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6 Gennaio 2023

USA, il Grande Lago Salato scomparirà entro 5 anni senza un “salvataggio di emergenza”

Secondo un rapporto della Brigham Young University, il Grande Lago Salato dello Utah sta correndo un “pericolo senza precedenti” e rischia di scomparire entro 5 anni senza un intervento massiccio di salvataggio. Il Grande Lago Salato è sceso a un livello preoccupantemente basso a causa della siccità, dovuta ai cambiamenti climatici, che sta colpendo gli Stati dell’Ovest.

“La scomparsa del Grande Lago Salato potrebbe causare danni immensi alla salute pubblica, all'ambiente e all'economia dello Utah”, scrivono gli autori del rapporto. “Le scelte che faremo nei prossimi mesi saranno decisive per lo Utah e gli ecosistemi di tutti gli Stati dell’Ovest per i decenni a venire”.

Il Grande Lago Salato, colpito da un uso eccessivo dell'acqua e dal peggioramento della crisi climatica, è sceso a livelli record per due anni di fila. Il lago è ora quasi 6 metri al di sotto del suo livello medio naturale ed è entrato in un “terreno inesplorato” dopo aver perso il 73% della sua acqua e aver lasciato scoperto il 60% del suo letto lacustre, si legge nel rapporto.

“L'ecosistema del lago sta collassando. Siamo oltre l’orlo del precipizio”, ha dichiarato alla CNN Benjamin Abbott, professore di ecologia alla Brigham Young University e autore principale del rapporto. “È onestamente disarmante vedere quanta parte del lago è scomparsa. Ormai possiamo parlare di letto lacustre più che di un lago in questo momento”.

Con il clima sempre più caldo e secco, molti laghi dell'Ovest subiranno una maggiore evaporazione, una maggiore richiesta d'acqua e un declino definitivo dei livelli d’acqua. “La triste realtà climatica del Grande Lago Salato – ha detto Abbott – è un indicatore di ciò che sta accadendo o è destinato ad accadere in tutto il mondo in un pianeta che si sta riscaldando”.

Gli impatti sono enormi e diffusi. Il declino del lago minaccia l'habitat per le specie in estinzione e l'economia locale dello Stato: dall'industria mineraria all'agricoltura e alle attività ricreative, il Grande Lago Salato contribuisce all'economia annuale per 1,3 miliardi di dollari, secondo una valutazione dello Stato. Se il lago continuasse a prosciugarsi, lo studio ha prefigurato danni economici tra 1,7 e 2,2 miliardi di dollari all'anno.

E poi ci sono i danni per la salute. Quando i forti venti soffiano sul fondo del lago in via di siccità, sollevano minuscole particelle che possono essere inalate e danneggiare i polmoni e aggravare altre malattie, come asma, malattie cardiache e bronchite cronica.

Gli autori del rapporto chiedono all'ufficio del Governatore dello Utah di dichiarare lo stato di emergenza o, per lo meno, di attuare misure di emergenza per la conservazione dell'acqua che non solo riducano l'uso dell'acqua, ma che assicurino il suo arrivo al lago per rifornirlo: un compito enorme se si considera che la pianificazione e l'assegnazione dell'acqua per lo Stato avvengono a febbraio e marzo, scrive CNN.

Gli autori hanno inoltre invitato le istituzioni a mettere in atto soluzioni a più lungo termine che consentano di ridurre l'uso dell'acqua. Se la siccità persiste nell'Ovest, come prospettano gli scienziati del clima, il raggiungimento di un livello stabile di afflusso richiederebbe tagli all'uso dell'acqua fino al 50% nel bacino idrografico del Grande Lago Salato.

15 Gennaio 2023 12:27
Il 2022 è stato il quinto anno più caldo di sempre

Il 2022 è stato il quinto anno più caldo di sempre ed è stata l’estate con le temperature più alte mai registrate in Europa dall’età preindustriale. È quanto emerge dai dati diffusi da Copernicus, il Servizio per i Cambiamenti Climatici dell’Unione Europea.

La temperatura media globale nel 2022 è stata di 1,2°C superiore rispetto alla media del periodo di riferimento 1850-1900. Un dato sempre più vicino al limite di 1,5°C fissato dall’accordo di Parigi nel 2015. 

L’aumento di temperatura non è stato uniforme in tutto il mondo. La Niña ha causato un abbassamento delle temperature nella regione del Pacifico, il che significa che l'Australia e il Sud America tendevano a essere più freddi della media nel 2022, mentre alcune parti dell'Europa occidentale, il Medio Oriente, l'Asia centrale e la Cina, la Nuova Zelanda, l'Africa nord-occidentale e il Corno d'Africa hanno avuto l'anno più caldo mai registrato. Le temperature hanno superato di oltre 2°C la media 1991-2020 anche in alcune zone della Siberia centro-settentrionale e lungo la penisola antartica. In particolare, l’Articolo e l’Europa stanno registrando un aumento delle temperature rispettivamente di quattro e due volte più veloce della media globale.

“Ogni frazione di grado è importante. Più caldo è il clima globale, più eventi meteorologici estremi si verificano. Sono più intensi, più frequenti e questo ha implicazioni non solo per le persone ma anche per gli ecosistemi, la biodiversità e gli habitat”, ha commentato la vicedirettrice di Copernicus Samantha Burgess.

Per quanto riguarda l’Europa, dodici paesi europei hanno battuto i record di temperatura mensile nel 2022. Gli aumenti più elevati sono stati registrati a fine estate, ottobre e dicembre. In Austria, la media dell'ottobre 2022 è stata di 3,3°C più calda della temperatura media di ottobre registrata tra il 1991 e il 2020. Anche Francia e Slovenia hanno registrato anomalie di temperatura di 3°C o più nello stesso mese. Croazia e Grecia hanno registrato un incremento di 3°C a dicembre.

L'Italia è stata più calda della media per tutti i mesi dell'anno tranne due e ha registrato l'anomalia di temperatura mensile più alta di sempre a maggio, ottobre e dicembre. 

L'Europa settentrionale e occidentale ha sperimentato ondate di calore intense e prolungate nel corso dell'anno. Gran parte del continente ha sofferto la siccità e le emissioni estive di incendi boschivi hanno raggiunto il loro livello massimo degli ultimi 15 anni.

11 Gennaio 2023 13:06
Nel 2022 gli oceani hanno registrato le temperature più alte di sempre

Le temperature degli oceani hanno raggiunto nel 2022 livelli mai registrati dal 1958, da quando cioè vengono raccolti i dati, a dimostrazione dei profondi e pervasivi cambiamenti che le emissioni causate dall'uomo stanno apportando al clima del pianeta. È quanto emerge da uno studio pubblicato dalla rivista scientifica “Advances in atmospheric sciences” al quale hanno partecipato ricercatori di università statunitensi, cinesi e italiane. 

Oltre il 90% del calore in eccesso intrappolato dalle emissioni di gas serra viene assorbito dagli oceani con conseguenze notevoli sul clima globale. Gli oceani più caldi contribuiscono a rafforzare i fenomeni meteorologici estremi, provocando uragani e tifoni più intensi e una maggiore umidità nell'aria che porta piogge più intense e inondazioni. Inoltre l'acqua più calda si espande, facendo salire il livello del mare e mettendo in pericolo le città costiere.

L’aumento del calore assorbito dagli oceani è accompagnato anche da un aumento della salinità e della stratificazione (la separazione delle acque a diversi livelli di profondità) che, insieme, possono alterare gli scambi di calore, CO2 e ossigeno tra oceani e atmosfera, impattando in modo drammatico sulla vita negli ecosistemi marini e sui cicli dell’acqua.

Secondo una ricerca pubblicata dalla National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense, molti eventi meteorologici estremi nel 2022 sono stati resi più probabili e più intensi dalla crisi climatica, come le forti piogge che hanno causato devastanti inondazioni in Ciad, Niger e Nigeria.

9 Gennaio 2023 11:35
ONU: “Lo strato di ozono terrestre sarà risanato entro i prossimi decenni”

Secondo una nuovo rapporto delle Nazioni Unite, il buco nell'ozono terrestre, un tempo il pericolo ambientale più temuto dall'umanità, è destinato a risanarsi completamente nella maggior parte del mondo entro due decenni a seguito di un'azione decisa da parte dei governi per eliminare gradualmente le sostanze che riducono lo strato di ozono.

Lo strato di ozono sarà completamente recuperato entro il 2040 in tutto il mondo, entro il 2045 nell'Artico ed entro il 2066 nell'Antartico. Decisivo è stato il Protocollo di Montreal del 1989, un accordo internazionale che ha contribuito a eliminare il 99% delle sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono, come i clorofluorocarburi (CFC) utilizzati come solventi e refrigeranti. 

L'ONU ha dichiarato che l'azione intrapresa per lo strato di ozono ha anche rafforzato la risposta più lenta e discontinua alla crisi climatica: i CFC sono anche gas a effetto serra e il loro uso continuato e incontrollato avrebbe aumentato le temperature globali di ben 1°C entro la metà del secolo, peggiorando una situazione già disastrosa in cui i gas che riscaldano il pianeta non sono ancora diminuiti.

“L'azione a favore dell'ozono costituisce un precedente per l'azione a favore del clima”, ha dichiarato Petteri Taalas, segretario generale dell'Organizzazione meteorologica mondiale. “Il nostro successo nell'eliminazione delle sostanze chimiche che danneggiano l'ozono ci mostra cosa si può e si deve fare con urgenza per abbandonare i combustibili fossili, ridurre i gas serra e limitare così l'aumento della temperatura”. L'accordo di Montreal dovrebbe essere considerato “il trattato ambientale di maggior successo della storia e incoraggia gli Stati a riunirsi, darsi degli obiettivi e agire di conseguenza”, ha aggiunto David Fahey, scienziato della National Oceanic and Atmospheric Administration e autore principale del nuovo rapporto.

Fahey ha spiegato che anche con una rapida azione globale sui CFC, le sostanze chimiche permangono nell'atmosfera per circa un secolo. “È un po' come aspettare che la vernice si asciughi, bisogna solo aspettare che la natura faccia il suo dovere ed elimini queste sostanze chimiche”. La sfida è ancora più grande quando si tratta di gas serra come l'anidride carbonica, che rimangono nell'atmosfera molto più a lungo e le cui emissioni sono molto più diffuse e incorporate in quasi tutte le attività delle società. “La CO2 è di un altro ordine di grandezza per quanto riguarda la sua longevità, il che è preoccupante”, ha detto Fahey. “Far sì che ogni persona sul pianeta smetta di bruciare combustibili fossili è una sfida molto diversa”.

9 Gennaio 2023 09:34
La lotta delle comunità costiere degli Stati Uniti per fermare gli impianti di GNL che minacciano i loro territori

Negli Stati Uniti comunità costiere, pescatori tradizionali, indigeni e attivisti stanno protestando da tempo per fermare la realizzazione di nuovi impianti per l’esportazione del gas naturale liquefatto (GNL). Lo scorso novembre i massimi dirigenti del settore del gas si sono riuniti al Golden Nugget Casino di Lake Charles, in Louisiana, per discutere della “necessità” di costruire nuovi impianti di GNL sulla costa del Golfo. All’esterno, le proteste degli attivisti e delle comunità costiere. 

“Siamo qui per proteggere le nostre case, i nostri mezzi di sostentamento e le nostre famiglie”, ha dichiarato a Politico Travis Dardar, un pescatore indigeno di gamberetti, alla guida dei manifestanti. “Aziende come la Venture Global costruiscono questi enormi impianti per l'esportazione di gas che riempiono di cemento le nostre zone di pesca, avvelenano i frutti di mare nelle nostre acque e rendono invivibili le nostre case - e si aspettano che noi ce ne stiamo seduti ad accettare? No, diamine”.

Lungo gran parte della costa del Texas e della Louisiana sono stati costruiti impianti petrolchimici, raffinerie, oleodotti e impianti per l'esportazione di gas e petrolio greggio.

Diversa la situazione più a sud-ovest, dove un'area della Costa del Golfo, sulla costa al confine con il Messico, non è stata ancora interessata dalla costruzione di giganteschi serbatoi di stoccaggio di petrolio e gas, oleodotti e impianti di esportazione. Lungo la costa ci sono parchi, riserve naturali e rifugi per la fauna selvatica, che circondano il delta dove il Rio Grande si riversa nel mare. Il Laguna Atascosa National Wildlife Refuge, ad esempio, ospita l'ocelot, un felino selvatico in via di estinzione di cui ci sono ancora solo poche decine di esemplari.

“Non abbiamo raffinerie di combustibili fossili al porto di Brownsville, sulla costa della Rio Grande Valley. Tre quarti della costa del Golfo del Texas sono già pieni di industrie, con ciminiere, navi cisterna, noi abbiamo invece tutto questo: parchi, riserve naturali, rifugi”, ha dichiarato a Gas Outlook Bekah Hinojosa, attivista della campagna per la Costa del Golfo presso l'ONG Sierra Club. In realtà erano stati proposti cinque i progetti di GNL anche per l'area di Brownsville, ma sono stati fermati grazie anche alla sinergia tra l’ONG e attivisti in Europa per fare pressione sulle principali banche europee che finanziano i progetti di GNL nella Costa del Golfo. Restano in piedi ancora due progetti - Texas LNG e Rio Grande LNG - che puntano a iniziare i lavori entro l’inizio del prossimo anno. 

“Siamo in prima linea nella militarizzazione dei confini, stiamo già vivendo disastri climatici come uragani e inondazioni molto gravi durante l'anno. Siamo una comunità fortemente vulnerabile, composta per lo più da gente di colore e da indigeni. Questi progetti metterebbero a serio rischio le nostre comunità”, spiega Hinojosa.

6 Gennaio 2023 10:33
USA, il Grande Lago Salato scomparirà entro 5 anni senza un “salvataggio di emergenza”

Secondo un rapporto della Brigham Young University, il Grande Lago Salato dello Utah sta correndo un “pericolo senza precedenti” e rischia di scomparire entro 5 anni senza un intervento massiccio di salvataggio. Il Grande Lago Salato è sceso a un livello preoccupantemente basso a causa della siccità, dovuta ai cambiamenti climatici, che sta colpendo gli Stati dell’Ovest.

“La scomparsa del Grande Lago Salato potrebbe causare danni immensi alla salute pubblica, all'ambiente e all'economia dello Utah”, scrivono gli autori del rapporto. “Le scelte che faremo nei prossimi mesi saranno decisive per lo Utah e gli ecosistemi di tutti gli Stati dell’Ovest per i decenni a venire”.

Il Grande Lago Salato, colpito da un uso eccessivo dell'acqua e dal peggioramento della crisi climatica, è sceso a livelli record per due anni di fila. Il lago è ora quasi 6 metri al di sotto del suo livello medio naturale ed è entrato in un “terreno inesplorato” dopo aver perso il 73% della sua acqua e aver lasciato scoperto il 60% del suo letto lacustre, si legge nel rapporto.

“L'ecosistema del lago sta collassando. Siamo oltre l’orlo del precipizio”, ha dichiarato alla CNN Benjamin Abbott, professore di ecologia alla Brigham Young University e autore principale del rapporto. “È onestamente disarmante vedere quanta parte del lago è scomparsa. Ormai possiamo parlare di letto lacustre più che di un lago in questo momento”.

Con il clima sempre più caldo e secco, molti laghi dell'Ovest subiranno una maggiore evaporazione, una maggiore richiesta d'acqua e un declino definitivo dei livelli d’acqua. “La triste realtà climatica del Grande Lago Salato – ha detto Abbott – è un indicatore di ciò che sta accadendo o è destinato ad accadere in tutto il mondo in un pianeta che si sta riscaldando”.

Gli impatti sono enormi e diffusi. Il declino del lago minaccia l'habitat per le specie in estinzione e l'economia locale dello Stato: dall'industria mineraria all'agricoltura e alle attività ricreative, il Grande Lago Salato contribuisce all'economia annuale per 1,3 miliardi di dollari, secondo una valutazione dello Stato. Se il lago continuasse a prosciugarsi, lo studio ha prefigurato danni economici tra 1,7 e 2,2 miliardi di dollari all'anno.

E poi ci sono i danni per la salute. Quando i forti venti soffiano sul fondo del lago in via di siccità, sollevano minuscole particelle che possono essere inalate e danneggiare i polmoni e aggravare altre malattie, come asma, malattie cardiache e bronchite cronica.

Gli autori del rapporto chiedono all'ufficio del Governatore dello Utah di dichiarare lo stato di emergenza o, per lo meno, di attuare misure di emergenza per la conservazione dell'acqua che non solo riducano l'uso dell'acqua, ma che assicurino il suo arrivo al lago per rifornirlo: un compito enorme se si considera che la pianificazione e l'assegnazione dell'acqua per lo Stato avvengono a febbraio e marzo, scrive CNN.

Gli autori hanno inoltre invitato le istituzioni a mettere in atto soluzioni a più lungo termine che consentano di ridurre l'uso dell'acqua. Se la siccità persiste nell'Ovest, come prospettano gli scienziati del clima, il raggiungimento di un livello stabile di afflusso richiederebbe tagli all'uso dell'acqua fino al 50% nel bacino idrografico del Grande Lago Salato.