I vaccini obbligatori: cosa ha detto il sindaco Nogarin e il dibattito necessario

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Ieri il sindaco di Livorno Filippo Nogarin in un post su Facebook ha definito una «forzatura insopportabile» l'obbligo di vaccinazione per i bambini che devono frequentare l'asilo:

Il sindaco commenta così la proposta di legge della Regione Toscana, che prevede l'obbligo di vaccinazione per l'iscrizione all'asilo nido e alla scuola materna, anche per i vaccini oggi solo raccomandati.

In linea di principio sono favorevole, ma bisogna riconoscere che esiste un legittimo dibattito sull'efficacia dell'obbligo come strategia di prevenzione vaccinale. Una cosa sono le evidenze sulla sicurezza e l'efficacia dei vaccini (che dimostrano, per esempio, l'assenza di qualsiasi correlazione tra autismo e vaccinazioni e la sicurezza delle sostanze contenute nei vaccini), altra cosa è la discussione su quali politiche sanitarie adottare o sull'efficacia dei diversi approcci comunicativi nei confronti di chi rifiuta o ritarda le vaccinazioni. (Su Valigia Blu avevamo preparato un vademecum per rispondere agli errori e ai luoghi comuni più diffusi sui vaccini).

Lo scorso novembre la giornalista scientifica Roberta Villa aveva riassunto, su Scienza in rete, alcune possibili obiezioni in riferimento alla proposta di legge dell'Emilia Romagna sull'iscrizione agli asili nido. Da quanto emerge da un confronto tra i paesi europei, non necessariamente esiste una relazione tra l'introduzione dell'obbligo e l'aumento delle coperture vaccinali nella popolazione.

La distinzione tra vaccini obbligatori (che al momento sono solo quelli contro poliomielite, tetano, epatite B e difterite) e raccomandati è ormai comunque fuorviante, perché sono tutti ugualmente raccomandati e importanti. Anche quelli che storicamente non sono mai stati obbligatori in Italia.

Nel 2007 la Regione Veneto, unica finora in Italia, ha deciso di sospendere l'obbligo. Il provvedimento non sembra aver modificato i tassi di adesione della popolazione di quella regione. Negli anni più recenti c'è stata una preoccupante diminuzione della copertura vaccinale contro il morbillo, che però ha riguardato tutta l'Italia. E quello contro il morbillo non è tra i vaccini obbligatori.  Scrive Antonio Ferro, presidente della sezione del Triveneto della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica: «il calo delle coperture vaccinali non è correlato con la legge che ha sospeso l’obbligo vaccinale in Veneto, ma è ampiamente diffuso in Italia e tipicamente a macchia di leopardo».

Se si introduce l'obbligo di vaccinazione non si possono non prevedere anche sanzioni per chi non lo rispetta, visto che al momento in Italia sono previste sulla carta solo sanzioni pecuniarie, non applicate nemmeno in tutte le regioni. Se l'obbligo è richiesto per l'iscrizione ad asili e scuole materne, è forse opportuno anche prevedere quale potrebbe essere il comportamento delle famiglie dei bambini respinti, non vaccinati.

Si dovrebbero adottare provvedimenti "duri", impedendo semplicemente l'iscrizione, o si dovrebbe applicare un approccio più "morbido", basato sulla persuasione e sull'informazione? Si torna, di nuovo, al tema della comunicazione. Perché anche l'introduzione dell'obbligo non cancella la necessità di adottare metodi di comunicazione istituzionale e scientifica che siano basati (esattamente come per i vaccini) su evidenze di efficacia. Metodi che devono tenere conto del fatto che dati e nozioni scientifiche non sempre bastano a correggere posizioni contrarie e, soprattutto, a modificare i comportamenti (possono talvolta, al contrario, rafforzarli).

L'introduzione dell'obbligo non affronta, di per sé, il problema della fiducia del pubblico nei confronti delle istituzioni sanitarie e non elimina la necessità, soprattutto a livello locale, di far fronte alle richieste dei cittadini. Anche con l'obbligo rimangono importanti il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle persone e delle famiglie.

Nogarin dice che è irragionevole «rendere obbligatori 13 vaccini in un solo anno di vita». La somministrazione di più vaccini, così come prevista dal calendario, non è irragionevole dal punto di vista della salute pubblica e individuale. La ragionevolezza dell'obbligo è invece, di nuovo, un'altra questione.

Nogarin aggiunge: «se si trasforma in un’imposizione, si viola la libertà del singolo individuo da un lato e si finisce per dare ossigeno a complottisti e sostenitori di teorie pseudoscientifiche pericolose». C'è davvero questo rischio? Non possiamo esserne certi, ma è un tema che può essere oggetto di discussione se collocato in un problema più ampio, che riguarda cosa fare per non irrigidire le posizioni di chi nutre dubbi e resistenze.

La posizione di Nogarin, comunque, marca una distanza rispetto agli antivaccinisti e delimita la legittimità del dibattito all'interno di un confine preciso. Non credo però che quella sui vaccini debba essere una discussione attorno alla libertà individuale. La decisione, per le vaccinazioni in età pediatrica, i genitori la devono prendere per i propri figli, non per se stessi. È vero che il rapporto tra autodeterminazione e medicina non è una questione banale, ma quando parliamo di vaccini parliamo di salute non solo individuale ma anche collettiva. La scelta di non vaccinare i propri figli ricade sui figli altrui non ancora vaccinati o su quelli che, a causa di alcune patologie, non possono ricevere i vaccini.

Sappiamo bene che la battaglia contro l'obbligo per molti antivaccinisti è un po' una strategia per inserirsi nel dibattito sulle politiche sanitarie e legittimare posizioni non scientifiche. Però mi pare non sia il caso del sindaco (se poi deve diventare un pretesto per un flame pro o contro i grillini è un altro discorso).

«Se vogliamo raggiungere un risultato serio, dobbiamo lavorare sulla prevenzione, l’informazione e la comunicazione», dice Nogarin. Corretto su informazione e comunicazione. La migliore prevenzione è però ovviamente quella che dà il vaccino, per quanto riguarda le malattie infettive.

Proprio ieri, comunque, è stato raggiunto un accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le province autonome che potrebbe portare a una legge nazionale sull'obbligo di vaccinazione e all'istituzione di una Anagrafe vaccinale nazionale. Pochi giorni fa è stato anche approvato il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale che, tra l'altro, ha introdotto nel calendario, oltre ai vaccini già previsti, anche quelli anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati.

Ieri il quotidiano La Repubblica, sul proprio sito, titolava "bufala" in riferimento al post di Nogarin. Non è corretto, perché tecnicamente non ci sono "bufale" nel post del sindaco e credo si debba stare attenti a un uso giornalistico improprio di questo termine, soprattutto ora che si parla insistentemente di fake news.

Foto in anteprima via Il Velino

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