Latuff + Golden Dawn

Grecia: terrore politico in tribunale

Vignetta: Latuff

Il 7 marzo 2013 è stata davvero una bella giornata per l’onorevole Ilias Kasidiaris, il trentaduenne neonazista noto alle cronache internazionali per aver tirato un pugno in diretta televisiva alla deputata comunista Liana Kanelli. Entrato in tribunale con l’accusa di aver partecipato a un brutale pestaggio ai danni di uno studente, Kasidiaris ne è uscito pulito, con la ferma intenzione di «strofinare» in faccia l’assoluzione ai giornalisti «pornografi» che l'avevano definito un «bandito, criminale e accoltellatore».

Ma ripercorriamo la vicenda dall’inizio.

Nel 2007 uno studente universitario sta camminando davanti al Politecnico di Atene. È solo. All’improvviso una macchina si ferma davanti a lui. Da questa fuoriescono cinque uomini muscolosi, con capelli rasati e mazze. Lo studente viene picchiato selvaggiamente e accoltellato a una gamba. Gli viene pure rubata la carta d’identità. Una donna di sessant’anni, però, vede la scena e si appunta la targa della macchina. Lo studente si fa forza e decide di sporgere denuncia. La polizia scopre che l’automobile appartiene a un certo “Kasidiaris”, che altri non è che il candidato di una formazione politica estremista che all’epoca non arrivava neanche all’1%. Dopo qualche anno, lo studente vede il suo aggressore diventare non solo deputato, ma una sorta di eroe popolare per una parte della popolazione. Un «eroe» che – forse è il ruolo a imporglielo – ora ripudia a gran voce la violenza.

Il giorno della sentenza, come riporta la versione inglese del quotidiano Eleftherotypia, l’aula è già gremita di fascisti fin dalle 7.30 di mattina. Thanasis Kourkoulas, membro dell’associazione Deportare il Razzismo, descrive così il clima che si respira in tribunale:

Alba Dorata ha occupato l’aula per creare un clima favorevole a Kasidiaris e influenzare testimoni e giudici. Potrebbero certamente cambiare il corso del processo perché sono tutti ben piazzati, alti due metri, con il casco della moto sotto un braccio. Mettetevi nei panni del Presidente della corte: non sareste spaventati a morte, sia dentro l'aula che mentre tornate a casa?

La tensione è palpabile anche fuori dal tribunale. Questo il racconto della giornalista Lynn Edmonts:

"Ti suggerisco di andartene. Se succede qualcosa, succederà proprio qui”, mi ha detto un uomo piuttosto grosso che indossava una giacca a vento blu con la scritta “Grecia” stampata un po’ dappertutto.

Poco prima, tre uomini si erano avventati in modo aggressivo su un giovane dai tratti vagamenti asiatici, arrivando a pochi centimetri dalla sua faccia e parlando a voce alta.

[…] Un altro uomo, che si trovava dietro di me, notando che stavo scrivendo in inglese ha cominciato a chiedermi: “Perché non scrivi dei crimini che hanno commesso gli inglesi a Cipro?"

Insomma, non stupisce che una sentenza di assoluzione per «ragionevole dubbio» sia arrivata in una situazione di terrore generalizzato. Anche perché non è la prima volta che succede.

Lo scorso giugno, otto militanti di Alba Dorata (compreso il deputato locale Ioannis Sahinidis) erano stati arrestati dopo aver assaltato un bar frequentato da anarchici e attivisti di sinistra nella città di Veria. Recentemente un tribunale li ha assolti, condannando una delle vittime dell’assalto. «Dopo una maratona processuale di ben 11 ore – scrive la rivista Unfollow – la Corte ha ricordato che la vittima non aveva versato al tribunale la tassa apposita (dato che la polizia aveva “dimenticato” di richiederla), mentre si è rifiutata di analizzare il video di una telecamera della banca adiacente, che avrebbe dimostrato le caratteristiche omicide dell’attacco».

Il 6 giugno 1998, un gruppo di neonazisti capeggiati dall’allora vicecapo Antonis Androutsopoulos (detto “Periandros”) staziona di fronte al palazzo di giustizia di Atene per supportare altri membri finiti sotto processo. In quello stesso momento davanti al tribunale ci sono anche alcuni sindacalisti e studenti di sinistra. I due gruppi cominciano a insultarsi pesantemente, ma lo scontro rimane solo verbale. Poco dopo, i neonazisti riconoscono tre studenti seduti in un bar nei dintorni del tribunale e si scagliano contro di loro, armati di bastoni. Dimistris Kousouris, questo il nome di una delle tre vittime, è quello che ha la peggio. Sopravvive per puro miracolo.

“Periandros” è condannato per tentato omicidio in primo grado. Unfollow ricorda la reazione dei neonazisti alla lettura del dispositivo: «Tutti coloro che allora si ritrovarono in aula ricordano che le squadracce di Alba Dorata imposero ai giudici di ritirarsi a testa bassa dall’uscita laterale, con urla e slogan». In secondo grado, le cose per “Periandros” sono andate sensibilmente meglio: «Questo abbassare il capo si trasformò nella riduzione effettiva della pena, che portò alla liberazione finale di Periandros».

Da allora, il parlamento ellenico ha approvato una serie di norme che aumenta sensibilmente le pene per i "crimini d'odio" – un’arte in cui Alba Dorata indubbiamente eccelle. Tuttavia, questa normativa non è mai stata utilizzata. Non perché ci sia penuria di casi, ovviamente: le Ong Medici del Mondo e Praxis hanno infatti dichiarato di aver curato all'incirca 500 vittime di violenza razzista solo nel primo semestre nel 2011. No, il motivo di questa riluttanza sarebbe prettamente politica: «Un’indagine cautelare e preventiva contro Alba Dorata per reati d’odio a sfondo razzista potrebbe danneggiare la campagna elettorale dei “grandi partiti” che hanno utilizzato a lungo la carta della xenofobia» (sempre Unfollow).

Per la rivista greca, questa «folle tollerenza» giudiziaria nei confronti del partito neonazista potrebbe quindi sottintendere «gli intenti di un sistema politico che desidera mantenere Alba Dorata nei limiti della legalità», fondamentalmente per legittimare a sua volte scellerate campagne propagandiste che hanno portato al potere i conservatori di Nea Dimokratia e fatto accrescere i consensi di altre forze politiche di destra.

È un calcolo politico rischiosissimo, specialmente come in un momento storico come questo. E a dimostrarlo sono proprio le parole di Kasidiaris pronunciate fuori dal tribunale: «Molti vogliono marginalizzare Alba Dorata. Invece siamo qui, siamo più forti che mai e presto domineremo».

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