Grillo e Casaleggio in guerra tra eccessi e banalità

Nel nuovo libro del comico e attivista genovese emerge una visione semplicistica della Rete. Abbiamo bisogno di ‘cyber-realismo’ non di tecno-utopismo.


Il miglior commento al nuovo libro di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, «Siamo in guerra», è un auspicio che ha espresso Marta Dassù aprendo il volume monografico di Aspenia su Media 2.0, Potere e Libertà: «Ci vuole ‘cyber-realismo’». Perché la realtà odierna della Rete è complessa, a tratti imperscrutabile. Tacerlo, o peccare di idealismo (in senso positivo o negativo, non cambia), significa nuocere alla comprensione dei problemi che pone. Attualissimi, dirompenti, e tutt’altro che risolti.

Il testo di Grillo e Casaleggio contiene questo peccato originale già nel titolo: «Siamo in guerra». Una guerra, specificano subito gli autori, «feroce», «totale», tra «due mondi, tra due diverse concezioni della realtà». Quali siano si evince dalla copertina: «la Rete contro i partiti». Da un lato, l’ineffabile (o quasi) «intelligenza collettiva» di Internet, dove «ognuno vale uno». Dall’altra, tutti insieme indistintamente, i cattivi: media tradizionali, politica, economia e relativi rapporti di potere.
Gli eccessi e le banalizzazioni risultano, a tratti, degne di un comico. Qualche esempio:
  • «La Rete è francescana, anticapitalista: nel Web le idee e la loro condivisione valgono più del denaro».
  • «La Rete permette all’ignaro investitore di comprendere i misteri della Borsa e i suoi oscuri collegamenti «La Rete assomiglierà a un genio della lampada che ci risponderà su qualunque argomento».
  • «Non rubi attraverso la Rete».

Ci sono poi generalizzazioni qualunquiste, come:

  • «L’informazione online è considerata dai politici alla stregua di una gogna mediatica».
  • «I media tradizionali non danno – o non possono dare – le notizie sui politici; la Rete invece non ha alcun rispetto».

L’attribuzione alla Rete di proprietà salvifiche e altre previsioni la cui certezza è fondata solamente dall’utilizzo della lampada di Aladino di cui sopra:

  • «Alla domanda: ‘Perché in Libia c’è stata la rivoluzione e in Italia no?’ la risposta è semplice: i libici si informano in Rete e gli italiani attraverso la televisione». «’Internet renderà i politici del futuro più intelligenti?’ […] la risposta è affermativa. In futuro lo sviluppo dell’intelligenza collettiva e l’efficacia dell’azione politica aumenteranno».
  • «[Grazie a Internet] si svilupperanno sia le capacità analitiche e di capacità critiche per comparare diverse fonti di informazione sia la creatività […]. Lo sviluppo delle reti sociali avrà obiettivi concreti».
  • «[La Tav] Anche grazie a Internet, non si farà mai».
  • «Nasceranno nuovi Dostoevskij del digitale».
  • «[In 10-20 anni] scompariranno i media tradizionali, svanirà gran parte delle strutture gerarchiche. [Compresi i partiti,] che saranno sostituiti dai movimenti». 
Da ultimo, ci sono ingenuità in cui l’eccesso di ottimismo porta chi scrive ad andare fuori strada. Come per il successo dei referendum di giugno 2011, in cui – scrivono Grillo e Casaleggio - «I media tradizionali non hanno potuto nulla contro la viralità della Rete», come se esistesse uno studio che dimostri e quantifichi il legame tra entusiasmo online (innegabile) ed esito referendario. O per WikiLeaks, definita «una fonte inesauribile di informazione alternativa» nonostante sia stata costretta a sospendere le pubblicazioni a causa di un blocco bancario, oltre che ai dissidi interni e ai guai con la giustizia del fondatore.

Ed è proprio da questo punto che si può partire per comprendere quello che trovo sia la vera falla nell’argomentare degli autori. Che hanno anche l’indubbio merito, e sarebbe sbagliato tacerlo, di portare ai lettori in modo semplice ed efficace alcuni problemi sollevati dalla Rete e di grande attualità: le leggi liberticide ipotizzate da politici di centrodestra (ma sono molti di più, bisognerebbe dirlo) e centrosinistra; l’insensatezza della battaglia di retroguardia delle major a difesa del copyright; il problema dell’habeas data.

Ma che sostituiscono un’analisi a tutto tondo con una versione stilizzata della Rete. Dove sì, i problemi ci sono – ma vanno detti di passaggio, senza approfondire. Come quando Grillo e Casaleggio impiegano pagine e pagine a parlare di Internet come luogo della verità e della conoscenza («Se dici una falsità sei scoperto in un secondo, il tempo di un click»), per poi ricordare nella conclusione che la Rete «non è la verità assoluta. Bufale e false identità sono la normalità». O ancora, come quando si parla giustamente di crowdsourcing e modelli economici imperniati sul «tutto gratis» senza tuttavia ricordare che, al momento, non esiste un modello di business che invece di ungere le ruote dei soliti colossi (Facebook, Apple, Google) consenta a tutti i produttori di contenuti di vivere delle loro creazioni.

Non un accenno, poi, all’enorme problema della censura operata attraverso la Rete e i social media: nessuna Net Delusion, insomma, per citare il celeberrimo volume di Evgeny Morozov. Tranne quando Grillo lamenta la rimozione dal suo account YouTube di un video di Obama intervistato da Letterman. Dimenticando, tuttavia, di citare il caso in cui fu proprio Grillo a pretendere (e ottenere) la rimozione da YouTube di un video satirico che lo aveva come bersaglio.

In conclusione, spiace che Grillo abbia abbracciato il tecno-utopismo di cui parla tanto e bene Jaron Lanierin «You are not a Gadget». Cioè quella versione della Rete, mutuata dai suoi esordi, in cui prima o poi le intelligenze individuali («ognuno vale uno») finiranno per congiungersi in una entità unica (la Rete, appunto) e dunque in una «intelligenza collettiva» (termine che non a caso ricorre in tutto il testo) magicamente in grado di risolvere qualunque tipo di problema in tempo reale, e in modo «anticapitalista»: cioè eco-sostenibile, egalitario, realmente democratico. Spiace perché Grillo e Casaleggio sanno indubbiamente di cosa parlano, e potrebbero avere un ruolo importante nell’alfabetizzazione digitale di questo nostro Paese ridotto al Medioevo culturale e infrastrutturale, quando si parli di Internet. Per farlo, tuttavia, ci dovrebbero raccontare anche «il lato oscuro della libertà della Rete», per citare nuovamente Morozov. Perché esiste, è realissimo. E, purtroppo, sta lentamente vincendo.

Fabio Chiusi
@valigiablu - riproduzione consigliata




  • Marco

    Grande GRILLO! Continua cosi! SIAMO TUTTI CON TE!

  • diego

    Ma che recensione è? una recensione che parte dal presupposto che il libro vada smontato.
    Gli “eccessi” e l’estremizzazione di alcuni concetti sono il linguaggio tradizionale di Grillo, che serve a far passare alcuni concetti.
    Questa storia del tecno-utopismo è palesemente ridicola. 10 anni fa chi avrebbe mai detto che Amazon avrebbe superato Barnes &Nobles? O che Google sarebbe diventata la prima concessionaria al mondo? Che iTunes diventasse il principale store di musica (neanche esisteva 10 anni fa) o ancora che la capitalizzazione di Apple, fosse la prima al mondo.
    Caro Fabio Chiusi, tu pala di tecno-utopismo, intanto il mondo va avanti. E tra 10 anni ne riparleremo.

  • Pietro Dettori

    Non è una visione semplicistica. Alcuni come Casaleggio, Grillo, ma anche Clay Shirky, preferiscono dare risalto alle qualità positive della rete. Altri giustamente, come l’amico Evgeny Mozorov, ci mettono in guardia dagli aspetti negativi che internet si trascina dietro. Dico si trascina volutamente. Sono il retaggio di un vecchio mondo che ovviamente esiste ancora.
    Entrambi i contributi sono fondamentali ed entrambi criticabili. Usando il tuo parametro potremmo dire che Mozorov è una sorta di luddista digitale. Shirky per esempio lo definisce quasi così.

    L’intento del libro è ovviamente divulgativo. E il merito è quello che indichi tu, ma a cui dai poco peso.

    Essere utopici è buono e giusto. L’utopia è necessaria per camminare. Per camminare nella giusta direzione, che in questo caso credo sia quella indicata nel libro.

    Concludo citandoti un altro caro amico, che qualcosa di come gira il mondo l’aveva capita, Oscar Wilde:
    “Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’àncora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela.”

  • Fabio Chiusi

    @Diego, non parte da nessun presupposto: se non che la recensione è un giudizio soggettivo di chi recensisce. Io l’ho letto senza pregiudizi, e ho provato la sensazione che descrivo nel pezzo prepotentemente e a ogni pagina. Per questo l’ho descritta. Resto fermamente convinto di quanto ho scritto. E se Grillo accettasse una visione meno utopistica della Rete, a mio avviso, farebbe del bene alla realtà, alla Rete, e ai tanti che informa.

  • Max

    Per quanto non sia d’accordo con alcuni passi del libro non sono riuscito a capire quale sarebbe il ‘lato oscuro che sta vincendo’ con il quale concludi. Potresti spiegarlo? Per il resto Grillo molto spesso idealizza la Rete, è vero, ma mi sembra scontato che l’obiettivo di questo libro non sia tracciare un profilo ‘tecnico’ della rete quanto mettere in evidenza il suo lato che funziona. A questo punto su ogni libro che parla a favore di un determinato fenomeno (in particolar modo la Rete che è un’entità che sta ancora prendendo forma) potremmo scrivere recensioni tacciandolo di deviare la realtà.

  • Fabio Chiusi

    @Max, uno dei tanti esempi del ‘lato oscuro’ che avanza: http://ilnichilista.wordpress.com/2011/03/11/i-nemici-della-rete-nel-2011/. Per il resto non concordo affatto: la banalizzazione della Rete di Grillo è funzionale a mantenere in vita la sua ipotesi iniziale («La Rete contro i partiti»). E tutte le ipotesi vanno messe al vaglio della realtà. Se non coincidono, è sacrosanto sottolinearlo.

  • Antonello

    Non è così difficile capire quale sia il “lato oscuro”… Sotto questo punto di vista, Chiusi ha scritto cose molto simili a quelle di Wu Ming in questo post sul “feticismo delle merci digitali”, dove infatti accenna anche a un video raggelante a cura di Casaleggio, “Gaia The Future Of Politics”:
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241

  • Max

    Concludo dicendo che se fossero stati realisti tutti coloro che hanno dato forma ad Internet e ai fenomeni informatici, da Cerf a Ritchie a Larry Page e perché no, a Zuckerberg, probabilmente oggi non avremmo tutti questi strumenti. Tutte le idee che non rispondono ai canoni di questa società sono utopiche. Ma senza l’utopia non ci sarebbe alcun balzo nel futuro: l’utopia sta alla base delle grandi rivoluzioni, in particolare quelle tecnologiche. Tutto il resto è immobilismo. Quindi io direi che abbiamo soltanto bisogno di sognare e non smettere di lavorare per realizzare i nostri dannati sogni. Altrimenti non vedremo mai l’alba e resteremo incastrati nel nostro tempo.

  • Max

    Ciao Fabio ho letto l’articolo sui ‘Nemici della rete’, e per quanto sia sacrosanto devo dire che lì siamo totalmente ad un altro livello. Mi spiego: Grillo non fa queste macro-osservazioni e si limita a trarre le conclusioni dalla sua esperienza, che è quella del suo blog e del nascente Movimento 5 Stelle. Il lato oscuro non è della Rete ma è legato alla politica, e qui confermi proprio il punto di vista di Grillo-Casaleggio quando parlano di due mondi che si combattono: da una parte la Rete, contro guinzagli e censure, dall’altra la politica che tenta da anni di mettere la museruola.
    L’analisi poi sul rapporto tra regimi e rete su Iran, Egitto e quant’altro mi sembra un pò troppo semplicistica: ci vorrebbe davvero uno spazio grande per scrivere tutto nel dettaglio e sarebbe anche una ricostruzione noiosa, ma io ritengo che la Rete sia anche un risultato di una civiltà progredita a partire dal suo ordine politico. Mi sembra che un regime tribale non possa convivere con delle strutture tecnologiche (a meno che queste non siano belliche e militari) avanzate. E’ una contraddizione in termini: il regime vive sulla povertà culturale dei suoi sudditi. Sarò anche drastico ma credo che fino a quando continueremo noi a finanziare questi regimi e ad essere i primi importatori e fornitori di servizi verso questi ‘mostri’ culturali, la situazione non potrà cambiare. Perdonami se sono stato prolisso.

  • Pietro Dettori

    @fabio tu dici che il lato oscuro sta vincendo.
    quindi cosa si deve fare?
    stimolare la gente a mollare internet o esaltarne ciò che di positivo si può ottenere?

  • donpiero_

    @max Utopista al massimo deve essere chi crea la rete di domani, non il poveraccio costretto a leggere il libro di Grillo per capire cos’è Internet. Questo poveraccio, il cittadino italiano medio, ha bisogno di capire che cosa esiste, non che cosa dovrebbe esistere o che cosa tu vorresti che esistesse.

  • Pietro Dettori

    @max giusta osservazione

  • Adriano

    Beppe Strillo, cioè quello che dieci anno fa concludeva i suoi spettacoli prendendo a martellate un computer, incarnazione per lui del Male Supremo, ma che poi si è convertito al computer non appena ha scoperto che con la Rete poteva fare soldi. Buona fortuna a tutti quelli che si affidano a lui, in fatto di conoscenza della Rete: ne avranno molto bisogno…

  • Fabio Chiusi

    @Pietro: io dico semplicemente una cosa che dice Grillo: conoscere per deliberare. Vuoi usare le potenzialità della Rete per cambiare lo status quo? Bene, sono d’accordo. Ma non si possono minimizzare i rischi di un affidamento cieco allo strumento. Va bene l’ottimismo, va bene il guardare al futuro. Ma qui sono in gioco rapporti di potere, ci sono rischi, problemi complessi (macro e micro). Ho il sospetto che Grillo e Casaleggio li conoscano benissimo, ma che li mettano in secondo piano perché fa gioco alla loro visione del mondo. Ma se davvero hanno a cuore l’informazione dei cittadini digitali, gliela devono dare a 360 gradi. Almeno sullo sfondo. Te lo dico con dispiacere, perché penso che sia sciocco dividersi in questa battaglia di civiltà per diffondere un po’ di consapevolezza digitale. Ce n’è tanto bisogno. Ma senza banalizzare.

  • Fabio Chiusi

    @Max, grazie per le osservazioni. Ma era solo un esempio. Altri potrebbero essere di governance complessiva (il tentativo in atto di smontare la net neutrality). O provenire dagli utenti: che si affidano sempre più – e ciecamente – a sistemi ‘chiusi’ (le app di Apple, per esempio, o Facebook), senza sapere che sarà dei loro dati (Grillo lo accenna, è vero – ma il tema è molto più ampio e complesso), senza conoscere le regole del gioco (cioè i terms of service), affidando volontariamente la loro privacy agli uffici di marketing e la loro libertà di espressione a personaggi come Zuckerberg. Per questo dico: andiamoci cauti, nell’idealizzazione della Rete e di chi la compone. Il punto è che Rete e partiti non sono mondi separati e in guerra: sono fatti delle stesse persone. E hanno gli stessi difetti, fuori e dentro la Rete.

  • Max

    @Fabio: pienamente d’accordo sul fattore ‘umano’. In sostanza sono d’accordo sul fatto che la Rete non sia priva di problemi, ma credo che questo Grillo e Casaleggio lo sappiano bene. E’ solo che in questo libro volevano descrivere un altro lato e non fare una critica generale al fenomeno. Grazie a te per questa preziosa discussione comunque!

    @Adriano , @donpiero_: non sono un ‘fan’ di Beppe Grillo per quanto assiduo frequentatore del suo blog. Ma credo che qui non si voglia dileggiare nessuno quanto intavolare un discorso sulla Rete. Quindi il vostro sarcasmo è totalmente inappropriato e svuota ogni possibilità per iniziare una discussione seria, quindi arrivederci :)

  • elbarto

    Grillini sappiate che Grillo ha rubato il microscopio a Stefano Montanari che ora giace inutilizzato all’universita’ di Urbino. Voi siete solo dei talebani, nessuno vi puo’ criticare, vi credete dei super uomini che spaccherano il culo a tutto il mondo.

  • donpiero_

    @max #16 Non so come hai interpretato il mio commento, ma non c’era alcun sarcasmo. Volevo semplicemente parlare della questione target: chi deve inventare la Rete deve secondo me essere idealista come tu scrivi. Chi invece deve giudicarla e normarla, cioè idealmente il cittadino elettore, deve conoscerla per poter scegliere consapevolmente. Ora, questo libro ha evidentemente intenti divulgativi, quindi ne ho dedotto che è stato scritto con in mente il target del secondo tipo più che del primo, e che quindi avrebbe bisogno di un’informazione chiara e il più posibile oggettiva.
    Nessun sarcasmo.

  • danilo

    sempre più grillo. sempre più m5s.si vede che chi ha fatto sta recensione non conosce la rete.

  • cartabaggiana

    Sono d’accordo, Fabio.

  • cartabaggiana

    Sono d’accordo, Fabio.

    Certe espressioni utilizzate da Grillo oltre che ingenue sanno di autoincensamento.

    Saluti

  • Giampiero

    Un’altro che non ha capito nulla della rete o… forse ha capito tutto.

  • Luca

    Questa recensione non parla neanche minimamente del contenuto seppur banale Vero del libro. Se volevi dire non comprate questo libro, bastava una riga sola. Non hai parlato minimamente delle battaglie del blog che sono scritte sul libro, e che rapprensentano buona parte del libro. Neanche delle nuove tecnologie che racconta, o delle informazioni che contiene. Ora che ti conosco, ti evito. E mi Sto arrivando. Mi Sto arrivando! Che evito pure sto sito e le sue iniziative, anche se giuste.

  • DANIELE

    Fatti di nebbia, signor chiusi

  • Papilia Pelaus

    Sono abbastanza d’accordo, ma si ricorre alle “banalizzazioni” e agli eccessi dialettici anche per permeare di sano idealismo e proiettare verso una visione utopistica un utente/cittadino umiliato e depresso dalla realtà che lo circonda. Comunicare è indubbiamente un’arte che comporta l’uso di strumenti adatti alla platea, e la platea è piuttosto ampia, Fabio. Per finire, mi riferisco al video rimosso e alle lecite domande del duo merighi-troia che vedo per la prima volta.. mi sembra inutile parlarne, c’è un programma, una visione, una buona parte del paese che la condivide e dobbiamo perdere tempo a chiederci chi c’è dietro al movimento in fasce quando sappiamo benissimo chi c’è dietro al governo (e al nostro deretano). Il libro non l’ho ancora letto, ma lo farò: mi fa piacere che tu sia documentato, continua a farlo e tienici aggiornati.

  • akiro

    Alcuni tra gli eccessi, le banalizzazioni e le generalizzazioni io li rivedo nella realtà che mi circonda. Certo, non sono delle leggi scritte ma è pur vero che qualcosa in rete c’è sempre qualcuno che posta documenti ufficiali attendibili che smentiscono eventuali dichiarazioni “truffaldine” del politico di turno.
    Che poi alcuni siti siano di parte o manipolabili ok, ma nello stile di Grillo non c’è posto per le vie di mezzo dato che deve innanzi tutto far ridere (con gli eccessi soprattutto).

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