle piazze. Gli arresti (come quello del blogger Alexei
Navalny, condannato a 15 giorni di reclusione – ma i detenuti si contano a
centinaia, secondo Index
of Censorship
) per chi osi sfidare il divieto. E la propaganda sugli organi
di stampa statali, ben attenti a non lasciarsi sfuggire nemmeno un fotogramma
degli scarni assembramenti pro-Putin, e altrettanto smemorata nei riguardi dei
divieti liberticidi imposti ai detrattori. Dall’altro, una eguale repressione
della libera espressione in Rete. Forum regionali di discussione politica
chiusi d’imperio dalle autorità o indotti all’autocensura dal clima
intimidatorio, di terrore che si respira nel Paese (lo racconta con precisione Owni.eu). Disinformazione online. E attacchi Ddos (‘distributed denial-of-service’), che
comportano la temporanea inaccessibilità ai siti bersaglio, scagliati da
criminali informatici al soldo del regime alle homepage degli organi di stampa
critici con Russia Unita. È accaduto per esempio alla stazione radio Ekho
Moskvy, alla piattaforma di blogging LiveJournal e al Moscow Echo.

Tutto questo dispiegamento di strategie anti-democratiche
non è bastato per evitare una considerevole perdita di consensi al partito
dello ‘Zar’. E in rete, più che parlare come già per la primavera araba di
«Facebook revolution» (lo documenta Deutsche Welle),
migliaia di utenti hanno pensato fosse più utile fornire un resoconto il più
possibile quantitativo dei brogli e delle altre irregolarità commesse durante
lo scrutinio. A renderlo possibile è stata una mappa delle violazioni elettorali in
‘crowdsourcing’
, cioè alimentata dai contenuti dei cittadini digitali
russi, creata dall’organizzazione indipendente di monitoraggio del voto Golos e
dal sito di informazione Gazeta.ru. Un successo, se si pensa che l’iniziativa
ha raccolto oltre 7.200 post, tra cui dati precisamente geolocalizzati su 752
episodi di corruzione degli elettori, 1.664 casi di pressioni delle autorità
sui votanti e oltre 500 esempi di violazioni dei diritti dei candidati e delle
regole elettorali da parte dei media.

Troppo successo, evidentemente, dato che Gazeta.ru ha
repentinamente cambiato idea e deciso di togliere dal proprio sito il banner
promozionale della mappa. Una scelta, ufficialmente motivata con improbabili
ragioni commerciali, che ha condotto alle dimissioni del vicedirettore della
testata. E che, come racconta in un post sul
suo blog
il ricercatore di Harvard e direttore del progetto di Crisis
Mappinng di Ushahidi, Patrick Meier, si è tradotta nell’ennesimo esempio di «effetto Streisand»:
cercando di impedire che se ne parlasse, le autorità hanno finito per
moltiplicare l’attenzione sulla mappa dei brogli. Anche in questo caso,
tuttavia, il regime ha usato a fondo le armi della repressione digitale. Prima
mandando offline la mappa ospitata sul sito di Golos a suon di attacchi
informatici. Poi diffondendo un video di disinformazione che mira a
identificare i punti sulla mappa come una «malattia sul territorio russo». E,
soprattutto, che costituisce un vero e proprio manuale di istruzioni «su come
inserire informazioni false su una piattaforma in crowdsourcing», scrive Meier.
Una tecnica particolarmente odiosa, perché se applicata in massa finisce per
svuotare progetti come la mappa dei brogli di ogni contenuto informativo. E per
delegittimarli. Ma anche una prova, argomenta il ricercatore della LSE, Gregory Asmolov,
dell’impatto del progetto e, più in generale, dell’importanza della rete come
strumento di verità e controllo del potere. Quando e finché è in grado di
difendersi dalla spazzatura, dalle minacce e dagli attacchi dei regimi.   

Fabio Chiusi
@valigiablu
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