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12 Dicembre 2022

“Come faremo a vivere?” Le storie delle famiglie di contadini del Congo espropriate dei loro terreni per far posto al progetto di compensazione della Total

Tra le azioni messe in campo per contrastare il cambiamento climatico, paesi e aziende energetiche possono compensare le proprie emissioni di carbonio attraverso progetti di compensazione, come ad esempio, la piantumazioni di terreni in quei paesi che meno emettono ma che sono più esposti agli effetti della crisi climatica. Tuttavia, queste azioni possono portare alle espropriazione dei terreni e avere effetti devastanti sulle comunità locali. 

È quanto sta accadendo, ad esempio, in Congo, dove un progetto di compensazione del gigante petrolifero TotalEnergies sta mettendo in crisi i contadini locali, espropriati dei loro campi per permettere la piantumazione di alberi su una superficie di 40.000 ettari e la realizzazione della Forest Neutral Congo (FNC).

“Da quando questo progetto è arrivato qui, non lavoriamo più. Con nipoti e figli, come faremo a vivere?, si chiede Pulchérie Amboula, la cui economia ruota intorno alla coltivazione di terreni ereditati dal padre, sugli altopiani di Batéké, una vasta savana ondulata nella Repubblica del Congo. Amboula coltiva la manioca, e produce e vende il foufou, un alimento base della regione. “I ragazzi non studieranno più. Non abbiamo più campi, come faremo a pagare i loro studi? Se ci ammaleremo, dove troveremo i soldi per curarci? Mi sento come se queste persone fossero venute a ucciderci nella nostra stessa terra”.

Secondo il progetto di Total, gli alberi di acacia piantati sui 40mila ettari di terreno consentiranno il sequestro di oltre dieci milioni di tonnellate di CO2 in 20 anni. Le prime piantumazioni sono iniziate circa un anno fa. Il progetto genererà crediti di carbonio che Total utilizzerà per compensare alcune delle proprie emissioni. Per ottenere l'accesso al terreno, Total ha collaborato con la Forest Neutral Congo (FNC) per piantare alberi nella riserva di Lefini, parte degli altopiani di Batéké. La FNC, che ha affittato il terreno dal governo congolese, è una filiale della Forêt Ressources Management (FRM), una società di consulenza francese che sostiene di promuovere pratiche di disboscamento sostenibile in Africa centrale.

Ma il progetto, come testimoniato da Pulchérie Amboula in un’inchiesta di SourceMaterial e Unearthed, sta avendo un costo elevato per le famiglie degli altopiani di Batéké che hanno vissuto di queste terre per generazioni. Secondo l’inchiesta, i terreni sono stati requisiti dal governo congolese con una legge approvata più di un anno prima della conclusione delle consultazioni con le comunità locali. Il governo ha poi firmato un contratto di locazione che promette di sfrattare le popolazioni locali. I rappresentanti di alcune famiglie di queste comunità hanno poi ricevuto un pagamento nominale, pari a circa 1 dollaro per ettaro. Ma alcuni contadini, che non possono più accedere ai loro campi, hanno detto di non essere stati consultati e di non aver ricevuto denaro. E, secondo due fonti che conoscono l'economia agricola locale, in passato i terreni della zona sono stati affittati per una cifra 16 volte superiore.

Non è chiaro come il denaro versato ai rappresentanti delle famiglie sia stato distribuito tra le altre persone della comunità le cui famiglie coltivano da tempo la terra né si conosce il numero totale di persone che dipendevano da questa terra per il loro sostentamento. Si parla di centinaia contadini. 

In una dichiarazione congiunta, Total e FRM hanno affermato che stanno lavorando per “stabilire un quadro completo” delle persone che hanno subito le conseguenze del progetto e offrire loro “un'adeguata compensazione” per gli “impatti negativi”. Inoltre, Total ha dichiarato che i crediti di carbonio saranno assegnati secondo lo schema Verified Carbon Standard, gestito da Verra, il più grande emittente di crediti di carbonio al mondo. Ma Verra ha dichiarato ad Unearthed di non aver ancora iniziato una revisione sostanziale del progetto e di non avere alcuna garanzia che venga approvato. E che non assegna crediti a progetti imposti contro la volontà delle comunità locali. E questo non sembra essere il caso di Total che ha già iniziato i lavori da un anno, a processo di consultazione non ancora terminato.

“La Total non ha rispettato i diritti umani della popolazione nel progetto che ha portato qui. Non possono nascondersi dietro la debolezza della legge congolese e dietro la mancata consultazione della popolazione da parte del governo”, ha commentato Brice Mackosso, vice coordinatore di “Justice and Peace Commission”, una ONG legata alla Chiesa cattolica.

Un documento interno del governo, visionato da SourceMaterial e Unearthed, descrive il processo di consultazione e descrive due controversie con gruppi di famiglie o rappresentanti locali che hanno rivendicato la terra. Un gruppo sembra essere stato alla fine risarcito, l'altro no. Nella sua analisi del processo di consultazione, il documento conclude che “il trasferimento delle terre della riserva di Lefini è stato complesso”, in parte a causa della “totale assenza di una procedura per il riconoscimento delle terre consuetudinarie nella località”. Total e FRM hanno dichiarato ad Unearthed che lo sviluppo del progetto terrà conto dei diritti d'uso consuetudinari. 

Jutta Kill, biologa ed esperta di compensazione delle emissioni di anidride carbonica, consulente del World Rainforest Movement, ha dichiarato ad Unearthed che i problemi di diritti fondiari legati alla compensazione sono un problema sistemico e inevitabile. 

"Ogni progetto di compensazione per la piantumazione di alberi o per la conservazione delle foreste è probabilmente caratterizzato da un conflitto fondiario di grado più o meno elevato. Perché? Perché, per definizione, chi sviluppa un progetto deve dimostrare che la minaccia di deforestazione è stata sviata o che l'uso del terreno è stato cambiato, in modo da immagazzinare più carbonio sul terreno. Questo significa inevitabilmente che gli attuali utilizzatori della terra saranno spinti a cambiare il modo in cui la utilizzano - e in genere, nel mercato del carbonio, questi utilizzatori saranno popolazioni indigene o contadini, mentre gli sviluppatori del progetto proverranno dai paesi industrializzati".

19 Dicembre 2022 19:03
Gli Stati membri dell’UE trovano l’intesa per un meccanismo di tetto massimo al prezzo del gas ma l’impatto non sembra rilevante

Dopo settimane di aspre discussioni, gli Stati membri dell'UE hanno concordato un meccanismo per limitare i prezzi del gas all'ingrosso. Il piano - chiamato meccanismo di correzione del mercato - entrerà in vigore il primo febbraio 2023 e si attiverà a partire dal 15 febbraio per i contratti con scadenza a 2 mesi, 3 mesi e 1 anno.

Il meccanismo si attiverà quando i prezzi del gas superano i 180 euro per megawattora (MWh) e sono superiori di almeno 35 euro rispetto al prezzo medio internazionale del gas naturale liquefatto (GNL) per tre giorni consecutivi, in modo da non mettere a rischio le forniture di gas dell'Europa, riporta Le Monde. Non si tratta di un vero e proprio tetto al prezzo del gas. Il meccanismo assicura che il prezzo del gas non raggiunga valori superiore al prezzo del gas naturale liquefatto più il premio di 35 euro: “Il prezzo al TTF può quindi assumere valori superiori a €180/MWh purché la differenza con prezzo LNG rimanga pari a €35”, osserva su Twitter Simona Benedettini.

Una volta attivato, il limite di prezzo si applicherà per almeno 20 giorni lavorativi e potrà essere disattivato se il rapporto tra il il gas naturale e il prezzo del gas naturale liquefatto più il premio sarà inferiore ai 180 euro per megawattora, la Commissione Europea dichiara lo stato di emergenza, il meccanismo fa aumentare i consumi di gas o fa ridurre gli scambi tra Stati Membri o al TTF.

La commissaria per l'energia, Kadri Simson, ha precisato che la Commissione “è pronta a sospendere, ex-ante, l'attivazione del meccanismo” se le analisi di ESMA, l'autorità di vigilanza sui mercati dell'UE, ACER, l'autorità di regolamentazione per l'energia, e Banca Centrale Europea, “mostreranno che i rischi superano i benefici". La BCE ha già parlato di possibili rischi per la stabilità del mercato e l'ACER ha già avvertito che "è improbabile che il nuovo tetto ai prezzi del gas del blocco riduca i costi per i consumatori o le imprese se i paesi continuano a correre per riempire le loro riserve esaurite", definendo il meccanismo concordato dai ministri questa settimana "senza precedenti e non testato".

“Le misure di salvaguardia sono così tante che è difficile capire fino in fondo come andrà a finire”, spiega a Politico Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank Bruegel. “Il tetto al prezzo del gas è percepito in diversi Stati membri come la soluzione definitiva ma risolverà magicamente tutti i nostri problemi - e sarebbe un grosso errore pensarlo”.

Anche se le misure di salvaguardia dovrebbero proteggere il mercato dalle turbolenze, la sola esistenza del meccanismo potrebbe avere un impatto negativo sulla capacità dell'Europa di attirare carichi di gas internazionali, ha affermato Katja Yafimava, specialista del gas e ricercatrice senior presso l'Oxford Institute for Energy Studies. Il meccanismo invia “un segnale a tutti i fornitori di gas all'Europa che l'UE è disposta - in linea di principio e in pratica - a manipolare il mercato se politicamente conveniente… [il che] può influire sulle future decisioni commerciali dei fornitori”

18 Dicembre 2022 20:07
L’Unione Europea ha raggiunto un accordo cruciale per le politiche climatiche sul mercato del carbonio

L’Unione Europea ha raggiunto un accordo per rivedere l’attuale mercato del carbonio (ETS) e istituire un fondo per agevolare le persone a basso reddito a passare a forme di trasporto e riscaldamento più pulite.

“Dopo 30 ore (effettive!) di negoziati abbiamo raggiunto un accordo su un nuovo sistema ETS e sulla creazione di un fondo sociale per il clima (SCF)”, ha twittato Esther de Lange, vicepresidente del Partito Popolare Europeo e importante legislatrice in materia di clima. “Abbiamo appena trovato un accordo sulla più grande legge sul clima mai negoziata in Europa", ha aggiunto l'eurodeputato tedesco Peter Liese, che ha guidato i negoziati sulla legge. La riforma del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) è fondamentale per raggiungere l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Introdotto nel 2004, il mercato del carbonio regola gli scambi di emissioni di decine di migliaia di industrie e centrali energetiche dell’UE, responsabili di quasi la metà delle emissioni complessive dei paesi membri. Il sistema fissa un tetto massimo complessivo di emissioni che questi enti possono emettere e consente alle aziende con più emissioni di acquistare delle quote da quelle meno inquinanti e così inquinare di più rispetto a quanto loro consentito, restando però sempre entro il limite stabilito dall’Unione Europea. Il tetto massimo viene ridotto di anno in anno. Se viene sforato, sono previste multe molto salate. Tuttavia, il sistema è stato aggirato dagli Stati membri in vari modi in questi anni.

I negoziatori UE hanno stabilito che i produttori di energia e i grandi inquinatori, coperti dal sistema ETS, dovranno ridurre le loro emissioni del 62% entro il 2030, l'1% in più di quanto inizialmente proposto dalla Commissione Europea. L'accordo prevede inoltre che tutti i ricavi generati dal mercato del carbonio "dovranno" essere spesi per l'azione a favore del clima.

I certificati di CO2 gratuiti, concessi all'industria per rimanere competitiva nei confronti dei rivali esterni all’Unione, saranno completamente eliminati entro il 2034, otto anni dopo l’entrata in vigore del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), un meccanismo di tassazione sulle importazioni di alcuni prodotti (come cemento, alluminio, fertilizzanti, produzione di energia elettrica, idrogeno, ferro e acciaio) provenienti da paesi che non hanno gli stessi standard ambientali dell’UE.

L'accordo raggiunto nei giorni scorsi prevede anche un mercato parallelo del carbonio per i combustibili fossili utilizzati per alimentare le automobili e riscaldare gli edifici a partire dal 2027. A tal proposito, per aiutare le famiglie a basso reddito in modo da non essere ingiustamente colpite dalla misura, è stato approvato un Fondo sociale per il clima del valore di 86,7 miliardi di euro per il periodo dal 2026 al 2032.

Nel caso in cui i prezzi del gas naturale superino i 106 euro per megawattora sull’hub di riferimento (nel caso dell’Unione Europea è il mercato di Amsterdam), l'avvio del nuovo sistema sarà ritardato di un anno, il 2028. L’accordo prevede anche che se i prezzi dei permessi ETS2 salgano oltre i 45 euro per tonnellata, fino al 2030 verranno rilasciati crediti aggiuntivi per abbassare i prezzi.

18 Dicembre 2022 16:18
Con il cambiamento climatico la Svezia è diventata uno straordinario territorio vitivinicolo

Nella maggior parte dell'emisfero settentrionale, la vendemmia è terminata mesi fa. Ma in Svezia, con temperature di -8°C e 15 cm di neve, è appena iniziata. Con l’aumento delle temperature e fino a 23 ore di sole estivo per la maturazione di varietà vitivinicole innovative, le aziende vinicole svedesi sono in piena espansione. Pur essendo relativamente piccoli (150 ettari), i vigneti svedesi sono cresciuti del 50% negli ultimi due anni ed entro cinque anni si prevede che saranno più che raddoppiati. A lungo termine, si stima che possano crescere fino a 10.000 ettari e diventare una nuova industria da un miliardo di euro.

Secondo gli esperti, il riscaldamento globale e la coltivazione di nuove varietà di uva sono tra i fattori che spingono la produzione di vino svedese. Le principali varietà coltivate in Svezia sono il solaris, un'uva bianca lanciata per la prima volta nel 1975 dall'Istituto del Vino di Friburgo, nel sud-ovest della Germania, e il rondo, per il vino rosso.

Fondamentale per il successo della viticoltura sarà l'uso di varietà d'uva resistenti alle malattie, sistemi di coltivazione sostenibili e la possibilità di sperimentare senza le restrizioni delle denominazioni, ha spiegato al Guardian Lotta Nordmark, ricercatrice presso l'Università svedese di Scienze Agrarie. [Continua a leggere sul Guardian]

16 Dicembre 2022 20:10
Agenzia Internazionale dell’Energia: “Quest’anno il consumo globale di carbone raggiungerà i suoi massimi storici”

Un nuovo rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) mostra che il consumo globale di carbone è destinato a salire ai massimi storici nel 2022 e a rimanere a livelli simili nei prossimi anni se non si compiono sforzi maggiori per passare a un'economia a basse emissioni di carbonio. I prezzi alti del gas in seguito all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e le conseguenti interruzioni delle forniture hanno portato alcuni paesi a rivolgersi ancora al carbone, relativamente più economico. Le ondate di calore e la siccità in alcune regioni hanno fatto aumentare la domanda di elettricità e ridotto l'energia idroelettrica, mentre in Europa (e in particolare in Francia), anche la produzione nucleare è stata molto debole, riporta Reuters

La IEA prevede che il consumo globale del carbone aumenterà dell'1,2% nel 2022, superando per la prima volta gli 8 miliardi di tonnellate in un solo anno e il precedente record stabilito nel 2013. Prevede inoltre che il consumo di carbone rimarrà stabile a questo livello fino al 2025, poiché i cali nei mercati maturi sono compensati dalla continua forte domanda nelle economie asiatiche emergenti. Questa tendenza è in contrasto con gli impegni presi alla COP26 sul clima di Glasgow, quando 194 Stati si sono impegnati a ridurre gradualmente l'uso del carbone per contenere le emissioni. I tre maggiori produttori di carbone - Cina, India e Indonesia - stabiliranno i loro record di produzione nel 2022, conclude la IEA. [Continua a leggere sul sito della IEA]

13 Dicembre 2022 17:47
L’UE trova un accordo sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere

L’Unione Europea ha raggiunto un accordo sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere al termine di negoziati durati tutta la notte. La misura, riporta Reuters, imporrà un dazio sulle emissioni di anidride carbonica [CO2] derivanti dalle importazioni di beni inquinanti come l'acciaio e il cemento. Si tratta di una tassazione unica nel suo genere, finora, che mira a sostenere il percorso di decarbonizzazione delle industrie europee. Le aziende che importano questi materiali nell'UE saranno tenute ad acquistare certificati per coprire le loro emissioni di CO2 incorporate. Il meccanismo è progettato per applicare lo stesso costo di CO2 alle imprese d'oltremare e alle industrie dei paesi UE, già tenute ad acquistare permessi dal mercato del carbonio dell'UE quando inquinano. Questa decisione probabilmente avrà effetti dirompenti tra i produttori statunitensi, scrive il Wall Street Journal

Nel frattempo, scrive sempre Reuters in un altro articolo, alcuni paesi UE stanno cercando di indebolire la legge prevista dal blocco per ridurre le emissioni di metano nel settore del petrolio e del gas. L'anno scorso la Commissione Europea ha proposto una legge che impone alle compagnie petrolifere e del gas in Europa di individuare e riparare le infrastrutture che presentano perdite e che permettono la fuoriuscita di metano. I controlli dovrebbero essere effettuati ogni tre mesi, a partire da sei mesi dopo l'entrata in vigore della normativa. Ma i paesi UE, che stanno negoziando la legge, vogliono ritardare il primo controllo a 12 mesi, e poi stabilire scadenze diverse - in alcuni casi meno frequenti - per il controllo di diversi tipi di infrastrutture, secondo l’ultima bozza visionata da Reuters. [Leggi l’articolo completo su Reuters]