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Gli adolescenti e l’educazione sextuale

5 Marzo 2020 12 min lettura

Gli adolescenti e l’educazione sextuale

12 min lettura

Le relazioni affettive e sessuali tra gli adolescenti di questi tempi comprendono anche lo scambio di diversi contenuti attraverso i dispositivi e i social network. Quei contenuti possono anche essere immagini, video o messaggi sessualmente espliciti che sono inviati, ricevuti o inoltrati online. Conoscere il sexting permette agli adolescenti e ai genitori di gestire le attività online con consapevolezza e responsabilità e di affrontare i rischi che ne possono derivare.

Come per le altre attività online dei più giovani, anche il sexting ha generato un’ondata di panico ed è stato immediatamente associato alla pedopornografia, alle molestie sessuali, al cyberbullismo fino a casi più estremi collegati al suicidio della vittima. Tuttavia, le percezioni negative rispetto alle diverse esperienze online cambiano molto a seconda dell’età. Quello che è certo è che dal panico degli adulti tendono a scaturire per lo più misure proibizioniste e criminalizzanti quando le più appropriate sono le misure educative e le reti di supporto per gli adolescenti più vulnerabili.

Ancora una volta la reazione spaventata degli adulti al tipo di attività digitale può causare negli adolescenti smarrimento, terrore e altre conseguenze negative. Neppure pretendere l’astinenza dal sesso e dal sexting si dimostra una misura efficace a ridurre i comportamenti sessuali a rischio.

I dati del sexting

Secondo il rapporto europeo EU Kids Online 2020 che ha coinvolto 19 Paesi europei, il sexting può essere un’opportunità o un rischio:

"Cresce il numero di ragazzi e ragazze di 9-17 anni che hanno fatto qualche esperienza su Internet che li ha turbati o fatti sentire a disagio, passando dal 6% registrato nel 2013 al 13% del 2017. Fra i rischi continuano a crescere i contenuti inappropriati (soprattutto quelli legati all’ostilità e al razzismo), l’hate speech, l’esposizione a contenuti pornografici e il sexting. Resta invece stabile il bullismo, che si conferma tuttavia come l’esperienza che fa più soffrire. Infatti, se i rischi non si traducono necessariamente e automaticamente in danno, bullismo, hate speech, e sexting possono creare disagio e sofferenza, soprattutto fra i più piccoli e le ragazze. Circa un terzo dei ragazzi italiani adotta risposte passive di fronte ai rischi di Internet, come ignorare il problema e sperare che si risolva da solo. È quindi importante stimolare nei ragazzi il ricorso a strategie di coping di tipo sociale (parlarne con amici, genitori o altri adulti di cui ci si fida) e di tipo proattivo (modificare le impostazioni di privacy, bloccare i contatti indesiderati, segnalare contenuti o comportamenti inappropriati ai gestori della piattaforma)."

Approfondiamo i dati del rapporto – raccolti tra l’autunno del 2017 e l’estate del 2019 in 19 Paesi europei su 25.101 bambine, bambini e adolescenti di età compresa tra 9 e 16 anni - per la sezione dell’indagine dedicata al sexting.

Secondo i dati di EU Kids Online 2020, tra ragazze e ragazzi di 12-16 anni, la percentuale che ha ricevuto un messaggio a contenuto sessuale nell'ultimo anno varia tra l'8% dell’Italia e il 39% delle Fiandre (in media il 22%), con una maggiore frequenza tra i 15-16enni rispetto ai 12-14enni e minime differenze di genere. L'invio di messaggi a contenuto sessuale è meno diffuso rispetto alla ricezione e varia dall'1% della Francia al 18% della Germania (in media 6%).

Il sexting può essere desiderato o indesiderato: l’intenzionalità e il consenso fanno sì che non sia percepito come problematico o rischioso. Tuttavia, possono anche verificarsi richieste indesiderate di contenuti a sfondo sessuale che portano alla percezione di disagio e all’incremento del rischio percepito.

Dal rapporto emerge che il sexting indesiderato è un fenomeno non frequente e riguarda percentuali inferiori al 7% nei diversi paesi. In alcuni paesi sono le ragazze a ricevere richieste indesiderate e in generale le sperimentano più gli adolescenti che bambine e bambini. Si tratta di un fenomeno di limitate proporzioni ma che bisogna essere preparati ad affrontare sia come adolescenti sia come genitori o adulti con cui ragazze e ragazzi possono confidarsi.

Le motivazioni del sexting

Le motivazioni che spingono al sexting sono da rintracciare nelle nuove opportunità di vivere l’intimità e la sessualità con i propri pari, di attirare l’attenzione dei coetanei, di sedurre la/il partner, della libera espressione di sé. Il sexting consensuale rappresenta quindi una tra le modalità di vivere una relazione intima ed è quello che si verifica più spesso tra adolescenti, rispetto alla ricezione di contenuti indesiderati da estranei o conoscenti.

Il confine tra “opportunità” e “rischio” è dato dalle intenzioni, dalla relazione tra le persone coinvolte, da aspetti psicologici e sociali.

Questi ultimi aspetti sono stati studiati recentemente da Lauren Reed e i suoi collaboratori in un’indagine condotta nell’area centro-occidentale degli Stai Uniti e a cui hanno partecipato 947 studenti delle scuole superiori, di diversa appartenenza etnica o religiosa.

I risultati hanno confermato che il sexting negli adolescenti può essere inquadrato come un comportamento che rientra nelle traiettorie di sviluppo e ha lo scopo desiderato e consensuale di mostrarsi divertenti e attraenti ai propri coetanei. Tuttavia, le ragazze (che abbiano o non abbiano una relazione attuale) tendono a essere più coinvolte e a sperimentare maggiori pressioni. Le ragazze più giovani, anche nei rapporti di coppia, hanno una maggiore probabilità di risposte emotive negative al sexting con il partner. Inoltre, per le ragazze è determinante che il sexting sia socialmente accettato: quando percepiscono che le richieste sono comuni tra i loro coetanei, hanno maggiori probabilità di riferire risposte emotive positive. Sia per le ragazze che per i ragazzi, una maggiore auto-sessualizzazione e una minore religiosità si associano a reazioni emotive più positive alle richieste di sexting.

Il sexting, come aggiungono Reed e collaboratori, si basa sugli stessi stereotipi di genere delle interazioni offline. Tra i ragazzi, l’invio di foto di ragazze nude o seminude viene incoraggiato per condividere e rafforzare la mascolinità e la propria competenza sessuale. Le ragazze sono incoraggiate o esplicitamente costrette a inviare foto sensuali per poi essere giudicate come “troie” se lo fanno e come “santarelline” se non lo fanno, oppure possono soddisfare le richieste solo per compiacere il partner.

Non bisogna neppure trascurare i rischi che il sexting veicoli violazioni e abusi online oppure la pressione di terze persone e in particolare adulti. Inoltre, le immagini, i messaggi e i video possono essere diffusi pubblicamente, senza il consenso della persona coinvolta.

Che relazione c’è tra sexting e bullismo?

Ojeda e collaboratori hanno condotto uno studio longitudinale a cui hanno partecipato più di 1700 ragazze e ragazzi dai 12 ai 16 anni delle scuole spagnole.

Lo studio ha preso in considerazione non solo il sexting come invio e ricezione di messaggi, immagini o video di natura sessuale, ma anche come contenuti inoltrati da terzi (cioè non un invio dai diretti interessati). I risultati hanno dimostrato che non vi è una relazione causale tra comportamenti attivi di cyberbullismo riferiti alla prima indagine e il sexting riportato nell’indagine di quattro mesi dopo, né viceversa. In generale, chi aveva riferito il sexting alla prima indagine continuava a praticarlo quattro mesi dopo.

Al contrario, comportamenti attivi di bullismo riferiti alla prima indagine erano associati a un successivo coinvolgimento nell'inoltrare contenuti sessuali di altre ragazze e ragazzi. La scelta di inoltrare contenuti a sfondo sessuale senza il consenso di chi vi è rappresentato sembra quindi essere un’altra modalità attraverso la quale chi ha manifestato atti di bullismo offline può molestare gli altri, causando potenzialmente danni alla reputazione, vittimizzazione, umiliazione e pubblico scherno se vengono diffusi su vasta scala, con conseguenti gravi ripercussioni sul benessere psicofisico delle persone coinvolte, nonché l’esposizione del perpetratore a conseguenze penali.

Ojeda e collaboratori hanno osservato che a essere più frequentemente associati tra loro erano i comportamenti attivi di bullismo e cyberbullismo: il coinvolgimento in una delle due forme di aggressione è associata a una maggiore probabilità di manifestare successivamente anche l’altra. Pertanto, da questo studio emerge che gli atti di bullismo e cyberbullismo sono strettamente legati tra loro, si alternano nel tempo e possono manifestarsi anche nella diffusione di contenuti a sfondo sessuale senza il consenso di chi li ha creati. Ne consegue che gli interventi mirati a ridurre solo una delle due, saranno meno efficaci degli interventi diretti a entrambe le forme di aggressione offline e online. Tali interventi non potranno prescindere dal richiamare ai notevoli rischi per ragazze e ragazzi di inoltrare e diffondere alle proprie cerchie foto che raffigurano nudi o seminudi di altri loro coetanei senza il loro consenso.

Un altro studio condotto in Belgio ha messo in evidenza i maggiori rischi a cui sono esposti ragazze e ragazzi con orientamento omosessuale o bisessuale. In generale rispetto a quanti si dichiarano eterosessuali, ragazze e ragazzi tra i 12 e i 16 anni che si definiscono omosessuali o bisessuali hanno maggiori probabilità di ricevere pressioni indesiderate e di sperimentare, ma non di perpetrare, sexting non consensuale.

Affrontare il sexting nelle sue diverse manifestazioni e prestando particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili permette di mettere in atto interventi educativi mirati a rendere consapevoli le ragazze e i ragazzi dei rischi a cui possono andare incontro in modo passivo o attivo.

Dal sommerso alla consapevolezza

Il sexting è «un fenomeno in aumento, basti pensare che nel 2018 abbiamo avuto circa una quarantina di casi e tra il 2019 e i primi due mesi del 2020 ce ne sono stati segnalati 93, quindi sono raddoppiati», ha dichiarato a Valigia Blu la dott.ssa Eva Claudia Cosentino, Vice Questore, Direttore del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.), e «si tratta di dati non completamente attendibili sia perché non essendo una fattispecie di reato è difficilmente rilevabile dai dati statistici sia perché in parte è un fenomeno sommerso». La dottoressa spiega che «il fenomeno in parte è sommerso proprio perché ragazze e ragazzi provano vergogna a confidarsi soprattutto con gli adulti perché si sentono giudicati». Diventa quindi «importante lasciarli liberi di parlare, di condividere, di farli sentire capiti, anche se a volte è complicato».

Le segnalazioni alla Polizia Postale riguardano prevalentemente casi «tra minori che nell'ambito di una relazione sentimentale tra coetanei si scambiano tra di loro anche per gioco immagini e video intimi e poi magari la relazione finisce o comunque anche quando ancora è in corso, l'altra parte, di solito il ragazzo, pensa di poterli condividere per vantarsi o per vendetta», continua Cosentino. Queste condivisioni avvengono «senza rendersi conto che questo tipo di condotta è un reato a tutti gli effetti e può essere considerato diffusione di materiale pedo-pornografico, detenzione di materiale pedo-pornografico oltre che revenge porn. Nei casi più gravi può esserci anche una sextortion - con la minaccia di diffondere il video si chiedono in cambio ulteriori immagini compromettenti - ma non è così diffusa».

Le segnalazioni arrivano da ragazze e ragazzi, da genitori e da insegnanti.

«Siamo molto impegnati a livello nazionale con campagne di informazione e sensibilizzazione, sui social e anche nelle scuole con attività quotidiane che svolgono i nostri uffici territoriali. Il lavoro sul territorio apre gli occhi. Spesso capita che a margine di questi incontri che facciamo nelle scuole qualche minore si avvicini all'operatore e si confidi. Quindi a volte l'emersione avviene proprio in questi contesti. Altre volte i minori vengono a denunciare accompagnati dai genitori oppure può capitare che arrivi una segnalazione via mail tramite il Commissariato di P.S. online».

La richiesta di interventi nelle scuole sta aumentando ed è mirata in relazione alle età o alla focalizzazione su qualche caso particolarmente grave o delicato. «Consigliamo ai giovani, se proprio non possono farne a meno, di tenere le immagini e i video nei propri dispositivi, senza inviarli ad altri», aggiunge Cosentino. «Devono capire che di tutto il materiale che mettono sulla Rete poi si perde il controllo». «Le modalità di relazionarsi ormai per i giovani sono queste, di condivisione online, ma senza pensare alle conseguenze anche per gli altri. Da parte loro i genitori, che dovrebbero educarli e aiutarli a conoscere, hanno difficoltà a capire questo aspetto e a conoscere gli strumenti che usano i figli».

L'obiettivo è che educando ora i giovani, da adulti diventino più consapevoli.

Educazione al sexting sicuro

Come hanno scritto in un recente commento, Justin Patchin e Sameer Hinduja:

"La verità è che gli adolescenti hanno sempre sperimentato la loro sessualità e alcuni ora lo fanno tramite il sexting. Una volta riconosciuto questo, bisogna andare oltre un’educazione al sexting basata solo sull'astinenza e sulla paura (o, peggio ancora, un’assenza di educazione). Dovremmo invece fornire agli studenti le conoscenze di cui hanno bisogno per prendere decisioni informate quando sono in intimità con gli altri... Proprio come l'educazione al sesso sicuro, l'educazione al “sexting sicuro” implica insegnare ai giovani le possibili conseguenze, dotandoli delle conoscenze per minimizzare i danni che potrebbero derivarne."

Per i due autori è tempo di ammettere la realtà: i giovani sono sessualmente curiosi e alcuni sperimenteranno i vari comportamenti con o senza ricevere una guida informata.

Patchin e Hinduja elencano 10 indicazioni per un sexting sicuro che possono essere condivise con ragazze e ragazzi sia a casa sia nei contesti formali come quello scolastico o terapeutico.

1. Se qualcuno ti invia una foto, un messaggio o un video a sfondo sessuale, non inoltrarlo - o mostrarlo – a chiunque altro. Questo potrebbe essere considerato una condivisione non consensuale di pornografia e ci sono leggi che la proibiscono e che stabiliscono sanzioni gravi (specialmente se l'immagine ritrae un minore).

2. Se invii a qualcuno una foto, un messaggio o un video a sfondo sessuale, assicurati che si tratti di qualcuno che conosci e di cui ti fidi. Il catfishing - in cui qualcuno crea un profilo fittizio o una falsa identità per attirarti in una relazione affettiva fraudolenta (e, spesso, per inviare contenuti sessualmente espliciti) - accade più spesso di quanto pensi. Ovviamente non puoi mai sapere se condivideranno il tuo selfie con altri o se lo pubblicheranno online ma non inviare foto o video a persone che non conosci bene.

3. Non inviare immagini a qualcuno che non sei sicuro vorrebbe vederle (assicurati di ricevere il consenso testuale che sia interessato). L'invio ad altri di immagini esplicite indesiderate potrebbe anche comportare conseguenze penali.

4. Valuta le foto scattate in camera da letto. Si tratta di un genere di fotografia che implica suggestioni piuttosto che messaggi espliciti. Invece di nudi, invia foto che coprono strategicamente le parti più intime. Possono ancora risultare confidenziali e provocanti ma mancano dell'ovvia nudità che potrebbe metterti nei guai.

5. Non includere mai il tuo viso. Certo, le immagini non sono immediatamente collegabili a te ma alcune reti sociali digitali hanno sofisticati algoritmi di riconoscimento facciale che ti taggano automaticamente in qualsiasi foto che vorresti restasse privata.

6. Assicurati che le immagini non includano tatuaggi, date di nascita, cicatrici o altre caratteristiche che potrebbero collegarle a te. Inoltre, prima di condividerle, togli tutti i gioielli e altri oggetti identificativi. Considera anche l'ambiente circostante. Le foto in camera da letto potrebbero, ad esempio, includere quadri o mobili che altri riconoscono.

7. Disattiva i servizi di localizzazione del tuo dispositivo per tutte le tue app di reti sociali digitali, assicurati che le tue foto non vengano automaticamente taggate con la tua posizione o il tuo nome utente ed elimina eventuali metadati collegati digitalmente all'immagine.

8. Se sei sotto pressione o minaccia perché ti è stato richiesto un selfie nuda/o, quando è possibile raccogli le prove. Avere prove digitali (come le schermate dei messaggi di testo) di qualsiasi pericolo o sextortion aiuterà le forze dell'ordine nelle loro indagini e nelle eventuali azioni penali e permetterà ai siti delle reti sociali digitali di segnalare e cancellare i profili.

9. Utilizza app che consentono di eliminare automaticamente e in modo sicuro, dopo un certo periodo di tempo, le immagini inviate. Non puoi mai avere la garanzia che non sia stata comunque acquisita una schermata, né che sia stato utilizzato un altro dispositivo per acquisire l'immagine senza che ti sia stato notificato, ma l'utilizzo di app specializzate può ridurre le possibilità di diffusione.

10. Assicurati di eliminare prontamente eventuali foto o video espliciti dal tuo dispositivo. Questo vale sia per i selfie sia per le foto ricevute da qualcun altro. Avere immagini memorizzate sul tuo dispositivo aumenta la probabilità che un genitore, la polizia o un hacker le trovino. Possedere immagini di nudi di minorenni può avere conseguenze penali.

E aggiungo, per ciascuna delle 10 indicazioni, parlane sempre con una o un coetanea/o e con un o una adulto/a di cui ti fidi. Qualunque invio o ricezione di contenuti sessualmente espliciti non ha effetti irreparabili per te ed è possibile identificare insieme le azioni da intraprendere per scusarsi oppure per proteggersi, per stare allo scherzo in un modo che sia rispettoso per tutti oppure per segnalare il materiale alle autorità.

Per concludere, il sexting va considerato come una delle possibili esperienze degli adolescenti e, pertanto, può avere effetti positivi e rischi. Mentre la ricerca approfondisce quali sono i fattori protettivi e quelli che espongono maggiormente ai rischi, l’informazione e l’educazione possono guidare ragazze e ragazzi, genitori e anche insegnanti ad affrontare responsabilmente sia la condivisione di esperienze di sexting sicuro sia le minacce, le intrusioni e le molestie che richiedono una reazione misurata, rassicurante e concreta nella pianificazione delle azioni da intraprendere per tutelare chi le subisce.

Tali azioni possono andare dalla cancellazione di messaggi, foto e video fino alla segnalazione alla Polizia Postale delle situazioni gravi.

La sfida, come richiama il rapporto EU Kids Online 2020, è sviluppare strategie preventive efficaci per proteggere i più giovani dalle conseguenze negative del sexting, garantendo nel contempo, che tali strategie restino a far parte delle esperienze comuni di ragazze e ragazzi.

L’educazione sextuale deve quindi essere uno dei capitoli di una urgente educazione sessuale, assieme a quello che riguarda la consapevolezza degli stereotipi di genere e l’approfondimento dei diritti alla libertà di espressione e all’orientamento sessuale.

Immagine in anteprima: Sam Taylor / Netflix via nbcnews.com

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