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5 Gennaio 2023

UK, gli agricoltori riceveranno proventi pubblici per proteggere l’ambiente e produrre cibo in modo più sostenibile

Nel Regno Unito, il governo ha deciso di destinare fondi pubblici agli agricoltori per proteggere l’ambiente e produrre cibo in modo più sostenibile nell’ambito dei nuovi programmi di gestione ambientale del territorio (ELMS). L’ELMS è destinato a sostituire la politica agricola comune (PAC) dell'Unione Europea. Finora, gli agricoltori ricevono sussidi diretti in base alla quantità di terra posseduta, secondo uno schema di finanziamento che favorisce i grandi proprietari terrieri. Il nuovo sistema verrà introdotto gradualmente entro il 2027/28

Secondo l’ELMS, gli attuali 30.000 agricoltori che hanno aderito al programma di gestione delle campagna, vedranno un aumento medio del 10% dei fondi che ricevono per azioni di protezione ambientale, come la gestione degli habitat. Inoltre, sono previsti fino a 1.000 sterline in più all'anno per le aziende più piccole, inclusi gli affittuari, per coprire i costi amministrativi di partecipazione al programma. 

Il sindacato degli agricoltori NFU ha accolto con favore l'aumento dei fondi, ma ha avvertito che potrebbe essere “troppo poco e troppo tardi, soprattutto alla luce delle attuali sfide economiche che stiamo vivendo e della rapida erosione dei pagamenti diretti”. L'annuncio arriva infatti in concomitanza con l'aumento dei costi della produzione alimentare, con gli agricoltori colpiti in particolar modo dagli aumenti dei costi dei mangimi, dei fertilizzanti e del carburante.

Cauti anche i gruppi ambientalisti che temono che questi nuovi fondi possano essere sottratti a progetti ambientali più ambiziosi.

9 Gennaio 2023 09:34
La lotta delle comunità costiere degli Stati Uniti per fermare gli impianti di GNL che minacciano i loro territori

Negli Stati Uniti comunità costiere, pescatori tradizionali, indigeni e attivisti stanno protestando da tempo per fermare la realizzazione di nuovi impianti per l’esportazione del gas naturale liquefatto (GNL). Lo scorso novembre i massimi dirigenti del settore del gas si sono riuniti al Golden Nugget Casino di Lake Charles, in Louisiana, per discutere della “necessità” di costruire nuovi impianti di GNL sulla costa del Golfo. All’esterno, le proteste degli attivisti e delle comunità costiere. 

“Siamo qui per proteggere le nostre case, i nostri mezzi di sostentamento e le nostre famiglie”, ha dichiarato a Politico Travis Dardar, un pescatore indigeno di gamberetti, alla guida dei manifestanti. “Aziende come la Venture Global costruiscono questi enormi impianti per l'esportazione di gas che riempiono di cemento le nostre zone di pesca, avvelenano i frutti di mare nelle nostre acque e rendono invivibili le nostre case - e si aspettano che noi ce ne stiamo seduti ad accettare? No, diamine”.

Lungo gran parte della costa del Texas e della Louisiana sono stati costruiti impianti petrolchimici, raffinerie, oleodotti e impianti per l'esportazione di gas e petrolio greggio.

Diversa la situazione più a sud-ovest, dove un'area della Costa del Golfo, sulla costa al confine con il Messico, non è stata ancora interessata dalla costruzione di giganteschi serbatoi di stoccaggio di petrolio e gas, oleodotti e impianti di esportazione. Lungo la costa ci sono parchi, riserve naturali e rifugi per la fauna selvatica, che circondano il delta dove il Rio Grande si riversa nel mare. Il Laguna Atascosa National Wildlife Refuge, ad esempio, ospita l'ocelot, un felino selvatico in via di estinzione di cui ci sono ancora solo poche decine di esemplari.

“Non abbiamo raffinerie di combustibili fossili al porto di Brownsville, sulla costa della Rio Grande Valley. Tre quarti della costa del Golfo del Texas sono già pieni di industrie, con ciminiere, navi cisterna, noi abbiamo invece tutto questo: parchi, riserve naturali, rifugi”, ha dichiarato a Gas Outlook Bekah Hinojosa, attivista della campagna per la Costa del Golfo presso l'ONG Sierra Club. In realtà erano stati proposti cinque i progetti di GNL anche per l'area di Brownsville, ma sono stati fermati grazie anche alla sinergia tra l’ONG e attivisti in Europa per fare pressione sulle principali banche europee che finanziano i progetti di GNL nella Costa del Golfo. Restano in piedi ancora due progetti - Texas LNG e Rio Grande LNG - che puntano a iniziare i lavori entro l’inizio del prossimo anno. 

“Siamo in prima linea nella militarizzazione dei confini, stiamo già vivendo disastri climatici come uragani e inondazioni molto gravi durante l'anno. Siamo una comunità fortemente vulnerabile, composta per lo più da gente di colore e da indigeni. Questi progetti metterebbero a serio rischio le nostre comunità”, spiega Hinojosa.

5 Gennaio 2023 10:18
UK, gli agricoltori riceveranno proventi pubblici per proteggere l’ambiente e produrre cibo in modo più sostenibile

Nel Regno Unito, il governo ha deciso di destinare fondi pubblici agli agricoltori per proteggere l’ambiente e produrre cibo in modo più sostenibile nell’ambito dei nuovi programmi di gestione ambientale del territorio (ELMS). L’ELMS è destinato a sostituire la politica agricola comune (PAC) dell'Unione Europea. Finora, gli agricoltori ricevono sussidi diretti in base alla quantità di terra posseduta, secondo uno schema di finanziamento che favorisce i grandi proprietari terrieri. Il nuovo sistema verrà introdotto gradualmente entro il 2027/28

Secondo l’ELMS, gli attuali 30.000 agricoltori che hanno aderito al programma di gestione delle campagna, vedranno un aumento medio del 10% dei fondi che ricevono per azioni di protezione ambientale, come la gestione degli habitat. Inoltre, sono previsti fino a 1.000 sterline in più all'anno per le aziende più piccole, inclusi gli affittuari, per coprire i costi amministrativi di partecipazione al programma. 

Il sindacato degli agricoltori NFU ha accolto con favore l'aumento dei fondi, ma ha avvertito che potrebbe essere “troppo poco e troppo tardi, soprattutto alla luce delle attuali sfide economiche che stiamo vivendo e della rapida erosione dei pagamenti diretti”. L'annuncio arriva infatti in concomitanza con l'aumento dei costi della produzione alimentare, con gli agricoltori colpiti in particolar modo dagli aumenti dei costi dei mangimi, dei fertilizzanti e del carburante.

Cauti anche i gruppi ambientalisti che temono che questi nuovi fondi possano essere sottratti a progetti ambientali più ambiziosi.

28 Dicembre 2022 17:26
Cos’è il vortice polare che sta causando decine di vittime negli Stati Uniti?

Più di 60 persone sono morte negli Stati Uniti in seguito alla tempesta di neve che sta colpendo praticamente tutto il paese. La metà nella sola città di Buffalo. Migliaia di persone sono ancora senza corrente elettrica. I funzionari cittadini hanno dichiarato di essersi spostati da un’auto all’altra per cercare i sopravvissuti, trovando talvolta i corpi nelle auto o tra i banchi di neve. 

Un articolo del New York Times ha spiegato le cause della tempesta invernale di questi giorni. Sulla parte centrale degli Stati Uniti si è abbattuto un vortice polare che ha portato aria artica estremamente fredda e ha fatto precipitare rapidamente le temperature in molte aree. 

Il vortice è una grande distesa rotante di aria fredda che generalmente circonda l'Artico, ma occasionalmente si sposta a sud del polo. Il vortice si rafforza e diventa molto più freddo in inverno, perché in quel periodo dell'anno, con l'emisfero settentrionale inclinato rispetto al Sole, la luce solare raggiunge poco o nulla l'Artico per riscaldarlo. Se si guardasse dal Polo Nord, l'aria sembrerebbe ruotare in senso antiorario. Alcuni scienziati l'hanno paragonata a una trottola. Il vortice è circondato dalla corrente a getto polare, una banda di venti che soffia da ovest a est intorno al pianeta.

In condizioni normali, il vortice è stabile e confinato nell'Artico. Ma proprio come una trottola può iniziare a oscillare e andare alla deriva se urta contro qualcosa, il vortice può essere interrotto. Questo è accompagnato da cambiamenti nella corrente a getto, che sviluppa un andamento ondulato e sinuoso mentre gira intorno al globo. A volte il vortice si divide in diversi frammenti che si spostano verso sud. A volte, come sembra accadere questa settimana, si allunga come un elastico. Se il movimento è sufficientemente rapido, le temperature nelle aree esposte alla massa d'aria fredda possono scendere di decine di gradi in poche ore e rimanere estremamente basse per giorni o addirittura settimane, fino a quando il vortice non si stabilizza nuovamente nella regione del Polo Nord.

Le ondate di freddo legate al vortice si verificano regolarmente negli Stati Uniti. Una delle più dannose nel febbraio 2021 aveva fatto scendere le temperature nel Texas di 4 gradi inferiori alla norma. Quell’ondata di gelo causò almeno 250 morti e ingenti danni alle infrastrutture elettriche dello Stato.

Gli scienziati non sono ancora sicuri nell’individuare la crisi climatica quale causa della frequenza di questi vortici. Ci sono molti indizi, ma c’è ancora tanto da studiare, scrive il New York Times. Con il continuo aumento delle emissioni globali di anidride carbonica, che intrappolano il calore, l'Artico si sta riscaldando quasi quattro volte più velocemente di altre parti del pianeta, secondo gli ultimi studi, e la copertura di ghiaccio marino della regione si sta riducendo. Ma non ci sono certezze sul ruolo del cambiamento climatico, spiega Steve Vavrus, scienziato del clima dell'Università del Wisconsin, che insieme a Jennifer Francis, ora al Woodwell Climate Research Center in Massachusetts, nel 2012 è stato autore di uno studio molto importante su come il riscaldamento dell'Artico sta influenzando il vortice polare. 

22 Dicembre 2022 18:39
Il pinguino imperatore è a rischio di estinzione, insieme a due terzi delle specie autoctone dell’Antartide

Due terzi delle specie autoctone dell'Antartide, tra cui i pinguini imperatore, sono a rischio estinzione o di forte riduzione della popolazione entro il 2100, secondo una nuova ricerca pubblicata su Plos Biology che delinea le priorità per proteggere la biodiversità del continente.

Lo studio, frutto di una collaborazione internazionale di 28 istituzioni di 12 paesi, ha identificato i pinguini imperatore come la specie antartica a maggior rischio di estinzione, seguita da altri uccelli marini e dai nematodi del suolo secco.

“Le minacce che colpiscono le specie dell'Antartide sono molteplici, nonostante si pensi che sia una regione selvaggia, remota e incontaminata”, ha dichiarato l'autrice principale dello studio, la dottoressa Jasmine Lee, del British Antarctic Survey. 

L'Antartide è molto ben protetta dal trattato antartico e dal protocollo sulla protezione ambientale", ha aggiunto Aleks Terauds, della Divisione Antartica Australiana e coautore dello studio. "Ma l'unicità del continente, i suoi valori selvaggi e l'incredibile biodiversità significano che stiamo ancora cercando di fare qualcosa per cercare di garantire che l'impatto sia il minore possibile”.

22 Dicembre 2022 18:37
Il Giappone approva un’inversione di rotta sull’energia nucleare dopo l’incidente di Fukushima del 2011 in risposta alla crisi energetica

Il Giappone ha approvato un piano per rilanciare l'uso dell'energia nucleare, una vera e propria inversione di rotta rispetto al piano di denuclearizzazione predisposto dopo l’incidente di Fukushima del 2011, per far fronte alla grave carenza di elettricità che sta colpendo il paese e cercare al tempo stesso di rispettare gli impegni per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. 

Secondo il nuovo piano, presentato la scorsa settimana da un gruppo consultivo del governo, il paese “massimizzerà l'uso dei reattori nucleari esistenti”, prolungando la loro durata oltre i 60 anni, e svilupperà reattori avanzati per sostituire quelli già dismessi. Tuttavia, ha commentato al Financial Times Takeo Kikkawa, professore dell'Università Internazionale del Giappone e membro del Consiglio per l'energia del governo, “il prolungamento dell'operatività dei reattori esistenti potrebbe a sua volta frenare la costruzione di reattori avanzati. Questa è l'ultima occasione per rimettere finalmente in moto la politica nucleare, attualmente in fase di stallo”.

Prima dell’incidente di Fukushima, circa un terzo dell’energia giapponese proveniva da 54 reattori nucleari. Ora ne sono operativi solo nove, costringendo il paese a bruciare più carbone, gas naturale e petrolio, nonostante l'impegno a raggiungere emissioni zero nette di carbonio entro il 2050.

“C'è il rischio di una crisi energetica per la prima volta dalla crisi petrolifera del 1973, a fronte di una situazione di grave tensione”, si legge nella road map decennale pubblicata dal gruppo di esperti, citando l'aumento globale dei prezzi dell'energia in seguito all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Il governo prevede di investire più di 150 miliardi di yen (1,1 miliardi di dollari) insieme al settore privato nel prossimo decennio per raggiungere il suo obiettivo. Di questa cifra, raccoglierà 20 miliardi di yen emettendo un nuovo tipo di obbligazioni per attirare gli investimenti privati. La tassa sul carbonio, che richiede un contributo monetario per le emissioni di gas serra, sarà utilizzata per finanziare il rimborso di queste obbligazioni.

Nel frattempo il governo ha stanziato 6 miliardi di yen (44 milioni di dollari) per lo sviluppo di pompe e la realizzazione di tubi lunghi fino a 6mila metri per poter estrarre metalli di terre rare, essenziali per i veicoli elettrici e ibridi, dai fondali marini di un’area al largo dell’isola di Minami-Torishima, un atollo corallino nell'Oceano Pacifico, a circa 1.900 chilometri a sud-est di Tokyo. Attualmente il Giappone dipende dalle importazioni per quasi tutto il suo fabbisogno di metalli rari. Il 60% proviene dalla Cina, principalmente il neodimio, utilizzato nella generazione di energia eolica, e il disprosio, utilizzato nei motori dei veicoli elettrici.