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Freelance: una proposta indecente

24 Giugno 2013 2 min lettura

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Freelance: una proposta indecente

1 min lettura

di Chiara Albanese

Articoli pagati a distanza di un anno, non pagati, pagati poco, cestinati. Pensavo che, dopo aver battuto le redazioni come freelance per qualche anno, le avessi viste tutte.
Ovviamente mi sbagliavo.

Una mail come quella atterrata in inbox qualche giorno fa non l'avevo mai ricevuta.
A partire dall'oggetto: "proposta di collaborazione". Chi, di questi tempi, ti viene a cercare per proporre un lavoro giornalistico? A continuare nel testo: "L'articolo verrà valorizzato nei primi 6 mesi per un importo di 100 euro in forma di quote partecipative".

Quote partecipative di una start-up editoriale definita ovviamente come "unica in Italia", con la speranza che nel tempo aumentino di valore. C'è il rischio di diventare miliardari, qualcuno potrebbe preoccuparsi.

Il mittente continua spiegando che "codesta modalità è dettata dalla fase di start-up aziendale, dalla necessità di fare la conoscenza del corrispondente con il quale si auspica di stabilire una relazione lavorativa duratura e da un’indipendenza editoriale garantita dal giornalista". Indipendenza editoriale sì, anche se il giornalista diventa con questa relazione co-fondatore del quotidiano.

Ah, stavo quasi dimenticando. Il valore delle quote. Cento euro a servizio, che secondo il contratto devono essere "originale ed esclusivo, preventivamente concordato con la Direzione, di minimo 6.000 esclusi spazi, e completo -sempre- di titolazione (ovvero: occhiello, titolo, sottotitolo, descrizione breve, hashtag nel numero di battute che la Redazione Le trasmetterà; commento/lancio per rilancio su Facebook: una o due frasi riassuntive che stimolino la discussione) e di link esplicativi e di approfondimento e accompagnato da minimo 1 massimo 6 fotografie originali e/o ufficiali in formato digitale".

Insomma, un lavoraccio anche se si considera una retribuzione in denaro contante.
Proposta di collaborazione declinata, grazie per avermi pensato.
Ma l'idea di un giornalista in erba che potrebbe essere tentato da una nuova occasione di lavoro, con loro, mi fa un po' paura.

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