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Studio su Nature Geoscience: “L’aumento delle temperature globali oltre 1,5 gradi potrebbe portare le regioni tropicali ai limiti della vivibilità umana”

9 Marzo 2021 3 min lettura

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Studio su Nature Geoscience: “L’aumento delle temperature globali oltre 1,5 gradi potrebbe portare le regioni tropicali ai limiti della vivibilità umana”

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Se i governi non riusciranno a frenare l’aumento delle temperature globali entro 1,5° C, le aree della fascia tropicale su entrambi i lati dell’equatore rischiano di diventare invivibili per l’uomo. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Geoscience da un gruppo di ricerca dell’Università di Princeton. 

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I ricercatori hanno preso in esame dati storici e fatto diverse simulazioni per determinare come potrebbero cambiare le temperature e l’umidità man mano che il pianeta continua a riscaldarsi e hanno scoperto che in una fascia tra le latitudini 20 gradi nord – una linea che attraversa Messico, Libia e India – e 20 gradi sud – Brasile, Madagascar e le regioni settentrionali dell’Australia – l’aumento del calore e dell’umidità potrebbero avere conseguenze potenzialmente mortali sulla popolazione che abita quelle aree ben prima che le temperature globali si innalzino di 1,5° C rispetto all’era pre-industriale. 

Per le loro analisi il team di ricerca ha utilizzato il valore della temperatura del bulbo umido, chiamata così perché misurata da un termometro con il bulbo avvolto in un panno umido, in grado di simulare il raffreddamento della pelle negli esseri umani attraverso l’evaporazione del sudore.

La regolamentazione del calore corporeo dipende, infatti, dalla temperatura e dall’umidità dell’aria circostante. Il nostro corpo ha una temperatura che resta relativamente stabile intorno ai 37° C, mentre la nostra pelle è più fresca per consentire al calore di fluire dall’interno del corpo. Ma se un ambiente è troppo umido, se la temperatura del bulbo umido supera i 35° C, i nostri corpi non riescono a rinfrescarsi attraverso l’evaporazione del sudore, le temperature corporee si alzano e rischiamo di andare incontro anche alla morte, spiega al Guardian Yi Zhang, prima firma dello studio.

Un incremento di un grado rispetto al valore di 35° C della temperatura del bulbo umido “potrebbe avere un impatto negativo sulla salute pari all’aumento di diversi gradi della temperatura” globale rispetto ai valori pre-industriali, si legge nello studio. Ed è quello che potrebbe verificarsi lungo la fascia tropicale se non si limiterà l’aumento del riscaldamento globale entro 1,5° C, coinvolgendo circa il 40% della popolazione mondiale. Una percentuale destinata a crescere entro il 2050 considerato che l’elevato numero di giovani che abitano la regione. Altri studi hanno presentato scenari simili per aree del Medio Oriente, della Cina e dell’India.

“Teoricamente, nessun essere umano può tollerare una temperatura di bulbo umido superiore a 35° C, non importa quanta acqua debba bere!”, ha commentato Mojtaba Sadegh, esperto di clima presso la Boise State University, non coinvolto nello studio. “Se questo limite verrà superato, saranno necessarie per la sopravvivenza umana infrastrutture come rifugi all’aria aperta. Ma, dato che gran parte delle aree colpite sono paesi a basso reddito, fornire le infrastrutture richiesta sarà molto difficile”. 

Zhang ha però precisato che non è ancora possibile determinare con certezza gli effetti dell'aumento di calore e umidità perché mancano ancora “dati approfonditi sull’intensità, la frequenza e la durata delle alte temperature del bulbo umido”.

Uno studio dello scorso anno – riporta il New York Times – ha rilevato numerose occorrenze di temperature di bulbo umido superiori a 35 gradi in due siti ai tropici e in alcuni lungo la costa sud-orientale degli Stati Uniti. Tuttavia, nella maggior parte degli eventi, le condizioni estreme sono durate solo un'ora o due.

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Gli effetti del riscaldamento globale, la sfida epocale del cambiamento climatico e le decisioni politiche che a livello planetario dovranno essere prese nei prossimi anni, a partire dalla Conferenza Mondiale sul Clima delle Nazioni Unite, COP 26, di novembre 2021 a Glasgow, saranno alcuni dei temi di discuteremo nel primo incontro live online nel gruppo Facebook “Sostenitori di Valigia Blu”, giovedì 11 marzo alle 19,30, con il fisico del clima del CNR, Antonello Pasini, autore di molte pubblicazioni specialistiche incentrate soprattutto sui modelli per studiare cause ed effetti dei cambiamenti climatici recenti. Il video sarà successivamente disponibile on demand. Nota tecnica: per la diretta useremo la piattaforma StreamYard, che vi chiederà l'autorizzazione a fare apparire il vostro username nei commenti, per farlo cliccate qui (basterà farlo solo una volta) 👉https://streamyard.com/facebook.

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Immagine in anteprima: Gerd Altmann via Pixabay 

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