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L’arte del dissenso: Poitras, Appelbaum e Weiwei contro la censura

11 Giugno 2015 4 min lettura

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L’arte del dissenso: Poitras, Appelbaum e Weiwei contro la censura

3 min lettura

Appelbaum and Ai take a selfie. (Image treatment: Elena Scotti) via Fusion
Appelbaum and Ai take a selfie. (Image treatment: Elena Scotti) via Fusion

L'arte del dissenso: Ai Weiwei, Jacob Appelbaum e Laura Poitras, un trio d'eccezione contro la censura.

Seven on Seven è un progetto, promosso da Rhizome in collaborazione con il New Museum di New York, che mette insieme sette coppie formate da un artista di punta e una personalità di rilievo nel campo della tecnologia, sfidandole nel realizzare insieme qualsiasi cosa vogliano, nell'arco di 24 ore. Tra le sette coppie dell'edizione 2015 spicca quella formata da Ai Weiwei e Jacob Appelbaum, personaggi particolarmente eclettici, uniti dal dissenso manifestato nei confronti dei propri paesi.

Sorvegliati a vista dai rispettivi governi, Ai Weiwei da quello cinese, Appelbaum da quello americano, entrambi sanno cosa significhi essere trattenuti dalle autorità (Ai Weiwei ha subito anche il carcere) ed essere sottoposti a interrogatori. Ai Weiwei, artista di fama mondiale, blogger, attivista, per essersi ripetutamente espresso contro le politiche del governo (motivo per cui gli è impedito di lasciare la Cina e di vivere insieme al figlio Ai Lao, trasferitosi con la madre a Berlino per dargli l'opportunità di crescere in un paese libero). Jacob Appelbaum, ricercatore nel campo della sicurezza informatica e anima di Tor, il software che permette di navigare anonimamente online, per aver collaborato con WikiLeaks, rivelando la corruzione del governo americano e denunciando la situazione dei civili uccisi durante i conflitti in Afghanistan e Iraq.

Per poter dare vita e forma all'idea partorita dalla coppia, ad aprile scorso, Appelbaum è partito da Berlino, dove vive dal 2013, poiché rientrare negli USA sarebbe rischioso, raggiungendo Ai Weiwei nel suo studio a Pechino.

È nato così Panda to Panda, progetto artistico con un titolo che gioca sul doppio senso attraverso l'uso di termini creati dalla cultura dissidente. Nello slang cinese (mandarino), infatti, "panda" si usa per riferirsi a un membro della polizia segreta. Inoltre, la sua abbrevazione "P2P" sta a indicare il peer-to-peer, metodo di comunicazione attraverso una rete decentrata e filosofia di interazione umana egualitaria su Internet.

In concreto si tratta di 20 panda di peluche svuotati completamente dell'imbottitura e successivamente riempiti con un contenuto del tutto eccezionale: i documenti consegnati da Edward Snowden alla regista Laura Poitras e al giornalista Glenn Greenwald – quelli che hanno provato l'esistenza di un sistema di sorveglianza su vasta scala che permette alla NSA e ad altre agenzie di intelligence e di sicurezza di raccogliere informazioni sui cittadini senza alcun controllo giuridico e che hanno dato vita allo scandalo Datagate – debitamente sminuzzati, e 20 micro memory card contenenti la stessa documentazione.

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Spiega Appelbaum: "Li distribuiremo nel maggior numero di posti possibile, come se fosse una vera e propria distribuzione di copie – inviandoli in luoghi diversi diventa impossibile distruggerli tutti. Uno dei siti più sicuri in cui conservarli è un museo o una galleria, dove diventano dei pezzi, dove sono protetti".

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A potenziare e arricchire il progetto le riprese di Laura Poitras, alla prima regia dopo aver ricevuto il premio Oscar 2015 con Citizenfour che racconta la vicenda Snowden. Ed è proprio la regista a raccontare in prima persona l'esperienza vissuta in un pezzo che accompagna il documentario da lei realizzato, pubblicato dal New York Times.

Come testimoniato dalle immagini, durante l'esecuzione del progetto lo studio di Ai Weiwei si è trasformato in un luogo ipersorvegliato all'esterno e all'interno. Fuori, grazie alle videocamere installate dalle autorità per controllare ogni singolo movimento dell'artista, accanto alle quali Ai Weiwei ha posto altrettante lanterne in segno di protesta.

Ai Weiwei
Ai Weiwei

 

Dentro, con la strumentazione della Poitras e i cellulari vari dei due protagonisti che hanno girato video e scattato foto per tutta la durata del loro incontro, come testimoniano anche le immagini pubblicate su Fusion all'interno di un lungo articolo di Kashmir Hill che ha seguito l'intera vicenda.

Scrive Laura Poitras: "Panda to Panda" non è un progetto sulla sorveglianza alla quale Ai Weiwei, Appealbaum e la regista stessa sotto strettamente sottoposti e come si sarebbe potuto immaginare e prevedere, ma sui segreti. Quei segreti inconfessabili che finiscono per incatenare più i persecutori che i perseguitati.

Heather Corcoran/Rhizome
Heather Corcoran/Rhizome

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