Sunday Times attacca Snowden: i file a disposizione di Russia e Cina. Ma l’accusa non regge

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Anonime fonti governative UK sostengono, al Sunday Times e alla BBC, che Russia e Cina siano in possesso dell'intero archivio Snowden, con un presunto incalcolabile danno per gli agenti britannici, statunitensi e per gli alleati della NATO. La prima domanda è: perché anonime? Se davvero, ha scritto su Twitter il vicedirettore di Privacy International, Eric King, David Cameron e le spie di sua Maestà sono certe che l'ex contractor NSA abbia mentito quando, per tutta la durata dello scandalo, ha sostenuto di non avere più con sé il materiale una volta arrivato a Mosca, perché non affermarlo attraverso i canali ufficiali?

Ma non è che il primo della lunga serie di dubbi e inesattezze suscitati dalla lettura dell'atto d'accusa pubblicato senza troppe domande (meglio, alcuna domanda) dal Times – peraltro ostile al whistleblower dall'inizio. Si afferma per esempio che il totale dei documenti prelevati da Snowden sommi a 1,7 milioni come fosse un dato di fatto, quando invece è una cifra contestata, perché sostanzialmente inventata dal Pentagono: “Ho maneggiato l'archivio”, ha scritto Ryan Gallagher di 'The Intercept', “e l'affermazione, o insinuazione, è falsa”. Ancora, si evita accuratamente di menzionare che Snowden non aveva premeditato la sua permanenza nella terra di Putin: vi è stato costretto dalla revoca del passaporto durante un viaggio la cui destinazione originaria era l'America Latina. Il Times non lo scrive, riportando invece le allusioni in senso opposto di un funzionario del ministero degli Interni britannico: “Perché pensate che Snowden sia finito in Russia? Putin non gli ha dato asilo in cambio di nulla”. Il quotidiano britannico annota invece che Snowden sarebbe "fuggito in cerca di protezione da Vladimir Putin". E no, non è lo stesso.

Ma c'è perfino di peggio. Due fonti si contraddicono: una, ripetendo un'accusa che suona tristemente familiare – nonostante sia ancora oggi priva di riscontri – contro WikiLeaks, dice che Snowden ha “le mani sporche di sangue”: quello degli agenti sul campo che sarebbero stati identificati e traditi dalle sue rivelazioni; un'altra, al contrario, sostiene che nonostante alcuni operativi abbiano dovuto trasferirsi, “non ci sono prove che sia stato fatto del male ad alcuno”.

L'intera versione governativa si contraddice: il materiale, scrive il Times, è stato “decifrato” dalle spie russe e cinesi, smentendo – pare – l'affermazione di Snowden secondo cui sarebbe stato protetto crittograficamente in modo inscalfibile. Tuttavia il giornale ammette di non sapere se sia stato lo stesso Snowden a consegnare volontariamente il materiale a Russia e Cina o meno: nella prima evenienza, che bisogno avrebbero avuto di “decifrarlo”? Nella seconda, come è stato “decifrato”? Non era un problema insormontabile, la crittografia, secondo i servizi sia britannici che statunitensi? Il Times invece non solleva alcuna domanda, non pone alcun dubbio: si limita a riportare e fare evidentemente sua la tesi governativa.

Ma è gravissimo quando ci siano di mezzo accuse terribili come quella di avere il sangue di ufficiali UK sulla coscienza, e quando non si sa assolutamente nulla di come le spie rivali sarebbero entrate in possesso di non si capisce nemmeno quanti documenti.

C'è poi la coincidenza temporale, quantomeno singolare, con il duro rapporto sui poteri dell'intelligence britannica – da riformare – del revisore indipendente, David Anderson, e soprattutto con l'intrusione nelle banche dati dell'Ufficio del personale del governo federale USA: un disastro dalla cui evoluzione si comprende che a essere a repentaglio sono i dati più intimi – a partire da quelli medici – non solo di quattro milioni di funzionari, ma anche delle loro famiglie.

Insomma, le accuse a Snowden giungono in un contesto in cui le sue rivelazioni hanno cominciato a incidere in profondità nella politica della sorveglianza (si pensi alla prima riduzione dei poteri della NSA, e tramite un confronto democratico, da tempo immemore), e in cui non servono ipotetici “traditori” della patria per mostrare che la sicurezza informatica perfino delle reti governative più importanti è un colabrodo.

Quello che fino a oggi mancava era una versione ufficiale del danno arrecato da Snowden secondo le autorità. E si è costretti a constatare come non riposi che su illazioni prive di prove, quando non di fondamento alcuno, e pure e semplici bugie. Come quella che David Miranda, il compagno del giornalista più in vista dello scandalo, Glenn Greenwald, sia stato fermato a Heathrow nell'agosto 2013 di ritorno da una visita a Snowden a Mosca, invece che alla regista premio Oscar Laura Poitras, a Berlino. Non un dettaglio, perché la prima evenienza implicherebbe che Snowden detenesse ancora il materiale una volta giunto in Russia. Finora sapevamo il contrario. Soprattutto, sapevamo e continuiamo a sapere che le sue rivelazioni erano e sono chiaramente nell'interesse del pubblico. Altro “dettaglio” omesso dal Times, e che le fonti governative – anonime o meno – di governi democratici farebbero bene a non fingere a loro volta di dimenticare. Del resto, senza le loro menzogne sui programmi di sorveglianza di massa messi a nudo da Snowden lo scandalo non sarebbe mai esistito. Chi è causa del suo mal, riformi se stesso. ---

UPDATE 14 giugno
 Nel tardo pomeriggio del 14 giugno, il Sunday Times ha rimosso la parte del suo articolo in cui accusava David Miranda di essere stato fermato a Heathrow di ritorno da un incontro con Edward Snowden in Russia. Falso, come rilevato sopra, sostenendo anche che si tratta di una menzogna non da poco, dato che – nelle parole di Glenn Greenwald - "è l'unico 'fatto' incluso nella storia che suggerisca che Snowden aveva con sé i file quando è partito da Hong Kong, ed è completamente, dimostrabilmente falso". Tanto falso che deve essersene accorto finalmente anche il Times, che ha provveduto tuttavia a rimuovere il "dettaglio" dalla versione online - su carta resta, e servirebbe una rettifica scritta - senza fornire spiegazione alcuna della rimozione ai suoi lettori e a noi tutti. Hanno dovuto accorgersene i giornalisti che stavano ponendo domande sulla bontà della versione raccontata nell'articolo:

UPDATE 15 giugno

La CNN intervista l'autore del pezzo del Sunday Times che sostiene - senza una prova che sia una, se non il parere di anonime fonti interne a intelligence e governo UK, che Russia e Cina abbiano accesso all'archivio Snowden. Le domande sono quattro. In sostanza:

1. D: Come fanno i funzionari governativi a sapere che quei file sono stati violati?
R: Non lo so. So solo che quella è la posizione ufficiale del governo britannico. (…) ovviamente al momento per noi sono solo accuse, e tocca al governo difenderle”.

2. D: Come fanno a sapere cosa contengono? Se erano cifrati, li hanno decrittati?
R: Beh, i file provengono da America e UK, quindi potrebbero sapere già da un po' cosa abbia prelevato Snowden. (Peccato la stessa NSA ammetta il contrario ndr). Ma di nuovo, non ci è chiaro e non ci spingiamo a quel livello di dettaglio nel nostro articolo. Abbiamo solo pubblicato quella che riteniamo essere l'attuale posizione del governo britannico. (una definizione interessante della nozione di “giornalismo”).

3. D: L'articolo dice che non è chiaro se i file siano stati hackerati o se Snowden li abbia consegnati quando era a Hong Kong o in Russia. Quale delle due?
R: Di nuovo, mi spiace dovermi ripetere ma non lo sappiamo. (…) Potrebbe essere una delle due ipotesi, o nessuna delle due. Quando si ha a che fare con il mondo dell'intelligence ci sono così tante possibilità e fattori sconosciuti che è difficile dire alcunché con certezza. Siamo stati molto attenti ad attenerci a ciò che potevamo confermare.
(Tanto “attenti” che il Times ha dovuto correggersi – senza avvisare nessuno, ovviamente – nella parte centrale del pezzo, quando ha sostenuto che David Miranda era stato fermato a Heathrow con migliaia di documenti riservati dell'intelligence di ritorno da una visita a Snowden in Russia, suggerendo quindi Snowden ne fosse in possesso, quando invece era di ritorno da Berlino e da un incontro con Laura Poitras, ndr)

4. D: Gli agenti del MI6 menzionati nell'articolo (si sostiene siano stati richiamati da paesi ostili, ndr) sono stati messi direttamente in pericolo dalle informazioni trapelate o è stata soltanto una misura precauzionale?
R: Di nuovo, temo di doverti deludere: non lo sappiamo (e su questo le fonti anonime del Times si contraddicono, ndr)

Chiusa della CNN: “Fondamentalmente hai riportato quello che dice il governo UK, ma riguardo alle prove che dovrebbero confermarlo non sei nella posizione di poterlo commentare o spiegare, in questo momento”
R: No.

La “notizia” è nata a questo modo, spiega il reporter del Times nel proseguo: proviene da una fonte ben piazzata al ministero degli Interni e da lì il giornale ha lavorato per confermarla tramite altre fonti in altri uffici governativi, fino a quando armati di cotanta conoscenza si sono rivolti al governo stesso, che avrebbe confermato – senza metterci la faccia, naturalmente (per quale motivo, non si sa, ndr).

Di questo stiamo parlando.

E la versione per iscritto non restituisce i balbettii

Ma il problema sarebbe chi si fa delle domande sulla qualità del giornalismo proposto dal Sunday Times.

Perché sia chiaro una volta per tutte. No, qui come scriveva Arianna Ciccone ieri su facebook - non si difende Snowden per partito preso. Si difende il giornalismo per partito preso, però: le critiche che sembrano mere insinuazioni, fango e altri materiali deprecabili simili le chiamiamo con il loro nome. Il che non significa che non ci sono dubbi, che tutto sia chiaro. Significa semplicemente non farsi usare come portavoce e propagandisti dai servizi e dai governi di turno.

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