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Vaccini: vademecum antibufale

Aggiornamento 4 novembre 2015: Dopo la pubblicazione di questo post abbiamo risposto ai numerosi commenti arrivati sulla pagina. In seguito al confronto con i lettori abbiamo deciso di aggiungere altri due punti al vademecum:
12) "In alcune schede tecniche di vaccini tra gli effetti collaterali compare l’autismo"
13) "Non vengono effettuati test prima delle vaccinazioni"
Il primo spiega perché sul bugiardino di un vaccino compare la parola "autismo", il secondo cerca di rispondere all'obiezione riguardo alla mancanza di test pre-vaccinali.
Abbiamo inoltre aggiunto un approfondimento al punto 3) sulle sostanze contenute nei vaccini.

Grazie ancora per i vostri commenti e per il confronto, che come sempre ci aiutano a migliorare e arricchire l'informazione che facciamo.

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Se consideriamo che nel corso degli ultimi due decenni abbiamo assistito a una riduzione del 96% del numero di casi di morbillo nella Regione europea, e che siamo a un passo da eliminare la malattia, veniamo colti di sorpresa da questi numeri. Dobbiamo rispondere collettivamente, senza ulteriore ritardo.

È quanto affermava lo scorso Febbraio Zsuzsanna Jakab, direttrice dell'Ufficio Regionale per l'Europa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), commentando i dati relativi ai casi di morbillo registrati nel 2014 e nei primi mesi del 2015 in diversi paesi, europei e non solo. Numeri che compromettono il raggiungimento dell'obiettivo che l'OMS si era prefissato, ovvero eradicare la malattia nella regione entro il 2015.

Tra i casi di morbillo richiamati dalle autorità sanitarie internazionali ci sono i 1674 verificatisi nel 2014 in Italia, con l'incidenza maggiore registrata nei bambini al di sotto dei cinque anni. Per un paziente su tre è stato necessario il ricovero in ospedale. Tra i soggetti che hanno contratto la malattia il 90,6% non era stato vaccinato, mentre il 7,6% aveva ricevuto una sola dose di vaccino. L'OMS individua la causa delle ricorrenti epidemie di morbillo proprio nell'aumento del numero di genitori che non vaccinano i propri figli.

L'istituto Superiore di Sanità (ISS) ha di recente diffuso i dati sulla copertura vaccinale registrata nel 2014 per diverse malattie infettive a 24 mesi d'età, cioè relativa ai nati nel 2012. La copertura vaccinale a 24 mesi contro il morbillo è passata dal 90,3% del 2013 al 86,6% del 2014. Sebbene questa possa sembrare una percentuale ancora elevata, in realtà è lontana dal valore minimo, 95%, fissato dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale. Sotto il 95% il numero di persone esposte al contagio diventa abbastanza grande da permettere agli agenti patogeni di diffondersi all'interno della popolazione durante un'epidemia.

Scompare, cioè, quella che viene definita “immunità di gregge”, la protezione di cui godono, indirettamente, anche i soggetti non immuni, come i bambini che non hanno ancora raggiunto l'età di vaccinazione o gli adulti che non hanno mai sviluppato l'immunità. Poiché contro il morbillo viene somministrato il vaccino MPR, che immunizza anche contro la parotite e la rosolia, la copertura nella popolazione risulta inadeguata anche per queste due malattie. Ma i dati più aggiornati mostrano che la copertura vaccinale inizia a restringersi anche per altre malattie infettive. I numeri variano da regione a regione, ma nel 2014 le coperture medie nazionali per poliomielite, difterite, pertosse, epatite B sono tutte scese, anche se di poco, al di sotto del 95%.

L'analisi dell'ISS divide la storia recente in due fasi. Una prima, dal 2000 al 2012, in cui le coperture si sono mantenute sostanzialmente stabili o che, nel caso del vaccino MPR, sono cresciute. E una seconda, dal 2012 al 2014, in cui tutte le coperture hanno iniziato a restringersi, soprattutto contro morbillo, parotite e rosolia. Come evidenzia l'ISS: «I dati del 2014 confermano che il calo registrato a partire dal 2012 non è una flessione temporanea ma una tendenza che sembra consolidarsi di anno in anno».

Negli ultimi mesi il problema del calo delle coperture vaccinali ha attirato l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica, soprattutto in seguito a notizie come la morte per difterite di un bambino non vaccinato in Spagna, il primo caso nel paese dopo quasi 30 anni, la morte per pertosse a Bologna di una neonata non ancora in età da vaccinazione e i casi di meningite, tra cui sette decessi, in Toscana. L'allarme suscitato da queste notizie ha riacceso il dibattito, spingendo moltissime persone, anche sui social media, a intervenire schierandosi a favore o contro le vaccinazioni.

Da tempo, infatti, esiste anche in Italia un movimento di opinione contrario ai vaccini che, sebbene non particolarmente organizzato, è riuscito ad acquistare visibilità e consensi, anche attraverso la Rete, dove spesso trova terreno fertile nella sottocultura delle teorie del complotto. Non è difficile imbattersi in materiale antivaccinista in siti e blog che trattano di argomenti del genere Verità Nascoste, dal Nuovo Ordine Mondiale alla fanta-archeologia, dalle scie chimiche alle più diverse tesi alternative alla “scienza ufficiale”.

Tuttavia, le motivazioni alla base della decisione di non ricorrere ai vaccini sono le più diverse e solo una minoranza abbraccia un antivaccinismo militante. I più nutrono timori e dubbi che non riescono ad essere dissipati perché sono disorientati da informazioni carenti e contraddittorie, anche da parte di alcuni medici. La sensazione di mancanza di trasparenza provoca sfiducia e sospetto verso le istituzioni sanitarie e genera il bisogno di cercare risposte altrove.

C'è poi una difficoltà di cui tenere conto, che va al di là del problema della disinformazione. Come molte altre discussioni su temi scientifici o medici oggetto di controversie sociali, anche quella sui vaccini non è solo una discussione sui vaccini. Fatti ed evidenze possono non riuscire a scalfire le posizioni contrarie, perché queste sono anche il frutto di esperienze personali, valori morali, convinzioni politiche, pregiudizi.

In altri termini, oltre ai fatti esistono i frames: immagini, schemi interpretativi, cornici di senso entro cui la realtà viene sistemata e adattata. Per esempio, se per qualcuno i vaccini rimandano a quella che viene definita “medicina ufficiale” o a Big Pharma, e se questi elementi sono già inquadrati in un frame negativo, allora lo saranno anche i vaccini. Infine, come ha affermato qualcuno, «i vaccini sono vittime del loro stesso successo». I risultati ottenuti in seguito alle campagne di vaccinazione, dalla scomparsa della poliomielite in Occidente all'eradicazione globale del vaiolo, hanno fatto perdere in poco tempo la memoria delle epidemie del passato, anche di quelle più recenti. Questo induce molti, oggi, a sottostimare i rischi delle malattie infettive e a sovrastimare quelli dei vaccini.

Coinvolgere i cittadini nell'attività di divulgazione potrebbe aiutare a rompere i frames negativi e ad allontanare le paure. E proprio dai cittadini, e dalla Rete, arriva in questi giorni una risposta. Miriam Maurantonio sta promuovendo una campagna social per invitare tutti, soprattutto i genitori, a testimoniare la propria scelta di vaccinare, mentre Alice Pignatti, madre di una bambina ricoverata in ospedale dopo aver contratto la pertosse, ha lanciato una petizione su Change.org a favore dell'obbligo di vaccinazione all'interno delle comunità scolastiche.

Nel frattempo, anche dalle Regioni è arrivato l'invito a considerare l'introduzione dell'obbligo di vaccinazione per l'accesso alle scuole. E si discute anche del ruolo e delle responsabilità degli operatori sanitari e dell'ipotesi di sanzionare i medici che sconsigliano i vaccini (ipotesi che il ministero della Salute smentisce di aver proposto).

Come si è detto, i fatti possono non bastare a modificare i frame negativi, ma visti i numerosi luoghi comuni ed errori che circondano l’argomento, abbiamo deciso di dare una risposta ad almeno qualcuno tra quelli diffusi.

1) "I vaccini non sono sicuri al 100%"
2) "Vaccinarsi è più rischioso che contrarre le malattie"
3) "I vaccini contengono sostanze dannose"
4) "I vaccini indeboliscono e sovraccaricano il sistema immunitario"
5) "I vaccini provocano l’autismo"
6) "Malattie come la poliomielite non sono scomparse grazie ai vaccini"
7) "La teoria dell’immunità di gregge è falsa"
8) "Alcune sentenze hanno riconosciuto i danni da vaccino"
9) "Ci sono medici che non approvano i vaccini"
10) "Le vaccinazioni obbligatorie violano la libertà di scelta"
11) "Chi promuove i vaccini fa gli interessi delle aziende farmaceutiche"
12) "In alcune schede tecniche di vaccini tra gli effetti collaterali compare l’autismo"
13) "Non vengono effettuati test prima delle vaccinazioni"

1) "I vaccini non sono sicuri al 100%"

Se per “sicurezza al 100%” si intende la certezza assoluta che la somministrazione di un vaccino comporti un rischio pari a zero, allora questa certezza non esiste, come non esiste per nessun farmaco, terapia o intervento chirurgico e, in generale, per qualsiasi attività umana. Del resto, è proprio per questa ragione che si prendono tutte le precauzioni per cercare di abbattere il più possibile i rischi (come avviene, per esempio, con le procedure di sicurezza nei luoghi di lavoro). Come per i farmaci anche per i vaccini la valutazione della sicurezza avviene quando se ne studia l’efficacia, cioè durante le diverse fasi di sperimentazione.

L’intero processo è sottoposto alle leggi e al controllo degli enti regolatori, in Italia l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e in Europa la European Medicines Agency (EMA), che solo dopo la fine degli studi autorizzano l’uso e l’immissione in commercio del nuovo vaccino. I controlli proseguono anche dopo l’autorizzazione, attraverso il sistema di sorveglianza che raccoglie tutte le segnalazioni di sospette reazioni avverse inviate dagli operatori sanitari. L’anno scorso, per esempio, l’AIFA ha bloccato in via precauzionale alcuni lotti del vaccino anti-influenzale Fluad, dopo le segnalazioni di alcune morti sospette (il divieto è stato poi rimosso dopo che le analisi hanno escluso qualsiasi legame con i decessi, come confermato anche dall’EMA).

Oltre alla sorveglianza, ci sono anche i dati provenienti dagli studi pubblicati sulle riviste scientifiche. Proprio gli studi condotti in seguito a controversie sulla sicurezza dei vaccini sono stati spesso un’occasione per dissipare alcuni dubbi a riguardo, come le numerose ricerche che hanno smentito più volte i legami tra vaccini e autismo.

2) "Vaccinarsi è più rischioso che contrarre le malattie"

Il rischio che comporta la somministrazione di un vaccino, per essere valutato correttamente, deve essere messo a confronto con quello che si corre contraendo la malattia infettiva. La percezione scorretta di questo rapporto induce molti a sovrastimare i rischi dei vaccini e a sottostimare quelli che comportano molte malattie infettive. Il fatto che i vaccini, a differenza dei farmaci, si somministrino quando non si è ancora malati dà l’impressione di sottoporsi a un rischio non necessario. Inoltre è molto popolare l’opinione che le malattie infettive, come per esempio quelle tipiche dell’infanzia, siano un evento della vita inevitabile, quasi necessario.

Proviamo, per esempio, a valutare il rischio per il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia). Le reazioni avverse comuni (da 1/10 a 1/100 casi circa) attribuibili al vaccino sono la febbre, il rossore e il dolore nella zona di iniezione, eruzioni cutanee e l’ingrossamento delle ghiandole salivari. Le reazioni avverse gravi attribuili con certezza al vaccino sono reazioni allergiche come lo shock anafilattico, che insorgono alcuni minuti dopo la somministrazione e sono state registrate in un numero di casi dell’ordine di 1/1.000.000. Sono stati osservati anche casi di encefalite post-vaccino, con una frequenza di 1/1.000.000 di somministrazioni, ma l’incidenza di encefalite, come hanno in seguito dimostrato alcuni studi, si è rivelata essere la stessa tra vaccinati e non vaccinati.

Al contrario, si sa con concerteza che l’encefalite è una delle possibili complicanze del morbillo e colpisce circa 1 paziente su 1000, soprattutto quelli più a rischio, come neonati e persone immunocompromesse. Durante l’epidemia di morbillo del 2002, che si diffuse soprattutto al Sud, ci furono 4 decessi e 16 casi di encefalite. Un’altra possibile conseguenza del morbillo, sebbene rara, è la panencefalite sclerosante subacuta, che può insorgere anche dopo anni dall’infezione .

Il vaccino MPR protegge anche contro la parotite e la rosolia e anche per queste due malattie infettive c’è la possibilità di complicanze. Chi si ammala di parotite può andare incontro a encefalite (l’incidenza può variare da 1/1000 a 1/10.000 casi circa) e meningite (fino al 15% dei casi). La parotite è una delle principali cause di sordità infantile acquisita. Quanto alla rosolia sono note le conseguenze che può comportare per il feto se contratta durante la gravidanza. Si può affermare, quindi, che la scelta di somministare il vaccino MPR (così come per altri vaccini) comporta molti meno rischi della malattia.

3) "I vaccini contengono sostanze dannose"

I vaccini contengono microorganismi (virus o batteri) uccisi (come il vaccino anti-Polio Salk) o attenuati (come il vaccino MPR), frammenti di essi (vaccini cosiddetti “split”, come molti vaccini contro l’influenza) oppure "tossoidi", cioè tossine inattivate (come i vaccini per tetano e difterite) . Sono presenti,  anche composti usati come stabilizzanti, come l'albumina, per preservare la soluzione,  conservanti o antibiotici come la neomicina, che servono a impedire contaminazioni batteriche, e sostanze dette “adiuvanti”, che rendono il vaccino più efficace perché potenziano la risposta immunitaria.

Alcune  di queste sostanze sono state al centro di controversie per il loro presunto ruolo nell’insorgenza di patologie. Una di questi in particolare, il Thimerosal, un composto contenente mercurio usato come conservante, è stato accusato di provocare l’autismo. In via precauzionale è stato in seguito eliminato dai vaccini pediatrici, ma numerosi studi, in seguito, hanno escluso qualsiasi correlazione tra questi casi di autismo e il Thimerosal. La preoccupazione per la presenza di mercurio nei vaccini è senz'altro dovuta alla nota tossicità di questo elemento, che è da tempo all'attenzione anche degli organismi internazionali per i suoi potenziali effetti sull'ambiente e la salute. Il mercurio è presente nell'ambiente in diverse forme, ma quella più comune, e potenzialmente più tossica, è il metilmercurio, che si forma attraverso l'azione di alcuni microorganismi a partire dal mercurio inorganico emesso da fonti sia antropiche che naturali. È negli ambienti acquatici, in particolare, che avviene il passaggio del metilmercurio all'interno della catena alimentare, tanto che il consumo di alcuni pesci, come il tonno, costituisce oggi una delle maggiori fonti di esposizione al mercurio per l'uomo. Il Thimerosal, ancora utilizzato in alcuni vaccini, quando viene metabolizzato dall'organismo, produce un composto, l'etilmercurio, che a differenza del metilmercurio non si accumula e riesce a essere eliminato molto più velocemente.

L'ipotesi di una correlazione con l'autismo è stata formulata anche riguardo i sali di alluminio, usati come adiuvante ma, come afferma anche il comitato dell'OMS per la sicurezza dei vaccini, non c'è alcuna evidenza epidemiologica che sostenga questa tesi.

4) "I vaccini indeboliscono e sovraccaricano il sistema immunitario"

L’opinione che le vaccinazioni, specialmente quelle pediatriche, causino un “sovraccarico” del sistema immunitario è molto frequente tra i genitori che decidono di non vaccinare i propri figli  (e viene diffusa anche da associazioni come il Codacons). Ma è una tesi che non ha alcun fondamento nella conoscenza dei meccanismi molecolari e cellulari alla base della risposta immunitaria. Non esistono prove di un aumento di infezioni a carico di bambini vaccinati, ciò che dovrebbe accadere nel caso di indebolimento o sovraccarico del loro sistema immunitario.

Ciò che accade è, in realtà, l’esatto opposto. Contrarre l’agente patogeno, e quindi la malattia (anche un raffreddore), comporta un carico di lavoro molto maggiore, per il sistema immunitario, rispetto alla limitata infezione  provocata dal vaccino. Questo anche nel caso venga somministrato l’esavalente, che contiene sei vaccini (per poliomielite, pertosse, difterite, epatite B, Haemophilus influenzae tipo b e tetano). E, al contrario, malattie infettive come il morbillo possono indebolire il sistema immunitario anche per diverse settimane o mesi dopo la guarigione.

5) "I vaccini provocano l’autismo"

Il mito del legame  tra vaccini e autismo è uno dei più persistenti tra i contrari ai vaccini. Il mito nasce nel 1998, quando  fu pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet un articolo in cui veniva avanzata l'ipotesi di una associazione tra sintomi dovuti a patologie intestinali e l'insorgenza dell'autismo, correlata con possibili fattori scatenanti ambientali. Alcuni bambini, secondo quanto riportavano i loro genitori, avrebbero manifestato i primi sintomi di autismo dopo la somministrazione del vaccino MPR. Benché lo stesso studio specificasse che non era stata trovata la prova di un nesso causale, Andrew Wakefield, chirurgo e ricercatore inglese a capo dello studio, prima ancora della pubblicazione, convocò una conferenza stampa in cui disse che si sarebbe dovuto sospendere la somministrazione del vaccino.

Nel 2004 un'inchiesta del The Sunday Times documentò che Wakefield aveva ricevuto un finanziamento per la sua ricerca attraverso un avvocato che stava tentando di preparare una class action contro le aziende produttrici del vaccino MPR, in cui erano coinvolti i genitori di alcuni dei bambini esaminati. In seguito si scoprì anche che Wakefield aveva manipolato dati, analisi e storie cliniche. Alcuni bambini non avevano ricevuto nessuna diagnosi di autismo, mentre altri avevano manifestato disturbi comportamentali prima, non dopo, la somministrazione di vaccino MPR.

Al conflitto di interesse si aggiungeva dunque la frode. Ma quando scoppiò lo scandalo il caso era ormai rimbalzato da tempo sui media, suscitando un'ondata di proteste e paura. La conseguenza fu un crollo del tasso di vaccinazione nel Regno Unito, che toccò i livelli più bassi tra il 2003 e il 2004, e un aumento dei casi morbillo, con epidemie durante le quali si registrarono anche casi gravi e decessi.

Nel 2008, dopo quattordici anni, il morbillo tornò a essere dichiarato endemico nel Regno Unito. Solo nel 2010 The Lancet ritirò lo studio di Wakefield, che venne radiato dall'ordine dei medici britannico. Nonostante numerosi studi abbiano in seguito dimostrano la totale assenza di evidenze di un nesso causale tra autismo e vaccino MPR, o altri vaccini, le tesi di Wakefield continuano a essere diffuse dai movimenti antivaccinisti.

6) "Malattie come la poliomielite non sono scomparse grazie ai vaccini"

Uno dei risultati più evidenti conseguiti dai programmi di vaccinazione a livello globale sono stati senz’altro l’eradicazione del vaiolo, dichiarata dall’OMS nel 1980 e la scomparsa, almeno nei paesi occidentali, della poliomielite che rimane endemica solo in Afghanistan e Pakistan (i casi di poliomielite in tutto il mondo sono diminuiti del 99% dal 1988 ad oggi). Ciononostante alcuni contrari ai vaccini sostengono che la scomparsa di malattie infettive come la poliomielite sia da mettere in relazione non con l'uso dei vaccini ma con il miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie.

Nel 1959, durante l’epidemia che stava colpendo l’Europa e gli Stati Uniti, entrò in vigore la legge che stabiliva che per accedere agli asili e alle scuole era necessario presentare un certificato di vaccinazione contro la poliomielite. La legge non prescriveva un vero e proprio obbligo di vaccinazione ed era facilmente aggirabile. Nonostante molte persone, negli anni successivi, fossero state vaccinate con il vaccino anti-polio Salk, si procedette in modo disordinato e lentamente fino al 1964, quando venne adottato il vaccino anti-polio Sabin e venne lanciata una campagna di vaccinazione più vasta. Perciò, quando nel 1966 venne introdotta la vaccinazione obbligatoria, il numero di casi di poliomielite in Italia stava già diminuendo, come si può vedere dalla curva dell'andamento dei casi, perché si era già iniziato a vaccinare:

via ISS. Franco Giovannetti, Vaccinazioni pediatriche: le domanda difficili.
via ISS. Franco Giovanetti, Vaccinazioni pediatriche: le domande difficili.

Nelle versioni di questo grafico usate dagli antivaccinisti l’inizio della campagna di vaccinazione viene fatto coincidere con l’anno di introduzione dell’obbligo, il 1966, dando l’impressione che l’inizio della campagna di vaccinazione sia coinciso con l’introduzione dell’obbligo e che perciò la poliomielite, in quel momento, fosse già praticamente scomparsa. Scrive Saverio Luzzi in Salute e sanità nell'Italia repubblicana: «il vaccino di Salk era imperfetto, ma tra il 1959 e il 1963 il 75% dei casi di polio si verificarono in persone che non avevano potuto o voluto farvi ricorso».

L’eradicazione della poliomielite a livello globale è un obiettivo ancora da raggiungere e se la copertura vaccinale scendesse, la malattia potrebbe riemergere anche in un paese con una sistema sanitario avanzato e condizioni socio-economiche elevate. È quanto è accaduto in Olanda nel 1992, quando si verificò un’epidemia di poliomielite all’interno di una comunità religiosa che rifiutava i vaccini. Ci furono 71 casi, tra cui 2 morti e 59 persone paralizzate.

7) "La teoria dell’immunità di gregge è falsa"

Di fronte alle malattie infettive sono necessarie due forme di protezione. Una individuale, e l’altra collettiva. La teoria dell’immunità di gregge si basa su un principio molto semplice e intuitivo: se un vaccino è efficace (e la loro efficacia è dimostrata dal numero di malattie infettive di cui hanno abbattuto l’incidenza) e se un numero abbastanza grande di persone diventa immune, la malattia non riuscirà a diffondersi durante un’epidemia. In una situazione di questo tipo anche quelli che non sono immuni correranno un rischio molto più basso di essere infettati.

Il principio dell’immunità di gregge si fonda sui modelli matematici che descrivono la dinamica delle epidemie. Un parametro utile a stimare il valore della copertura vaccinale necessario a impedire la diffusione di una malattia è il numero riproduttivo di base (R0), cioè il numero di individui che un individuo infetto può infettare a sua volta. Per interrompere la catena di trasmissione è necessario che questo numero scenda al di sotto di uno, cioè che un infetto possa trasmettere la malattia, mediamente, a meno di un'altra persona. Le malattie infettive hanno diversi valori di numero riproduttivo di base, da 1.2-1.8 per l’infuenza, a 5-6 per la poliomelite, fino a 15-20 per il morbillo. Maggiore è questo numero, più ampia è la copertura vaccinale necessaria a eliminare la malattia.

Per una malattia infettiva come il morbillo è necessaria una copertura vaccinale, almeno, del 90-95% perché si mantengano delle condizioni sfavorevoli all’insorgere di una epidemia. E, di fatto, tutti quelli che possono vaccinarsi dovrebbero farlo. E non solo per avere una copertura vaccinale adeguata (perché non tutti quelli che possono vaccinarsi decideranno di farlo), ma anche per “fare da scudo” a quelli che sono più vulnerabili. In ogni momento, all’interno della popolazione, esistono dei soggetti esposti alle malattie infettive perché non possono ricevere alcuni vaccini. Per esempio i vaccini a base di microrganismi vivi attenuati, come quello MPR, non possono essere somministrati a chi è affetto da immunodeficienze congenite o da leucemie e linfomi o a chi sta assumendo farmaci immunosoppressori.

8) "Alcune sentenze hanno riconosciuto i danni da vaccino"

Nel 2012 il giudice del lavoro del tribunale di Rimini ha emesso una sentenza con cui accoglieva una richiesta di indennizzo per un bambino che aveva manifestato i sintomi dell’autismo dopo la somministrazione del vaccino MPR. A marzo di quest’anno la sentenza è stata ribaltata dalla corte di appello di Bologna. Ma a novembre del 2014, di nuovo, il tribunale del lavoro di Milano ha emesso un verdetto analogo a quello di Rimini. Sentenze come queste, e altre simili, sono spesso invocate dagli antivaccinisti per sostenere la tesi che le autorità pubbliche abbiano, in qualche modo, riconosciuto e ammesso l’esistenza di danni da vaccino anche quando, come nel caso dell’autismo, non ne è mai stata accertata l'esistenza.

In Italia, una legge del 1992 prevede la possibilità di richiesta di indennizzo per danni da vaccini, sulla base del principio che la vaccinazione, come ogni pratica medica, ha un margine di rischio, anche se molto basso, di provocare alcune reazioni avverse note. La legge, del resto, riconosce questo diritto anche nel caso di danni da trasfusioni. L'esistenza del danno deve essere stabilita da una commissione medica sulla base della documentazione disponibile. Tuttavia, la possibilità di fare ricorso presso il tribunale del lavoro, consente ai richiedenti l’indennizzo di avvalersi della consulenza di periti tecnici. In alcuni dei procedimenti che hanno riconosciuto un nesso causale tra vaccini e autismo, la consulenza è stata affidata a medici vicini ad associazioni antivacciniste, spesso già noti per le loro tesi e per aver svolto perizie in processi analoghi.

9) "Ci sono medici che non approvano i vaccini"

Il consenso scientifico sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini è solido e non è sostenuto solo dai principali enti pubblici regolatori nazionali e internazionali, a partire dall’OMS, ma anche dalle società scientifiche e mediche. Il consenso, nella scienza, non è il frutto di una decisione presa a maggioranza all’interno della comunità scientifica, ma è il risultato degli studi, indipendenti l’uno dall’altro. I dati che si accumulano nel corso dei decenni, provenienti dalle ricerche più diverse, fanno emergere l’esistenza di un consenso attorno a un tema.

Questo, tuttavia, non corrisponde mai all'opinione del 100% della comunità scientifica. Si possono trovare scienziati (non sempre esperti di quel particolare campo di studi) che non accettano le prove dell'esistenza del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici o la responsabilità delle attività antropiche nella loro genesi. O, perfino, che rifiutano la teoria dell’evoluzione.

Esistono, del resto, premi Nobel che, anche dopo aver ricevuto il prestigioso riconoscimento, hanno abbracciato infondate tesi alternative sull’AIDS . È un medico l’ideatore della Nuova Medicina Germanica, una delle più pericolose pseudomedicine, ed è un medico colui che per primo ha sostenuto la (bizzarra) ipotesi che il cancro sia un fungo che si può curare con il bicarbonato. Come, del resto, anche Wakefield, il responsabile della, dimostrata, frode scientifica che ha convinto molti che i vaccini provochino l’autismo.

Possono esistere perciò anche medici, come alcuni pediatri, che sconsigliano i vaccini sulla base di opinioni che vanno contro le migliori conoscenze disponibili. Ma non è l’autorità di questo o quel medico, o esperto, a stabilire ciò che è certo e ciò che non lo è, ma l’insieme di tutte le evidenze e conoscenze. Nella comunità scientifica, di ogni disciplina, esistono vere controversie, anche accese. Ma quello sui vaccini è un dibattito sociale, politico, culturale, non una vera controversia scientifica.

Chi nutre pregiudizi, o dubbi anche fondati, esorta spesso a «non pretendere di avere la verità in tasca», ma questo è un approccio solo apparentemente ragionevole e imparziale, perché suggerisce, indirettamente, che esistano due "campane”, a favore e contro, a cui assegnare lo stesso peso. Come se non ci fosse già un consenso o come se la comunità scientifica fosse, come talvolta si afferma, «divisa». È ciò che spesso accade sui media, quando, su temi come i vaccini, si decide di organizzare confronti tra due sostenitori di tesi opposte, “pro” e “contro”, dando l’impressione dell’esistenza di una controversia. Cosa, purtroppo, che non contribuisce a dissipare i dubbi di molti.

10) "Le vaccinazioni obbligatorie violano la libertà di scelta"

Le vaccinazioni obbligatorie in Italia sono quelle contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. Esistono poi vaccini solo raccomandati, come quello MPR o quello per la meningite. Tuttavia, la distinzione tra “obbligatorie” e “raccomandate” non esprime un grado diverso di efficacia o sicurezza tra i vaccini né di importanza ai fini della prevenzione. Il contesto storico in cui nacque l’obbligo di vaccinazione richiedeva che si intervenisse in modo drastico contro alcune malattie infettive, come la poliomielite, che rappresentavano una minaccia per la salute pubblica.

Ma, con il tempo, l’esistenza di vaccinazioni “solo” raccomandate, rispetto ad altre obbligatorie, ha spinto molti (cittadini, medici, operatori sanitari) a interpretare la promozione della salute collettiva come un obbligo di legge a cui non potersi sottrarre, non come una propria responsabilità. Anche per questo motivo oggi si sta discutendo dell’ipotesi di sospendere l’obbligo di vaccinazione, allo scopo di coinvolgere di più i cittadini, soprattutto i genitori, e riacquistare la loro fiducia.

Tuttavia, sia che si mantenga l’obbligo di vaccinazione, peraltro già oggi piuttosto virtuale, sia che si passi a un sistema totalmente volontario, l’obiettivo che si deve raggiungere come collettività è sempre lo stesso: una copertura vaccinale adeguata, anche per vaccini oggi non formalmente obbligatori. Per esempio, nel caso del vaccino esavalente è fuorviante continuare ad affermare che contiene 4 vaccini obbligatori e 2 "solo" raccomandati, perché sono tutti ugualmente raccomandati.

Perciò, concentrare il dibattito (anche politico) solo sul tema dell’abolizione dell’obbligo significa tralasciare una questione fondamentale e può prestarsi a essere usato come argomento da chi si batte non solo contro l’obbligo, ma anche contro l'utilizzo stesso dei vaccini.

11) "Chi promuove i vaccini fa gli interessi delle aziende farmaceutiche"

Una risposta a questa obiezione l’ha data, in modo efficace, Unicef Italia sulla propria pagina Facebook:

Sì ma quando parliamo di vaccini antipolio l'industria farmaceutica c'entra poco o nulla. Produrre vaccini da pochi centesimi l'uno non interessa a nessuno, anzi noi dell'UNICEF dobbiamo andare a cercare dosi di vaccino da produttori indiani e supplicare le farmaceutiche di non cessare di produrne, perché a noi ne servono oltre un miliardo di dosi l'anno. Di profitti Big Pharma ne fa infinitamente di più con i prodotti che noi acquistiamo tutti i giorni senza sollevare tutti quei dubbi e domande che si fanno invece per i vaccini, dai farmaci da banco agli integratori alimentari .

L’argomento Big Pharma è molto popolare tra chi si oppone ai vaccini, perché suscita un frame molto potente, quello degli interessi che si nascondono dietro a ciò che vediamo. È un argomento che semplifica la realtà perché associa i vaccini a una immagine negativa, di cui ci si può servire senza dovere più argomentare riguardo l’efficacia, la sicurezza e le evidenze scientifiche (che sarebbero ugualmente solide anche se a produrre i vaccini fosse un’azienda controllata dallo stato).

Naturalmente, le aziende farmaceutiche caldeggiano l'uso dei vaccini (almeno di quelli che producono), ma non tutti quelli che lo fanno sono, necessariamente, persone che hanno qualche interesse (se non quello della corretta informazione e della salute collettiva). E affermare l’importanza dei vaccini non vuole dire non riconoscere l’esistenza di conflitti di interesse e di problemi non risolti nel processo di sperimentazione e regolamentazione di vaccini o farmaci, né rinunciare a parlare, anche in modo critico, delle questioni politiche ed economiche che hanno a che vedere con la sanità pubblica.

12) "In alcune schede tecniche di vaccini tra gli effetti collaterali compare l’auitismo"

Se fosse vero sarebbe incredibile: la prova che i vaccini causano l'autismo l'avrebbero fornita le stesse aziende farmaceutiche, stampandola nero su bianco su alcune schede tecniche, i cosiddetti “bugiardini”. Per esempio, nella scheda del vaccino contro difterite-tetano-pertosse (DTaP) tra gli eventi avversi compare la parola “autismo”. Ma se non c'è alcuna prova di una nesso tra vaccini e autismo perché questa malattia viene riportata tra gli effetti avversi? E di quelli del DTaP, non del MPR, il vaccino, in origine, accusato di essere il vero responsabile. La risposta a questa domanda è in realtà contenuta nella stessa scheda tecnica, che deve essere letta con attenzione, ma prima è necessario comprendere perché un'azienda farmaceutica ritenga di dover inserire l'autismo tra i possibili effetti collaterali di un vaccino.

In realtà la parola “autismo” compare nell'elenco di «eventi avversi riportati durante l'utilizzo dopo l'approvazione». In questo contesto la parola chiave è «riportati». Molte aziende hanno iniziato a dichiarare nelle schede tecniche non solo gli effetti registrati durante la sperimentazione prima dell'autorizzazione, ma anche tutti quelli riportati durante la fase di sorveglianza post-marketing. Questi possono essere segnalati non solo dagli operatori sanitari, ma da chiunque (per esempio, i genitori di un bambino che ha ricevuto un vaccino) osservi effetti collaterali che pensa debbano essere attribuiti al vaccino. Negli Stati Uniti il Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) si occupa del monitoraggio e della raccolta di tutte le segnalazioni di eventi avversi da vaccino. Ma sul sito del VAERS viene spiegato come queste debbano essere interpretate: «solo perché è un evento avverso è accaduto dopo che una persona ha ricevuto un vaccino non significa che il vaccino abbia causato l'evento avverso». Anche la sorveglianza post-marketing condotta dall'AIFA, in Italia, registra segnalazioni di eventi che non presuppongono necessariamente un nesso causale, che deve essere valutato alla luce degli studi.

Ma allora a che scopo riportare nei “bugiardini” queste informazioni? Sotto la spinta delle battaglie legali che in questi anni si sono svolte attorno a presunti danni da vaccino, soprattutto negli Stati Uniti, diverse aziende farmaceutiche hanno deciso di dichiarare nelle schede tecniche anche effetti solo segnalati, per tutelarsi da possibili richieste di indennizzo. Anche per patologie, come l'autismo, per le quali è stata più volte mostrata l'assenza di qualsiasi evidenza di correlazione. È per questa ragione che nel "bugiardino" del DTaP è stato inserito anche l'autismo. E questo, indubbiamente, non contribuisce a fare chiarezza.

13) "Non vengono effettuati test prima delle vaccinazioni"

Molti si chiedono perché non vengano eseguiti esami prima della somministrazione dei vaccini, allo scopo di individuare predisposizioni ad effetti avversi. Da tempo, infatti, si parla di “medicina personalizzata” per definire quell'insieme di principi, pratiche, tecnologie che dovrebbero essere in grado, nell'elaborazione delle strategie di prevenzioni e terapia, di tenere conto della diversità biologica presente all'interno della popolazione.

Per esempio, lo studio della complessa interazione tra geni e farmaci (la farmacogenetica e, oggi, la farmacogenomica), anche grazie al sequenziamento del genoma umano, mostra che la variabilità genetica può influenzare la risposta alle terapie, dalla loro efficacia alle possibili reazioni avverse. Queste nuove conoscenze iniziano a trovare le prime applicazioni ma non si sono ancora integrate nella pratica medica quotidiana.

Alcuni studi hanno indagato anche le basi genetiche della diversità della risposta del sistema immunitario ai vaccini, che potrebbe determinare l'insorgere di reazioni avverse moderate come la febbre o gravi (molto rare) come le reazioni anafilattiche. Tuttavia non esistono al momento test immunologici o genetici che possano dare informazioni utili. Oggi la scelta di evitare o rimandare la somministrazione di qualche vaccino viene presa sulla base della condizione clinica generale, soprattutto in presenza di patologie per le quali, già da tempo, esistono controindicazioni.

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[immagine copertina via controradio.it]

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