L’aggressione ai giornalisti e le inchieste sulla criminalità organizzata a Ostia

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di Angelo Romano e Andrea Zitelli

Aggiornamento 12/11/17

Il Giudice per le indagini preliminari, Anna Maria Fattori, ha convalidato l'arresto di Roberto Spada, autore dell'aggressione al giornalista della trasmissione Nemo, riconoscendo l'aggravante del metodo mafioso.

«Non provo nessuna gioia, nessuna soddisfazione. Solo un uomo arrestato. Anzi c'è un filo di ipocrisia perché in piazza Gasparri a Ostia si spaccano i nasi tutti i giorni». Queste le parole del giornalista Daniele Piervincenzi, il giorno dopo l’aggressione subita a Ostia, insieme all’operatore Edoardo Anselmi, mentre stavano lavorando per la trasmissione “Nemo nessuno escluso” su Rai 2, da parte di Roberto Spada, fratello di Carmine Spada, condannato in primo grado nel 2016 a 10 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso. «Certo siamo scossi – ha detto Piervincenzi al Fatto Quotidiano –. Edoardo ha coraggiosamente difeso il girato della telecamera durante l’aggressione, gliene sono grato. Entrambi continueremo a fare il nostro lavoro con la stessa dedizione di prima».

Nel pomeriggio di mercoledì 9 novembre, i carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Ostia hanno fermato Roberto Spada su disposizione della Procura di Roma. Le accuse sarebbero di lesioni e violenza privata, aggravate dal metodo mafioso e dai futili motivi, scrivono i giornali. Nella serata, Spada è stato poi condotto in carcere, in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle indagini preliminari (Gip). «Il fermo di Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche» ha affermato il ministro dell'Interno, Marco Minniti. In un primo momento, diversi giornali online avevano riportato la notizia che mentre Spada veniva portato in caserma, una "folla"/“in molti” aveva inveito contro le forze dell’ordine. Dal video del fermo, poi pubblicato online, però, si sente una sola persona gridare "vergogna" da un balcone.

La Federazione italiana stampa italiana (FNSI), l’Ordine dei giornalisti (ODG), l’Unione sindacale giornalisti Rai (USIGRAI) e L’Unione nazionale cronisti italiani (UNCI) hanno espresso solidarietà al giornalista e al videomaker aggrediti e denunciato le minacce e violenze subite dai giornalisti in Italia per svolgere il lavoro. L’FNSI e l’USIGRAI hanno, inoltre, evidenziato il fatto che “ancora una volta, vittime di aggressioni sono cronisti senza contratto di lavoro giornalistico. La Rai deve risolvere con urgenza questa criticità, anche per garantire maggiore protezione”. Stessa posizione sostenuta anche da Alessandro Garimberti, presidente dell’UNCI: c’è “un altro aspetto inquietante, e da tempo denunciato dall’UNCI e dagli enti della categoria. La progressiva proletarizzazione del lavoro giornalistico spinge al fronte del rischio massimo i colleghi non contrattualizzati, anche nelle aziende più strutturate e addirittura di Stato, come è il caso odierno della Rai”.

L’aggressione a Ostia, cosa è successo

Martedì 7 novembre, il giornalista Daniele Piervincenzi e il video-maker Edoardo Anselmi stavano registrando un reportage sulle elezioni a Ostia del 5 novembre scorso, il decimo Municipio di Roma, per il programma televisivo “Nemo nessuno escluso” di Rai 2. Mentre Piervincenzi stava intervistando Roberto Spada, incalzandolo sul suo appoggio espresso su Facebook a CasaPound (movimento di estrema destra autodefinitosi fascista) e sulla foto nella quale veniva ritratto in posa amichevole con Luca Marsella, candidato di CP a Ostia, Spada, indispettito dalle domande, ha dato una testata al giornalista. Ha poi continuato a colpire i due della troupe con un tubo che aveva in mano.

La Rai, in un comunicato stampa, ha reso noto che per l’aggressione subita “Piervincenzi ha il setto nasale rotto e una prognosi di 30 giorni”.

Roberto Spada ha pubblicato in un primo momento un post sul suo profilo Facebook in cui rivendicava quanto accaduto, per poi cancellarlo.

Immagine via Leonardo Bianchi.

Chi è il clan Spada e che rapporti ci sono tra Roberto Spada e CasaPound

Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi sono stati picchiati a Nuova Ostia, un’area contraddistinta dalla presenza di grandi strutture di edilizia popolare, all’interno del decimo Municipio di Roma, che comprende quartieri residenziali e turistici, come il Lido di Ostia e l’Infernetto, aree disagiate e la città stessa di Ostia. Nel 2015 il Municipio è stato sciolto per infiltrazioni mafiose e commissariato dopo l'arresto, nell'ambito dell'inchiesta "Mondo di mezzo", dell'ex presidente Andrea Tassone (Partito democratico), condannato lo scorso luglio a 5 anni.

È nel contesto abitativo di Nuova Ostia che la famiglia di Roberto Spada si è insediata. Gli Spada sono una famiglia di origine Sinti arrivata a Roma intorno al 1950 dall’Abruzzo. Come ricostruisce Leonardo Bianchi su Vice, il clan dell'omonima famiglia è noto a Ostia per usura, spaccio, estorsioni, racket di alloggi popolari. Uno dei loro affari principali è proprio la gestione della case popolari e, scrive Il Post, a Nuova Ostia gli Spada “sono diventati negli ultimi anni un misto tra benefattori e aguzzini. Le loro palestre sono state a lungo gratuite per i giovani del quartiere, mentre i membri del clan si adoperavano per aiutare le famiglie in maggiore difficoltà sostituendosi allo Stato”. Dal luglio del 2013 la giornalista di Repubblica Federica Angeli vive sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute dal clan.

Diversi appartenenti al clan sono stati condannati per tre volte negli ultimi tre anni (la prima nel 2016, le altre due nel 2017) e in tutti i casi con l’aggravante del metodo mafioso. Nel giugno 2016, il fratello di Roberto, Carmine Spada, detto “Romoletto, è stato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per aver tentato un'estorsione "da 25mila euro, lievitati a 270mila, attuata con il metodo mafioso, ai danni di un tabaccaio di Ostia". A febbraio 2017, Armando Spada, cugino di Roberto, è stato condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi per corruzione con aggravante del metodo mafioso per la gestione degli appalti pubblici e la concessione degli stabilimenti balneari sul litorale di Ostia nel 2012, con la complicità dell’allora direttore dell’Ufficio tecnico del municipio Aldo Papalini. Tra i condannati, scrive ancora Bianchi su Vice, c’è anche Ferdinando Colloca, candidato nel 2013 alla regione Lazio per CasaPound e, secondo l'accusa, in società con Armando Spada. Lo scorso ottobre, sette membri del clan sono stati condannati (sempre in primo grado) per estorsione ancora una volta con aggravante del metodo mafioso. L’inchiesta che ha portato poi alle 7 condanne aveva permesso di ricostruire come pian piano gli Spada erano riusciti a sostituirsi ai vecchi clan che controllavano l’area di Ostia.

Da un punto di vista giudiziario, Roberto Spada, formalmente ancora incensurato, non rientra in questo contesto malavitoso e, prosegue Bianchi, era conosciuto a livello mediatico più per le sue posizioni politiche. Autodefinitosi in passato un elettore del Movimento 5 Stelle, in occasione delle ultime elezioni nel decimo Municipio, Spada ha annunciato in un post su Facebook il suo appoggio a CasaPound. A Nuova Ostia, la lista capeggiata da Marsella ha ottenuto il 18% dei voti (il 9% in tutto il municipio).

Subito dopo l’aggressione ai danni del giornalista e dell’operatore che stavano facendo il servizio per Nemo, sia Marsella che CasaPound hanno preso le distanze da Roberto Spada. Marsella ha definito strumentale ogni tentativo di associare il successo della sua lista alla “vicinanza” con Spada («Chi l’ha detto che i loro voti li prendiamo noi?»), mentre Simone Di Stefano ha specificato su Twitter che CasaPound non risponde delle azioni di Spada, che la violenza è sempre da stigmatizzare e che l’unico contatto con lui è stata la sua presenza a una festa per bambini in piazza un anno e mezzo fa.

Posizione espressa anche ieri nel corso di una conferenza stampa organizzata per l’occasione, durante la quale Di Stefano ha chiesto alla magistratura di aprire «un fascicolo su CasaPound per appurare se esistono rapporti criminosi tra noi e gli Spada. Chiediamo anche un’inchiesta parlamentare per tirare fuori la verità su questa vicenda. Chiediamo inchieste rapide e pubbliche e che i risultati siano diffusi all’opinione pubblica». Escludendo ogni connessione tra l’appoggio di Roberto Spada in campagna elettorale e il risultato ottenuto da CasaPound, Marsella ha aggiunto che la lista è andata bene perché «siamo inseriti nel tessuto sociale. Questo municipio è stato sciolto per mafia perché noi abbiamo denunciato questo malaffare. Questo 9% che abbiamo preso è dato dal lavoro che noi abbiamo fatto sul territorio. I risultati, al netto della campagna diffamatoria verso la mia persona, parlano chiaro».

Però, come ricostruisce sempre Leonardo Bianchi, il rapporto tra Roberto Spada e gli esponenti locali di CasaPound non sembra così recente ed episodico come sostenuto dai due esponenti del movimento di estrema destra. Come è possibile anche vedere su Facebook, in diverse occasioni Spada si è fatto riprendere insieme a Luca Marsella e alla sua compagna Carlotta Chiaraluce, anche lei militante di CasaPound e candidata come consigliere al decimo Municipio. Nel dicembre 2015, quando la “Femus Boxe”, la palestra di Spada, e la “Femus Art School” hanno organizzato con CasaPound una festa a Nuova Ostia chiamata “Giovinezza in piazza”, nel gennaio di questo anno e dello scorso anno per le celebrazioni della Befana e in un evento di marzo 2016.

Pubblicato da Polidori Alessandro su Venerdì 6 gennaio 2017

Secondo un articolo di Giovanni Tizian e Stefano Vergine sull’Espresso, tra Spada, Marsella e Chiaraluce ci sarebbe un vero e proprio rapporto di amicizia e a testimoniarlo sarebbe ancora una volta Facebook. I due giornalisti passano in rassegna diversi post sul social network che mostrano uno scambio proficuo di like e commenti tra i tre. Il 9 settembre scorso, Chiaraluce mostrava, ad esempio, la sua vicinanza a Roberto Spada, che si era lamentato del trattamento riservato dai giornali alla sua famiglia, scrivendo: “Eh Robè, la cosa che più fa rabbia. E a noi spiace, che ci strumentalizzano così...sei incensurato, hai la fedina penale pulita e non sei un politico. Sei un cittadino privato che ha il suo lavoro e la sua famiglia. Non hanno nessun rispetto per i tuoi figli e per i danni e le sofferenze che possono creargli”.

Immagine via L'Espresso.

Altri scambi sono stati mostrati durante la trasmissione di La7 del 9 novembre "Piazza Pulita":

Oltre a essere una militante di CasaPound locale e la compagna di Luca Marsella, Carlotta Chiaraluce – scrivono ancora Tizian e Vergine – proviene da una famiglia di imprenditori di Ostia, titolare di “partecipazioni azionarie, posti in consigli di amministrazione e con amicizie con famiglie importanti”. La famiglia possiede un rimessaggio di barche a Tor Boacciana (torre di epoca medievale edificata nei pressi di un complesso di edifici del periodo romano, strettamente collegati all'attività portuale), il padre è titolare della società “Iniziative Nautiche srl” (secondo l’ultimo bilancio disponibile del 2014, con un fatturato di 300mila euro), lei fa parte da 7 anni del Consiglio Nautico del Lazio (che consentirebbe importanti relazioni con altre famiglie di imprenditori nel settore balneare e nautico) e, insieme al padre, è parte di diversi consorzi nautici. Considerata la confidenza tra Marsella, Chiaraluce e Spada, tutto questo, spiegano i due giornalisti, potrebbe aver consentito di portare in dote a CasaPound un notevole “capitale” di relazioni importanti e di voti.

Le reazioni delle istituzioni

Ci sono state varie reazioni da parte delle istituzioni su quanto accaduto. Intervistato da Skytg24 il prefetto Domenico Vulpiani, ex commissario straordinario a Ostia per 24 mesi, dopo che il municipio era stato sciolto per mafia, ha detto che  c’è «una guerra in atto» con i clan mafiosi, un tentativo di «delegittimazione delle istituzioni». Ma, ha continuato Vulpiani, «dobbiamo tenere la barra dritta e riprenderci il controllo del territorio. È una guerra che non si può perdere».

Franco Gabrielli, capo della Polizia, ha definito l’accaduto «un fatto di una gravità eccezionale che dimostra che quel territorio ha bisogno ancora di essere oggetto di attenzione e di misure significative che abbiamo preso e continueremo a prendere».

Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, ha affermato che «non è accettabile che chi sta facendo il suo lavoro sia oggetto di un’aggressione così pesante da parte di un esponente di una famiglia che da tempo è all’attenzione della magistratura e delle forze di polizia perché rappresenta in quel territorio una forza di intimidazione con metodi mafiosi molto preoccupanti», aggiungendo che sull’appoggio di Roberto Spada a Casapound a Ostia «dovrà essere fatta un’analisi del voto e non mancheranno inchieste e indagini nel caso in cui si fossero verificati voti di scambio».

Le manifestazioni di solidarietà dei prossimi giorni

“L'aggressione di Ostia non è stato solo un atto violento e squadristico contro i cronisti, ma anche un'aggressione all'articolo 21 della Costituzione e al diritto dei cittadini ad essere informati”. Con una nota FNSI e Libera hanno invitato cittadini, associazioni e rappresentanti delle istituzioni a ritrovarsi giovedì 16 novembre a Ostia per reagire insieme a tutte le persone che “credono nella Costituzione, nella legalità, nella libertà di informazione, nel diritto ad una vita dignitosa liberata da mafie, malaffare, corruzione”.

La loro, però, non è l’unica iniziativa messa in campo. Seguendo una proposta lanciata sul suo profilo Facebook dal giornalista delle Iene, Dino Giarrusso, diversi reporter e inviati televisivi si sono dati appuntamento venerdì 10 novembre alle 11 #tuttiadostia, vicino alla palestra di Roberto Spada, per manifestare contro l’aggressione nei confronti di Piervincenzi e Anselmi.

“L’aggressione di Roberto Spada alla troupe di Nemo è inaccettabile per qualunque paese civile. Per affermare la nostra libertà di lavorare senza essere aggrediti, e per sottolineare che non si può tollerare una tale brutalità, abbiamo deciso di andare tutti insieme ad Ostia: gli inviati di tutti i programmi televisivi, e quelli di radio e giornali”, scrive in un post successivo sempre su Facebook, Giarrusso.

Il Laboratorio Civico X, la lista capeggiata dall’ex sacerdote Franco De Donno, ha organizzato un corteo intitolato “Fermiamo la Violenza fascista e mafiosa” per sabato 11 novembre alle 15,30. “Sono anni che i cittadini, i militanti, gli studenti e i volontari denunciano il clima che si respira nel territorio e siamo rammaricati che sia stata l'aggressione a un giornalista Rai a risvegliare l'attenzione su una situazione decisamente nota”, scrivono gli organizzatori su Facebook. Per questo motivo, durante il corteo non saranno ammesse bandiere di partito e i rappresentanti delle istituzioni, se presenti, sfileranno “come tutti gli altri, non in prima fila”. Alla marcia hanno aderito il Movimento 5 Stelle e altri schieramenti politici. Inoltre, i due candidati al ballottaggio per il decimo Municipio, Giuliana Di Pillo (M5S) e Monica Picca (coalizione di Centro Destra), hanno condannato l'aggressione. Il segretario del Partito democratico di Roma, Andrea Casu, in un post su Facebook, ha comunicato ufficialmente che il PD non parteciperà insieme ad altre sigle a questa manifestazione, ma a quella del 16 novembre organizzata da FNSI e Libera.

Immagine via Tgcom24

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