Olimpiadi: cosa dice lo studio di Oxford citato dal sindaco di Roma

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Organizzare i Giochi Olimpici è per una città e una nazione uno degli investimenti più costosi e finanziariamente rischiosi in assoluto, qualcosa che molti paesi organizzatori hanno imparato a loro rischio. Sono queste le conclusioni cui giunge lo studio a cura della Saïd Business School dell’Università di Oxford, citato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, insieme ad altre questioni, per motivare la decisione di non presentare la candidatura per l’organizzazione delle Olimpiadi del 2024. Come mostra anche il più recente studio di economia delle Olimpiadi, a cura di Baade and Matheson, pubblicato nel Journal of Economic Perspectives, spiegano gli autori del paper, “nella maggior parte dei casi le Olimpiadi sono una perdita di denaro per le città ospitanti”.

Cosa dice lo studio di Oxford

Obiettivo dei ricercatori era verificare Olimpiade per Olimpiade l’incremento di spesa per l’organizzazione dei Giochi rispetto al budget preventivato in fase di candidatura, indicando anche le possibili cause dell’aumento verificatesi dei costi in tutte le edizioni analizzate dallo studio.

La ricerca ha esaminato 19 delle 30 Olimpiadi organizzate tra il 1960 e il 2016, prendendo in considerazione i costi operativi, sostenuti dai Comitati organizzatori (come la tecnologia, il trasporto, la manodopera e i costi di gestione, la sicurezza, la ristorazione, le cerimonie e i servizi medici) e i costi diretti, sostenuti dalla città ospitante, dal paese organizzatore o da investitori privati ​​per costruire i siti di gara, il villaggio olimpico, il centro di trasmissione televisiva internazionale e il centro stampa, che sono necessari per ospitare i Giochi. Non sono stati inclusi nell’analisi i costi indiretti per strade, ferrovie, aeroporti, ammodernamento di strutture alberghiere o altri investimenti sostenuti per la preparazione dei Giochi, ma non direttamente legati ai Giochi. Si tratta in genere di investimenti più elevati rispetto a quelli sportivi.

Altre undici edizioni non sono state prese in esame perché non c’erano dati validi e omogenei per poter essere confrontati. Questo significa, spiegano i ricercatori, che per un terzo dei Giochi degli ultimi 56 anni non si ha percezione di quanto il costo delle Olimpiadi sia stato superiore a quello preventivato e delle cause che hanno portato a tali sforamenti.

Secondo lo studio, il costo medio dell’organizzazione delle Olimpiadi è di 5,2 miliardi di dollari per i Giochi estivi e di 3,1 miliardi per quelli invernali. L’edizione estiva più costosa è stata Londra 2012, costata 15 miliardi di dollari, mentre Sochi 2014 in Russia è stata l’edizione invernale che è costata di più, 21,9 miliardi.

Il costo delle Olimpiadi organizzate tra il 1968 e il 2016 via howmuch.net.
Il costo delle Olimpiadi organizzate tra il 1968 e il 2016 via howmuch.net.

Il dato più emblematico è quello relativo al superamento dei costi. Le Olimpiadi hanno il più alto tasso tra i mega-progetti con una lievitazione media della spesa pari al 156%. Tutte le edizioni dei Giochi hanno registrato uno sforamento del bilancio previsto inizialmente: quasi la metà delle edizioni estive e invernali (il 47%) ha avuto uno sforamento superiore al 100%. I Giochi costati di più sono stati le Olimpiadi estive di Montreal 1976 (+720%), seguite da Barcellona 1992 (+266%). Per quanto riguarda le Olimpiadi invernali, Lake Placid del 1980 ha registrato un superamento dei costi del 324%, seguite da Sochi 2014 (+ 289%).

Il superamento dei costi dei Giochi Olimpici 1968–2016  via "The Oxford Olympics Study 2016: Cost and Cost Overrun at the Games"
Il superamento dei costi dei Giochi Olimpici 1968–2016 via "The Oxford Olympics Study 2016: Cost and Cost Overrun at the Games"

Negli anni Novanta, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha cercato delle soluzioni per contrastare l’incremento dei costi e ha avviato l’Olympic Games Knowledge Management Program, un programma di trasferimento di conoscenze basate sulle esperienze passate per aumentare l'efficienza nell’organizzazione dei Giochi.
In base ai dati dello studio, il nuovo programma sembra essere stato efficace nella riduzione delle perdite collegate al superamento dei costi: prima e dopo la sua introduzione si registra una differenza significativa rispetto a questa voce, passando dal 166% al 51%. In altre parole, la ricerca arriva alla conclusione che dal 1999 in poi, pur continuando a essere un investimento che prevede costi aggiuntivi, l’organizzazione di un’Olimpiade implica uno sforamento dei costi previsti minore che in passato.

I Giochi di Rio 2016 sembrano segnare un’inversione di tendenza rispetto a Londra 2012 e Sochi 2014: sono costate 1,6 miliardi di dollari di più (+ 51% rispetto ai costi iniziali), un dato in linea con la media del superamento dei costi dal 1999 a oggi.

“Perché non s’impara la lezione?”

Conoscere il superamento dei costi delle edizioni precedenti, scrivono gli autori dello studio, è fondamentale perché consente di capire le implicazioni degli investimenti richiesti dall’organizzazione di un evento del genere.

Nell’organizzazione delle Olimpiadi le città, che si candidano, presentano un progetto in cui mostrano come l’evento possa generare un significativo sviluppo urbano. Nel dossier di candidatura gli organizzatori (la città e il governo del paese) sono chiamati a presentare un piano dettagliato dei ricavi attesi e a fornire garanzie per assicurare il finanziamento di tutti i maggiori investimenti in infrastrutture richiesti per ottenere le Olimpiadi e coprire un potenziale deficit.

Il dossier è un accordo legalmente vincolante, che mostra ai cittadini, agli amministratori e al CIO quanto costerà ospitare i Giochi. Questo significa che le città e le nazioni ospitanti sono vincolate da un accordo non negoziabile a coprire qualsiasi incremento di spesa. Per questo motivo è auspicabile che gli organizzatori prendano in considerazione uno scenario realistico delle spese organizzative finali quando pianificano la candidatura dei Giochi Olimpici per non trovarsi in una situazione poi economicamente insostenibile. Se al termine dell’evento lo sforamento sarà intorno allo zero, allora i politici avranno preso una decisione ben informata, in caso contrario la decisione sarà stata presa facendo riferimento a una stima irrealisticamente bassa dei costi, scrivono i tre ricercatori di Oxford.

Le città candidate che si trovano in economie fragili o piccole dovrebbero avere maggiore cautela, considerato il vincolo a coprire le spese in più rispetto al bilancio presentato in fase di candidatura. Anche un piccolo rischio di sforamento del 50% delle spese in un progetto multimiliardario potrebbe avere implicazioni fiscali per decadi, come nel caso delle Olimpiadi di Montreal nel 1976 e di Atene nel 2004.

I debiti contratti per l’organizzazione delle Olimpiadi in Grecia, si legge nello studio, hanno indebolito l’economia greca e contribuito alla profonda crisi finanziaria ed economica che ha colpito il paese dagli inizi del 2007 fino ai giorni nostri. Due mesi prima dell’inizio degli ultimi Giochi in Brasile, il governatore di Rio de Janeiro ha dovuto dichiarare lo stato d’emergenza per assicurare ulteriori fondi per i Giochi, nonostante l’economia del paese fosse in buone condizioni quando Rio si era candidata.

Questo significa che uno Stato quando presenta una candidatura deve tenere ben presente le condizioni della propria economia e il quadro congiunturale in cui ci si trova, rendendo trasparenti le implicazioni economiche e fiscali dell’organizzazione.
Molto spesso, però, questa prassi non viene seguita. Nel 2005, ad esempio, Londra presentò un piano dei costi per le Olimpiadi del 2012 che già dopo due anni si era rivelato inadeguato e fu rivisto al rialzo di quasi il 100%.

Raramente una misurazione dei costi viene fatta in partenza, i dati delle Olimpiadi organizzate negli ultimi 56 anni dicono che il vero bilancio non è quello indicato nei dossier di candidatura, ma quello stimato una volta ottenuta l’organizzazione. “I nostri dati suggeriscono – spiegano i ricercatori – che il dossier è simile alla scrittura di un assegno in bianco per l'evento, con la certezza che il costo sarà più alto di quello presentato in fase di candidatura”.

L’elevato superamento dei costi organizzativi, conclude lo studio, può essere correlato alla tipologia di evento: il termine fissato per la consegna del progetto non è prorogabile, la data di apertura non può essere spostata. Pertanto, in caso di problemi non può esserci compromesso tra programma e costi, come accade per gli altri mega-progetti. E allora la strada percorsa dagli organizzatori è spendere più soldi per risolvere i problemi.


In foto Virginia Raggi, sindaca di Roma, e Giovanni Malagò, presidente del Coni, durante la presentazione del logo di Euro2020 / Getty.

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