giulio golia

Care Iene, su Stamina avete sbagliato e dovete ammetterlo

Nelle ultime settimane il caso Stamina è tornato al centro dell'attenzione, soprattutto  per la notizia del rinvio a giudizio del presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni. A riaccendere il dibattito attorno alla vicenda sono state anche alcune manifestazioni organizzate dalle associazioni pro-Stamina: blocchi del traffico, interventi di ultras delle squadre di calcio (non si contano peraltro gli striscioni pro-Stamina apparsi in questi mesi negli stadi), forme di protesta estreme come il sangue versato sulle foto di Napolitano e Letta e campagne sui social network al grido di «Stato assassino».

Nel frattempo, mentre proseguono (e si allargano) le indagini del procuratore Raffaele Guariniello, sono state rese pubbliche parti dei verbali dei Nas e dei pareri tecnici emessi dal comitato di esperti. Queste carte rivelano ciò che in realtà era ben noto già dallo scorso anno, ovvero che nei preparati di Stamina, iniettati nei pazienti agli Spedali Civili di Brescia - manipolabili peraltro solo da “tecnici” Stamina - non solo ci sono «dosi omeopatiche» di staminali ma ci sono anche diverse cose che non dovrebbero esserci.

Vannoni, del resto, anche dopo la bocciatura del suo “metodo” da parte di comitato tecnico e Ministero, non si è sottratto all'esposizione mediatica, tra interviste pomeridiane sulla Rai, interventi in radio ed endorsement da parte di volti noti come Fiorello.

Abbiamo descritto la genesi e la storia di Stamina, evidenziando come l'esplosione mediatica, a cui sono seguiti la nascita di associazioni e l'interessamento della politica fino alla discussione in Parlamento, si debba in gran parte ai numerosi servizi che la trasmissione Le Iene ha dedicato alla vicenda. In questi servizi l'inviato Giulio Golia ha incontrato le famiglie di alcuni bambini affetti da gravi patologie, spiegando come si stessero impegnando per accedere alla “cura” Stamina, descritta come l'unica e ultima speranza che forse avrebbe potuto salvarli. Non solo, si è personalmente interessato perché potessero accedere al trattamento a Brescia.

Nei servizi dedicati a Stamina, a Le Iene non si sono mai preoccupati di approfondire il caso dal punto di vista scientifico-medico, chiedendo il parere di scienziati ed esperti, che avrebbero potuto rilevare le numerose falle all'interno del “metodo” Vannoni. Non hanno mai esercitato alcun senso critico nei confronti di Stamina. Non hanno raccontato delle vicende giudiziarie che hanno interessato Stamina già prima del suo approdo a Brescia, né della frode smascherata da Nature, né delle analisi che già l'anno scorso evidenziavano le gravi mancanze e non conformità di quanto veniva iniettato a Brescia. Non hanno mai sentito l'esigenza di spiegare al proprio pubblico che cos'è la ricerca in campo biomedico (sia in generale che nel campo delle cellule staminali), quali sono le conoscenze e le terapie oggi a disposizione, come si sperimenta e approva un farmaco, quali sono le procedure e le norme da rispettare.

Insomma: non si sono mai preoccupati di fare informazione, quell'informazione che consente a chiunque, anche con scarse o nulle conoscenze di un argomento, di farsi un'opinione. In questo caso, di rendersi conto di come la “terapia” Stamina non sia in alcun modo accettabile, né nel metodo né nel merito scientifico, nemmeno come cura compassionevole, e non solo da parte della comunità scientifica ma anche da enti pubblici che hanno il dovere di tutelare la salute.

Quelli di Le Iene, diventati celebri per smascherare truffe e reati, abituati a rincorrere le loro vittime per strada col microfono in mano per strappare loro una risposta, questa volta hanno deciso non solo di non farsi e fare nessuna domanda, ma anche di non rispondere a quelle che venivano loro poste.

In questi mesi l'unica risposta che Le Iene hanno ritenuto di dare è stata «abbiamo solo raccontato una storia». Come se una storia fosse solo una storia, come se per altre storie che hanno raccontato in passato non avessero mai adottato un loro punto di vista, come se raccontare una storia non presupponesse la scelta di cosa dire o non dire, come se prima dell'atto di raccontare non ci fossero né riflessione né studio, ma soltanto l'essere spettatori insieme ai propri spettatori, con una telecamera accesa di cui non essere in alcun modo responsabili. Soprattutto, come se questo racconto, portato avanti per mesi, fosse stato davvero un semplice racconto. Soprattutto, un racconto neutro.

Già, perché mentre in trasmissione Le Iene raccontavano solo una storia, fuori non facevano mancare in diversi modi il loro sostegno a Davide Vannoni. In particolare, Marco Occhipinti è stato molto attivo nella discussione attorno a Stamina, sul suo profilo Twitter e su Facebook, abbracciando senza dubbi e reticenze la causa di Vannoni, di cui di fatto è diventato il testimonial principale tra Le Iene.

 

Esibendosi in ragionamenti fondati su una logica resistente a qualsiasi confutazione e accusa di contraddizione:

Ancora di più dello stesso Giulio Golia, che partecipa però a manifestazioni pro-Stamina.

Twitta foto di bambini malati.

documenta gli incontri di Noemi e della sua famiglia con papa Francesco.

Tutto questo mentre si danno conto dei «progressi» dei pazienti.

Incuranti del fatto che in alcun modo, a tutt'oggi, per un solo caso, se ne sia documentata la consistenza e la permanenza, sorvolando sulla correlazione e i rapporti di causa-effetto che questi progressi avrebbero con le iniezioni effettuate a Brescia.

A quanto pare non servono spiegazioni. Basta una telecamera accesa, perché in fondo è solo una storia. Ed è la linea che segue anche l'autore di Le Iene Davide Parenti, in un'intervista a La Stampa di ieri:

Abbiamo seguito la storia di Sofia e degli altri bambini con molto rispetto. Può darsi che la madre di Sofia abbia le traveggole e che Vannoni sia un poco di buono, ma noi almeno abbiamo cercato di capire che cosa succede

La verità è che a Le Iene hanno voluto capire ben poco di quello che succedeva; poco, ma evidentemente abbastanza per seppellire ogni scrupolo di coscienza nei confronti della possibilità (che forse inizia a farsi largo?) che Vannoni sia un «poco di buono». Una possibilità, tuttavia, evidentemente ancora remota, se ancora si decide di lasciare logo e link di Stamina Foundation sul proprio sito: «Contatti Prof. Vannoni».

In un passaggio precedente, del resto, troviamo la dimostrazione di quanto poco Parenti e colleghi abbiano cercato di capirci:

Attenzione, noi non abbiamo mai detto che la cura funziona. Abbiamo visto, rendendone testimonianza, che manda dei segnali. Sono dei condizionamenti psicologici, dei placebo, sono quello che vuole lei. Ma ci sono. Basta guardare le cartelle cliniche.

Dunque, non si sarebbero mai sbilanciati nell'affermare che la cura funziona. E i servizi sui «progressi» dei piccoli pazienti annunciati e poi trasmessi in televisione? Quei bambini prima immobili e che ora, vedete, iniziano a fare qualche movimento?

Una terapia funziona o non funziona. Per verificarne l'efficacia può essere necessario molto studio e i miglioramenti possono essere, sì, difficili da valutare. Ma se non funziona non fa altro, neanche «mandare segnali» di non meglio precisata natura.  E, di solito, se una terapia ha un'efficacia obiettiva, lo si evidenzia anche dal confronto con un placebo, in condizioni controllate. Quindi, se Stamina è solo un placebo, non è una cura. È una considerazione che Parenti e colleghi avrebbero potuto fare, naturalmente, se solo avessero voluto capire davvero, invece di smettere ogni volontà di indagine e comprensione.

Ma questo è stato frutto di una scelta precisa: trascinare il proprio pubblico in un racconto ad alto contenuto emotivo, dove protagonisti sono bambini malati e famiglie alla ricerca disperata di una cura e che per averla devono battersi contro numerosi antagonisti, scienziati, Ministri, in generale una Casta che vuole «negare la speranza ai malati» e che non accetta che ciascuno sia libero di curarsi come vuole, perché è pagata dalle lobby farmaceutiche, perché lo Stato è assassino, perché la cura c'è ma non ce lo dicono.

Mesi trascorsi all'interno di questo frame, nel ricatto che se sei contro Stamina sei contro i malati, contro la speranza; sei pagato da qualcuno, ignorante o peggio in malafede, colpevole delle morti dei bambini che non hanno potuto accedere alla terapia, in una deriva settaria testimoniata dagli status di Davide Vannoni su Facebook e dalla sua pretesa (condivisa evidentemente da Le Iene), di essere superiore a qualsiasi giudizio, controllo, norma e principio, bollando così come «assurda» qualsiasi richiesta di spiegazione e trasparenza.

Questo è stato il clima, in questi mesi, per coloro che si sono occupati più direttamente di questa vicenda, soprattutto per scienziati come Elena Cattaneo e Michele De Luca, marchiati da Vannoni come «inno alla morte».

Questo è quello a cui Le Iene hanno prestato il fianco. E quando vorranno riconoscere una piccola parte di responsabilità e pronunciare una piccola autocritica, magari un «scusate, ci siamo sbagliati», non sarà mai troppo tardi.

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