Migranti: storie di solidarietà e di accoglienza. Un racconto collettivo contro l’odio

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Racconti-anticorpo contro il veleno dell'odio. In questo mio ultimo post parlavo di migranti, di come i media tendano a soffiare sul fuoco dell'intolleranza e del razzismo, di un clima sempre più soffocante fatto di ostilità, disprezzo, odio, di mancanza di empatia verso la sofferenza di altri esseri umani. E immaginavo come ognuno di noi - nell'era "we the media" - potesse contribuire a una sorta di contro-narrazione, diffondendo storie di solidarietà, convivenza, accoglienza. Subito dopo la pubblicazione alcune persone hanno iniziato a segnalare - tra sito e spazi social - piccole (grandi) storie di abbracci. E così osservando questa spinta inaspettata e commovente, io e Roberta ci siamo dette: "Ma sai che bello raccogliere tutte queste voci, queste testimonianze, queste segnalazioni in un unico simbolico racconto collettivo?"

Nasce così l'idea di Migranti, storie di solidarietà e di accoglienza. Un progetto collettivo. Un'idea che siamo riusciti a realizzare in meno di 24 ore grazie alla professionalità e alla generosità di Giorgio (che fa parte di Valigia Blu sin dagli inizi quando ancora era solo un gruppo Facebook denominato "La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini"). Uno spazio dedicato unicamente a queste storie dove in modo partecipativo vogliamo raccogliere, segnalare, condividere l'esperienza del "restare umani". Un modo simbolico per contribuire ognuno di noi nel suo piccolo. Evitando di volgere lo sguardo altrove. Impegnandoci nel diffondere racconti-anticorpo, riempiendo gli spazi digitali che abitiamo di bella umanità.

Scherzando con qualche "amico" di Facebook ci siamo detti: esistono gli hater, ma sono al lavoro anche i lover. Proviamo a dargli spazio. Diamo voce a persone e storie che raccontano un'altra storia. Fatta di incontri, di integrazione, di generosità e di amore per il prossimo. Un progetto ingenuo? Impossibile contrastare in modo efficace l'odio e il razzismo? Un odio che circola tutto intorno a noi e che per fortuna - anche grazie ai social - possiamo vedere, conoscere e quindi in qualche modo affrontare. Non cova sotterraneo, è lì in vista e ci sfida. Nessuno di noi potrà dire: "Non sapevo". Ecco perché nonostante tutto, nonostante l'ingenuità forse di questa nostra idea, vale la pena provarci.
Se volete unirvi a noi nella ricerca, selezione e segnalazione di storie sui migranti, di storie di solidarietà e accoglienza scriveteci:

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