Il Buongiorno di Gramellini a Valigia Blu

Il Vice-direttore de La Stampa risponde al nostro ‘post aperto’: Sogno un mondo dove manualità non sia sinonimo di abbruttimento


Due giorni fa Matteo aveva scritto  un post di risposta al Buongiorno di Massimo Gramellini, vice-direttore de La Stampa, dedicato al pane quotidiano.

E ieri Gramellini, che è un grande, ci ha risposto :D

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Caro Matteo,

ti ho letto con molto interesse e totale partecipazione. Penso ci sia stato un equivoco, dovuto a una mancanza di chiarezza da parte di mia. Quando scrivevo di quelli che “passano 8 ore al computer a fare non si sa cosa”, non alludevo a chi sta a casa a googlare, ma al tipo di lavoro dell’agente di Borsa, da me citato qualche riga più sopra.Il tema del mio articolo non era la gioventù schizzinosa (ho scritto decine di Buongiorno in difesa dei giovani che non trovano lavoro, e di recente ho pubblicato la commovente lettera di una delle loro madri). Mi interrogavo invece sulle ragioni per cui vengono disprezzati socialmente i lavori che producono oggetti concreti. In cui, cioè, si può vedere immediatamente il risultato della propria fatica.

Forse sono condizionato dalla mia totale assenza di manualità, che mi ha sempre portato a invidiare più un idraulico che uno scienziato…

Sogno un mondo dove manualità non sia sinonimo di abbruttimento. E penso che la conoscenza di un mestiere specifico, qualunque esso sia, possa offrire più chance di lavoro e anche di gratificazione personale.

Non sto dicendo che tutti gli europei debbano tornare ai mestieri manuali e alla coltivazione della terra, anche se è indubbio che – per il combinato disposto (e nefasto) di internet e globalizzazione – oggi un’azienda preferisca utilizzare un ingegnere indiano, che è altrettanto bravo di uno italiano, costa la metà, e anche se vive a New Delhi può lavorare via mail.

Credo che in futuro potranno permettersi un lavoro “intellettuale” solo quelli che avranno la capacità di inventarsi qualcosa di nuovo nei settori dove all’Italia viene ancora riconosciuto un ruolo d’eccellenza e soprattutto di unicità: la cultura, il turismo, la moda.

Un caro saluto e i miei migliori auguri per tutto.

Massimo Gramellini
@valigia blu – riproduzione consigliata



  • Mario Vitale

    Fantastico! Questa è la risposta al problema dei cervelli in fuga che finora nessuno era riuscito a trovare, tranne i soliti spendaccioni che proponevano investimenti nella ricerca. Usiamo ingegneri indiani ed i nostri li mandiamo a fare i fornai, a lavorare la terra, a fare l’idraulico, o l’elettricista, ecc.

  • Jacopo Nacci

    Sul pianeta Gramel i datori di lavoro sono laureati in filologia romanza e non hanno nessun pregiudizio verso chi ha studiato. Sul pianeta Gramel, se rispondi a un annuncio per lavare i piatti e pulire i cessi e c’hai una laurea, ti assumono lo stesso, e non ti dicono “Ma lei qui che ci viene a fare?” o “Cerchiamo qualcuno meno qualificato”. Sul pianeta Gramel poi i lavori si rifiutano perché i Gramel sono schizzinosi, non perché sono il lavoro in questione è il terzo stage non retribuito, o perché ti costa più andare sul posto di lavoro di quello che ti ritrovi in busta paga. Sul pianeta Gramel i lavori manuali sono disprezzati e, quando gli fai notare che sulla Terra sono i lavoratori cognitivi a beccarsi spesso dei fannulloni e che qui viene fomentata una guerra tra poveri di formazioni diverse, i Gramel cascano dalle nuvole (il pianeta Gramel è pieno di nuvole). Sul pianeta Gramel continuano a parlare del pianeta Gramel, però oh, ti leggono con interesse e totale partecipazione.

  • auro

    C’è un altro aspetto da affrontare: oltre alla fuga dei cervelli che vanno c’è la fuga dei cervalli che rimangono. Abbiamo bisogno di una società che dia ai giovani qualche valore, che sensibilizzi alla cultura e anche alla creatività che ne è figlia legittima. Ma i giovani che ci guardano ( e lo fanno…anche se non sembra…) e ci vedono “vivere” non possono che essere disorientati di fronte a quello che passa loro davanti. Se prendiamo , come esempio inevitabilmente banalizzante, l’odierno cinema italiano non possiamo stupirci della sua desolante mancanza di “spessore artistico ed emozionale “: mi pare lo specchio fedele della nostra società. E mi fermo qui ma ce ne sarebbe…

  • Giovanni

    ‘Credo che in futuro potranno permettersi un lavoro “intellettuale” solo quelli che avranno la capacità di inventarsi qualcosa di nuovo nei settori dove all’Italia viene ancora riconosciuto un ruolo d’eccellenza e soprattutto di unicità: la cultura, il turismo, la moda.’ Insomma, visto che il signor Gramellini non rientra in nessuno di questi settori (la cultura? ma per favore!), immagino che in futuro aprirà un bed and breakfast, si dedicherà a una nuova linea di abbigliamento (veste da schifo, ma applicandosi tutto è possibile, ce lo insegna lui stesso) oppure… oppure, in alternativa, lo sturacessi va sempre bene: se lo fai fischiettando una canzone partenopea (cultura), vestito con sacconi della LIDL (moda) e vivendo in una macchina perché ti hanno sfrattato (gran turismo sempre a disposizione!), il successo è assicurato.

  • Carlotta

    Scusate, io non credo che Gramellini volesse dire che un laureato in lettere deve cercarsi un lavoro da contadino. Più e più volte ha ribadito che bisogna combattere per fare quello per cui si è studiato. Bisogna però smettere di far passare il messaggio che diventare idraulici o panettieri sia da sfigati e da pezzenti perché gli unici lavori che valgono sono il medico/avvocato/insegnante. Magari la maggior parte di voi abita in grandi città ma quanto meno nei paesi il messaggio è precisamente quello.

    That’s all :)

  • ezi

    ma abbrutimento non si scrive con una sola T?

  • Accurimbono

    Quante frasi fatte, cose per sentito dire e quante banalità!

    1) La bravura (mai dimostrata) degli ingegneri indiani.

    “un ingegnere indiano, che è altrettanto bravo di uno italiano”

    Ma lei ha mai conosciuto realmente un ingegnere indiano? Io ne ho conosciuti diversi, e non sono minimamente paragonabili alla preparazione degli ingegneri italiani. Qualche genio ci sarà, ma l’università italiana forma degli ingegneri con una solida formazione di base e un capacità di adattarsi e di apprendimento che gli permette di adattarsi in ogni occasione, mentre gli ingegneri indiani sono iperspecializzati e se gli cambi impiego non sanno dove sbattere la testa.

    2) L’elogio della manualità (ovviamente solo altrui)

    “Sogno un mondo dove manualità non sia sinonimo di abbruttimento.”

    Ecco anch’io lo sogno, ma lo pratico pure, perché grazie a dio ho un lavoro da ingegnere, ma nel finesettimana quando posso aiuto nei lavori di campagna la mia famiglia.

    E lei? Può dire altrettanto? Oppure se ne sta belbello al caldo del suo ufficio, per 8 ore davanti al suo pc a scrivere questi articoli penosi, benpensanti, pieni di sentitodire, e senza uno straccio di fonte. Ovviamente il tutto immagino con un lauto stipendio?

    Prima provi a fare il panettiere per un paio di mesi, e solo dopo darà autorizzato a farci le sue prediche.

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