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Software libero e infrastrutture: come l’UE sta provando a costruire un’alternativa a Google e Microsoft e a liberarsi della dipendenza digitale dagli Stati Uniti

28 Gennaio 2026 6 min lettura

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Software libero e infrastrutture: come l’UE sta provando a costruire un’alternativa a Google e Microsoft e a liberarsi della dipendenza digitale dagli Stati Uniti

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Le crescenti tensioni con gli Stati Uniti stanno ridando slancio a riflessioni che covavano da tempo in Europa su come ridurre la dipendenza in ampi settori economici e industriali, dalle infrastrutture tecnologiche statunitensi alla difesa e al commercio. Si sta facendo sempre più strada l’idea di rimpiazzare la tecnologia americana con alternative europee in moda tale da non trovarsi impreparati nel caso in cui un ordine esecutivo della Casa Bianca interrompa all’improvviso l’accesso dei paesi UE ai data center o semplicemente ai software di posta elettronica, col rischio di paralizzare tutto: dai servizi di pagamento a quelli sanitari, dai sistemi di telecomunicazione a quelli infrastrutturali. Solo sei mesi fa questioni di questo tipo sarebbero state impensabili, ha detto un alto funzionario UE al Wall Street Journal.

La scorsa settimana il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sulla ”sovranità tecnologica" per favorire i prodotti europei, ove possibile, e proporre una nuova legge che promuova i fornitori di servizi cloud europei. Tuttavia, hanno fatto sapere funzionari e parlamentari europei, l’obiettivo dell’UE è ridurre le dipendenze e promuovere le aziende europee, non abbandonare completamente la tecnologia americana. 

Un potenziale “disaccoppiamento” tra la tecnologia europea e quella statunitense è stato anche uno dei temi discussi tra i leader aziendali e i responsabili politici al recente Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera. Molti hanno affermato che si tratterebbe di un'impresa complessa, data l'ampia diffusione della tecnologia americana, dai chip e dai servizi cloud ai modelli di intelligenza artificiale e altri software. La dipendenza dell'Europa dalla tecnologia statunitense non è mai stata così grande, in particolare per i servizi di cloud computing di aziende come Amazon.com, Google e Microsoft. Secondo la società di ricerca IDC, nel 2024 i clienti europei hanno speso quasi 25 miliardi di dollari per i servizi di infrastruttura delle cinque principali aziende cloud statunitensi, pari all'83% del mercato totale in Europa, riporta sempre il WSJ.

Affidarsi a pochi fornitori globali aumenta la vulnerabilità dei settori pubblico e privato europei, compreso il rischio di interruzioni del cloud computing, causate da problemi tecnici, controversie geopolitiche o attività dannose, scrive su The Conversation Johan Linåker, ricercatore in Computer Science alla Lund University, in Svezia. Linåker ricorda due casi recenti, entrambi il risultato di evidenti guasti tecnici: l'incidente AWS durato diverse ore nell'ottobre 2025, che ha interrotto migliaia di servizi tra cui le app bancarie in tutto il mondo, e il grave incidente Cloudflare due mesi dopo, che ha messo offline LinkedIn, Zoom e altre piattaforme di comunicazione. Senza dimenticare il blackout che ha fermato Spagna, Portogallo e Francia sud-occidentale nell’aprile 2025, causato da una interruzione dell'alimentazione elettrica sui servizi di cloud computing.

Sebbene l'Europa abbia contribuito a guidare la rivoluzione della telefonia mobile con aziende come Nokia ed Ericsson, nell’era di Internet l’UE è rimasta indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Nel corso degli anni, i governi europei hanno contribuito a finanziare o promuovere diversi motori di ricerca locali, senza però riuscire a contrastare il dominio di Google.

Molti imprenditori europei attribuiscono la difficile situazione dell'Europa a una cultura avversa al rischio, a un mercato frammentato e a normative onerose. Questo è in gran parte il motivo per cui l'UE sta ora cercando di allentare alcune delle sue norme digitali.

A Davos, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato l'“imperativo strutturale” per l'Europa di “costruire una nuova forma di indipendenza”, anche in termini di capacità tecnologica e sicurezza. E, in effetti, in tutta Europa ci si sta muovendo per iniziare a riconquistare una certa indipendenza dalla tecnologia statunitense.

Nella città costiera svedese di Helsingborg, ad esempio, un progetto della durata di un anno sta testando il funzionamento di vari servizi pubblici in caso di blackout digitale: i pazienti riceverebbero ancora le loro prescrizioni mediche? I servizi sociali potrebbero continuare a fornire assistenza e prestazioni a tutti i residenti della città? Il progetto cerca di quantificare l'intera gamma degli impatti umani, tecnici e legali che un collasso dei servizi tecnici comporterebbe e di comprendere quale livello di rischio sia accettabile in ciascun settore. L'obiettivo è costruire un modello di preparazione alle crisi che possa essere condiviso con altri comuni e regioni nel corso dell'anno.

In altri paesi europei, la strada individuata per affrancarsi dalla dipendenza dalle grandi aziende tecnologiche globali è l'adozione di software open source. Nel nord della Germania, lo Stato dello Schleswig-Holstein ha sostituito la maggior parte dei suoi sistemi informatici basati su Microsoft con alternative open source, revocando quasi il 70% delle licenze. L’obiettivo è ricorrere ai servizi delle grandi aziende tecnologiche solo in casi eccezionali entro la fine del decennio.

In Svezia, un sistema simile per la chat, i video e la collaborazione online, sviluppato dall'Agenzia nazionale di assicurazione, funziona su data center nazionali invece che su cloud stranieri. Viene offerto come servizio alle autorità pubbliche svedesi alla ricerca di alternative digitali nazionali.

La Francia ha annunciato l’intenzione di sostituire Microsoft Teams e Google Meet con “Visio”, uno strumento per le videochiamate prodotto da aziende francesi.  Il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto della promozione delle aziende locali e dell'allentamento delle normative UE un principio fondamentale del suo secondo mandato. Sta sostenendo Mistral AI, uno dei pochi sviluppatori leader di intelligenza artificiale in Europa, affinché riesca ad assicurarsi tra i suoi clienti grandi aziende. E ha cercato di attirare in Francia investimenti di decine di miliardi di dollari in data center di IA, promuovendo l'elettricità a basso costo prodotta dall'energia nucleare. Secondo il Ministero, l'eliminazione delle licenze a pagamento dei giganti americani consentirebbe di risparmiare un milione di euro all'anno per ogni fascia di 100.000 utenti.

“Il software open source è gratuito”, osserva Linåker. “In un appalto pubblico si è liberi di indicare esplicitamente il software e concentrarsi sull'acquisto dei servizi necessari per il suo utilizzo”. 

Alcuni siti web come Switch to EU ed european-alternatives.eu forniscono anche elenchi di sostituti digitali europei o “europeo-friendly” che possono sostituire le Big Tech statunitensi: Mastodon può essere un'alternativa a X di Elon Musk, Mailbox.org, Posteo, il provider olandese Soverin o la svizzera Proton Mai possono sostituire Gmail, Signal è l’alternativa a Whatsapp. La ricerca su Google può essere sostituita dal francese Qwant o dal tedesco Ecosia, mentre Vivaldi o Mullvad possono sostituire il browser Chrome. Al posto di AWS, si potrebbero utilizzare il francese Scaleway, OVHcloud, il finlandese UpCloud o lo svizzero Exoscale. Slack potrebbe essere sostituito da Stackfield o Nextcloud Talk dalla Germania, Infomaniak kChat dalla Svizzera o Fleep dall'Estonia. E anche YouTube ha possibili alternative, tra cui Alugha e PeerTube.

Le abitudini sono difficili da cambiare e questi cambiamenti possono avvenire solo attraverso un radicale e deliberato cambiamento dei comportamenti anche individuali, osserva ancora Linåker. “I responsabili politici e i governi devono dare l'esempio spostando il dibattito pubblico e la comunicazione dalle piattaforme esistenti come X a opzioni come Mastodon, che consente un'infrastruttura aperta e federata, non dipendente da un singolo attore”.

Un altro ambito, infine, sono le reti di pagamento. L'Europa potrebbe sviluppare una propria rete di pagamento per consentire i pagamenti nella zona senza passare attraverso VISA e MasterCard. Alcuni paesi dispongono già di reti sovrane proprie (è il caso di CB in Francia), ma non esiste una soluzione universale. L'iniziativa Wero, basata su codici QR, apre la porta a nuovi pagamenti al di fuori dei binari americani.

I danni di questa transizione potrebbero essere ingenti per le aziende americane. Secondo i dati del governo statunitense, nel 2024 hanno esportato in Europa più di 360 miliardi di dollari in cosiddetti servizi digitali, tra cui pubblicità e strumenti di intelligenza artificiale. 

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Per questo le aziende si stanno muovendo per aprire loro filiali europee. In Germania, Microsoft ha recentemente ampliato un accordo con Delos Cloud, una filiale di SAP, per fornire i servizi dell'azienda statunitense sotto la propria proprietà e controllo. Nel corso dell'ultimo anno, Microsoft ha ristrutturato le filiali aziendali, ha installato consigli di amministrazione composti esclusivamente da europei e ha adottato altre misure per creare avamposti nella regione in grado di soddisfare le richieste dei clienti di servizi cloud e di intelligenza artificiale più localizzati, hanno aggiunto le persone.

La scorsa settimana Amazon ha lanciato in Europa un servizio di “cloud sovrano”, gestito da cittadini dell'UE e con sede in Germania. Negli ultimi anni Google ha anche creato partnership con aziende locali in diversi paesi europei per il suo servizio di cloud sovrano, tra cui una joint venture in Francia gestita interamente da un'azienda locale, che protegge i clienti da potenziali richieste americane di limitare l'accesso o di spiare.

Immagine in anteprima: European Parliament, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

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