L’attacco al Venezuela e il “pacifista” Trump che ordina attacchi al mondo intero
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“Gli Stati Uniti d’America hanno realizzato un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, Nicolás Maduro, è stato catturato insieme a sua moglie e deportato fuori dal paese.” Così nelle prime ore di sabato notte, il presidente americano Donald Trump ha annunciato con un post sul suo social media Truth la detenzione del Capo di Stato venezuelano.
Ma poche ore dopo Trump è poi andato ben oltre: “gestiremo il Venezuela fino a realizzare una transizione sicura, effettiva e giudiziosa”, ha annunciato durante una conferenza stampa nella sua residenza a Mar A Lago. “Siamo là in questo momento e rimarremo fino a quando il tempo di una transizione vera e propria sarà maturo,” ha detto. E ha aggiunto che l’esercito americano è pronto ad effettuare un secondo attacco “molto più grande”. “Tutte le figure politiche in Venezuela dovrebbero capire che quanto accaduto a Maduro può succedere a loro.”
Si tratta dunque di una drammatica escalation delle operazioni militari che Washington aveva iniziato lo scorso settembre al largo delle coste del paese sudamericano per frenare il traffico di droga. E che, fino a venerdì 2 gennaio, aveva portato a colpire 35 imbarcazioni, uccidendo almeno 115 persone accusate - senza prove - di essere narco-trafficanti.
Trump non ha d’altronde mai accettato la presidenza di Nicolás Maduro, che nel 2024 era stato riconfermato per l’ennesima volta a seguito di elezioni che gli Stati Uniti e gli altri governi occidentali non hanno riconosciuto a causa dei ripetuti indizi di brogli.
Come il presidente americano pensi però di portare avanti una transizione politica in Venezuela non è ancora chiaro.
Di cosa parliamo in questo articolo:
Maduro atterra a New York per l’accusa di narcotraffico
Nahum Fernández, leader del partito di Maduro, ha dichiarato all’agenzia stampa Associated Press che Maduro si trovava nella sua casa presso il presidio militare di Ft. Tiuna quando l’installazione è stata attaccata. Sempre secondo AP, il raid sarebbe durato meno di 30 minuti e le esplosioni – almeno sette – hanno spinto le persone in strada. Secondo la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, ci sono morti sia fra i militari che fra i civili.
Trump ha successivamente aggiunto in un’intervista al canale televisivo conservatore Fox News che Maduro e sua moglie si trovano sulla nave da guerra statunitense Iwo Jima, diretta a New York, dove il presidente venezuelano dovrà affrontare le accuse di narco-terrorismo che gli sono state mosse a partire dal 2020. Un’immagine di Maduro bendato, ammanettato e sotto custodia è stata inoltre diffusa da Trump sul proprio account di Truth.
Durante la conferenza stampa sono poi stati forniti ulteriori dettagli sull’irruzione, che è stata pianificata per mesi e che ha coinvolto oltre 150 velivoli statunitensi a copertura della squadra di terra che si è introdotta nel rifugio di Maduro. Il generale Dan Caine ha rivelato che durante la ritirata ci sono stati vari conflitti a fuoco per “l’autodifesa” delle truppe, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha ricordato che l’operazione è stata decisa in quanto Maduro era un “fuggitivo della giustizia americana con una taglia di 50 milioni di dollari sulla testa”.
Tanto che, poche ore dopo l’attacco, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha emesso un nuovo mandato, accusandolo di guidare “un governo corrotto e illegittimo che, per decadi, ha usato il potere governativo per proteggere e promuovere attività illegali, incluso il traffico di droghe,” agendo con “alcuni dei più violenti e prolifici trafficanti di droga e narco terroristi nel mondo.” “A breve affronteranno l’ira della giustizia americana sul suolo americano nelle corti americane,” ha chiosato la Procuratrice Generale degli Stati Uniti, Pam Bondi.
A dispetto dell’impianto accusatorio, nel corso degli anni vari esperti di sicurezza si sono però dimostrati scettici nell'identificare Maduro come la testa di un’organizzazione criminale strutturata dedita al traffico di droga.
Associated Press ha poi riportato che l’aereo con Maduro a bordo è atterrato a New York nella serata di sabato.
Un salto nel vuoto
Incalzato dai giornalisti su come stia pianificando la transizione di potere nel paese, Trump ha risposto che gli Stati Uniti la gestiranno “con un gruppo di persone” che verranno presto nominate, ricostruiranno “l’infrastruttura petrolifera che verrà pagata direttamente dalle compagnie petrolifere” e si assicureranno di prendersi “cura del popolo venezuelano”.
Ha poi rivelato che Marco Rubio ha avuto una telefonata con la vicepresidente Rodríguez. Secondo la costituzione venezuelana, in assenza del presidente, spetterà a lei assumere l’interim e convocare nuove elezioni in 30 giorni. “È essenzialmente disposta a fare tutto quello che è necessario per rendere di nuovo grande il Venezuela,” ha tagliato corto Trump.
Scelta come vicepresidente nel 2018, Rodríguez detiene anche i ruoli di ministro delle finanze e del petrolio, ed era stata definita da Maduro come una “tigre” in difesa del suo governo socialista.
Il quotidiano statunitense Washington Post ha parlato con una fonte anonima all’interno del governo di Maduro, che ha confermato che il piano sia far assumere a Rodríguez la presidenza. Ma non è ancora arrivata alcuna conferma pubblica. Inoltre, Rodríguez è intervenuta in diretta televisiva, ribadendo la richiesta di liberare Maduro e sua moglie e dando un’immagine di compattezza dell’esecutivo venezuelano. “L’unico presidente del Venezuela è il presidente Nicolás Maduro,” ha detto.
Per ora, il governo venezuelano ha comunque risposto convocando i propri sostenitori per strada. “Quello che hanno creduto di ottenere con le bombe e i missili l’hanno raggiunto solo parzialmente,” ha dichiarato in un video girato per le strade di Caracas il fedelissimo Diosdado Cabello, circondato dalle forze militari e di polizia.
Poco chiaro è anche il ruolo che dovrà avere María Corina Machado, leader dell’opposizione fresca di Nobel per la pace. In un post su X, Machado ha celebrato il raid definendolo come una promessa mantenuta di far rispettare la legge, e ha chiesto ai venezuelani di “essere pronti a mettere in moto quello che presto gli comunicheremo attraverso i canali ufficiali.” Ha inoltre sottolineato come il candidato dell’opposizione Edmundo González Urrutia debba “assumere immediatamente il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come Comandante in Capo della Forza Armata Nazionale”.
Al di là delle esortazioni generiche, Machado non ha però ancora chiarito come intende procedere nelle prossime ore. E lo stesso Trump è stato fino ad ora ambiguo sul suo ruolo: nell’intervista a Fox News ha infatti chiarito che sarà necessario valutare immediatamente se Machado può essere in grado di guidare un nuovo esecutivo. E ha successivamente rincarato la dose in conferenza stampa, sottolineando come non abbia il necessario sostegno o rispetto del paese.
Una violazione della legge internazionale?
Diverse voci hanno iniziato a interrogarsi sulla legittimità dell’intervento statunitense. Le Nazioni Unite si sono infatti dette “molto preoccupate” della scelta di Trump, in quanto potrebbe rappresentare una violazione della legge internazionale.
Secondo il corrispondente della CNN Nick Paton Walsh, Trump ha dato dimostrazione di “poter agire in modo deciso, improvviso e forse incosciente per perseguire i propri vari e variabili obiettivi di politica estera, con poca considerazione dei precedenti, delle conseguenza e – sembra – della legge internazionale.”
L’influente quotidiano New York Times ha sostenuto inoltre che la giustificazione data dall’amministrazione sia assurda, dato che il Venezuela non è uno dei principali produttori né di fentayl né di nessun’altra delle droghe responsabili della recente epidemia di overdose negli Stati Uniti. Inoltre, considera l’operazione come illegale, dato che la costituzione americana richiede l’approvazione del Congresso per qualunque atto di guerra. Infine, Il Times sostiene che le azioni di Trump rischiano di aumentare il caos nel paese. “Fra i possibili sviluppi negativi c’è un aumento della violenza del gruppo militare insorgente colombiano ELN, che è radicato nell’area occidentale del Venezuela, o dei gruppi paramilitari noti come “colectivos”, che hanno operato alla periferia del potere sotto la dittatura di Maduro,” scrive il quotidiano.
Anche i deputati repubblicani hanno dato la carica contro l’esecutivo statunitense, accusandolo di aver mentito al Congresso. Il senatore democratico Chuck Schumer ha infatti dichiarato a Reuters di aver ricevuto rassicurazioni in tre briefing classificati sul fatto che l’amministrazione non stava cercando un cambio di regime o panificando alcuna azione militare in Venezuela.
I governi europei stanno per ora mantenendo una linea di prudenza nelle loro valutazioni dell’accaduto. Kaja Kallas, Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, ha ricordato infatti con un post su X che “l’Ue ha ripetutamente ribadito che il signor Maduro mancava di ogni legittimità, ed ha difeso una transizione pacifica.” Più in là si è spinta la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ricordando come “qualsiasi soluzione debba rispettare la legge internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.” Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha sottolineato come il suo paese non sia stato coinvolto nell’operazione, e che aspetta di parlare con Trump per “stabilire i fatti”. Più duro è stato invece il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che ha dichiarato come “la Spagna non ha riconosciuto il regime di Maduro, ma nemmeno riconoscerà un intervento che viola il diritto internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e belligeranza.”
In una nota ufficiale, Giorgia Meloni ha invece difeso l’iniziativa statunitense, considerando “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico.”
A condannare apertamente l’attacco sono stati paesi storicamente alleati di Maduro, come l’Iran e la Russia. In un commento ufficiale, Lavrov ha infatti sostenuto come tali azioni "costituiscono un inaccettabile sconfinamento nella sovranità di uno Stato indipendente, il cui rispetto è un principio chiave della legge internazionale.”
Dura è stata poi la reazione cinese. Un editoriale del Global Times - ovvero il giornale internazionale del Partito Comunista - ha sostenuto che “simili atti egemonici degli Stati Uniti violano seriamente la legge internazionale e la sovranità venezuelana”.
L’America Latina è infine apparsa divisa e frammentata: i governi di sinistra vicini a Maduro, come quello brasiliano di Luiz Inácio Lula da Silva e quello colombiano di Gustavo Petro, hanno duramente criticato l’operazione. Il presidente argentino Milei l’ha invece celebrata con un laconico “lunga vita alla libertà”.
Il paradosso - scrive l’opinionista del Guardian Simon Tisdall - rimane quello di un presidente che continua a dire di lavorare per la pace, ma conduce un numero record di attacchi a ogni latitudine. “Secondo i sondaggi, l’anno scorso gli Stati Uniti hanno condotto un numero record di attacchi aerei in Medio Oriente e in Africa. Da quando è tornato in carica un anno fa, il “pacifista” Trump ha bombardato lo Yemen, uccidendo con negligenza numerosi civili dopo aver allentato le regole d’ingaggio; ha bombardato la Nigeria, con effetti controproducenti; ha bombardato Somalia, Iraq e Siria; e ha bombardato l’Iran, dove ha esagerato in modo mendace il successo degli attacchi statunitensi contro le strutture nucleari. Si rifiuta persino di escludere l’ipotesi di bombardare la Groenlandia, territorio sovrano di un alleato della Nato, la Danimarca,” scrive Tisdall. Per lui, “il rischio è che - come altri presidenti che hanno esaurito lo spazio d’azione sul fronte interno - Trump stia scoprendo che la scena mondiale offre maggiori possibilità di esercitare potere e soddisfare l’ego. Sta costruendo un’eredità nel sangue."
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