Renzi, le Banche Popolari e l’accusa a De Benedetti di aver usato una informazione riservata per guadagnare in borsa

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Su La Stampa, Il Messaggero e il Corriere della Sera, lo scorso 10 gennaio, viene pubblicata la notizia che l'imprenditore Carlo De Benedetti, durante una telefonata, mai resa pubblica finora, disse di aver ricevuto informazioni dall'allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sul sicuro passaggio della riforma del 2015 che trasformava dieci banche popolari in società per azioni. Secondo quanto riportato dai media, De Benedetti, sulla base di queste informazioni riservate, investì 5 milioni di euro con "Romed spa" in azioni di banche popolari guadagnando 600 mila euro.

Nell'articolo del Corriere della Sera si legge che "quattro giorni prima del decreto del governo sulle Popolari varato il 20 gennaio 2015, Matteo Renzi avrebbe rassicurato l’imprenditore Carlo De Benedetti che il provvedimento sarebbe passato". A riferirlo è lo stesso De Benedetti, durante una telefonata avvenuta il 16 gennaio 2015, a Gianluca Bolengo, professionista nella società Intermonte Sim spa che si occupa dei suoi investimenti. La conversazione (registrata "come previsto dalla normativa sulle intermediazioni finanziarie"), si trova in allegato nel fascicolo che la Procura di Roma ha trasmesso (e arrivato il 29 dicembre scorso) alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario e sui fallimenti di alcuni istituti di credito degli ultimi tempi.

Tre anni fa, infatti, era stata avviata un'indagine per insider trading ( cioè la compravendita di titoli, effettuata grazie a informazioni non ancora accessibili al mercato che potrebbero influenzare l’andamento dei prezzi) da parte dei magistrati romani, dopo che la Consob (la Commissione nazionale per le società e la Borsa, un'autorità indipendente che tutela gli investitori, l'efficienza, la trasparenza e lo sviluppo del mercato mobiliare italiano) "aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli in Borsa della banche popolari". Sempre il Corriere della Sera, a fine gennaio 2015, pubblica un'indiscrezione secondo cui "alcuni soggetti con base a Londra avrebbero creato posizioni anche rilevanti in azioni delle banche popolari nei giorni e nelle ore precedenti le prime circostanziate indiscrezioni (quindi prima delle 17.30 di venerdì 16 gennaio) sul decreto di riforma che abolisce il voto capitario nelle Popolari, ossia il principio di «una testa un voto» per cui tutti i soci sono uguali a prescindere dalle azioni possedute".

Secondo la Consob si fa riferimento "al Fondo Speculativo Algebris, fondato da Davide Serra", imprenditore e amico di Matteo Renzi. Lo stesso Serra, tuttavia, replica affermando che «investiamo sulle banche popolari da marzo 2014» e in una nota il fondo Algebris precisa di non avere comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1° al 19 gennaio. Proprio sull'eventualità che qualcuno avesse potuto utilizzato informazioni riservate per guadagnare, Matteo Renzi, durante la puntata di "Porta a porta" del 3 febbraio 2015, era stato chiaro: «Se qualcuno, chiunque sia o comunque si chiami, lo ha fatto, io stesso chiederò un'indagine rigorosa alla Consob e ad altri, cosicché pagherà fino all'ultimo centesimo e all'ultimo giorno».

Il contenuto della telefonata tra De Benedetti e Bolengo

Della vicenda legata a De Benedetti se n'era iniziato parlato dopo un articolo de Il Giornale del dicembre di tre anni fa, ma in modo generico, senza la pubblicazione dei contenuti della telefonata e l'individuazione della fonte dell'imprenditore. Il Corriere pubblica per la prima volta anche il contenuto integrale della telefonata (avvenuta la mattina del 16 gennaio) tra l'imprenditore e il professionista che cura i suoi affari.

De Benedetti: Sono stato in Banca d’Italia l’altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto.

Bolengo: Sì, ehm, però adesso stanno andando avanti... comunque non è...

De Benedetti: Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle Popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi... una o due settimane.

Bolengo: Questo è molto buono perché c’è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio città di 30 mila abitanti.

De Benedetti: Quindi volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le Popolari?

Bolengo: Sì su questo se passa un decreto fatto bene salgono.

De Benedetti: Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa.

Bolengo: Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle Popolari. Se vuole glielo faccio studiare, uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa.

De Benedetti: Togliendo la Popolare di Vicenza.

Bolengo: Sì.

Cosa aveva detto la Consob nel 2015

L'11 febbraio 2015, Giuseppe Vegas, presidente della Consob, era stato ascoltato in un'audizione in Parlamento. In quell'occasione aveva chiarito che la data in cui "è possibile assumere che il mercato abbia avuto una ragionevole certezza dell’intenzione del Governo di adottare il provvedimento è individuabile nel 16 gennaio 2015" perché quel giorno, a mercati chiusi, l'allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, aveva "annunciato la riforma del credito cooperativo". Il 3 gennaio, invece, erano state pubblicate le prime indiscrezioni da parte di agenzia stampa su una "possibile riforma delle banche popolari allo studio del Governo". Il 20 gennaio, infine, sempre a mercati chiusi, Renzi annuncia la riforma delle banche Popolari in società per azioni.

La Consob, informava Vegas, aveva monitorato "l’andamento delle azioni delle banche popolari a partire dall’emersione dei primi rumors sulla riforma, e quindi sin dai primi giorni di gennaio". Queste analisi avevano "rilevato la presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala, in grado di generare margini di profitto, sia pur in un contesto di flessione dei corsi. Si tratta, in particolare, di soggetti che hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio, eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva". Le indagini della Consob, così, si concentrano a evidenziare eventuali insider trading, appurando "l’identità dei beneficiari ultimi dell’operatività con margini di profitto significativi effettuata prima del 16 gennaio".

Vegas comunica anche che l'autorità che presiede "ha già proceduto ad inoltrare richieste di dati e notizie agli intermediari sia italiani sia esteri che hanno evidenziato un’operatività potenzialmente anomala" e che "sulla base delle analisi dei dati ricevuti si è reso necessario inviare ulteriori richieste ai soggetti indicati come clienti o committenti finali". Inoltre, vengono predisposte "richieste volte a ricostruire il circuito informativo dell’informazione privilegiata, ovvero l’ambito in cui la stessa è maturata, il momento a decorrere dal quale essa ha assunto i requisiti di informazione privilegiata e i soggetti coinvolti nel circuito informativo" anche tramite audizioni di "alcuni soggetti rispetto ai quali sono già emersi elementi che portano a ritenere necessari indagini specifiche più approfondite".

L'audizione di De Benedetti alla Consob

Lo scorso 11 gennaio il Sole 24 Ore pubblica i contenuti dell'audizione di Carlo De Benedetti alla Consob, avvenuta nel febbraio 2016.

L'imprenditore, si legge, è stato convocato "ai sensi dell'articolo 187-octies, comma 3, lettera c), del decreto legislativo numero 58/1998 nell'ambito di indagini amministrative relative a ipotesi di abuso di informazioni privilegiate con riguardo a operazioni effettuate da Romed Spa il 16 e il 19 gennaio 2015 su azioni ordinarie Banco Popolare, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Ubi Banca, Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio".

De Benedetti, davanti ai funzionari dell'autorità di controllo, "si difende dalle ipotesi accusatorie e racconta degli incontri avuti con il premier Matteo Renzi il 15 gennaio 2015 e con il vicedirettore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, il 14 gennaio", affermando "che entrambi gli interlocutori gli parlarono incidentalmente della imminente riforma delle popolari ma che nessuno di loro accennò né ai modi né ai tempi delle misure".

Nello specifico, sull'incontro avvenuto il 15 gennaio 2015, alle 7 del mattino, con Matteo Renzi a Palazzo Chigi, De Benedetti racconta che accompagnandolo all'ascensore l'allora presidente del Consiglio gli disse: “Ah! Sai, quella roba di cui ti avevo parlato a Firenze, e cioè delle Popolari, la facciamo”. L'imprenditore aggiunge che Renzi non gli dice in che modo il provvedimento sarebbe stato approvato: «Ero già un piede sull'ascensore; non mi ha detto se le faceva con un decreto, con disegno, quando. Non mi ha detto niente, però mi ha detto sta' roba riferendosi ad una conversazione più ampia che avevamo avuto ancora a Firenze su che cos'erano le cose che lui doveva fare».

L'audizione si concentra poi sulla telefonata tra De Benedetti e Bolengo, avvenuta tra le 9:02 e le 9:10 della mattina del 16 gennaio 2015, cioè il giorno dopo la colazione con Renzi e due giorni dopo l'incontro con il direttore generale di Bankitalia, Pennetta. Anche in questo caso, l'imprenditore si difende dall'ipotesi che abbia saputo i tempi certi del provvedimento del governo sulle popolari: "I funzionari della Consob leggono a De Benedetti la trascrizione della telefonata e si concentrano soprattutto su una frase pronunciata dall'ingegnere: «Faranno un provvedimento in cui le p... il governo farà un provvedimento in cui le popolari per togliere la storia del voto capitario nei prossimi me... (incomprensibile) una o due settimane». Sembra che lei abbia avuto un'indicazione precisa sui tempi, gli chiede Portioli. «Non è così», ribatte De Benedetti".

De Benedetti, inoltre, scrive il quotidiano, presenta vari argomenti in sua difesa, "ribadendo più volte – ad esempio – che se avesse saputo che il governo si apprestava a varare un decreto sulle Popolari pochi giorni dopo non avrebbe certamente investito solo 5 milioni di euro (ndr con un guadagno di 600mila euro)": «Ma se io avessi saputo avrei fatto 20 anche sulle Popolari, o di più, e ho fatto meno!... ma perché l'avrei fatta così piccola? Se avessi saputo?».

L'imprenditore, infine, spiega anche il contesto in cui è avvenuto l'incontro con Renzi: «Io normalmente con Renzi faccio, facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi... e io devo dire che quando lui ha iniziato, quando lui ha chiesto di conoscermi, che era ancora sindaco di Firenze, e io ... mi ha detto: "Senta"... ci davamo del Lei all'epoca, mi ha detto: “Senta, io avrei il piacere di poter ricorrere a Lei per chiederle pareri, consigli quando sento il bisogno. Gli ho detto: “Guardi! va benissimo. Non faccio, non stacco parcelle, però sia chiara una roba: che se Lei fa una cazzata, io Le dico: caro amico, è una cazzata"». De Benedetti aggiunge anche di «essere molto amico di Elena Boschi» e di vederla «sovente», come anche Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia.

L'inchiesta della Procura di Roma e la richiesta di archiviazione

Come scritto in precedenza, nel febbraio del 2015, il giorno successivo l'audizione di Vegas in Parlamento, esce la notizia che la Procura di Roma "ha aperto un'inchiesta, per ora contro ignoti, sulle presunte operazioni anomale avvenute prima del 16 gennaio" riguardanti i titoli del comparto delle banche popolari, scriveva Repubblica Economia. "Il fascicolo per ora è intestato 'atti relativi a' ovvero senza ipotesi di reato. Pignatone e Rossi (ndr i due magistrati che hanno in mano l'inchiesta) hanno già chiesto documenti alla Consob".

Nell'ambito dell'inchiesta, a fine giugno 2016, esce la notizia che Matteo Renzi e Carlo De Benedetti sono stati sentiti come testimoni/persone informate sui fatti (e quindi non come indagati). Anche Panetta, vicedirettore generale di Bankitalia, sarebbe stato ascoltato come testimone. La Stampa scrive che in quell'occasione "tanto Panetta che Renzi, entrambi sentiti dalla procura, confermano di aver incontrato De Benedetti ma «riferiscono che all'imminente riforma delle banche Popolari dedicarono cenni del tutto generici e che non fu riferito in quei colloqui a De Benedetti nulla di specifico su tempi e strumento giuridico dell'intervento»". Sempre in quei giorni, si apprende che dalla Procura di Roma è stata avanzata al gip (giudice delle indagini preliminari) una richiesta di archiviazione di una parte dell’inchiesta sul presunto insider trading intorno alle Banche popolari. Il fattoquotidiano.it pubblica una nota dei magistrati romani che fa il punto della situazione:

Nell’ambito di uno dei procedimenti nati dalle dichiarazioni rese dal presidente della Consob Giuseppe Vegas alla Camera dei deputati in data 11 febbraio 2015 la Procura della Repubblica di Roma ha provveduto nei mesi scorsi ad assumere informazioni tra gli altri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dall’ingegnere Carlo De Benedetti. All’esito delle indagini, anche alla luce delle conclusioni di una consulenza tecnica esposta dalla Procura è stata depositata al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione del procedimento iscritta a carico di un intermediario finanziario per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza. Gli altri profili che hanno costituito l’oggetto delle dichiarazioni del presidente Vegas costituiscono tuttora oggetto di accertamento.

La richiesta di archiviazione riguarderebbe l'indagato Gianluca Borengo, come specificato dai media. Fiorella Sarzanini scrive sul Corriere che "i magistrati ritengono che non sia stato commesso insider trading perché nella telefonata «De Benedetti si limita ad affermare di aver appreso di un 'intervento': espressione polivalente che nulla apporta in più rispetto a quanto ben noto a Bolengo. Ma anche che l’intervento sarebbe stato realizzato in tempi brevi, ma non necessariamente brevissimi e comunque non determinanti». Sulla richiesta dei pm è ancora attesa la decisione del gip.

L'indagine della Consob, cosa ha detto Vegas alla Commissione Banche e l'archiviazione dell'autorità

Su Repubblica, Andrea Greco e Carmelo Lopapa spiegano che nel corso del 2015 la Consob svolse l'inchiesta sui fatti emersi e la passò alla procura di Roma, "segnalando – si legge in un verbale Consob acquisito dalla commissione banche – cinque possibili rilievi": "a De Benedetti di insider trading primario «per avere comunicato a Bolengo un'informazione privilegiata (circa il prossimo decreto sulle popolari, ndr) al di fuori del normale esercizio della professione». A De Benedetti e Bolengo di insider trading secondario per avere in solido «disposto che fossero acquistate azioni di banche popolari basandosi su detta informazione privilegiata». A Bolengo di aver indotto il trader Luca Vannini (sempre di Intermonte) a comprare le azioni. A Bolengo come amministratore, e alla stessa società di intermediazione, di non avere avvisato la vigilanza, ostacolandola. Anche nella sua deposizione in Consob, il 31 marzo, Bolengo fu ritenuto omissivo, perché non fece il nome di De Benedetti ma solo di Romed, affermando che l'acquisto di azioni delle popolari «scaturiva da una proposta di Intermonte»: circostanza poco in linea con la telefonata tra i due".

Lo scorso 14 dicembre, Giuseppe Vegas viene ascoltato in un'audizione (qui il resoconto) davanti alla Commissione parlamentare sulle banche. In quell'occasione, il presidente della Consob comunica che l'autorità di controllo ha poi archiviato la posizione di Carlo De Benedetti. Vegas continua poi affermando che per quanto riguarda l'azione della magistratura romana c'è stata un'archiviazione nei confronti del «Presidente Renzi, mentre mi risulta che sia stata proposta l'archiviazione, ma non ancora convalidata dal gip, per l'ingegner De Benedetti».

La Procura di Roma, però, lo stesso giorno, smentisce in una nota che Renzi e De Benedetti siano stati o siano indagati nell'inchiesta, come suggerito dalle parole di Vegas: «Con riferimento alla notizie diffuse dalle agenzie di stampa e concernenti le dichiarazioni rese oggi alla Commissione Banche dal presidente della Consob Giuseppe Vegas, si precisa che la Procura di Roma non ha istruito alcun procedimento a carico di Matteo Renzi e Carlo De Benedetti».

La procura di Roma apre un fascicolo per rivelazione di segreto

Lo scorso 11 gennaio, i media danno la notizia che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla presunta fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione dei documenti depositati in Commissione Banche.

Foto in anteprima di Niccolò Caranti

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