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Australia in fiamme: è questa la nuova era climatica

6 Gennaio 2020 14 min lettura

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Australia in fiamme: è questa la nuova era climatica

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Il cielo è rosso sopra l’Australia. Incendi boschivi senza precedenti stanno distruggendo intere regioni del sud del paese con danni al momento incalcolabili. Più di 20 persone morte, migliaia di proprietà distrutte, probabilmente mezzo miliardo di animali rimasti uccisi. E centinaia di migliaia di abitanti costretti ad abbandonare le proprie abitazioni.

A Kangaroo Island gli incendi hanno devastato la più vasta area selvatica di Flinders Chase. Le fiamme hanno distrutto alberi di pino e di bluegum per un valore di oltre 20 milioni di euro nelle piantagioni gestite dal Kanagaroo Island Plantation Timber.

La qualità dell'aria della capitale, Canberra, continua a essere la peggiore di qualsiasi altra grande città del mondo raggiungendo livelli di inquinamento atmosferico 20 volte superiori a quelli stimati come pericolosi per la salute umana. Il fumo degli incendi ha causato la chiusura di diverse attività commerciali, la cancellazione dei voli, la sospensione del servizio postale e di eventi sportivi. È stata incrementata la dotazione di maschere anti-polveri sottili. 

Gli incendi sono iniziati a settembre e si sono inaspriti a partire da novembre fino agli effetti devastanti dell’inizio dell’anno.

Secondo gli ultimi dati disponibili, sono 8,4 milioni gli ettari bruciati nel Nuovo Galles del Sud, nel Queensland, Victoria, Tasmania, SA e WA, e sono 200 gli incendi ancora in corso, riporta il Guardian

Gli Stati più colpiti sono il Nuovo Galles del Sud (dove si trova Sydney) e Victoria (dove si trova Melbourne). Nelle ultime ore la situazione è migliorata grazie a un abbassamento delle temperature e alla diminuzione dei venti, ma questo non significa che il peggio sia passato. Anzi, è previsto un peggioramento per il prossimo fine settimana.

«Siamo in un territorio sconosciuto», ha commentato Gladys Berejiklian, premier del Nuovo Galles del Sud. «Diversi villaggi rischiano di essere completamente annientati». Nel sud-est del paese è stato dichiarato lo stato di emergenza e, solo venerdì scorso, sono state evacuate oltre 100mila persone di tre Stati diversi. Intanto, riporta ABC News, da novembre nel Nuovo Galles del Sud sono state arrestate 24 persone con l'accusa di incendio doloso (su 183 cause legali con lo Stato).

Il miglioramento delle condizioni atmosferiche ha permesso il salvataggio di oltre 300 persone, rimaste bloccate nei roadhouse lungo la Eyre Highway (un'autostrada di 1.660 chilometri che collega l'Australia occidentale e l'Australia meridionale attraverso la pianura di Nullarbor) dal giorno di Natale. Gli incendi avevano bloccato l'autostrada lasciando persone bloccate in un tratto di 710 km e da aerei ed elicotteri erano stati fatti cadere rifornimenti, tra cui carta igienica e cibo fresco.

In tutto il paese più di 1.200 case sono state distrutte, decine di migliaia di abitazioni sono senza corrente elettrica e nelle cittadine costiere si trovano migliaia di persone che sono state evacuate dalle zone interne nell’ultima settimana.

Le autorità hanno affermato che probabilmente è stata la più grande operazione di salvataggio marittimo in tempo di pace nella storia dell'Australia. E anche il simbolo di un paese in fuga perpetua dal pericolo.

Nei giorni scorsi era stato molto condivisa la foto che ritraeva Allison Marion, nello Stato di Victoria, mentre tentava di portare in salvo i suoi figli dagli incendi partendo su una barca sul lago.

Non tutti hanno rispettato gli ordini di evacuazione. «Abbiamo visto partire letteralmente decine di migliaia di persone», ha dichiarato il capo dei vigili del Fuoco dello Stato, Shane Fitzsimmons. Il nostro appello era di premurarsi di partire il 3 gennaio. Partire dopo è già assumersi un rischio, e aspettare anche mezz’ora in più significa assumersi un rischio più grande».

Rob Rogers, vice commissario per i vigili del fuoco rurali, aveva emesso un severo avvertimento venerdì: “Se scegli di restare, non aspettarti aiuto”. «Siamo stati molto onesti in merito al rischio, ma se le persone scelgono di restare, questo dipende da loro», ha detto in una conferenza stampa. 

È questo il caso, ad esempio, di David Rowland, di Batemans Bay. «Il fuoco è diventato sempre più forte e poi è salito il fumo ed è diventato buio nel bel mezzo della giornata. Sembrava che l’aria stessa fosse lì lì per bruciare». Ma il pericolo non lo ha convinto ad abbandonare la propria abitazione. «Ho il mare qui. Non c’è niente al mondo che possa portarmi via da qui. È qui che mi sento al sicuro».

Il primo ministro australiano Scott Morrison ha ordinato di richiamare tremila riservisti dell’esercito per aiutare con le operazioni di soccorso, fatta eccezione per coloro che sono impegnati per salvare le proprie abitazioni. Inoltre saranno inviate navi e altri velivoli militari per aiutare i vigili del fuoco e l'esercito aprirà alcune delle sue basi per alloggi di emergenza, per una spesa di circa 14 milioni di dollari.

Contestualmente, Morrison ha annunciato la creazione di una nuova agenzia federale, la National Bushfire Recovery Agency, per coordinare il recupero e il supporto degli incendi boschivi che sarà dotata di un fondo da 2 miliardi di dollari (finanziamento nei prossimi due anni). Anche Daniel Andrews, premier dello Stato di Victoria, ha annunciato la nascita della Bushfire Recovery Victoria dedicata alla ripresa degli incendi boschivi, con una dotazione iniziale di 50 milioni di dollari.

Nel frattempo è stata attivata una raccolta fondi per finanziare i vigili del fuoco del Nuovo Galles del Sud e la Croce Rossa. Sono stati messi insieme più di 20 milioni di dollari australiani (ndr, 12,2 milioni di euro) in 48 ore. 

Un’apocalisse ecologica

Gli incendi stanno avendo effetti devastanti sulla fauna selvatica australiana. Molte delle specie endemiche del paese (ndr, cioè che possono essere trovate solo in questo continente) rischiano di essere estinte dagli incendi.

Gli ecologi dell'Università di Sydney che negli incendi potrebbero essere rimasti uccisi o feriti 480 milioni di animali, tra cui uccelli, mammiferi e rettili. In questa cifra non sono inclusi insetti, rane o pipistrelli.

Oltre ai koala (secondo gli ecologi, un quarto della sua popolazione nel nord del Nuovo Galles del Sud è andata perduta), sono stati colpiti esemplari meno conosciuti e unici come il bandicoot marrone meridionale e il Potoroo dai piedi lunghi, una specie di wallaby che si trova sulla costa meridionale divorata dalle fiamme.

Poiché gli incendi in questa stagione sono stati così intensi e hanno consumato zone umide e foreste di eucalipti secche, ci sono pochi posti in cui molti di questi animali potrebbero rifugiarsi, ha affermato Jim Radford, ricercatore dell'Università La Trobe di Melbourne. «Non abbiamo mai visto incendi come questo, non in questa misura, non tutti in una volta, e gli animali che potrebbero venire e ripopolare le aree, potrebbero non essere lì».

A Kangaroo Island sono in pericolo le foche e i pinguini mentre la cenere che ha coperto i corsi d’acqua potrebbe portare alla morte di rane e pesci. «È davvero un Armageddon ecologico», ha commentato Radford.

In realtà, spiega in una nota l'Università di Sydney, il dato di 480 milioni di animali uccisi da settembre a oggi è una stima calcolata su un rapporto del 2007 per il WWF relativo agli impatti del disboscamento sulla fauna selvatica australiana.

Chris Dickman, uno degli autori di quello studio, ha usato la stessa formula utilizzata per calcolare gli impatti del disboscamento (ricavati dalle stime della densità di popolazione dei mammiferi nello Stato moltiplicata per le aree di vegetazione autorizzate a essere bonificate) per stimare gli effetti degli incendi. 

Lo studio si riferisce al solo Nuovo Galles del Sud (e non a tutti e 6 gli Stati colpiti dagli incendi): "Gli autori hanno deliberatamente impiegato stime altamente prudenti nei loro calcoli. È probabile che la vera mortalità sia sostanzialmente superiore a quella stimata", ha affermato l'Università. "Probabilmente molti degli animali sono stati uccisi direttamente dagli incendi, mentre altri sono morti successivamente a causa della perdita di cibo e riparo e per la predazione da parte di gatti selvatici e volpi rosse".

«Anche se non conosciamo ancora i numeri esatti, c'è stata una significativa perdita di bestiame in alcune parti del Paese, più di recente in aree come il Nord dello Stato di Victoria e la costa meridionale del Nuovo Galles del Sud», ha detto Fiona Simson, presidente della National Farmers' Federation, precisando che il settore lattiero-caseario è tra i più colpiti.

Perché la stagione degli incendi di quest'anno è stata così violenta?

Il 2019 è stato l'anno più caldo dell'Australia. La temperatura massima media nazionale è stata di 2,09° C al di sopra della media a lungo termine e 0,5° C oltre il dato più elevato registrato nel 2013, ha twittato il meteorologo Ben Domensino.

Sebbene molti fattori contribuiscano agli incendi, la ragione per cui quest'anno sono molto peggiori è la combinazione di siccità e caldo record, ha spiegato sempre su Twitter Robert Rohde, fisico dell’università di Berkeley ed esperto sui temi del cambiamento climatico, lo studio dei combustibili fossili e della qualità dell’aria.

Come si vede in questo grafico del New York Times, su una rielaborazione dei dati dell’Australian Government Bureau of Meteorology, il 2019 non è stato solo l’anno più caldo, ma anche il più secco.

via New York Times

L'ultimo mese del 2019 ha visto precipitazioni particolarmente basse e il paese ha registrato il giorno più caldo di sempre.

La combinazione di condizioni estremamente secche ed estremamente calde contribusce a incendi più potenti, ha affermato Crystal A. Kolden, ricercatrice all'Università dell'Idaho.

In base all’analisi dei dati degli ultimi 100 anni, nel 2018 l’Australian Government Bureau of Meteorology aveva previsto “ulteriori aumenti della temperatura del mare e dell'aria, con più giorni caldi e ondate di calore, un ulteriore innalzamento del livello del mare e acidificazione degli oceani, minori precipitazioni (ma molto più intense rispetto al passato) in tutta l'Australia meridionale accompagnate da un incremento dei periodi di siccità”. 

Il primo ministro Scott Morrison è stato duramente criticato (e anche insultato durante alcune sue visite sui luoghi più colpiti dalle fiamme) per la gestione del disastro, per non aver preso in seria considerazione queste previsioni e non aver voluto seguire gli impegni sul clima presi. 

Dal 1996, scrive Richard Falanagan sul New York Times, i successivi governi conservatori australiani hanno combattuto con successo per sovvertire gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici a difesa delle industrie di combustibili fossili del paese. Secondo quanto ricostruisce il sito Carbon Brief, l'Australia ha prodotto le 15 maggiori emissioni mondiali di gas serra nel 2015 e il contributo pro capite dei suoi cittadini è circa tre volte superiore alla media globale. Il suo sistema elettrico rimane fortemente dipendente dal carbone, nonostante l’aumento dell'uso di gas e fonti rinnovabili. Oggi l'Australia è il secondo maggiore esportatore mondiale di carbone e il principale di gas naturale liquefatto (GNL) e recentemente si è classificata al 57° posto su 57 paesi per le azioni sul cambiamento climatico. Sulla base dei suoi interventi, il paese è lontano dal ridurre le emissioni del 26-28% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2015.

È colpa degli ambientalisti che “bloccano” la pulizia delle aree boschive?

Nonostante le evidenze, il primo ministro Morrison ha diffuso l’ipotesi che il fattore più importante che ha contribuito alla devastante stagione degli incendi in Australia non è il cambiamento climatico ma le azioni degli ambientalisti che hanno "bloccato" i parchi nazionali e impedito di pulire i boschi e, di conseguenza, prevenire gli effetti devastanti degli incendi.

Alcuni giorni fa, dopo aver visitato i terreni bruciati dalle fiamme, Morrison ha dichiarato che chi lega la stagione degli incendi al cambiamento climatico sono probabilmente le stesse persone che impediscono la riduzione dei pericoli. 

Queste affermazioni sono state respinte in toto dagli esperti di incendi boschivi. "È ridicolo. Inquadrare questo come un problema di riduzione dei pericoli nei parchi nazionali è solo retorica politica”, ha commentato il professor David Bowman, direttore del centro di ricerca sui centri antincendio dell'Università della Tasmania. “Queste sono teorie cospirative ormai datate che si diffondono ogni qual volta ci sono grandi incendi. Sono state ampiamente trattate in molte ricerche", aggiunge Ross Bradstock, direttore del centro per la gestione dei rischi ambientali degli incendi nell'università di Wollongong, a Guardian Australia.

La riduzione dei pericoli viene effettuata dalle autorità antincendio, dal personale del parco nazionale e dai singoli proprietari di immobili che possono richiedere permessi per sgomberare le aree intorno ai loro edifici. Il coordinamento delle attività avviene attraverso i comitati locali di gestione degli incendi. Solo nel Nuovo Galles del Sud ci sono 120 comitati.

Nell'ultima stagione di incendi del 2018 e 2019, il National Parks and Wildlife Service nel Nuovo Galles del Sud ha dichiarato a Guardian Australia di aver effettuato attività di riduzione del rischio su oltre 139.000 ettari, leggermente al di sopra del suo obiettivo.

La RFS ha affermato che 113.130 proprietà sono state oggetto di attività di riduzione del rischio, pari al 76% delle aree individuate sulle quali intervenire. I territori bruciati rappresentano invece il 106% del suo obiettivo. In altre parole, sono andate a fuoco anche le aree sui quali la RSF era intervenuta, ha spiegato ad ABC Greg Mullins, un ex dirigente dell’autorità dei vigili del fuoco.

L'indice di pericolo degli incendi boschivi è una misura combinata di temperatura, umidità, velocità del vento e disponibilità di combustibile secco. La primavera del 2019 è stata la peggiore dal 1950 a oggi. Già uno studio del 2017 aveva individuato una "chiara tendenza verso condizioni più pericolose durante la primavera e l'estate nell'Australia meridionale” e aveva parlato di “un inizio anticipato della stagione degli incendi". Una ricerca sugli incendi boschivi del Queensland del 2018 aveva rilevato che, in base allo storico delle temperature, c’era una probabilità di 4 volte maggiore di incendi a causa del cambiamento climatico di origine antropica. All’inizio del 2019, il National Environmental Science Program aveva affermato che “i modelli climatici mostrano condizioni meteorologiche più pericolose per gli incendi in tutta l'Australia a causa dell'aumento delle emissioni di gas serra".

Inoltre, i dirigenti dei vigili del fuoco – che si erano rivolti invano a Morrison per un intervento deciso sui cambiamenti climatici – avevano chiesto maggiori finanziamenti per la riduzione dei pericoli. Anche i Verdi australiani avevano sollecitato "una strategia efficace e sostenibile per la gestione della riduzione del carburante che protegga la biodiversità e moderare gli effetti degli incendi per la protezione delle persone e dei beni, sviluppata in consultazione con esperti, custodi e gestori del territorio".

A dispetto delle teorie cospirative sugli ambientalisti, in un discorso tenuto domenica scorsa Morrison ha sostenuto di aver preso sempre in considerazione “questo collegamento" tra i cambiamenti climatici e gli impatti sul clima australiano. 

Intanto ora gli esperti affermano che c’è il rischio che l’anidride carbonica generata dagli incendi non possa essere riassorbita attraverso la ricrescita delle foreste come accaduto in passato.

È una conseguenza del cambiamento climatico?

Gli incendi catastrofici del sud dell’Australia sono in gran parte il risultato dell'aumento delle temperature e, anche se in passato si sono verificate estati insolitamente calde, il legame tra i fenomeni estremi attuali e il cambiamento climatico antropogenico è scientificamente indiscutibile, concordano gli esperti del clima intervenuti in questi giorni.

Ovviamente nessun incendio può essere causato solo dal cambiamento climatico, spiega ancora Bowman, ma l'aumento delle temperature, la siccità estrema, il peggioramento delle stagioni degli incendi, le ondate di calore e la diffusione delle fiamme in tutto il paese seguono gli scenari prefigurati dai rapporti sugli effetti dei cambiamenti climatici.

"Benvenuti nel nostro nuovo clima", commenta su Scientific American la climatologa Nerilie Abram, professore associato alla Research School of Earth Sciences dell’Australian National University. 

La stagione violenta degli incendi in Australia – spiega la professoressa – è il risultato della combinazione di più fattori: il riscaldamento globale a lungo termine, associato ad anni di siccità e modelli climatici che hanno generato condizioni meteorologiche avverse, hanno fatto sì che l’estate in corso si sia presentata come la tempesta perfetta per gli incendi. 

Il clima australiano si è riscaldato di oltre un grado Celsius nell'ultimo secolo e questo cambiamento ha causato un aumento della frequenza e dell'intensità delle ondate di calore. La siccità può essere contrastata dalle piogge o dalla crescita della vegetazione che incrementa l'umidità localmente. Ma nel sud dell'Australia, dove la pioggia cade principalmente in inverno, si è registrato un sostanziale calo delle precipitazioni. Nel sud-ovest del paese, le piogge sono diminuite di circa il 20% dagli anni '70, mentre nel sud-est, si è registrata una riduzione delle precipitazioni dell'11% dagli anni '90.

Uno dei fattori alla base di questo calo a lungo termine delle piogge invernali è la tendenza della Southern Annular Mode (SAM) che descrive i movimenti dei venti intorno all’Antartide. Questo cambiamento sta portando i venti occidentali che circondano l'Oceano Antartico a spostarsi a sud verso l'Antartide, causando il passaggio di fronti fredde invernali a sud dell’Australia che viene così esclusa dalle piogge. Il ruolo del cambiamento climatico di origine antropica nel guidare questa tendenza nel SAM è evidente nel dibattito scientifico, prosegue Abram.

A questo si è aggiunto cosa è accaduto nell’Oceano Indiano tropicale, dove si sono registrate temperature insolitamente fredde della superficie del mare che hanno interrotto una delle fonti di umidità dell’Australia, favorendo la siccità già in atto nelle regioni meridionali del continente. Anche in questo caso c’entra il cambiamento climatico perché il riscaldamento delle temperature sta facendo sì che eventi come quello verificatosi nell’Oceano Indiano tropicale diventino più frequenti.

Allo stesso tempo, quest'anno, si è verificata una rara e improvvisa ondata di calore della stratosfera nell'Antartide alla fine dell'inverno che ha favorito lo spostamento verso l’Australia di venti molto caldi e asciutti.

Infine, ci sono i fenomeni meteorologici locali. L’Australia è reduce da tre inverni consecutivi senza piogge invernali. La siccità dell’Australia sud-orientale ha causato la distruzione di vaste aree di vegetazione e il prosciugamento delle foreste pluviali, esponendo alle fiamme anche aree che di solito non prendono fuoco.

L’insieme di tutti questi fattori ha creato le condizioni ideali per la devastante stagione di incendi che ha colpito il paese. E probabilmente potrebbe diventare la norma. Secondo il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) delle Nazioni Unite il numero di giorni con condizioni meteorologiche ad alto rischio potrebbe seriamente aumentare in tutto il sud dell'Australia man mano che si alzeranno le temperature in tutto il mondo. La stagione calda anticipata e intensa di quest'anno è «un presagio di ciò che verrà», ha spiegato la ricercatrice Crystal A. Kolden, e un «forte indicatore» che alcuni degli effetti del cambiamento climatico sono già in atto.

Immagine in anteprima: Matthew Abbott per New York Times

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