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La storia di Elisa Claps: ‘Dove nessuno guarda’, molto più di un altro podcast true crime

8 Dicembre 2023 10 min lettura

La storia di Elisa Claps: ‘Dove nessuno guarda’, molto più di un altro podcast true crime

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Sta per compiere 20 anni l'articolo a firma di Ben Hammersley per il Guardian in cui compariva per la prima volta la parola “podcast” a proposito della cosiddetta “audible revolution”. Unendo l'interattività dei blog, la diffusione di tracce audio in formato MP3 e l'intimità della voce, il nuovo media sembrava confermare la teoria di Walter Ong nel suo saggio Oralità e scrittura, pubblicato per la prima volta nel 1982 e incentrato su un ritorno al racconto orale proprio grazie all’avvento di nuovi mezzi di comunicazione di massa. 

Un'oralità secondaria, dipendente cioè dalla scrittura, ma capace di rinnovare il senso dell'ascolto e combinarlo con l'appartenenza a una comunità. Nel 2004, i podcast erano lontani dal fenomeno che conosciamo oggi, eppure era già possibile intuirne le potenzialità, soprattutto guardando agli investimenti di multinazionali come Apple. L'anno successivo, il termine era incluso nel New Oxford american dictionary e indicato come parola dell'anno. Avanti veloce di un decennio, ed ecco i primi picchi significativi nel panorama statunitense, di pari passo all'affermarsi dello streaming e di piattaforme audio che sembravano puntare sui podcast assai più che sulla musica. Infotainment multitasking: un prodotto capace di informare e intrattenere senza però pretendere la completa attenzione, anzi, fatto appositamente per accompagnarci nel corso di altre attività. A partire dal 2017, l'ascolto ha cominciato a diffondersi anche in Europa per poi imporsi come fenomeno di massa a partire dalla primavera del 2020. Il successo ha coinciso con la pandemia di Covid-19 ed è stato il lockdown ad accelerarne la fruizione nel nostro paese. 14 milioni di italiani sono diventati allora ascoltatori di podcast. E hanno trovato Pablo Trincia ad attenderli.

Giornalista, autore e personaggio televisivo, inviato de Le Iene, di Servizio pubblico, Announo e Chi l'ha visto, conduttore della webserie Toxicity su Fanpage e di diversi programmi su Nove, nel 2017 Trincia aveva realizzato con Alessia Rafanelli e la collaborazione di Gipo Gurrado, Marco Boarino e Debora Campanella una audio-inchiesta in sette puntate, pubblicata da Repubblica.it. Veleno, nato sulla scia di prodotti statunitensi come Serial, è forse il primo vero podcast italiano; di sicuro si tratta della prima serie true crime in formato audio in Italia. Racconta dei fatti avvenuti alla fine degli anni Novanta nei paesi di Mirandola e Massa Finalese, quando diversi bambini furono allontanati dalle loro famiglie, accusate di far parte di una setta di satanisti pedofili. 

Diventato poi un libro nel 2019 e una miniserie documentario nel 2021, il podcast è stato un grande successo (al netto delle polemiche), ha vinto premi e riconoscimenti, ma soprattutto ha disegnato due grandi linee direttrici per l'evoluzione e lo sviluppo del format nel nostro paese. La prima è il racconto crime come tendenza d'interesse; la seconda riguarda lo stile e la voce di chi racconta. Pablo Trincia le incarna entrambe. Dopo Veleno, ha lavorato a Buio, Le guerre di Anna, Il dito di Dio - Voci dalla Concordia, Megalopolis - Mumbai 2050, Crac! La storia del caso Parmalat: si tratta di storie o raccolte di storie che vedono una grande ricerca e un lavoro approfondito sulle testimonianze. 

La voce di Trincia presenta altre voci, ricomponendo non solo il puzzle di vicende più o meno note, ma aprendo a una lettura più ampia e a una prospettiva originale sul contesto storico e sociale in cui sono avvenuti i fatti. Dove nessuno guarda, podcast di Sky Italia e Sky TG24 realizzato da Chora Media e seguito da una docu-serie, procede su questa linea e si inserisce come tassello mancante nella ricostruzione di uno dei fatti di cronaca nera più ambigui, lunghi e articolati della nostra storia recente, un caso che conoscevamo o credevamo di conoscere già vista anche l'attenzione mediatica: il caso Elisa Claps.

Guardare non basta, vogliamo sentire

La storia di Elisa Claps è quella di una ragazza di sedici anni, studentessa liceale a Potenza, che scompare una domenica mattina del settembre 1993 e che per 17 anni verrà cercata seguendo piste varie e mutevoli, ma mai approfonditamente, nel luogo indicato da principio dai suoi familiari come l'ultimo in cui è stata di sicuro, in compagnia di un soggetto ben preciso. Si tratta della chiesa della Santissima Trinità, nel centro storico del capoluogo lucano, dove Elisa aveva una sorta di appuntamento con un conoscente, Danilo Restivo. 

21enne all'epoca dei fatti e già noto per gli atteggiamenti e comportamenti disturbanti – Restivo importunava alcune studentesse con telefonate anonime, tagliava di nascosto i capelli delle donne – da tempo cercava di attirare l'attenzione della ragazza; a telefono, il giorno prima, le aveva detto d'avere un regalo per lei e chiesto un incontro proprio in chiesa. Nel sottotetto di quella chiesa, il 17 marzo 2010, fu ritrovato – o fatto ritrovare – il cadavere di Elisa Claps. Nel frattempo, Restivo era coinvolto in un'altra inchiesta per l'uccisione di Heather Barnett, sua vicina di casa a Bournemouth, città a sud di Londra dove si era trasferito.

Ma questi avvenimenti, fondanti e basilari per l’inizio della storia e la sua conclusione, non sono gli unici. Il quadro – non a caso è questo il titolo della prima puntata del podcast realizzato da Trincia  – è assai più vasto. Come in una pittura fiamminga, non presenta semplicemente un soggetto e le sue azioni, strutturate con ordine e secondo linee precise; piuttosto, riguarda un contesto, delineando uno spazio tutt'altro che finito o chiuso, in cui le figure e i rapporti tra loro sono molteplici e ramificati. Bisogna immergersi nel racconto per comprenderlo. Ed è allora che compaiono ombre e pieghe, si aprono anse di altri fatti, circostanze ed episodi, alcuni dei quali ancora privi di vera chiarezza. 

Chi è cresciuto nel sud Italia negli stessi anni in cui Elisa Claps risultava ancora una ragazza scomparsa – nel 1993 io avevo dieci anni, vivevo a un’ora d’auto da Potenza – anche in maniera involontaria ha seguito l’evolversi della vicenda. Spesso, i media se ne sono occupati da un punto di vista cronachistico, in linea diacronica e cronologica seguendo le fasi di indagini spesso disattente e non prive di passi falsi. La scheda di Chi l'ha visto, trasmissione che più volte ha trattato e approfondito la scomparsa di Elisa Claps dando voce ai suoi familiari, fornisce ancora l'elenco di tutti gli sviluppi a partire dal marzo 2000 fino allo scorso 28 novembre 2023. 

Il lavoro di Pablo Trincia coadiuvato da quello di Alessia Rafanelli e Riccardo Spagnoli, con il supporto redazionale di Eleonora Numico, la sigla, le musiche e il sound design di Michele Boreggi, riesce a tenere insieme il filo degli eventi con una narrazione sincronica degli ambiti in cui prendono forma, alla ricerca di voci e testimonianze. È così che il “caso Claps”, da storia di cronaca nera con colpi di scena da film e un mostro assassino seriale, diventa la storia di una città che potrebbe essere la nostra, di una società di cui facciamo parte e di un potere che, a volte, fingiamo di non conoscere e non aver mai visto agire, ma che pure sappiamo vivo e capace di muovere e tirare fili a vantaggio di chi opera là, proprio Dove nessuno guarda.

L'intensità del racconto di Trincia è umana più che giornalistica. Ricostruisce sì e in maniera approfondita la vicenda, ci dice di omertà, di sbagli, di coperture, di una chiesa che non ha ancora chiarito completamente il suo ruolo e di una famiglia italiana forte, coraggiosa e dignitosa che continua a combattere – i Claps, dai fratelli di Elisa, Luciano e Gildo, alla mamma Filomena e il papà Antonio – ma la voce che ascoltiamo ci suggerisce sempre più chiaramente qualcosa di tanto vero da risultare terribile: mostrificare il mostro già in prima pagina non servirà quanto riconoscere che i suoi comportamenti e la sua figura, pur ambigua e distorta, era parte di una scena sociale e ne rappresentava un pezzo con cui sarebbe stato necessario fare i conti da subito.

Dove nessuno guarda riesce allora in un'operazione metafisica: ci restituisce Elisa Claps non solo in quanto vittima di un delitto brutale, ma in quanto giovanissima donna che ha guardato e riconosciuto la diversità credendo nella possibilità della sua integrazione. Il suo non è stato uno sbaglio, la sensibilità e l'empatia non possono mai esserlo né diventarlo; e se la sua storia è finita nei gangli di un sistema avviluppato su se stesso come le stradine a gomitolo di un centro storico, il valore che dobbiamo sforzarci di non perdere, sbrogliandolo dalla matassa di errori e distorsioni, è quello della memoria e della consapevolezza. L’ascolto del podcast risveglia e forma dunque una coscienza collettiva di quanto accaduto perché sia possibile chiedere ancora giustizia, battendosi insieme alla famiglia Claps per la completa verità, soprattutto su chi potrebbe aver aiutato Restivo o avallato l'opera di occultamento del cadavere della ragazza. È per questo che non siamo di fronte all'ennesimo prodotto true crime.

Non (solo) un altro podcast true crime

Gli studi dicono: i prodotti audio su crimini realmente accaduti, omicidi efferati e delitti misteriosi hanno successo perché consentono all'ascoltatore di sperimentare, in un picco adrenalinico, le proprie paure senza esserne davvero in balia. In una sorta di esposizione controllata a situazioni pericolose, le donne preferirebbero il genere più degli uomini, poiché permetterebbe loro di esorcizzare il terrore e incoraggiare, a livello inconscio, strategie atte a cogliere segnali d’allarme e allontanarsene per tempo. 

C’è chi individua, inoltre, nella “generazione Z” cresciuta nel post 11 settembre 2001 un interesse crescente alla descrizione e narrazione nel dettaglio di fatti criminali, indagini, sentimenti, pensieri e azioni delle persone associate o colpite da questi eventi. L’attenzione sarebbe una sorta di riflesso, dovuto alla desensibilizzazione e all’esposizione alla paura, al dolore e al racconto mediatico di entrambi 24 ore su 24. Confrontarsi allora con la storia approfondita di un delitto significa cercarvi un senso, rifuggendo alla miniaturizzazione di qualsiasi cosa e all'omogeneizzazione delle vicende in pappette di facile digestione. Laddove altre generazioni si coprivano gli occhi, la Gen Z vuole guardare: “i criminali sono più della somma dei loro crimini; sono esseri umani con un passato pieno di indizi che forniscono informazioni sul loro stato mentale”. Si ricercano, dunque, contenuti capaci di raccontare non solo un fatto, ma uno scenario. 

Anche lo scrittore Bret Easton Ellis è parso affascinato dalle potenzialità del true crime: il suo ultimo romanzo – Le schegge – ha visto una primissima diffusione come parte di un podcast in cui l'autore ricostruiva, a suo dire fedelmente, gli avvenimenti traumatici occorsi durante il suo ultimo anno di liceo alla Buckley e le azioni di un serial killer noto come il Pescatore a strascico. In Italia, lo scenario podcast true crime è ampio e variegato. Si va da produzioni metaletterarie come La città dei vivi di Nicola Lagioia, prima romanzo e poi podcast per una profonda ricostruzione dell’omicidio di Luca Varani a Roma, ad audio-inchieste monografiche come Polvere di Chiara Lalli e Cecilia Sala sul caso Marta Russo e Le ombre di via Poma di Giacomo Galanti sull’assassinio di Simonetta Cesaroni, fino alle serie antologiche come Indagini di Stefano Nazzi, Demoni urbani di Francesco Migliaccio ed Elisa true crime di Elisa De Marco.

Il tono della narrazione cambia – ora d’indagine, ora cronachistico e ricostruttivo, ora quasi teatrale e teso a conferire ambientazione, ora fortemente personale – ma forse inconsapevolmente, questi contenuti sembrano aver intercettato un'esigenza del pubblico italiano. Nel nostro paese abbiamo appassionati di Un giorno in pretura, comunità social di leosiners, neologismo che indica i sostenitori del lavoro della giornalista Franca Leosini, e chilhavisters, coloro che non si perdono una puntata del programma condotto da Federica Sciarelli, commentandolo in diretta e contribuendo, a volte con successo, nell’individuazione di persone scomparse. Ma i podcast sembrano raccogliere il testimone di programmi televisivi in cui l'approfondimento di casi di cronaca nera era il tratto distintivo insieme alla voce del conduttore e al suo stile di racconto. 

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Trasmissioni che potevano funzionare anche senza il supporto delle immagini, programmi come Blu notte, all'inizio Mistero in blu e in seguito Lucarelli racconta di Carlo Lucarelli. Trasmesse dalla Rai dal 1998 al 2012, solitamente in seconda serata e nonostante ciò seguitissime anche in replica, a un certo punto hanno visto la cancellazione. Molto prima che alcune puntate vedessero nuova diffusione sulle piattaforme streaming RaiPlay e RaiPlay Sound, gli appassionati s'erano organizzati in una versione podcast autoprodotta e caricata su alcune piattaforme streaming. Oggi non vi è più traccia di quei contenuti, ma il pubblico non è sparito, anzi. 

Nonostante tante altre produzioni sul caso Elisa Claps anche in forza del trentesimo anniversario della sua scomparsa e uccisione, in ultimo l'interessante fiction Rai Per Elisa, con Dove nessuno guarda, in cui la serie audio è seguita da una serie documentario video in un ribaltamento di sensi – prima l'udito e poi la vista – accade qualcosa di diverso. La voce di Trincia ci narra della forza di una famiglia estrinsecata in Gildo Claps, capace di estendere la propria ricerca di verità ad altri nelle stesse condizioni di attesa e di lotta – è nata così l’associazione Penelope che riunisce familiari e amici di persone scomparse; è qui che comincia a cambiare l’approccio con la denuncia di scomparsa nel nostro paese –  e oggi che la chiesa della Santissima Trinità ha riaperto al culto tra le proteste, che il consiglio comunale di Potenza ha approvato all'unanimità di intitolare una strada o una piazza del centro storico a Elisa Claps "per saldare nella memoria della comunità cittadina" il suo ricordo, ci  dice non tanto e non solo di un crimine, ma della società in cui è avvenuto e che, in un certo senso, ha permesso che avvenisse.

Immagine in anteprima via hallofseries.com

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