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Attivisti condannati o in fuga, editori in carcere, giornalisti licenziati: “A Hong Kong le libertà si stanno deteriorando giorno dopo giorno”

4 Dicembre 2020 8 min lettura

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Attivisti condannati o in fuga, editori in carcere, giornalisti licenziati: “A Hong Kong le libertà si stanno deteriorando giorno dopo giorno”

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Hong Kong, condannato a dieci mesi di reclusione l'attivista Joshua Wong per aver partecipato a una veglia non autorizzata che commemorava l'anniversario di piazza Tienanmen

Aggiornamento 6 maggio 2021: È stato condannato a dieci mesi di carcere l'attivista dell'opposizione Joshua Wong per aver preso parte a Hong Kong a una veglia non autorizzata il 4 giugno dello scorso anno che commemorava la repressione di piazza Tienanmen del 1989. Il 24enne si trova già in prigione dove sta scontando 13 mesi e mezzo per aver partecipato a una manifestazione antigovernativa il 21 giugno 2019 e altri quattro mesi per aver preso parte a una protesta non autorizzata nell'ottobre 2019, infrangendo anche una legge governativa che proibiva l'uso di maschere.

Insieme a Wong sono stati condannati tre consiglieri distrettuali – Lester Shum, Tiffany Yuen Ka-wai e Jannelle Rosalynne Leung – a pene di sei (Shum) e quattro mesi (Yuen e Leung).

La scorsa settimana i quattro si erano dichiarati colpevoli di aver preso parte a una manifestazione non autorizzata, reato punibile fino a cinque anni di carcere.

Il giudice distrettuale Stanley Chan Kwong-chi ha dichiarato che le azioni degli imputati sono state “deliberate e premeditate”, in un momento in cui la situazione dell'ordine pubblico di Hong Kong era instabile all'indomani delle proteste di piazza del 2019.

«Hanno apertamente sfidato la legge», ha detto Chan. «L'unica circostanza attenuante è la loro dichiarazione di colpevolezza».

All'esterno del tribunale, Chow Hang-tung, vicepresidente dell'Alleanza di Hong Kong a sostegno dei movimenti democratici patriottici in Cina, che organizza la veglia annuale del 4 giugno, si è detta molto delusa dalla sentenza.

«Non è stato rispettato il nostro diritto alla libertà di riunione e non è stato tenuto conto che si è trattata di una manifestazione pacifica», ha detto Chow. «La corte sembra ritenere che qualsiasi espressione di dissenso politico debba essere soppressa e sottoposta a condanne deterrenti. Penso che sia sbagliato», ha proseguito.

Ciononostante Chow ha aggiunto che anche quest'anno si sta cercando di organizzare una veglia commemorativa ma che la polizia non ha ancora replicato alla richiesta di autorizzazione. Nel 2020 la manifestazione era stata vietata per la prima volta dopo 30 anni, ufficialmente per la diffusione della pandemia.

L'avvocato della difesa, Graham Harris SC, ha invitato la corte a non punire col carcere i quattro imputati che hanno rispettato l'obbligo della mascherina e svolto un ruolo passivo nell'ambito di una manifestazione pacifica e ordinata.

Il giudice ha replicato dicendo che tutti e quattro gli imputati sono figure politiche perfettamente consapevoli di star prendendo parte a una manifestazione pubblica non autorizzata che avrebbe coinvolto molti partecipanti, provocato problemi di viabilità e rischi per la salute.

«Il fatto che i partecipanti indossassero mascherine o mantenessero qualsiasi tipo di distanza sociale non li esonera dalla loro colpevolezza», ha detto Chan che ha accolto con favore la “saggia decisione” degli imputati di dichiararsi colpevoli.

Poiché nessuno degli imputati ha mostrato alcun tipo di rimorso rispetto a quanto commesso la corte non ha voluto affidarli ai servizi sociali, nonostante Yuen e Leung non abbiano precedenti a loro carico.

Il giudice ha inoltre sottolineato che Wong è un recidivo – con sei precedenti condanne, tre delle quali per aver commesso reati analoghi – e che lo scorso anno ha partecipato alla manifestazione in memoria di Tienanmen mentre si trovava fuori su cauzione.

Per questi motivi ha ritenuto che una sentenza deterrente fosse necessaria concedendogli solo lo sconto di un terzo della pena.

Tre dei principali attivisti pro-democrazia di Hong Kong sono stati condannati mercoledì scorso per il loro ruolo in una manifestazione organizzata durante le massicce proteste dell'estate 2019 contro il progetto di legge sull'estradizione.

I poco più che ventenni Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam - appartenenti al gruppo pro-democrazia, oramai sciolto, Demosisto - si sono tutti dichiarati colpevoli delle accuse relative alla partecipazione e all'incitamento a unirsi a una protesta non autorizzata ma in gran parte pacifica davanti al quartier generale della polizia di Hong Kong a Wanchai nel giugno 2019. Tutti potenzialmente rischiavano condanne fino a tre anni, ma Wong dovrà scontare 13 mesi e mezzo di prigione, Chow una pena di 10 mesi, Lam 7 mesi.

I tre erano impegnati da tempo contro l'approvazione della legge sulla sicurezza nazionale, imposta di fatto dalla Cina, che conferisce alle autorità ampi poteri per prendere di mira dissidenti o chiunque sfidi Pechino, bollando proteste o qualsiasi posizione antigovernativa come attività potenzialmente sovversiva o terroristica.

Wong deve rispondere di altre accuse, tra cui la partecipazione a un'altra protesta non autorizzata nell'ottobre 2019 e la violazione del divieto governativo di usare maschere o copricapi durante le manifestazioni, mesi prima che la pandemia di coronavirus rendesse obbligatorio l'uso della mascherina. È stato anche accusato, insieme ad altri attivisti, di aver partecipato a un raduno non autorizzato, una veglia del 4 giugno per commemorare il massacro di piazza Tienanmen del 1989. Chow era stata arrestata ad agosto anche ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale per presunta "collusione con forze straniere". Per questo rischia addirittura il carcere a vita. Wong è stato in prigione altre volte e gli era stato impedito di candidarsi alle elezioni locali di Hong Kong lo scorso anno.

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Wong, Chow, Lam sono figure chiave del cosiddetto Movimento degli ombrelli del 2014, che contestava i cambiamenti proposti alle regole elettorali di Hong Kong. Quel movimento di protesta non riuscì a raggiungere il suo obiettivo ma fu precursore della mobilitazione di massa nel 2019 contro il controverso disegno di legge sull'estradizione, che si è trasformata in un più ampio movimento pro-democrazia, travolgendo Hong Kong per mesi, fino a quando la resistenza per le strade non è stata soffocata tra arresti, restrizioni dovute alle pandemia e la legge sulla sicurezza nazionale infine approvata.

Ma le proteste di Hong Kong del 2019, come giustamente ricorda Vox, in gran parte sono state senza leader. Le persone si sono organizzate sui social media e online, stando attente a proteggersi dietro anonimato per timore di ritorsioni. La fluidità delle proteste ha reso difficile per le autorità di Hong Kong contenerle o indebolirle, quindi hanno messo in atto una strategia alternativa: prendere di mira personaggi di spicco del movimento pro-democrazia che si erano schierati pubblicamente con la causa, anche se non erano in prima linea nell'organizzazione delle proteste.

La condanna di questi tre attivisti è solo una delle ultime vicende che testimoniano il continuo restringimento delle libertà dei cittadini e dell'autonomia di Hong Kong. Hong Kong dovrebbe essere governata secondo la regola "un paese, due sistemi": Hong Kong è ufficialmente parte della Cina, ma dovrebbe avere un certo grado di autonomia, inclusi diritti come la libertà di stampa che sono assenti in Cina. La Cina dovrebbe attenersi a questo accordo fino al 2047, ma da anni ha eroso quelle libertà e ha cercato di portare Hong Kong sempre più sotto il suo stretto controllo. La legge sulla sicurezza nazionale rientra in questo piano.

Jimmy Lai, 73 anni, fondatore e proprietario di Next Digital, editore del giornale Apple Daily che ha sostenuto le proteste, è stato arrestato ad agosto ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale per accuse di collusione con potenze straniere e rilasciato su cauzione. Proprio nei giorni in cui gli attivisti pro-democrazia sono stati condannati, Lai è stato arrestato con ulteriori accuse di frode, insieme ad altri due dirigenti di Next Digital e questa volta gli è stata negata la cauzione. E questa settimana, 40 membri dello staff della rete i-Cable News sono stati licenziati. Molti facevano parte del pluripremiato team investigativo; altri giornalisti si sono dimessi per solidarietà. Intervistato dalla BBC prima dell'ultimo arresto, Lai aveva detto che non avrebbe ceduto alle intimidazioni. "Se riescono a intimidirti, è il modo più economico ed efficace per controllarti e loro lo sanno. L'unico modo per sconfiggere i metodi intimidatori è affrontare la paura e non lasciarti spaventare".

Eddie Chu, un ex parlamentare pro-democrazia che è stato arrestato a novembre con accuse riguardanti una rissa con i deputati pro-Pechino lo scorso anno, ha detto al Washington Post che a suo avviso il piano del Partito Comunista è di contestare di volta in volta nuove accuse, in modo da tenere i tre attivisti in prigione a tempo indeterminato. Dello stesso avviso Nathan Law, esponente pro-democrazia fuggito nel Regno Unito, che in un commento sul New York Times, scritto insieme ad Alex Chow, un altro attivista pro-democrazia, ha messo in guardia dalle condanne relativamente brevi: i condannati “potrebbero non uscire per un bel po' dal carcere: il governo cinese, agendo attraverso le autorità di Hong Kong, ha già sporto altre accuse. Il suo scopo, dopotutto, è eliminare il dissenso a Hong Kong".

Con l'approvazione della legge sulla sicurezza nazionale, il timore di essere indagati per le proprie posizioni pubbliche ha spinto molti cittadini, compresi anche i giornalisti, a cancellare i propri account dai social, o a rimuovere post e tweet. I libri pro-democrazia sono stati ritirati dagli scaffali delle biblioteche questa estate, e le autorità di Hong Kong hanno imposto agli editori di rimuovere "contenuti sensibili" dai testi. Alcuni attivisti sono stati arrestati con l'accusa di attività illegali "secessioniste". A diversi candidati pro-democrazia è stato impedito di partecipare alle elezioni del Consiglio legislativo. Le elezioni erano previste per settembre, ma sono poi state rinviate di un anno a causa della pandemia. E ancora alcuni deputati sono stati accusati di attività non patriottiche ed espulsi, dopo che Pechino ha approvato una risoluzione che conferisce alle autorità locali di Hong Kong il potere di espellere politici ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale. Espulsione che ha poi portato alle dimissioni in massa dei rappresentanti dell'opposizione per protesta.

Un altro noto esponente dell'opposizione pro-democrazia, Ted Hui, deve affrontare nove accuse penali a Hong Kong, alcune delle quali riguardano le proteste antigovernative del 2019. Libero su cauzione, Hui ha ottenuto il permesso di andare in Danimarca dal 30 novembre al 4 dicembre per partecipare ad alcuni incontri sui cambiamenti climatici. Dalla Danimarca Hui ha annunciato che non farà più ritorno a Hong Kong e cercherà di andare in esilio nel Regno Unito.

Tutto questo - scrive Jey Kirby su Vox, mette i cittadini di Hong Kong in una situazione particolarmente pericolosa. La resistenza è ancora in corso, ma le proteste pubbliche o il dissenso comportano rischi enormi. "Non è la fine della lotta, si legge in un tweet di Wong di mercoledì, pubblicato tramite i suoi avvocati. “Davanti a noi c'è un altro impegnativo campo di battaglia. Ora stiamo proseguendo la battaglia in prigione insieme a molti coraggiosi manifestanti, meno visibili ma essenziali nella lotta per la democrazia e la libertà per HK ".

Foto anteprima via Daniel Suen

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