L’Italia invia bombe in Arabia Saudita con l’ok del Governo?

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di Angelo Romano e Andrea Zitelli

Aggiornamento 31 gennaio 2017:

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Aggiornamento 28 dicembre 2016:

In base ai dati Istat, tra giugno e settembre del 2016 c’è stato un forte aumento dell’export di “armi e munizioni” dalla Sardegna all’Arabia Saudita. Secondo i dati forniti dall’istituto di ricerca nazionale, infatti, in questi tre mesi sono state esportate armi da Cagliari a Riyadh per 20,6 milioni di euro. “A conti fatti – scrive Sardinia Post – 16,8 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2015, quando l’export si era fermato a 3,8 milioni di euro. In altri termini, un aumento del 400%”. Un dato che eguaglia "l'export dell'intero 2015, quando l'isola aveva inviato a Riyadh bombe per un valore di 19,5 milioni di euro".

In un’interrogazione parlamentare del 19 dicembre scorso , il deputato Mauro Pili (Gruppo Misto) ha chiesto chiarimenti su “un carico di bombe senza precedenti caricato la notte dell'8 dicembre 2016 dal porto canale di Cagliari verso l'Arabia Saudita”. “Un’operazione coperta da riservatezza – prosegue il deputato nell’interrogazione – per caricare presumibilmente una cifra non inferiore ai 3.000 ordigni prodotti dalla RWM tedesca in agro di Domusnovas”. Pili ha domandato al governo “se intende assumere iniziative per fermare questo ‘traffico di morte’ dall'Italia verso l'Arabia Saudita”.

Il 15 dicembre, la Rete Italiana per il Disarmo aveva invitato l’esecutivo a interrompere “le forniture dei sistemi militari impiegati dalle forze armate saudite e dai suoi alleati nel conflitto in Yemen, in particolare le bombe aeree che hanno già causato migliaia di morti tra la popolazione civile di quel martoriato paese”. La richiesta è arrivata dopo la decisione degli Stati Uniti di sospendere l’invio di “bombe aeree” e di “munizionamento di precisione” in Arabia Saudita.

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Aggiornamento 16 agosto 2016: L’ospedale di Abs, nel governatorato di Hajjah in Yemen nord-occidentale, è stato colpito ieri da un attacco aereo che ha ucciso almeno 11 persone e ne ha ferite almeno 19.  È il quarto attacco contro una struttura supportata da Medici Senza Frontiere in Yemen in meno di 12 mesi.

Aggiornamento 27 marzo 2016:

Aggiornamento 25 gennaio 2016:

Aggiornamento 23 novembre 2015: In un articolo su Famiglia Cristiana, il giornalista Stefano Pasta fa notare che nell'ultimo quinquennio la meta principale delle nostre esportazioni di armi è stato il Medio Oriente. L'Italia ha venduto armi per un miliardo e 200 milioni all'Arabia Saudita e per 146 milioni al Qatar, e stipulato un memorandum d'intesa con il Kuwait, che spiana la strada a una commessa di quasi 8 miliardi di euro per 28 caccia Eurofighter prodotti da un consorzio europeo in cui Finmeccanica pesa quasi la metà. Tutti paesi che, secondo il sottosegretario statunitense per il terrorismo e l'intelligence finanziaria, David Cohen costituiscono un «habitat permissivo che consente ai terroristi di alimentarsi».

Aggiornamento 21 novembre 2015: Intervenuta in un convegno sulla difesa a Roma, il Ministro Roberta Pinotti ha così giustificato l'invio di armi a paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, che – secondo gli analisti – supportano e finanziano Isis: «All'interno dei paesi arabi ci sono fondazioni private che finanziano i terroristi e vanno estirpate, ma dire di non fare più affari con quei paesi è come dire che non bisognava più avere rapporti con l'Italia perché c'era la mafia».

A proposito delle recenti spedizioni di materiale bellico da Cagliari verso l’Arabia Saudita, il Ministro ha aggiunto che sono “nel rispetto delle leggi”, nonostante ordigni dello stesso tipo – assemblati in Sardegna – siano stati usati dai sauditi nei bombardamenti dello Yemen, in una operazione militare non riconosciuta dall’ONU.

Dura la reazione di Amnesty International, la Rete Italiana per il Disarmo e l’OPAL (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Difesa e Sicurezza), che, in una nota, hanno definito inaccettabili le parole del Ministro e chiedono un incontro urgente con il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per chiarire la posizione del Governo italiano sulle esportazioni di armamenti.

Secondo Francesco Vignarca (coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo), le affermazioni del Ministro non rispecchiano quanto previsto dalla legge 185/1990, che «vieta espressamente le esportazioni di tutti i materiali militari e loro componenti verso i Paesi in stato di conflitto armato e in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite», come nel caso dell’intervento militare dell’Arabia Saudita in Yemen.

Segnalo al Ministro Pinotti che l’Arabia Saudita lo scorso 28 marzo ha formalmente annunciato alle Nazioni Unite il suo intervento militare in Yemen, ma non ha mai ottenuto dall’Onu alcuna autorizzazione né legittimazione. Il governo dovrebbe perciò sospendere immediatamente l’invio di materiali militari ai sauditi e rispondere in parlamento alle numerose interrogazioni che da mesi sono depositate

Inoltre, come ha dichiarato Giorgio Beretta di OPAL, il Governo non ha ancora chiarito «se si tratta di esportazioni che rispondono a nuove e recenti autorizzazioni o a quelle rilasciate negli anni scorsi».

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Dalla Sardegna all'Arabia Saudita

Giovedì 19 novembre due articoli pubblicati su Vita.it e La Nuova Sardegna hanno denunciato che alle 21 di mercoledì 18 novembre all’aeroporto civile di Cagliari-Elmas è atterrato un aereo utilizzato per trasportare bombe MK-80, prodotte nel comune di Domusnovas in Sardegna dalla RWM Italia, costola della Rheinmetall Defence, colosso tedesco degli armamenti, destinate all’Arabia Saudita (dove sarebbero arrivate “poco prima delle 10”).

Le armi, «anche se non ci sono conferme», scrive il giornale sardo, verranno utilizzate dalla monarchia assoluta islamica nello Yemen, stato travolto da una guerra civile e dove da mesi è partita un'operazione militare guidata proprio dall’Arabia Saudita con l’obiettivo di fermare l’avanzata dei ribelli sciiti houthi nel paese.

«Le Nazioni Unite – racconta Sara De Carli su Vita.it – da tempo riferiscono che in Yemen è in corso una “catastrofe umanitaria", con oltre 6mila morti di cui più della metà tra la popolazione civile, 21 milioni di persone, pari all’80% della popolazione, che necessitano di aiuti umanitari e 6 milioni di persone bisognose di assistenza di primo soccorso immediata».

Lunedì 16 novembre il Consiglio europeo ha espresso le sue “gravi preoccupazioni” per quanto riguarda quello che sta accadendo nello Yemen dove si registrano «attacchi indiscriminati contro le infrastrutture civili, in particolare le strutture sanitarie, le scuole e gli impianti idrici, i porti e gli aeroporti, nonché per l'uso di edifici civili a scopi militari”. Una situazione di instabilità che, continua la nota del Consiglio, viene sfruttata a proprio vantaggio dai “gruppi estremisti e terroristici, quali Al-Qaeda nella Penisola arabica (AQAP) e Da'esh nello Yemen».

I rapporti commerciali tra Italia e Arabia Saudita e l'inchiesta di Reported.ly

Non è la prima volta che materiale militare prodotto in Italia parte in direzione dell’Arabia Saudita. Nel maggio scorso c’è stata una spedizione via mare, da Genova, tramite la nave Jolly Cobalto, di componenti militari costruiti in Sardegna dalla RWM Italia.

Un fatto emerso in seguito a un attacco hacker, avvenuto a giugno, al ministero degli Esteri dell'Arabia Saudita, con la conseguente diffusione in Internet di almeno 500mila documenti.

Partendo anche dall’analisi di questi file, il sito di giornalismo Reported.ly, in un’inchiesta del giugno scorso «ha scoperto – si legge su Il Post che ha riproposto in italiano il lungo articolo – che le bombe costruite con questi componenti sono state usate in Yemen».

via Reported.ly
via Reported.ly

Inoltre, dall'inchiesta emerge che:

Oltre alle spedizioni di parti necessarie a comporre le bombe MK82 E MK84, Reported.ly ha anche confermato che dal 2012 al 2014 RWM Italia ha esportato un altro tipo di bombe, le MK83, alcune delle quali possono essere direttamente rintracciate in Yemen. Ole Solvang, un ricercatore della ONG Human Rights Watch, ha fotografato questo specifico modello di bomba in Yemen, con il marchio di RWM Italia.

Il secondo episodio, come documentato sempre da Reported.ly, si è verificato invece la notte del 29 ottobre scorso, questa volta però dall’aeroporto civile di Cagliari.

Le iniziative parlamentari: da chi sono state presentate e cosa chiedono

Il 18 novembre 2015, l'onorevole Mauro Pili, venuto a conoscenza dell’imminente spedizione, ha informato le reti che si occupano di questi temi e presentato un ordine del giorno in Parlamento, che stava esaminando il decreto di proroga delle missioni internazionali.

L’odg non è stato accettato dal Governo e, sottoposto a votazione, è stato bocciato con 221 voti contrari e 103 a favore. «Hanno votato a favore tutte le opposizioni, mentre il Governo ha dato parere contrario e quindi è stato bocciato», ha spiegato Pili.
«Chiedevo di non autorizzare il trasbordo in base al fatto che l’Italia non è stata coinvolta da nessun organismo internazionale in Yemen e che anzi questo conflitto è avversato dall’Onu».

Questa non è stata l’unica iniziativa parlamentare intrapresa dall’onorevole sardo. All’indomani della spedizione del 29 ottobre, Pili aveva, infatti, presentato un’interrogazione alla IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni in cui chiedeva al Ministro di fornire chiarimenti sulle operazioni militari svolte nell’aeroporto civile di Cagliari: quali sono state le procedure di sicurezza adottate e le norme seguite per consentire un volo cargo in un aeroporto civile? Verranno assunte iniziative per impedire e vietare l’utilizzo di aeroporti civili per il trasporto di materiale bellico?

Contestualmente Pili aveva chiesto all'ENAC (Ente Nazionale per l'Aviazione Civile) se il volo cargo fosse autorizzato a trasportare materiale bellico. In una nota ENAC riferiva che «si trattava di un volo di natura commerciale regolarmente autorizzato nel contesto delle previsioni normative internazionali tecniche che disciplinano il trasporto di tali materiali».

ENAC IN MERITO AL VOLO CARGO OPERATO DA CAGLIARI CON MATERIALE BELLICO A BORDO Roma, 29 ottobre 2015 - In merito...

Posted by Aviomedia Channel on Venerdì 30 ottobre 2015

*Aggiornamento del 21 novembre ore 8.00 - Negli stessi giorni, inoltre, veniva presentata in Senato un'interrogazione di Roberto Cotti (M5Stelle), che chiedeva chiarimenti su quanto avvenuto all'aeroporto di Cagliari la sera del 29 ottobre.

In precedenza, erano state presentate altre quattro interrogazioni parlamentari tra luglio e settembre. Il 9 luglio, Giulio Marcon (SeL) ha chiesto al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale chiarimenti sull’utilizzo di ordigni fabbricati in Italia nell’operazione «Tempesta di fermezza» guidata dall'Arabia Saudita e da Egitto, Giordania, Emirati arabi uniti, Kuwait, Qatar, Bahrain, Marocco e Sudan, appoggiata logisticamente da USA, GB e Francia e avviata senza alcuna autorizzazione da parte dell'ONU e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e sull’eventuale autorizzazione del governo delle esportazioni effettuate dalla RWM Italia in Arabia Saudita, come mostrato dall’inchiesta di Reported.ly.

Il 3 agosto, Silvana Amati (PD) ha presentato un’interrogazione in Senato per sapere se le esportazioni effettuate dall’Italia, sempre alla luce dell’inchiesta di reported.ly, abbiano rispettato gli obblighi previsti dal Trattato sul commercio delle armi (adottato a New York il 2 aprile 2013, ratificato in Italia nel settembre 2013 ed entrato in vigore a dicembre 2014) e se la documentazione relativa al carico partito da Genova con la nave Jolly Cobalto e arrivato a Dubai il 5 giugno 2015 sia in linea con gli obblighi previsti dalla normativa nazionale e internazionale in materia.

L’8 e 10 settembre i senatori Roberto Cotti (M5Stelle) e Luis Alberto Orellana (Gruppo Misto) hanno presentato un’interrogazione a risposta orale rispettivamente alla III Commissione Affari Esteri Emigrazione e al Ministero della Difesa. Quest’ultima si è richiamata alla legge 185 del 9 luglio 1990, che disciplinava le esportazioni di armamenti e introduceva un rigido sistema di autorizzazioni e controlli.

L’interrogazione fa riferimento in particolare agli articoli 1) e 5), che vietano l’esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento a quei paesi in stato di conflitto, verso cui c’è embargo totale o parziale da parte delle Nazioni Unite e i cui governi sono responsabili di violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, e impongono al governo di presentare alle Camere una relazione annuale relativa alla compravendita di sistemi d'arma.

A 25 anni di distanza, si legge in un articolo di Famiglia Cristiana, la legge ha perso incisività, sia per i traffici di armamenti esportati in Medio Oriente e Nord Africa, sia per gli obblighi di trasparenza previsti.

Infine, il 7 maggio 2015 l’onorevole Emanuele Scagliusi (M5S) ha presentato una risoluzione alla III Commissione Affari Esteri e Comunitari che impegna il Governo a impedire, con tutti gli strumenti di cui dispone, il transito di armi e materiale bellico verso lo Yemen; a fornire dati necessari per sapere quante e quali armi usate in questo momento dall'Arabia nei bombardamenti sullo Yemen siano di provenienza italiana; ad adoperarsi, di concerto con la comunità internazionale, anche con la convocazione di una Conferenza internazionale di pace, per giungere a una soluzione politica inclusiva nello Yemen affinché si possa riprendere al più presto la via della democratizzazione e per prevenire un'ulteriore diffusione del terrorismo; a riconsiderare l'opportunità di vendere armi all'Arabia Saudita in violazione della legislazione italiana (la già citata legge n.185/1990).

La richiesta di Amnesty International, Rete Italiana per il Disarmo e l'OPAL

Lo scorso 9 novembre Amnesty International, insieme a Rete Italiana per il Disarmo e l'OPAL di Brescia, ha chiesto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi (recatosi in Arabia Saudita proprio in quei giorni e incontrantosi ufficialmente con il re Salman bin Abdulaziz Al Saud) «di annunciare formalmente la sospensione da parte dell'Italia dell'invio di sistemi militari alle forze armate saudite e una chiara presa di posizione sulle violazioni dei diritti umani del governo saudita».

Il comunicato prosegue ricordando «[...] le reiterate violazioni dei diritti umani e la costante pratica delle punizioni corporali, della tortura e della pena di morte, anche per reati minori, inflitta con la decapitazione pubblica». Inoltre, si legge ancora, «risulta formalmente ancora in vigore la condanna "per offesa all'Islam" al blogger Raif Badawi a dieci anni di prigione e mille frustate (50 per sessione) e nelle scorse settimane la Corte penale speciale e la Corte suprema saudite hanno confermato la sentenza capitale nei confronti del giovane attivista sciita Ali Mohammed Baqir al-Nimir per la "partecipazione a manifestazioni antigovernative" all'età di 17 anni».

Foto antepima MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images

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