Ciao a tutti

‘Io, cronista sul fronte grillino’

9 Aprile 2013 3 min lettura

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‘Io, cronista sul fronte grillino’

2 min lettura

Martedì 9 aprile. Giorno 43.
Non mi piego al classico stereotipo da detenzione: non disegno trattini su un muro. Non li sbarro per tenere il conto. Non ne ho bisogno. Questi giorni di immersione totale nell'empireo grillino li sento bene abbastanza da percepire lo scorrere del tempo nei brividi fra i peli delle braccia ogni volta che li metto in fila, e che sento che sono 43 dall'inizio di tutto. Soltanto il ricordo del giorno prima ha lo stesso effetto, quel senso di nausea e peli dritti. "Vai, tu prendi i grillini": quando ho accettato l'incarico del caporedattore non mi sarei mai aspettato di dover rinunciare a così tanto, privarmi di una vita che ormai sembra la canzone scema dei carillon di una volta, e la girandola dei ricordi da comporre. Meccanico. Mi chiedo se sia ancora in grado di resistere,  settimane di pedinamento, domande insolute, il racconto del "cittadini" del MoVimento.

Per stadi, ho accompagnato la loro ascesa su quello che per me ha cominciato a somigliare a un golgota. Li ho raggiunti nei commenti sul blog, sulle loro piattaforme liquide, insonne in piena notte a registrare strani personaggi su un forum, a parlare d'acqua pubblica e effetti collaterali dei vaccini. Ho inseguito il loro capo, coperto da un cappuccio sulle coste toscane, o trasportato da una macchina scura per le vie di Roma. Ho ascoltato e analizzato infinite ore di diretta de La Cosa. Sono salito sui tetti, su una Panda, li ho scortati - loro in pullman - fino a un agriturismo inaccessibile, dove mi è stato offerto un panino con una bottiglietta d'acqua. L'umiliazione. Ora ho pezzi di me, e solo quelli. Scampoli di pensieri tenuti insieme dall'abitudine, e non più la forza per tradurre i post di Grillo, né per montare ancora su una Vespa e rincorrrere l'ultima riunione a porte chiuse.

Stamattina ho guardato il cielo. Azzurro, intenso, finalmente, come da mesi non lo vedevo così azzurro, come se non avessi mai conosciuto il concetto di "colore". Una luce trasversale, più luminosa e giallastra, attraversava la città lambendo in diagonale i palazzi di Roma. Un singhiozzo di speranza mi ha trapassato il petto, come se aprile, la normale inclinazione terrestre, l'asse di rotazione e rivoluzione e i nuovi giochi d'ombre della primavera mi volessero spingere avanti con quella assurda giostra cromatica. Ancora un po'. "Puoi farcela". Posso farcela. Avrei voluto correre da Lucia, tornare di nuovo a casa, abbracciare la mia piccola, la mia piccola principessa (a volte ho paura che non mi riconosca più).

Poi (NO!) ho aperto Repubblica.it. Poi Corriere, Stampa, Ansa, messaggi, mail, alla ricerca di una smentita: un demone di stelle infuocate mi ha riacciuffato per i capelli, portato via dai miei sogni ebeti e ricacciato in fondo a un abisso di derisione spicciola e editoriali. Il MoVimento vuole occupare le Camere a oltranza. La redazione pretende "una degna copertura". "Ci aspettiamo i numeri, tieni acceso Twitter". Ma io no. Non più. Non intendo.
Questa non è la mia guerra.

PS: Lucia accendi WhatsApp.

(CIAO A TUTTI è una specie di rubrica talvolta satirica dalla parte dei castori - per scelta, non mi costringe nessuno).

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