Smetterla con le manifestazioni e i cortei?

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Smetterla con le manifestazioni e i cortei? Forse sì. Almeno per uscire dalla trappola. 

A Roma, sabato si è ripetuto un copione purtroppo già visto spesso negli ultimi dieci anni: sull'onda di un movimento sociale, a tratti culturale, spesso pre-politico, di carattere internazionale, si coagula una massa critica di persone che con entusiasmo, passione, impegno e generosità provano a manifestare il loro dissenso nei confronti dello status quo. E qui arriva il problema, perché a un certo punto quel movimento (che nel caso di Genova 2001 fu ancora più strutturato, vi ricordate i Social Forum mondiali degli anni precedenti?) decide di utilizzare strumenti vecchi e superati per porre
all'attenzione dell'opinione pubblica questioni nuove e impellenti. 
I cortei si facevano nel secolo scorso, quando le forze politiche organizzate (sindacati e partiti) erano in grado di organizzarli e controllarli in modo che le intenzioni e le parole d'ordine iniziali non fossero distorte e strumentalizzate in una controproducente e dannosa eterogenesi dei fini che avrebbe colpito loro in primis. Per fare i cortei servivano i servizi d'ordine, i veterani della piazza, quelli che sapevano dialogare con la Questura e quelli che sapevano "allontanare" i provocatori per evitare proprio quello che negli ultimi
dieci anni accade sistematicamente ad ogni movimento (Genova, l'Onda, gli Indignati italiani...). 
Mettere insieme alcune decine di migliaia di persone non è cosa che si improvvisa, le organizzazioni di massa del secolo scorso lo potevano fare con grande dispendio di energie e risorse, i movimenti fluidi, leggeri (dal punto di vista della struttura, non dei contenuti!) degli anni recenti non ne hanno per loro stessa definizione la capacità e le forze e in questa zona grigia la fanno da padrone i parassiti-violenti che si impadroniscono della scena e la distruggono con facilità. E non credo nemmeno che spetti più di tanto alle forze dell'ordine il compito di chiarire quest'equivoco di fondo per cui i cortei vengono regolarmente infiltrati e i movimenti distrutti da alcune centinaia/migliaia di facinorosi. 
È evidentemente un problema
"politico" dei movimenti stessi, se ormai accade sempre e comunque con la stesso, terrificante schema: Movimento-Consenso-Manifestazione-violenze-polemiche-fine movimento. Forse è giunta l'ora di riconoscere che alcuni strumenti che facevano parte dell'armamentario politico delle generazioni precedenti non hanno più nulla a che vedere con quelli, come noi, che oggi hanno venti o trent'anni. 
Oggi usiamo internet, non i telegrammi, la piazza è quella virtuale, non più quella fisica, l'efficacia di una campagna si misura su ben altri parametri che la misurazione di "quanta gente è scesa in piazza". Siamo passati attraverso l'era televisiva (avete presente Silvio?) e abbiamo già attraversato quattro o cinque fasi di sviluppo della stessa internet. Non vi sembra che si possa fare un salto di qualità anche nella sana, legittima e democratica contestazione politica? 
Ci lamentiamo della gerontocrazia che governa il paese e poi riproponiamo le stesse vecchie scene da tv in bianco e nero? Il cambiamento e l'innovazione, il consenso intorno a una proposta politica nuova e alternativa, secondo voi passano ancora da un "polveroso" corteo, specie se poi finisce sempre con scontri-feriti-devastazione?
Filippo Solibello -  Caterpillar 
@valigiablu - riproduzione consigliata
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  • Francesco d’Elia

    Forse ci vorrebbero forme di protesta più efficaci come ritirare i soldi dalle banche o boicottare la televisione.. L’impatto sarebbe molto maggiore perché concreto.. Radunare anche milioni di persone per un giorno in piazza dimostra forse una volontà, una intenzione, una protesta, ma il giorno dopo potrebbe essere tutto come prima se queste istanze vengono ignorate.. Atti concreti possono scardinare le fondamenta del sistema che si vuole cambiare..

  • lucio

    Il ragionamento non farebbe una piega se non fosse che in tutto il mondo le manifestazioni si sono svolte senza quasi nessun tipo di violenza o disturbo, e sono state una festa. Noi avremmo avuto il nostro 68, i nostri anni di piombo, ma abbiamo anche una grande tradizione democratica, cosa che molti stati ci invidiano.

    Perchè allora solo da noi si finisce sempre con dare questo spettacolo? Vivo a Madrid e posso assicurarvi che la manifestazione del 15 è stata una manifestazione ordinata, organizzata (non da partiti o sindacati) e pacifica. Una vera e propria festa (nonostante l’importanza dei contenuti). Qui qualche foto del corteo http://bit.ly/15ott-madrid

    Credo si ancora evidente l’importanza di cortei e dimostrazioni di massa, anche solo per scappare dal luogo comune:”su Internet so bravi tutti ad indignarsi”
    parliamone

  • sara

    Però dire che la piazza oggi è quella virtuale,beh mi pare un ragionamento un pochino sterile, che dimentica gli esclusi dalla “virtualità” e la valenza politica e legittima che sta anche in chi non sa accendere un pc. Il fatto è che i cortei sono espressioni, momenti di saldatura e rappresentazione. E sono gestualmente semplici, ma consapevolmente strutturati, se fatti bene. Forse ogni tanto occorre un po’ più fantasia, certo. Ma questo oggi è l’ultimo dei problemi…

  • lea

    C’è molto di vero in quello che dici. Però mi permetto di fare notare una cosa: nel resto del mondo, la piazza virtuale si fa reale e non succede nulla.
    Dunque il problema è italiano. E allora se è vera la dinamica che hai descritto (Movimento-Consenso-Manifestazione-Violenze-Polemiche-Fine movimento) la soluzione non può essere solo l’abolizione del corteo, tout court. Il corteo, la manifestazione, non sono di per sé strumenti vecchi. Sono strumenti democratici. E non ci si rinuncia, per principio. Sarebbe come dire che rinunciamo alle elezioni, perché c’è la possibilità di brogli. Non mi pare un passo avanti.
    Al contrario. Significa darla vinta alle bestie. E mi permetto di dire che anche il Genova il Social Forum, per quanto più strutturato, forse aveva dei limiti dal punto di vista organizzativo e forse certe ipocrisie e certi limiti non sono mai venuti fuori (nella retorica “è tutta colpa degli sbirri”) come sarebbe stato più utile fare. 10 anni dopo, sarebbe il caso di cominciare a dirlo. Il punto – credo – è che non si può dire “tutti dentro” ognuno con la sua specificità, solo per fare numero. Il problema è che per quanto sia affascinante la democrazia orizzontale, applicarla a un intero movimento è complicato. Allora, se va benissimo trovare altre forme, ma se siamo abbastanza intelligenti per farlo, possiamo essere anche meno naif e cominciare a togliere quello che non serve. Non i cortei, ma certi pezzi e certe realtà se non sono chiare su parole come non-violenza, che fanno (o dovrebbero) far parte dello statuto ideale di questa massa critica. Se si dice no ai partiti, ai sindacati, alle bandiere, non capisco perché non si possa dire no anche a questo.

  • diego

    diglielo a quelli di piazza tahrir, di madrid, o di tienanmen (mettiamoci pure quello visto le leggi pro-censura all’internet IN ATTO)

  • Sinigagl

    Non sono per niente d’accordo sulla conclusione di questo articolo.
    Le manifestazioni sono una delle maniere di protestare, il punto è che devono essere fatte in un certo modo. Anche perchè lo schema “Movimento-Consenso-Manifestazione-violenze-polemiche-fine movimento” NON avviene sempre. Nono, proprio per niente. E dovremmo schiacciare tutto dentro internet?
    E poi smetterla di usare parole assolute come sempre o mai sarebbe già una bella cosa.

  • oreste

    un’intervento di questo genere non l’aspettavo proprio,manifestiamo tutti a casa davanti al computer,bella davvero questa!Il computer è un mezzo,anche se moderno ma sempre un mezzo.E’un oggetto per comunicare(come in questo momento con te), scoprire chi la pensa come te,per riunirsi per protestare in luogo pubblico per trasmettere anche a tutti gli altri le proprie idee.In tal caso devi attrezzarti perchè non avvenga lo scontro(vedi servizio d’ordine),ma certe volte può avvenire se gli interessi sono diversi.Una proposte simile è antistorica significa disconoscere l’incontro reale,fisico e carnale con gli altri esseri umani,dove metti l’agorà (sto comunicando con te ma non so come sei fatto,non ti vedo negli occhi)Inoltre è una contraddizione con “ridateci la nostra democrazia” che è qualcosa che ti hanno tolto per non incontrarci! Ancora in Italia la manifestazione è stata più grande perchè è anche contro un governo comunque impresentabile(non è il caso di fare la solita lista delle malefatte).Per ultimo permettimi una battuta(F.Solibello è un conduttore di Caterpillar)perché ogni anno svolgete la TX fisicamente in mezzo ai vostri fans in una spiaggia dell’adriatico?Magari mamma RAI mette qualcuno per proteggervi!Cirri cosa ne pensa?

  • Raffaele

    Una manifestazione virtuale è così facile da ignorare, e così comoda, non ti devi muovere da casa o dal lavoro, non rischia niente nessuno, neppure hai bisogno di conoscere le persone che manifestano con te… Davvero, se volete una democrazia virtuale, fate tutte le manifestazioni virtuali che volete

  • marco bruno

    Condivido gli spunti di riflessione di questo articolo. Senza derive violente ho avuto la stessa esperienza con il movimento viola. Si sono riversate un milione di persone in piazza ma nulla è cambiato. Il movimento su è inquinato, frammentato e alla fine rimane una piccola cerchia di persone che sanno bene nei palazzi con chi parlare. I movimenti non fanno più formazione al loro interno e tutto diventa caotico e risponde solo alla pancia…

  • antonello

    Ottimi spunti, se non fosse che il problema è esploso solo in Italia. portare la protesta su base virtuale non funziona (si è visto con la nomina del ministro Romano, con la compravendita di parlamentari per gli innumerevoli voti di fiducia). la protesta virtuale è facile da fare (clichhi su mi piace e condividi) ma non presuppone un vero impegno del contestatore ed è più facilmente ignorabile. la presenza a mezzo di manifestazione di piazza riesce meglio a dare l’idea della effettiva adesione dei cittadini.
    semmai è più opportuno pensare a sit-in di protesta, sicuramente più facili da presidiare in termini di ordine pubblico rispetto ai cortei.