Post

Parla come magni: il terzismo spiegato a mio figlio

29 Maggio 2011 4 min lettura

Parla come magni: il terzismo spiegato a mio figlio

Iscriviti alla nostra Newsletter

4 min lettura

Angelo Panebianco, "Anatomia di un declino":  

C'è una parte del suo tradizionale elettorato che non crede più in Berlusconi. Non è che si sia spostato a sinistra. Non lo ha fatto. Nemmeno si è spostato sulla Lega. Ha semplicemente smesso di votare Berlusconi. Perché? I guai giudiziari del premier ne hanno certamente logorato l'immagine ma non credo sia questa la ragione principale del distacco. Non si trovano spiegazioni plausibili se ci si limita a cercarle in superficie, nelle contrapposte propagande: «di qua la libertà, di là il comunismo» come dice la destra; «di qua la vera democrazia, di là la destra eversiva e populista» come replica la sinistra. Sono argomenti buoni per comizi e articoli di editorialisti-militanti un po' esagitati, e utili per soddisfare pubblici «propaganda-dipendenti». Ma non spiegano nulla. La vera ragione sta nel fatto che quella parte di elettorato che aveva votato Berlusconi contro la «società corporativa», sperando che egli la smantellasse (o, quanto meno, la indebolisse fortemente) ha constatato che ciò non è avvenuto e ora si è stancata, non crede più alle sue promesse. 
Traduzione: da "Bastardo" di Tatangelo - D'Agostino - Panebianco: 
C'è una ragione di più / l’hai detto / ma che bravo / ma questa parte di te / davvero la ignoravo / non me l’aspettavo davvero / è come bere il più potente veleno / è amaro / non recuperare ti prego / tanto più parli e ancora meno ti credo / peccato / lascia al silenzio la sua verità / aspetta / voglio dirti quello che sento / farti morire nello stesso momento / bastardo. 
Piero Ostellino (nella foto), "Gli interessi nazionali e le ipocrisie":
Le rivolte popolari nei Paesi dell'Africa del Nord hanno messo in moto un riposizionamento delle grandi potenze regionali europee nell'area del Mediterraneo che sta relegando l'Italia in retroguardia. Prima di finire a rimorchio della Francia, e accodarsi a un intervento, ancorché inevitabile ma dal quale abbiamo tutto da perdere, sarebbe stata utile, da parte nostra, un'iniziativa diplomatica forte, come la proposta di una Conferenza dei Paesi dell'area, dalla Lega araba alle maggiori potenze europee. Ora, in quella che, per dirla con un tardo paradosso marxista, ha tutta l'aria di un'iniziativa para-coloniale, legittimata da una «guerra umanitaria» - della quale si eviterà probabilmente di fare il computo delle vittime - e condotta all'insegna di interessi nazionali accuratamente celati all'opinione pubblica da quel velo di ipocrisia che copre ogni operazione di Realpolitik, i giochi sono fatti alle nostre spalle. Siamo rimasti i soli a ritenere l'interesse nazionale un «mostro morale», e a non perseguirlo con sano realismo; incoraggiati da una cultura progressista ondivaga, che un giorno è internazionalista e l'altro nazionalista; un giorno è interventista e l'altro no. 
Traduzione: da "Viva la pappa col pomodoro" di Wertmuller - Rota - Ostellino: 
Viva la pa-pa-pap-pa / col po-po-po-po-po-po- pomodoro / Viva la pa-ppa-pa-ppa / che è un ca-po-po-po-po-lavoro / Viva la pa pa-pa-pa-pa / col po-po-po-modor / La storia del passato / ormai ce l'ha insegnato / che un popolo affamato / fa la rivoluzion. / ragion per cui affamati / abbiamo combattuto / perciò buon appetito / facciamo colazion. 
Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia - diciamo così - partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l'indulgenza all'esame o al capo ufficio per fare carriera. Avere trasformato in prostitute - dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni - le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un'operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo. La pubblicazione delle loro fotografie - che corredate di nomi e cognomi sono adesso vere e proprie foto segnaletiche - da parte dei media, non è stata (solo) un fatto di cronaca; è stata (anche) una barbarie. 
Traduzione: da "Delusa" di Rossi - Ferro - Ostellino: 
"Ehi tu delusa / attenta che chi troppo abusa / rischia un po' / un po' di più / e se c'è il lupo / rischi tu! / Ehi tu delusa / che cosa voi che sia una scusa / stai pur lì / che io lo so / che cosa è il sesso, e il rock 'n roll! 
Ernesto Galli Della Loggia, "Quirinale, la supplenza necessaria"
È difficile negare che Giorgio Napolitano stia svolgendo con avvedutezza ed equanimità la parte che la storia gli ha assegnato. Una parte non facile, condannato per forza, come egli è, a essere considerato troppo neutrale e insieme troppo poco: troppo da una sinistra che per avere egli un tempo militato nelle sue file lo vorrebbe più simile a sé, e troppo poco neutrale da una destra che lo sente troppo diverso da sé. Che il suo tentativo di non stare per principio da nessuna parte stia avendo successo è però testimoniato dalla sua nuova, indubbia popolarità, frutto precisamente del fatto che settori crescenti dell'opinione pubblica, stanchi e sfiduciati, s'identificano per l'appunto con quel suo stare, o sforzarsi di stare, «da nessuna parte». Così come lo testimonia, se non m'inganno, pure il fenomeno anch'esso nuovo del sentimento patriottico diffusosi recentemente in vasti settori del Paese.

Traduzione: da "Il presidente" di Morandi - Della Loggia: 
Se davvero fossi il presidente / vorrei scusarmi con tutti / sarei pronto a confessare / anche gli errori piu' brutti / mi piacerebbe insieme tutti i ministri / fare sorridere anche gli uomini tristi / prendere l'autobus all'ora di punta / guardare in faccia la gente / come me / certo che sarebbe fatica / aver la faccia pulita / in mezzo a questo branco di squali / rifiutare i regali / da banchieri e reali

Matteo Pascoletti
@valigiablu - riproduzione consigliata

Iscriviti alla nostra Newsletter


Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it.
Segnala un errore