Turchia, reato di pedofilia e spose bambine. Ecco come stanno le cose

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Il 26 maggio 2016, la Corte Costituzionale turca ha abrogato una clausola del codice penale che considerava "abuso sessuale" tutti gli atti sessuali commessi nei confronti di minori di 15 anni. Da qui l’allarme per una eventuale depenalizzazione della pedofilia e degli abusi sui minori. Considerando che nelle scorse settimane alcuni media italiani hanno completamente travisato la notizia e che ancora in parte circola la versione distorta (che Valigia Blu aveva già provato a smontare), ci è sembrato opportuno ricostruire come stanno esattamente le cose.

di Efe Kerem Sozeri
traduzione di Roberta Aiello

Il 26 maggio 2016, la Corte Costituzionale turca ha abrogato una clausola del codice penale che considerava "abuso sessuale" tutti gli atti sessuali commessi nei confronti di minori di 15 anni. La sentenza è stata emessa poco prima del tentativo di colpo di stato ed è stata poco diffusa.

La scorsa settimana, una discussione diplomatica è scaturita a seguito del titolo di una notizia, apparso sui display dell'aeroporto di Vienna, e da un tweet del ministro degli Esteri svedese Margot Wallström.

"La decisione turca di consentire rapporti sessuali con minori di 15 anni deve essere ribaltata. I bambini hanno bisogno di maggiore protezione, non di meno, contro la violenza, e gli abusi sessuali"

Anche il ministro della Giustizia turco Bekir Bozdag ha utilizzato Twitter per dichiarare, in lingua turca, che le affermazioni della Wallström erano false e deliberatamente infondate. I suoi commenti sono stati poi ripresi in un comunicato stampa, emesso sempre in turco.

"12) Al momento, non vi è alcun vuoto giuridico per quanto riguarda la questione delle pene previste per gli abusi sessuali commessi nei confronti dei minori."

Il ministero degli Affari Esteri della Turchia ha poi rilasciato una dichiarazione, tradotta in modo pessimo in inglese, per condannare la notizia austriaca visualizzata all'aeroporto di Vienna, definendola "irresponsabile, distorta e falsa". Ankara ha anche convocato l'inviato austriaco per esprimere il proprio malcontento.

Nonostante le forti proteste, la principale controargomentazione della Turchia è che l'abrograzione non entrerà in vigore immediatamente. Infatti, in seno alla decisione, la Corte costituzionale ha aggiunto una clausola per ritardare di sei mesi l'applicazione della sentenza. Pertanto, è vero che, al momento, non esiste alcun vuoto giuridico per i pedofili.

Ciononostante le critiche permangono, poiché la decisione della Corte obbliga la legislazione a riconsiderare la condanna di abuso sessuale nei confronti dei bambini, in conformità agli "usi e costumi" della Turchia che consentono gli abusi di minori quando sono contratti matrimoni.

Alla luce dei recenti scandali di abusi sui minori avvenuti in Turchia, che hanno coinvolto un ente religioso legato al governo e un campo profughi siriano, il dibattito pubblico su quanto stabilito dalla Corte sembra ruotare intorno a casi raccapriccianti di pedofilia seriale, nonostante i tribunali turchi stiano applicando condanne a un numero di anni superiore all'ergastolo per dimostrare che la pedofilia non sarà tollerata.

In realtà, la questione delle spose bambine in Turchia è un problema molto più vasto. Secondo i dati forniti dall'ONU del 2016, nel 15% dei casi le spose avevano 18 anni o erano più giovani, mentre nell'1% le spose avevano 15 anni o erano più giovani. Secondo gli esperti, la sentenza della Corte Costituzionale ha solo reso la questione ancora più preoccupante.

"In conformità con i loro usi e costumi..."

Innanzitutto bisogna precisare che le sentenze della Corte Costituzionale in materia di abusi sessuali sui minori, che annullano le due principali disposizioni dell'articolo 103 del codice penale turco, sono due: una di dicembre 2015 e un'altra di luglio 2016. La seguente traduzione dell'articolo evidenzia le condanne abrogate.

Abuso sessuale di minori

ARTICOLO 103 - (Questo articolo è stato emendato dall'articolo 59 della legge n° 6545 del 18/6/2014)

(1) Qualsiasi persona che abusi sessualmente di un minore sarà condannata a una pena detentiva dagli otto ai quindici anni. Quando l'abuso sessuale è una molestia, sarà inflitta una pena detentiva dai tre agli otto anni. Se l'autore del reato, che rimane circoscritto alla molestia, è un minore, le indagini e il procedimento penale saranno oggetto di una denuncia da parte del genitore o del tutore della vittima. Per abuso sessuale si intende:

a) qualsiasi atto di natura sessuale compiuto nei confronti di un minore che non ha compiuto quindici anni di età o che, pur avendo compiuto quindici anni, non ha la capacità di comprendere il significato e le conseguenze di tali atti,

b) atti sessuali compiuti nei confronti di qualsiasi altro minore con l'uso della forza, minaccia, inganno o qualsiasi altro metodo che riguardi la volontà del minore,

(2) Quando l'abuso sessuale avviene attraverso l'inserimento di un organo o di un oggetto simile nel corpo, sarà inflitta una pena detentiva non inferiore a sedici anni.

La prima sentenza, emessa lo scorso dicembre, annulla la clausola relativa a un periodo di reclusione "non inferiore a sedici anni" per stupro di un minore di cui al paragrafo (2), e la seconda sentenza, emessa prima del tentativo di colpo di stato, annulla la clausola che prevedeva "dagli otto ai quindici anni" di reclusione per abuso sessuale di un minore di cui al paragrafo (1) a causa del limite di età inferiore a 15 anni stabilito nella clausola (1a). Come previsto nella sentenza della Corte, il Parlamento turco deve emendare una nuova formulazione della legge sullo stupro di minori e l'abuso sessuale di minori, rispettivamente, entro dicembre 2016 e gennaio 2017.

La sostanza della questione non risiede nel fatto che la Corte Costituzionale abbia costretto il parlamento a diminuire il limite minimo delle condanne per questi reati, ma nel motivo per cui lo abbia stabilito.

Un tribunale locale turco, che ha sollevato una questione di legittimità costituzionale in un caso di stupro di un minore, ha sostenuto che la legge debba consentire la differenza di trattamento tra "chi abusa con violenza di una minorenne e chi sposa una minorenne e ha un bambino, in conformità con usi e costumi". I giudici della Corte Costituzionale che hanno votato a favore della sentenza, hanno convenuto che la condanna debba tener conto delle "circostanze del caso", ad esempio in situazioni in cui "il rapporto sessuale di fatto si trasformi in matrimonio formale innalzando l'età della vittima".

Quest'ultima dichiarazione ha fatto suonare un campanello d'allarme per i difensori dei diritti umani perché richiama due violazioni principali riguardanti i "matrimoni con minori" in Turchia.

In primo luogo, nel momento in cui l'età consentita per contrarre matrimonio è passata da 15 a 17 anni nel 2009, i tribunali civili sono stati sommersi di domande per elevare l'età dei minori; ancora oggi, i giudici generalmente forniscono un'autorizzazione quando una ragazza di 16 anni è incinta. Inoltre, lo scorso anno, con un'altra decisione della Corte Costituzionale, sono stati depenalizzati i matrimoni religiosi tradizionali. La Corte è stata criticata dai difensori dei diritti umani, per aver fornito una copertura ai matrimoni con minori con l'avallo dei genitori e le pressioni sociali.

In secondo luogo, in caso di stupro, migliaia di vittime sono costrette a sposare i propri aguzzini, fornendo un consenso successivo all'abuso sessuale, salvando dal carcere gli autori del reato e tutelando "l'onore della famiglie".

Un rapporto del 2012 dell'organizzazione per i diritti delle donne "Flying Broom: Child Brides" riporta molte dichiarazioni delle vittime e risultati empirici riguardanti questo genere di violazioni.

La Corte Costituzionale è in possesso, evidentemente, di tutti i dati relativi alla questione dei matrimoni con minori, ma la sua decisione non rappresenta un passo verso l'abolizione; al contrario, riconoscendo l'abuso diffuso all'interno della società, la sentenza della Corte implica una soluzione in cui i giudici rispettino il contesto sociale, gli usi e i costumi, prendendo in considerazione i principi della giustizia riparativa.

'Giustizia riparativa' per le vittime di stupro?

In poche parole, la giustizia riparativa (o rigenerativa) è un termine legale che richiama non solo la responsabilità dell'autore del reato ma anche quella della comunità nei confronti della vittima. In pratica, consiste in programmi in cui la vittima, con la famiglia e gli amici coinvolti, può superare l'ingiustizia subita incontrando la comunità, la famiglia e gli amici del colpevole, o anche il colpevole stesso. Questa procedura si aggiunge alla giustizia punitiva (o penale) che considera la punizione come un deterrente sufficiente nella società.

Finora, le poche applicazioni di giustizia riparativa hanno fornito risultati positivi in cui le vittime erano in grado di essere ascoltate e di superare il trauma diminuendo, inoltre, le possibilità di recidiva per i criminali, al termine dell'esecuzione della pena.

Tuttavia, nel caso di specie, la Corte Costituzionale turca sostiene che, nel caso di un uomo che abbia abusato sessualmente di una minore, ma l'abbia successivamente sposata, 16 anni di reclusione (di giustizia punitiva) violerebbero l'unione della famiglia che potrebbe essere formata, non comporterebbero soluzioni che la comunità possa offrire e danneggerebbero ulteriormente la vittima. In sostanza, il giudice ritiene gli usi locali sufficientemente riparatori per le vittime, al punto tale che la punizione convenzionale debba essere ridotta.

Questa è la fredda, dura verità. Rispetto alla Svezia, dove il divario di genere è minimo, o in Austria, dove le vittime di abusi sessuali sono in grado di chiedere aiuto, in Turchia, le donne sono relativamente sottomesse e le ragazze costrette a suicidarsi per 'aver disonorato' la propria famiglia. Una dichiarazione inclusa in una relazione delle Nazioni Unite del 2007 sui 'delitti d'onore' spiega questo ragionamento complicato:

"Quando una ragazza viene violentata da un uomo, dal momento che non è più vergine, generalmente si ritiene che il modo migliore per risolvere il problema sia il matrimonio, soprattutto se l'uomo non sia già sposato. Se l'uomo è già sposato e la ragazza violentata è incinta, la situazione diventa più complicata e di solito si risolve con l'omicidio della ragazza." (p.39)

Come dimostrano le dichiarazioni delle vittime, riportate sia nel rapporto delle Nazioni Unite che in quello di Flying Broom, il matrimonio tra vittime e carnefici non determina una sana unione familiare. Pertanto, la sentenza molto discutibile della Corte Costituzionale di diminuire le pene detentive e di sostituirle con usi e costumi tolleranti rispetto agli abusi non può né riparare le ingiustizie subite dalle vittime, né fungere da deterrente per gli abusi sistematici sui minori.

Gli avvocati per i diritti delle donne hanno sottolineato come la sentenza della Corte non rappresenti un'eccezione, ma si inserisca nei numerosi tentativi di abolire misure preventive, tra cui la modifica del matrimonio religioso. Hülya Gülbahar, avvocato di Gender Equality Watch, fa presente che una recente relazione parlamentare della 'commissione divorzio' ha suggerito che i pedofili non debbano ricevere alcuna condanna se riescono a gestire 'con successo' per almeno 5 anni un matrimonio [con la vittima]. Perihan Çağrışım Kayadelen e Cagla Deniz, avvocati della piattaforma Stop Women Murders, ricordano casi precedenti di abusi su minori e avvertono che qualsiasi regolamentazione che non includa un limite di età rigoroso aiuterà coloro che abusano a rimanere a piede libero e gli avvocati della difesa che saranno in grado di sostenere il consenso della vittima indipendentemente dall'età.

Studi accademici sui matrimoni con minori indicano che i legislatori debbano lavorare per estendere e migliorare l'istruzione obbligatoria per fornire a bambini e ragazzi sufficienti strumenti per raggiungere la maggiore età in maniera protetta. Prevenire gravidanze precoci tra le adolescenti richiede lezioni di educazione sessuale e consulenza come parte del percorso educativo. Nei casi di abuso sessuale, tuttavia, sono le condanne a scoraggiare reati futuri unitamente a un sistema di giustizia che non lasci via di uscita ai trasgressori adulti. La giustizia riparativa sembra poter funzionare quando istituzionalizzata e utilizzata non in sostituzione ma insieme alla giustizia punitiva, impiegando professionisti per aiutare le vittime, e non certo per coprire abusi, o proteggere 'l'onore della famiglia' attraverso il ricorso di usi e costumi.

(Immagine principale via VOJ)

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