Migranti, un altro racconto è possibile #19mmproject

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Più di 100 attivisti dei diritti umani e professionisti dei media insieme per una nuova narrativa sui migranti. Articoli, mappe, mini-documentari per combattere pregiudizi e narrazione distorta. È The 19 Million Project, un'iniziativa a cura di CILD e Chicas Poderosas, sponsorizzata da Univision e Fusion e con le partnership di Google News Lab, Global Editors Network, Berkeley AMI. Il progetto prende il nome dai 19 milioni di rifugiati che – solo nel 2014 – hanno lasciato il proprio paese per sfuggire a guerre e persecuzioni, rischiando la loro vita per dare un futuro alle loro famiglie. I risultati di questo impegno saranno presentati il prossimo 13 novembre durante la serata del Premio CILD per le Libertà Civili e saranno fonte di ispirazione per Open Migration, la piattaforma CILD di prossimo lancio, che vuole rilanciare un dibattito articolato e basato sui dati anche nel nostro Paese.

Come Valigia Blu ci è stato chiesto di partecipare raccontando i nostri progetti sui migranti.

Quando nasce il nostro progetto

L'idea è nata quando ci siamo resi conto che nella copertura mediatica e nel racconto politico dominava la percezione di una "invasione" da parte di persone in fuga da guerre, conflitti e persecuzioni, miseria e disastri ambientali.

Erano i giorni in cui i riflettori erano puntati sugli scogli di Ventimiglia (dove decine di migranti, diretti al Nord-Italia, erano bloccati tra Italia e Francia), sul confine tra Italia e Austria, su un quartiere di Quinto di Treviso.
Erano anche i giorni del Baobab a Roma e della stazione centrale di Milano.
Periodo in cui montava un clima di rabbia, stanchezza, paura, intolleranza. Rabbia, generata dalla convinzione di trovarsi di fronte a un’invasione. Stanchezza per la percezione di continui arrivi. Paura del diverso, che arriva da lontano per contaminare i nostri condomini. Intolleranza nei confronti di chi, si diceva, porta malattie, ruba il lavoro, mette a rischio la sicurezza del nostro quieto vivere.

È in questo contesto che abbiamo pensato al progetto Migranti. Storie di solidarietà e di accoglienze. Come scrivevamo nel lancio del progetto, l'intenzione era diffondere racconti "anticorpo" contro il veleno dell’odio instillato da alcuni media e politici che soffiavano sul fuoco dell’intolleranza e contribuivano ad alimentare un clima d’insofferenza fatto di ostilità, disprezzo, disumanizzazione di persone che avevano, invece, bisogno di aiuto, solidarietà, comprensione.

L’idea di fondo era quella di usare i social per creare senso dove c’è rumore, per costruire e rafforzare comunità, per coinvolgere i cittadini rendendoli sempre più attivi e partecipi. Se ognuno di noi è un media ed è responsabile di quel che comunica e per questo influenza la quotidianità e ha effetti sulla realtà, perché non provare a raccontare una contro-narrazione fatta di storie di solidarietà, convivenza, accoglienza?

Il progetto si è articolato intorno a quattro momenti, ognuno con un obiettivo ben preciso:

Tutti questi progetti hanno avuto una enorme diffusione e migliaia di condivisioni sui social. Il solo Vademecum ha raggiunto oltre 3 milioni di impression, più di 5 mila like e quasi 20 mila condivisioni su Facebook e circa 8500 condivisioni sul sito. Questo, a testimonianza di come qualità e diffusione possano andare d'accordo. I dati evidenziano l'esigenza di contenuti di questo genere. La loro diffusione si spiega anche così.

Coinvolgimento e partecipazione

Migranti: storie di solidarietà e accoglienza

"Migranti. Storie di solidarietà e accoglienza" è una piattaforma dove poter mappare storie e progetti con e per i migranti. È stato questo un primo passo per costruire un racconto collettivo che rendesse attivi, desse spazio e consapevolezza a tutte le persone che non si riconoscevano nel modo in cui alcuni media stavano narrando il fenomeno migratorio che stava interessando l’Italia nella scorsa primavera, accendendo i riflettori ora su maxirisse, ora sulle proteste di cittadini italiani che non volevano che richiedenti asilo alloggiassero in condomini vicini alle proprie abitazioni, ora su proteste circa le proprie condizioni di soggiorno, senza però spiegarne le ragioni.

Abbiamo creato un sito, uno spazio di condivisione dove chiunque potesse segnalare storie di incontro e di scambio e condividere l’esperienza del “restare umani”. Chiunque poteva contribuire al progetto inviando articoli, fotografi e video, segnalando storie significative anche pubblicate altrove.

Rendere pensabile l’esistenza di un simile spazio ha innescato una gara di segnalazione di storie e progetti, che, a loro volta, hanno creato le condizioni per costruire insieme un racconto che andasse a contrastare la narrazione carica di odio e intolleranza che i media stavano veicolando in quei giorni.
Abbiamo ricevuto oltre 200 segnalazioni in due settimane, che abbiamo selezionato e verificato. Ogni storia era firmata da chi ha inviato la segnalazione ed è stata creata una mappa dove era possibile visualizzare le storie da nord a sud.

Creare senso dove c'è rumore

Essere migranti

"Essere Migranti: le guerre, la disinformazione, il sogno europeo" è stato un progetto – fatto in syndication con La Cronaca Italiana e i Quotidiani locali del gruppo Espresso per provare più canali di diffusione – di longform journalism con cui abbiamo voluto ricostruire i contesti molteplici del fenomeno migratorio. Il racconto si articola in quattro capitoli e cerca di tracciare idealmente le tappe dei percorsi migratori per raccontare la complessità dell’intero fenomeno: "I migranti forzati" dove si descrivono i contesti di partenza, le rotte seguite, i pericoli lungo il tragitto e i costi di questi lunghi viaggi. Con "L’arrivo in Italia" ci siamo concentrati sulle procedure di identificazione, raccontando l’iter stabilito dalla legge che un migrante deve seguire una volta arrivato in Italia. "Le bufale e la disinformazione" spiega invece quali sono le principali bufale veicolate sui media e nel passaparola quotidiano. Infine con l'ultimo capitolo "Il sogno europeo" abbiamo raccontato cosa sta decidendo l’Europa a livello politico su come gestire i flussi migratori.

Il racconto si basa sugli studi dei contesti di partenza, migrazione e arrivo, con una rielaborazione di dati ricavati da enti di ricerca e diverse organizzazione internazionali, di documenti ufficiali prodotti da istituzioni nazionali e storie di migrazione che consentissero di conoscere la complessità dei tragitti.

Smontare le bufale e raccontare la complessità

Card vademecum Valigia Blu

"Ci invadono", "ci rubano il lavoro", "portano malattie". Il vademecum anti-razzista ha voluto smontare i principali cliché riguardo i migranti, non rappresentati molte volte come persone con storie di vita e progetti personali, ma incasellati in categorie generiche e disumanizzanti.
Alla base di questi pregiudizi vi è una pericolosa generalizzazione fondata sulla stretta correlazione tra aree geografiche, società e culture. E così si fa riferimento a categorie etniche (ad esempio i curdi), religiose (il mondo islamico), razziali (l’Africa nera) per associare, ad esempio, gli afgani ai talebani; arabi e africani ai musulmani e, per estensione, ai terroristi islamici; i siriani alla categoria dei rifugiati e tutti gli altri a quella dei cosiddetti "migranti economici".

Il vademecum – anch'esso fatto in syndication con La Cronaca Italiana e i Quotidiani locali del gruppo Espresso – non si limita a decostruire tramite dati e ricerche le bufale sull’immigrazione. Per far fronte alla viralità delle bufale, abbiamo cercato di trovare un modo per rendere virale la complessità. Ci abbiamo provato creando una card di accompagnamento all’articolo approfondito.

Anche la scelta delle 14 bufale da smentire ha la sua origine nei social. Abbiamo individuato alcuni dei principali cliché sugli immigrati a partire dai commenti che abbiamo moderato sul sito e sulla nostra pagina Facebook.
Il vademecum ha poi generato ulteriori commenti che abbiamo moderato e che, in alcuni casi, ci hanno consentito di arricchire l’articolo.

Le storie personali come antidoto ai pregiudizi

Bubacar dal Gambia all'Italia

Le storie per sfuggire alle facili stereotipizzazioni. Grazie alla collaborazione con Marina Petrillo e per gentile concessione di reported.ly, abbiamo ascoltato e raccontato la storia di Bubacar, emigrato dal Gambia in Italia.
La sua storia si snoda in diversi capitoli, ognuno dei quali è una tappa del suo tragitto, una sosta per cogliere le difficoltà che Bubacar ha dovuto incontrare lungo il viaggio: prima il mar Mediterraneo (che lui chiama “il fiume”), poi il deserto e, quando il peggio sembra passato, ecco la Libia. Nella sua unicità, il racconto di Babacar riecheggia altre storie che abbiamo incontrato nel corso dei nostri lavori. Percorsi unici che però presentano alcuni momenti analoghi: la necessità della partenza, le tappe del tragitto, le innumerevoli difficoltà cui far fronte, lo spaesamento una volta approdati in Italia, la frustrazione dei propri sogni e delle proprie speranze, la necessità di rendere abitabile un luogo così diverso (e lontano) dalla propria casa.

Tutte queste storie ci invitano a riflettere – come fa Marina Petrillo in chiusura dell’articolo – che «invece di avere paura dei migranti che arrivano sulle nostre coste, dovremmo sentirci onorati che persone così forti, motivate e resistenti vogliano far parte della vita dei nostri paesi».

Di questi nostri lavori hanno parlato anche Journalism.co.uk

Now Italian not-for-profit project Migranti is trying to shed new light on the lives and personal pathways of the refugees, in a bid to tackle racism and intolerance in the country. Devised by the team from Italian über-blog Valigia Blu, Migranti is a crowdsourced platform which collects and publishes positive stories of integration and solidarity.

e BBC Academy

The news website Valigia Blu, along with other publications, edited an anti-racist handbook for readers and journalists, and more publications have started to report stories about integration.

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