tth

I dati sull’occupazione in continuo peggioramento. Oltre la propaganda

di Marta Fana

Negli ultimi giorni il dibattito politico si è concentrato, a suo modo, sull’ennesimo condono in vista per gli evasori che ha assorbito l’attenzione dei lettori a scapito del dibattito sul mercato del lavoro e i primi decreti attuativi del Jobs Act: ammortizzatori sociali e contratto a tutele crescenti.

In questi giorni però l’Istat ci ha regalato una nuova fotografia, che mostra l’evoluzione dei tassi di occupazione e disoccupazione a novembre 2014, in continuo peggioramento rispetto ai mesi precedenti nonostante la propaganda di governo.
A novembre 2014, infatti, il tasso di disoccupazione sale al 13,4% per il totale della popolazione attiva (15-64 anni) e al 43,9% quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni (Figura 1).

Fonte: Istat

Nel tentativo di sminuire il fallimento delle politiche di governo, è stata avanzata la teoria secondo cui il tasso di disoccupazione diminuisce perché “fortunatamente” molta più gente torna ad attivarsi cercando un lavoro, facendo così abbassare il tasso di inattività che contribuisce alla riduzione del tasso di disoccupazione. Da un punto di vista qualitativo questo dato è tutto tranne che incoraggiante perché, ad esempio, per i giovani tra i 15 e 24 anni se il tasso di inattività diminuisce può semplicemente voler dire che meno ragazze e ragazzi proseguono gli studi, cioè investono in capitale umano, volano di sviluppo e crescita.

Ma cosa sappiamo da un punto di vista quantitativo? Davvero il tasso di disoccupazione aumenta perché più gente cerca lavoro? Nì, in termini assoluti molti più giovani cercano lavoro, purtroppo però non lo trovano, così come mostra la Tabella 1 colonna “occupati” - in cui si riporta la variazione in termini assoluti del numero di occupati rispetto a marzo 2014 - primo mese di operatività del governo Renzi. La seconda e terza colonna mostrano invece la variazione delle persone in cerca di occupazione e gli inattivi.

Tabella 1: Mercato del lavoro 15.24 anni. Variazioni assolute rispetto a marzo 2014 (valori in migliaia)

   

Occupati

Persone in cerca di occupazione

Inattivi

Periodo  

Valori assoluti

Valori assoluti

Valori assoluti

           
2013 Gennaio

101

-47

-14

  Febbraio

101

-39

-25

  Marzo

64

-51

24

  Aprile

62

-43

18

  Maggio

67

-52

18

  Giugno

66

-40

4

  Luglio

24

-50

57

  Agosto

40

-16

4

  Settembre

23

-20

25

  Ottobre

16

-17

20

  Novembre

9

-23

29

  Dicembre

15

-17

14

2014 Gennaio

7

-1

1

  Febbraio

-12

-14

29

  Marzo

0

0

0

  Aprile

-16

4

9

  Maggio

20

17

-45

  Giugno

-17

15

-9

  Luglio

16

21

-50

  Agosto

-9

16

-22

  Settembre

12

16

-46

  Ottobre

0

22

-42

  Novembre

0

40

-65

Fonte: elaborazione propria su serie storiche Istat

Tuttavia, guardando ai tassi di variazione (che meglio esprimono la situazione), notiamo nella figura 2 che il tasso di disoccupazione aumenta molto più della riduzione del tasso di inattività.

Figura 2

Dal confronto rispetto all’intera popolazione e al divario uomini donne notiamo che (figura 3) la condizione lavorativa per le donne peggiora significativamente, con una riduzione annua del numero di occupate di 36 mila unità (mentre rispetto a marzo 2014 a novembre dello stesso anno le donne con un lavoro diminuiscono di 41 mila unità). In particolare, il tasso di disoccupazione femminile aumenta in un anno del 10,9%.

Nell’ultimo anno sono proprio le donne a trainare la riduzione del tasso di inattività: circa il 56% della riduzione degli inattivi è rappresentata da donne temerarie nell’inseguire, senza però alcun risultato positivo, gli obiettivi proclamati dalla riforma Fornero del 2012 che si diceva avrebbe dovuto comportare «una maggiore inclusione  delle  donne  nella  vita economica».

Figura 3

In confronto alla situazione delle donne, il mercato degli uomini pare non versare in condizioni così drammatiche, ma i dati non lasciano alibi: l’intero mercato del lavoro langue, il lavoro manca e/o viene contestualmente distrutto: rispetto ad ottobre circa 7mila individui tra i 15 e i 64 anni hanno perso il lavoro (meno occupati), -52 se il dato di novembre viene confrontato con quello di marzo 2014 (figura 4).

Figura 4

Fonte: elaborazione propria su serie storiche Istat

Guardando ancora una volta il dato relativo ai tassi di occupazione e disoccupazione, emerge chiaramente che in termini relativi ciò che caratterizza il mercato del lavoro italiano è la disoccupazione in aumento a ritmi sempre più elevati (figura 5).

Figura 5

Nessun dato positivo, nessuna ripresa, nessuna luce in fondo al tunnel.

LINEE GUIDA AI COMMENTI