Iscriviti alla nostra Newsletter

6 Dicembre 2022

Al via a Montreal la COP15 sulla biodiversità: l’obiettivo è proteggere il 30% della terra e del mare entro il 2030

Si terrà dal 7 al 19 dicembre a Montreal, in Canada, la quindicesima conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica. Guidata dalla Cina, arriva con due anni di ritardo a causa della pandemia. Si tratta di un appuntamento molto importante perché dovrà definire gli obiettivi da perseguire per arrestare la perdita di biodiversità da qui al 2030. Gli ultimi impegni assunti dai governi, nel corso della COP10 di Nagoya, nel 2010 in Giappone, per dimezzare la perdita di habitat naturali ed espandere le riserve naturali al 17% della superficie mondiale entro il 2020, sono stati completamente disattesi.

Secondo gli esperti, la Terra sta vivendo la sesta estinzione di massa, che minaccia le fondamenta della civiltà umana. Il modo in cui coltiviamo, inquiniamo, guidiamo, riscaldiamo le nostre case e consumiamo è sempre più insostenibile per il nostro pianeta. Scienziati e attivisti stanno spingendo affinché i paesi adottino un “Accordo di Parigi per la natura”, facendo riferimento ai negoziati sul clima del 2015 che hanno concordato un percorso per contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5°C dall’era pre-industriale. L’auspicio è che gli Stati si impegnino a garantire che, alla fine di questo decennio, il mondo abbia più “natura” - animali, piante ed ecosistemi sani - di quanta ce ne sia ora. Un buon accordo significherebbe darsi obiettivi facili da misurare e monitorare, e l’impegno dei singoli paesi a riferire regolarmente sui loro progressi nella protezione della natura. Per questo, i partecipanti discuteranno anche su come fare un monitoraggio serio. Uno degli obiettivi prevede che tutte le imprese e le istituzioni finanziarie valutino e rendano noto il loro impatto e la loro dipendenza dalla natura entro il 2030 per poi almeno dimezzare i loro impatti negativi. Più di 330 istituzioni economiche e finanziarie, con un fatturato complessivo di circa 1.500 miliardi di dollari, hanno sollecitato i leader mondiali ad andare in questa direzione.

Secondo le bozze circolate finora, l’obiettivo di questa COP è stato denominato “30 by 30”, ovvero proteggere il 30% della terra e del mare entro la fine del decennio. Ma secondo uno studio di David Obura, ricercatore al Coastal Oceans Research and Development in the Indian Ocean (CORDIO), un'organizzazione no-profit di Mombasa, in Kenya, si tratta di un obiettivo “irrealistico”. L’ambizione della COP 15 “dovrebbe essere quella di 'piegare la curva' della perdita di biodiversità il più velocemente possibile, senza fissare scadenze rigide”. Proteggere il 30% della terra e del mare potrebbe richiedere 80 anni, non 8, spiega il ricercatore a New Scientist.

Tuttavia, gli obiettivi della Conferenza non si esauriscono al “30 by 30”: gli esperti hanno avvertito che l'espansione delle aree protette da sola non è sufficiente a fermare il declino della natura. Ci sono proposte per limitare la diffusione delle specie invasive e ridurre e riutilizzare 500 miliardi di dollari all'anno di sussidi dannosi per l'ambiente, meno dei circa 1.800 miliardi di dollari destinati ad attività che degradano la natura. Si prevede inoltre di aumentare i finanziamenti del settore pubblico e privato ad almeno 200 miliardi di dollari all'anno.

Si tratta di cifre ancora insufficienti. Secondo un rapporto del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite, pubblicato la scorsa settimana, le “soluzioni basate sulla natura” che affrontano il cambiamento climatico, il ripristino del territorio e la protezione della biodiversità, dovrebbero più che raddoppiare fino a raggiungere 384 miliardi di dollari all'anno entro il 2025. Attualmente sono destinati ad azioni di questo tipo 154 miliardi di dollari di finanziamenti privati. I gruppi ambientalisti spingono, inoltre, affinché le nazioni ricche diano almeno 60 miliardi di dollari all'anno per aiutare i paesi in via di sviluppo a raggiungere i loro obiettivi.

In vista della COP di Montreal, 650 scienziati hanno inviato una lettera ai leader mondiali chiedendo agli Stati di non bruciare più alberi per la bioenergia, “erroneamente considerata 'neutrale in termini di carbonio”. “Garantire la sicurezza energetica è una sfida importante per la società, ma la risposta non è bruciare le nostre preziose foreste. Chiamare la bioenergia 'energia verde' è fuorviante e rischia di accelerare la crisi globale della biodiversità”, ha commentato il professor Alexandre Antonelli, autore principale della lettera e direttore scientifico di Kew Gardens.

Tra le questioni che saranno affrontate, infine, c’è il ruolo delle popolazioni indigene e delle conoscenze tradizionali nella conservazione della natura. Numerose ricerche mostrano che, sebbene le popolazioni indigene rappresentino solo il 5% della popolazione terrestre, sono custodi di circa l'85% della biodiversità del pianeta. La bozza attuale punta a consentire “un'azione urgente e trasformativa” per affrontare la perdita di biodiversità attraverso la partecipazione di “tutta la società”, comprese le comunità indigene e locali. 

Secondo un comunicato stampa della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) delle Nazioni Unite, le parti sono "incoraggiate a... rafforzare la capacità delle popolazioni indigene e delle comunità locali di esercitare i loro diritti e le loro responsabilità nella gestione sostenibile della fauna selvatica", nonché a collaborare con queste comunità per identificare le aree chiave per la biodiversità. Tuttavia, i gruppi indigeni restano scettici sul successo di questa COP.

19 Dicembre 2022 19:03
Gli Stati membri dell’UE trovano l’intesa per un meccanismo di tetto massimo al prezzo del gas ma l’impatto non sembra rilevante

Dopo settimane di aspre discussioni, gli Stati membri dell'UE hanno concordato un meccanismo per limitare i prezzi del gas all'ingrosso. Il piano - chiamato meccanismo di correzione del mercato - entrerà in vigore il primo febbraio 2023 e si attiverà a partire dal 15 febbraio per i contratti con scadenza a 2 mesi, 3 mesi e 1 anno.

Il meccanismo si attiverà quando i prezzi del gas superano i 180 euro per megawattora (MWh) e sono superiori di almeno 35 euro rispetto al prezzo medio internazionale del gas naturale liquefatto (GNL) per tre giorni consecutivi, in modo da non mettere a rischio le forniture di gas dell'Europa, riporta Le Monde. Non si tratta di un vero e proprio tetto al prezzo del gas. Il meccanismo assicura che il prezzo del gas non raggiunga valori superiore al prezzo del gas naturale liquefatto più il premio di 35 euro: “Il prezzo al TTF può quindi assumere valori superiori a €180/MWh purché la differenza con prezzo LNG rimanga pari a €35”, osserva su Twitter Simona Benedettini.

Una volta attivato, il limite di prezzo si applicherà per almeno 20 giorni lavorativi e potrà essere disattivato se il rapporto tra il il gas naturale e il prezzo del gas naturale liquefatto più il premio sarà inferiore ai 180 euro per megawattora, la Commissione Europea dichiara lo stato di emergenza, il meccanismo fa aumentare i consumi di gas o fa ridurre gli scambi tra Stati Membri o al TTF.

La commissaria per l'energia, Kadri Simson, ha precisato che la Commissione “è pronta a sospendere, ex-ante, l'attivazione del meccanismo” se le analisi di ESMA, l'autorità di vigilanza sui mercati dell'UE, ACER, l'autorità di regolamentazione per l'energia, e Banca Centrale Europea, “mostreranno che i rischi superano i benefici". La BCE ha già parlato di possibili rischi per la stabilità del mercato e l'ACER ha già avvertito che "è improbabile che il nuovo tetto ai prezzi del gas del blocco riduca i costi per i consumatori o le imprese se i paesi continuano a correre per riempire le loro riserve esaurite", definendo il meccanismo concordato dai ministri questa settimana "senza precedenti e non testato".

“Le misure di salvaguardia sono così tante che è difficile capire fino in fondo come andrà a finire”, spiega a Politico Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank Bruegel. “Il tetto al prezzo del gas è percepito in diversi Stati membri come la soluzione definitiva ma risolverà magicamente tutti i nostri problemi - e sarebbe un grosso errore pensarlo”.

Anche se le misure di salvaguardia dovrebbero proteggere il mercato dalle turbolenze, la sola esistenza del meccanismo potrebbe avere un impatto negativo sulla capacità dell'Europa di attirare carichi di gas internazionali, ha affermato Katja Yafimava, specialista del gas e ricercatrice senior presso l'Oxford Institute for Energy Studies. Il meccanismo invia “un segnale a tutti i fornitori di gas all'Europa che l'UE è disposta - in linea di principio e in pratica - a manipolare il mercato se politicamente conveniente… [il che] può influire sulle future decisioni commerciali dei fornitori”

18 Dicembre 2022 20:07
L’Unione Europea ha raggiunto un accordo cruciale per le politiche climatiche sul mercato del carbonio

L’Unione Europea ha raggiunto un accordo per rivedere l’attuale mercato del carbonio (ETS) e istituire un fondo per agevolare le persone a basso reddito a passare a forme di trasporto e riscaldamento più pulite.

“Dopo 30 ore (effettive!) di negoziati abbiamo raggiunto un accordo su un nuovo sistema ETS e sulla creazione di un fondo sociale per il clima (SCF)”, ha twittato Esther de Lange, vicepresidente del Partito Popolare Europeo e importante legislatrice in materia di clima. “Abbiamo appena trovato un accordo sulla più grande legge sul clima mai negoziata in Europa", ha aggiunto l'eurodeputato tedesco Peter Liese, che ha guidato i negoziati sulla legge. La riforma del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) è fondamentale per raggiungere l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Introdotto nel 2004, il mercato del carbonio regola gli scambi di emissioni di decine di migliaia di industrie e centrali energetiche dell’UE, responsabili di quasi la metà delle emissioni complessive dei paesi membri. Il sistema fissa un tetto massimo complessivo di emissioni che questi enti possono emettere e consente alle aziende con più emissioni di acquistare delle quote da quelle meno inquinanti e così inquinare di più rispetto a quanto loro consentito, restando però sempre entro il limite stabilito dall’Unione Europea. Il tetto massimo viene ridotto di anno in anno. Se viene sforato, sono previste multe molto salate. Tuttavia, il sistema è stato aggirato dagli Stati membri in vari modi in questi anni.

I negoziatori UE hanno stabilito che i produttori di energia e i grandi inquinatori, coperti dal sistema ETS, dovranno ridurre le loro emissioni del 62% entro il 2030, l'1% in più di quanto inizialmente proposto dalla Commissione Europea. L'accordo prevede inoltre che tutti i ricavi generati dal mercato del carbonio "dovranno" essere spesi per l'azione a favore del clima.

I certificati di CO2 gratuiti, concessi all'industria per rimanere competitiva nei confronti dei rivali esterni all’Unione, saranno completamente eliminati entro il 2034, otto anni dopo l’entrata in vigore del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), un meccanismo di tassazione sulle importazioni di alcuni prodotti (come cemento, alluminio, fertilizzanti, produzione di energia elettrica, idrogeno, ferro e acciaio) provenienti da paesi che non hanno gli stessi standard ambientali dell’UE.

L'accordo raggiunto nei giorni scorsi prevede anche un mercato parallelo del carbonio per i combustibili fossili utilizzati per alimentare le automobili e riscaldare gli edifici a partire dal 2027. A tal proposito, per aiutare le famiglie a basso reddito in modo da non essere ingiustamente colpite dalla misura, è stato approvato un Fondo sociale per il clima del valore di 86,7 miliardi di euro per il periodo dal 2026 al 2032.

Nel caso in cui i prezzi del gas naturale superino i 106 euro per megawattora sull’hub di riferimento (nel caso dell’Unione Europea è il mercato di Amsterdam), l'avvio del nuovo sistema sarà ritardato di un anno, il 2028. L’accordo prevede anche che se i prezzi dei permessi ETS2 salgano oltre i 45 euro per tonnellata, fino al 2030 verranno rilasciati crediti aggiuntivi per abbassare i prezzi.

18 Dicembre 2022 16:18
Con il cambiamento climatico la Svezia è diventata uno straordinario territorio vitivinicolo

Nella maggior parte dell'emisfero settentrionale, la vendemmia è terminata mesi fa. Ma in Svezia, con temperature di -8°C e 15 cm di neve, è appena iniziata. Con l’aumento delle temperature e fino a 23 ore di sole estivo per la maturazione di varietà vitivinicole innovative, le aziende vinicole svedesi sono in piena espansione. Pur essendo relativamente piccoli (150 ettari), i vigneti svedesi sono cresciuti del 50% negli ultimi due anni ed entro cinque anni si prevede che saranno più che raddoppiati. A lungo termine, si stima che possano crescere fino a 10.000 ettari e diventare una nuova industria da un miliardo di euro.

Secondo gli esperti, il riscaldamento globale e la coltivazione di nuove varietà di uva sono tra i fattori che spingono la produzione di vino svedese. Le principali varietà coltivate in Svezia sono il solaris, un'uva bianca lanciata per la prima volta nel 1975 dall'Istituto del Vino di Friburgo, nel sud-ovest della Germania, e il rondo, per il vino rosso.

Fondamentale per il successo della viticoltura sarà l'uso di varietà d'uva resistenti alle malattie, sistemi di coltivazione sostenibili e la possibilità di sperimentare senza le restrizioni delle denominazioni, ha spiegato al Guardian Lotta Nordmark, ricercatrice presso l'Università svedese di Scienze Agrarie. [Continua a leggere sul Guardian]

16 Dicembre 2022 20:10
Agenzia Internazionale dell’Energia: “Quest’anno il consumo globale di carbone raggiungerà i suoi massimi storici”

Un nuovo rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) mostra che il consumo globale di carbone è destinato a salire ai massimi storici nel 2022 e a rimanere a livelli simili nei prossimi anni se non si compiono sforzi maggiori per passare a un'economia a basse emissioni di carbonio. I prezzi alti del gas in seguito all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e le conseguenti interruzioni delle forniture hanno portato alcuni paesi a rivolgersi ancora al carbone, relativamente più economico. Le ondate di calore e la siccità in alcune regioni hanno fatto aumentare la domanda di elettricità e ridotto l'energia idroelettrica, mentre in Europa (e in particolare in Francia), anche la produzione nucleare è stata molto debole, riporta Reuters

La IEA prevede che il consumo globale del carbone aumenterà dell'1,2% nel 2022, superando per la prima volta gli 8 miliardi di tonnellate in un solo anno e il precedente record stabilito nel 2013. Prevede inoltre che il consumo di carbone rimarrà stabile a questo livello fino al 2025, poiché i cali nei mercati maturi sono compensati dalla continua forte domanda nelle economie asiatiche emergenti. Questa tendenza è in contrasto con gli impegni presi alla COP26 sul clima di Glasgow, quando 194 Stati si sono impegnati a ridurre gradualmente l'uso del carbone per contenere le emissioni. I tre maggiori produttori di carbone - Cina, India e Indonesia - stabiliranno i loro record di produzione nel 2022, conclude la IEA. [Continua a leggere sul sito della IEA]

13 Dicembre 2022 17:47
L’UE trova un accordo sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere

L’Unione Europea ha raggiunto un accordo sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere al termine di negoziati durati tutta la notte. La misura, riporta Reuters, imporrà un dazio sulle emissioni di anidride carbonica [CO2] derivanti dalle importazioni di beni inquinanti come l'acciaio e il cemento. Si tratta di una tassazione unica nel suo genere, finora, che mira a sostenere il percorso di decarbonizzazione delle industrie europee. Le aziende che importano questi materiali nell'UE saranno tenute ad acquistare certificati per coprire le loro emissioni di CO2 incorporate. Il meccanismo è progettato per applicare lo stesso costo di CO2 alle imprese d'oltremare e alle industrie dei paesi UE, già tenute ad acquistare permessi dal mercato del carbonio dell'UE quando inquinano. Questa decisione probabilmente avrà effetti dirompenti tra i produttori statunitensi, scrive il Wall Street Journal

Nel frattempo, scrive sempre Reuters in un altro articolo, alcuni paesi UE stanno cercando di indebolire la legge prevista dal blocco per ridurre le emissioni di metano nel settore del petrolio e del gas. L'anno scorso la Commissione Europea ha proposto una legge che impone alle compagnie petrolifere e del gas in Europa di individuare e riparare le infrastrutture che presentano perdite e che permettono la fuoriuscita di metano. I controlli dovrebbero essere effettuati ogni tre mesi, a partire da sei mesi dopo l'entrata in vigore della normativa. Ma i paesi UE, che stanno negoziando la legge, vogliono ritardare il primo controllo a 12 mesi, e poi stabilire scadenze diverse - in alcuni casi meno frequenti - per il controllo di diversi tipi di infrastrutture, secondo l’ultima bozza visionata da Reuters. [Leggi l’articolo completo su Reuters]