USA, la protesta dei Sioux contro l’oleodotto: “Serve una mobilitazione globale”

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«Stiamo combattendo contro un sistema e abbiamo bisogno di farlo insieme. Dobbiamo ribellarci tutti insieme». Con queste parole Dallas Gooldtooth, uno degli organizzatori della campagna Indigenous Environmental Network, ha fatto un appello alle persone di tutto il mondo per lottare contro l’abrogazione dei diritti indigeni e per una grande mobilitazione di massa per Standing Rock in Nord Dakota, dove è prevista la costruzione di un oleodotto vicino la riserva dei Sioux.

Martedì scorso, i tecnici del Genio dell'esercito statunitense hanno annunciato l'imminente approvazione della fase finale della costruzione dell'oleodotto Dakota Access. In una lettera indirizzata al Congresso, il segretario dell'esercito Robert Speer ha comunicato che lo studio di impatto ambientale dell'oleodotto, previsto dalla precedente amministrazione, sarà annullato, concedendo un passaggio che permetterà alla compagnia Energy Transfer Partners (società nella quale Donald Trump ha investito, in passato, e il cui amministratore delegato ha finanziato la campagna elettorale dell'attuale presidente statunitense) di trivellare sotto il lago Oahe, lungo il fiume Missouri. L'esercito ha, inoltre, aggiunto di aver intenzione di sospendere il consueto periodo di attesa di 14 giorni previsto prima che l'ordinanza diventi operativa, consentendo, di fatto, l'inizio immediato dei lavori di trivellazione.

La decisione è arrivata dopo che lo scorso 24 gennaio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo con cui ha dato il via alla ripresa dei lavori per gli oleodotti Dakota Access e Keystone XL, in netta controtendenza con le decisioni assunte dal suo predecessore Barack Obama.

La costruzione dell'oleodotto Dakota Access, lungo 1.886 chilometri, permette il passaggio del greggio dalla città di Stanley in North Dakota fino a Patoka, un villaggio nell’Illinois, passando per il South Dakota e l'Iowa. Il costo complessivo del progetto è di 3,8 miliardi di dollari.

Negli scorsi mesi, a partire dal mese di aprile 2016, la costruzione del tratto finale dell’oleodotto è stata al centro di numerose proteste – con scontri e arresti – organizzate dai nativi americani Sioux che vivono nella riserva di Standing Rock, in North Dakota, che hanno manifestato per difendere i propri siti sacri, la propria storia, i propri diritti e l'ambiente, denunciando la possibilità, altamente probabile, che il progetto possa inquinare le loro riserve d'acqua.

Una foto delle proteste in North Dakota del dicembre 2016 – Lucas Jackson/Reuters

Alla luce delle decisioni di martedì, i membri della Standing Rock Sioux Tribe hanno promesso battaglia legale. In un comunicato emesso nella stessa giornata, il presidente del consiglio tribale Dave Archambault II ha dichiarato:

Come popoli nativi siamo di nuovo colpiti, ma ci rialzeremo, supereremo l'avidità e la corruzione che hanno afflitto i nostri popoli sin dal primo contatto. Invitiamo le nazioni native degli Stati Uniti a stare insieme, unirci e combattere. Sotto questa amministrazione, tutti i nostri diritti, tutto ciò che ci rende quello che siamo è a rischio. Rispettate la nostra gente e non venite a Standing Rock. Esercitate, invece, i diritti previsti dal Primo Emendamento e protestate con le vostre autorità statali, i vostri rappresentanti al Congresso, e Washington DC.

La decisione del Genio dell'esercito statunitense, per quanto largamente prevista, è giunta improvvisamente. Nella giornata di martedì, il presidente del consiglio tribale Dave Archambault II si era recato a Washington per porre in atto un ultimo tentativo di incontrare le autorità prima che venisse adottato qualsiasi provvedimento. Una volta giunto nella capitale e aver appreso la notizia, ha annullato un incontro fissato con la Casa Bianca, certo che le sue motivazioni non sarebbero state ascoltate.

Qualora la costruzione venisse completata, la Standing Rock Sioux Tribe ha promesso di chiudere l'impianto, senza spiegare le modalità. Intanto, ha invitato i propri sostenitori a partecipare a una marcia a Washington prevista il prossimo 10 marzo.

Le proteste hanno cominciato a diffondersi in tutto il paese. Martedì, il consiglio comunale di Seattle ha approvato all'unanimità un provvedimento che pone fine al rapporto con Wells Fargo alla scadenza del contratto, nel 2018, e che blocca i nuovi investimenti nei titoli dell'istituto per almeno tre anni, a causa del ruolo di finanziatore del progetto dell'oleodotto Dakota Access rivestito dal colosso bancario di San Francisco. La decisione è stata accolta da applausi e canti.

Nella giornata di mercoledì, in almeno 19 città statunitensi, sono state organizzate manifestazioni a sostegno della battaglia condotta strenuamente dalla Standing Rock Sioux Tribe

Foto anteprima via Myron Dewey, scattata alle 19 di martedì 7 febbraio al Sacred Stones Camp, di fronte all'oleodotto Dakota Access.

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