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Busto, fascista, Letta, L’Aquila, terremoto, Brancher, 160 milioni di euro

26 Agosto 2011 4 min lettura

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Busto, fascista, Letta, L’Aquila, terremoto, Brancher, 160 milioni di euro

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3 min lettura

Siamo ad Aielli, Abruzzo. È un paesino colpito dal terremoto del 2009. Con una cerimonia tenuta ben nascosta è stata intitolata una piazza e un busto a Guido Letta, prefetto fascista nonché zio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni. I fondi (20mila euro) per costruire il busto, secondo tutte le ricostruzioni giornalistiche, sono stati distratti dalle risorse per la ricostruzione post-terremoto (anche se il Sindaco nega e sostiene che si è trattato di una donazione)

Qual è la notizia? 
L'uso improprio e inutile di fondi pubblici? Certamente.
L'intitolazione di un busto e di una piazza a un prefetto fascista? Anche. 
L'intitolazione di un busto e di una piazza a un parente di un potente uomo di Governo? Meno, ma non è un dettaglio trascurabile. 
I titoli, di questi tempi, sono tutto. Proviamo a dare la notizia ponendo l'accento sulle tre componenti della storia. 
a. Aielli, costruito un busto con fondi per il terremoto. 
b. Aielli, costruito un busto di un prefetto fascista. 
c. Aielli, intitolato un busto allo zio di Gianni Letta. 
I tre titoli sono ovviamente incompleti. Manca il riferimento all'intitolazione della piazza, come su molti dei titoli presenti sui giornali.
Ma le necessità giornalistiche impongono frasi di facile comprensione e che spingano sulla notiziabilità, cioè sulla capacità di attrarre un lettore distratto o di raccogliere l'attenzione di un lettore attento in mezzo a centinaia di notizie. 
Il titolo che al momento scalda i cuori è il b. L'aggettivo 'fascista' ha reso la notizia importante. Senza, sarebbe passata inosservata insieme ai tanti sprechi e alle tante ruberie di cui, ogni giorno, abbiamo notizia. L'importo, poi, 20mila euro, non giustificherebbe questa attenzione. Se il busto fosse stato intitolato a Garibaldi, sarebbe stato comunque uno spreco di denaro pubblico, ma non ne avrebbe parlato nessuno. 
A me sta bene che ci sia indignazione per l'aggettivo 'fascista' più che per l'aggettivo 'pubblico' (anche se 'fascista' è aggettivo espressione di una parte, 'pubblico' è aggettivo espressione di una comunità), a condizione che l'altra parte, quella che grida al 'fascista', sia pronta a fare una sua, personale campagna: 
"Noi non costruiremo mai un busto di un personaggio vicino alla nostra parte politica con soldi pubblici, soprattutto se destinati al terremoto. Per questo chiediamo la rimozione del busto di un prefetto fascista"
Va bene che la notiziabilità sia garantita dalla storia e dallo scontro ideologico. Ma per ottenere il risultato (la rimozione del busto e, credo, la non-intitolazione della piazza a Guido Letta) bisogna fare quella necessaria premessa. Un busto fascista indigna, è scorretto, è sbagliato. Ma lo è ancora di più perché costruito coi soldi di una comunità e non di una parte politica. Un busto fascista è sbagliato in sè, è sbagliato doppiamente perché è costruito coi fondi per il terremoto. Ma sarebbe sbagliato qualsiasi altro busto, magari meno, ma sarebbe stato comunque un errore. 
Se non ri-tariamo la notizia, se ci fermiamo al titolo, se ci fermiamo addirittura all'aggettivo che rende notiziabile la notizia, facciamo un grande favore a chi vogliamo contestare. Prima di tutto restiamo ambigui: il problema di questo busto è il suo essere fascista o il suo essere costruito coi soldi pubblici? Stiamo dicendo che il problema è il busto fascista e, dunque, che si possono distrarre fondi pubblici per onorare altre culture politiche, o stiamo invece assumendo che una scelta del genere è odiosa sempre, di più se il busto è di un gerarca del fascismo? 
Se non si ha il coraggio di mettere i puntini sulle i, si favorisce un'idea del mondo diviso in due tifoserie. Nel caso dell'attualità, Berlusconi ha coccolato questo obiettivo e ci è riuscito: o sei berlusconiano, o sei anti-berlusconiano. Sinistra e destra sono categorie più storico/concettuali che descrittivo/sociologiche.
Se non si afferma a gran voce che certe cose sono sbagliate a prescindere da chi governa, si strizza l'occhio all'idea di una cultura proprietaria delle istituzioni, per cui chi governa fa gli interessi del suo elettorato e della sua parte politica e dunque si compete non per fare il bene del Paese, ma solo per arrivare nella stanza dei bottoni per agire a vantaggio della propria parte di mondo. Quella stessa cultura proprietaria che autorizza il sindaco di Aielli a fare quello che ha fatto, e che noi dovremmo sfidare apertamente e senza ambiguità per ottenere il risultato: la rimozione di quel benedetto busto. 
p.s. nel frattempo Aldo Brancher, Ministro per 17 giorni, condannato a due anni per ricettazione e appropriazione indebita, ha ottenuto un incarico come Presidente di un ente parastatale, l'Odi (Organismo di indirizzo), con un budget di 160 milioni di euro, 8000 volte il costo del busto. Però, siccome non hanno trovato l'aggettivo 'fascista' da nessuna parte, è probabile che la notizia scivoli via senza troppi problemi.
(nella foto la campagna di Valigia Blu per chiedere le dimissioni di Brancher da Ministro)
Dino Amenduni
@valigia blu - riproduzione consigliata

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