UK, punizioni più dure contro chi rivela segreti e contro i giornalisti

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di Philip Di Salvo

Il Regno Unito sta discutendo possibili modifiche alla sua legislazione in fatto di divulgazione e pubblicazione di materiali confidenziali e di “informazioni sensibili”. La Law Commission, l’ente indipendente di consulenza del governo britannico per le riforme legali, ha pubblicato a inizio febbraio un paper di 326 pagine, Official Data Protection. A Consultation Paper, che delinea proposte di modifiche alle quattro leggi che, attualmente, regolamentano queste questioni.

Le proposte, che sono ancora in fase di discussione e tali saranno fino ad aprile, sono pensate per modificare i quattro Official Secrets Act (promulgati e aggiornati nel 1911, 1920, 1939 e 1989) in vigore. Il testo dice esplicitamente che le modifiche suggerite sono necessarie per adeguare la legislazione vigente al contesto digitale, dove a più informazione disponibile corrisponde anche maggiore agilità nel perpetuare un leak e, di conseguenza, maggiori potenziali danni alla sicurezza nazionale.

Stando a quanto è possibile leggere nel documento – di cui è disponibile anche un riassunto più breve qui – la Commissione vuole di fatto espandere la nozione di “spionaggio” rendendola più ampia e portandola non solo a coprire la condivisione e la divulgazione di “informazioni sensibili”, ma anche il loro ottenimento e raccolta. In sostanza, parte delle modifiche proposte potrebbero non solo andare a colpire i potenziali whistleblower che rivelano informazioni, ma anche i giornalisti che potrebbero pubblicare sui mezzi di informazione a partire da quanto ottenuto dalle loro fonti. In particolare, a preoccupare diverse organizzazioni nel Regno Unito è stato anche il netto inasprimento delle pene detentive proposto nel testo: dai 2 anni attualmente previsti, le persone coinvolte in un leak di materiali riservati e nella loro pubblicazione potrebbero finire in carcere fino a un massimo di 14 anni.

Le proposte sono state definite “un attacco frontale” contro il whistleblowing e un netto restringimento delle possibilità di lavoro dei giornalisti, che lavorano sulla base delle rivelazioni delle loro fonti confidenziali o sulla base di leak di materiali sensibili o segreti. Secondo The Register, le proposte avanzate dalla Commissione hanno l’obiettivo di mettere sullo stesso piano il whistleblowing nell’interesse pubblico, realizzato in questo caso tramite l’apporto dei media, allo spionaggio perpetuato per favorire poteri stranieri. Un paragone erroneo che di fatto metterebbe sullo stesso piano Chelsea Manning ed Edward Snowden con spie a tutti gli effetti. Un altro elemento di novità suggerito riguarda l’applicabilità delle eventuali sentenze, che andrebbero a colpire anche cittadini non britannici. A conferma del netto inasprimento complessivo suggerito dalla Commissione, ci sono almeno altri due elementi: l’applicabilità della legge anche a documenti di materia economica “se connessi alla sicurezza nazionale” e al divieto, per le persone eventualmente portate in tribunale, di potersi appellare all’interesse pubblico per spiegare le ragioni delle proprie azioni.

Secondo The Telegraph, qualora le modifiche proposte dovessero entrare in vigore, un giornalista venuto in possesso di documenti relativi alla Brexit e al suo impatto economico potrebbe essere arrestato. Se le modifiche ora proposte fossero invece state già in atto nel 2013, scrive The Verge, il Direttore del Guardian avrebbe potuto essere arrestato per aver pubblicato i file di Snowden, che trattavano diffusamente anche delle attività dell’intelligence di Londra. Per Jim Killock di Open Rights Group, citato dal quotidiano inglese, le proposte della Law Commission sono “un chiaro tentativo di criminalizzare il giornalismo”. La ex whistleblower del Gchq (l’equivalente britannico della Nsa, nda) Katharine Gun, che nel 2003 rivelò i dettagli di un’operazione realizzata dalla sua agenzia per intercettare le comunicazioni delle Nazioni Unite alla vigilia dell’invasione dell’Iraq, ha spesso criticato già in passato l’impatto degli Official Secrets Acts sui whistleblower e ha chiesto che nelle leggi venissero inserite maggiori tutele per chi denuncia nell’interesse pubblico. Le nuove modifiche, ha dichiarato Gun, causeranno un peggioramento rispetto alle condizioni attuali ed «esacerberanno la concentrazione di potere nelle mani del governo e saranno un deterrente per i whistleblower dal rivelare le bugie del governo e i suoi abusi di potere».

Oltre che per i contenuti, le proposte della Law Commission hanno destato preoccupazione anche per le modalità con cui sono state redatte e rese note. Nel testo si legge che alcune Ong e organizzazioni mediatiche sarebbero state consultate e coinvolte nella stesura del testo. Tra queste vi sarebbe anche Guardian Media (l’editore del Guardian, nda), la quale, però, ha fatto sapere di non essere stata coinvolta in modo significativo e ha poi specificato che “una chiacchierata generale” è stata equiparata all’essere stati “consultati”. Il Governo di Londra ha risposto in modo netto alle critiche ricevute dalle proposte: il portavoce di Theresa May, ad esempio, ha dichiarato che le proposte sono state trattate dai media e dalle organizzazioni che le hanno osteggiate in modo erroneo e ha specificato che non è nelle intenzioni del governo attaccare i giornalisti o i whistleblower, né far sì che i primi possano finire in carcere.

Il testo delle proposte sembra però essere molto esplicito. La fase di consultazione sarà aperta fino a inizio aprile e si dovrà attendere di vedere in che modo il testo di partenza verrà modificato ed eventualmente implementato. Allo stato attuale il messaggio delle proposte britanniche sembra comunque essere chiaro: equiparare un certo tipo di giornalismo a cose diverse e al suo opposto. Lo spionaggio, in questo caso. Si tratta di un frame usato molto di frequente nelle democrazie per attaccare giornalisti e whistleblower sull’onda delle rivelazioni di Edward Snowden, cosa frequente in contesti meno democratici. Qualora le proposte in discussione nel Regno Unito dovessero diventare la base di modifiche di legge concrete, quell’impostazione diventerebbe legge. Il Regno Unito, inoltre, si è dotato di recente di una nuova legge che ha di fatto aperto alla sorveglianza di massa, un altro elemento che renderà ancora più difficile e pericoloso il lavoro dei reporter e delle loro fonti confidenziali.

Foto anteprima via Huffington Post Uk

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