‘Il parroco offre la chiesa ai musulmani’. Ma era tutto falso e non esistevano ancora le ‘fake news’

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Qualche giorno fa Carlo Felice Dalla Pasqua, giornalista del Gazzettino di Treviso, ha ricondiviso una nota che aveva scritto nel 2007 in cui ricostruiva come era nata dentro le redazioni e si era diffusa una notizia falsa su una parrocchia che avrebbe ospitato le preghiere dei musulmani. La riproponiamo con il permesso dell’autore perché è emblematica di un certo modo di fare (cattivo) giornalismo e perché spiega bene come il problema attualmente definito dalle “fake news” è molto più complesso e complicato di come si pensa, con radici certamente più antiche rispetto all’era della cosiddetta “post-verità” e riguarda purtroppo direttamente anche la qualità del giornalismo mainstream e il calo di fiducia dei lettori nei media. E perché infine, secondo noi, spiega bene anche i danni che alla società può fare un giornalismo superficiale e poco professionale.


di Carlo Felice Dalla Pasqua

Io lo so che mi attirerò le ire o le scarse simpatie di qualche collega, ma non posso tacere. So che ci sarà chi andrà in cerca di trovare miei errori (non è difficile, se volete vi aiuto) per coprire i propri, ma non mi interessa: con molta calma e tranquillità devo dire che è stato quantomeno molto superficiale il giornalista che ieri, nella pagina della Regione del Corriere del Veneto (uno degli inserti regionali del Corriere della Sera) ha titolato a tutta pagina “Parroco affitta la chiesa ai musulmani”.

È stato “quantomeno molto superficiale” perché sapeva che non era vero o aveva intorno colleghi che sapevano bene che non era vero. Non voglio dire che lo abbia fatto perché sostituire “capannone della parrocchia” a “chiesa” avrebbe ridotto l’importanza della notizia, ma è un’ipotesi che non è campata in aria. Non voglio dire che per non ridurre ulteriormente il peso della notizia abbia volontariamente dimenticato di scrivere quello che il suo giornale ha più volte riportato in passato, ossia che da quattro anni don Aldo Danieli, il parroco di Paderno di Ponzano, paese alla periferia di Treviso, ospita in locali della parrocchia fedeli musulmani, ma è un’altra ipotesi che non è campata in aria.

Tutto è cominciato a un convegno dell’Auser a Roma, dove il caso trevigiano era stato presentato come un esempio dell’avvicinamento di due religioni. Qualche collega di un’agenzia di stampa lo scrive e la notizia vecchia di anni finisce nella home page di molti importanti giornali online (suggerimento per il futuro: ricordare in prima pagina ai lettori che nel 1989 è caduto il muro di Berlino; non si sa mai, magari qualcuno era in vacanza all’estero e nessuno gliel’ha detto).

Scherzi a parte, è accaduto così che Corriere.it abbia titolato “Una chiesa al venerdì diventa moschea” e Repubblica.it abbia scritto nell’occhiello: “Don Aldo Danieli ha deciso di riservare, un giorno alla settimana, alcuni locali della chiesa alla preghiera islamica”. A nessuno evidentemente è venuto in mente che, se anche il parroco di Paderno fosse improvvisamente impazzito, nessun musulmano si sarebbe messo a pregare in un luogo di culto pieno di simboli di un’altra religione.

La pseudonotizia è arrivata anche ai giornali locali trevigiani e veneti, che l’hanno data tutti con molta evidenza, anche se con tagli diversi: si va dal Corriere del Veneto già citato, alla Tribuna di Treviso che punta sugli attacchi politici (“Moschea in parrocchia, è scontro”), all’edizione di Treviso del Gazzettino dove Giampiero De Diana propone un più sobrio e aderente alla realtà “Musulmani in parrocchia. E si riaccende la polemica — Zaia invita il vescovo a intervenire. Ma l’ospitalità dura ormai da quattro anni”, al Treviso(gruppo E-Polis) che non lascia scampo: “La chiesa diventa moschea”. (Full disclosure: sono il capocronista della redazione di Treviso del Gazzettinoe De Diana è il mio vice: l’altro ieri il capo era lui perché io sono in convalescenza).

Uno crede di aver già visto tutto, pensa che sia stata una delle tante esagerazioni che hanno contribuito a creare una cattiva fama intorno alla categoria dei giornalisti. E invece no. Perché ieri il vescovo di Treviso Andrea Bruno Mazzocato chiama in Curia don Aldo Danieli. Fin qui poco male: il vescovo si comporta più da politico che da pastore di anime, mostra al vicepresidente leghista della Regione Luca Zaia (che lo aveva sollecitato a intervenire) che si è subito attivato, e così tiene i buoni rapporti con il centrodestra locale e soprattutto con la Lega Nord.

Alla fine un comunicato vago, firmato dal Vicario generale della diocesi di Treviso, monsignor Corrado Pizziolo:

Il Vescovo di Treviso, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha oggi incontrato don Aldo Danieli, parroco della parrocchia di Paderno di Ponzano Veneto, per avere chiarimenti circa alcune sue dichiarazioni evidenziate dai quotidiani e da alcuni organi radiotelevisivi.
All’interno di un dialogo fraterno e cordiale, don Aldo ha ribadito la sua obbedienza al Vescovo e la piena disponibilità a trovare una soluzione al problema.
Si precisa, inoltre, che mai la chiesa parrocchiale è stata data alla comunità islamica per incontri di preghiera.

Qui si scatena l’imprevedibile, per chi non conosce certi meccanismi distorti, abnormi e patologici dell’informazione. Il vescovo crede di aver semplicemente chiarito che era stato un errore parlare della chiesa e che invece si trattava di un capannone di proprietà della parrocchia che viene usato per varie attività sociali (pochi mesi fa ci hanno fatto anche la sagra del tortellino…).

L’Ansa di Venezia legge quel comunicato, parte dalla falsa notizia sull’uso della chiesa uscita sui giornali di ieri e, senza aver fatto alcuna verifica in più, verso le 18 manda in rete un lancio di agenzia che dice: “La porta dell’oratorio invece, per i 200 musulmani circa che ogni venerdì vi si recavano da un paio d’anni a pregare, ora dovrà rimanere chiusa”. Che l’Ansa non abbia fatto altre verifiche lo leggo nel blog del collega Paolo Calia, che per motivi di lavoro si è occupato del caso e che ha interpellato l’Ansa. Non c’è scritto da nessuna parte che i musulmani non potranno più pregare lì, nessuno l’ha detto a un giornalista dell’agenzia, si tratta di una semplice deduzione di chi ha letto il comunicato della Diocesi che avete potuto leggere ora anche voi.

La sintesi nel sito internet dell’Ansa è poi un capolavoro:

“Non diventerà mai una moschea part-time la parrocchia di santa Maria Assunta a Paderno di Ponzano Veneto (Treviso). Le intenzioni del parroco, don Aldo Danieli, che nei giorni scorsi aveva autorizzato l’impiego di alcuni locali dell’oratorio per la preghiera e gli incontri degli immigrati musulmani, si sono infrante oggi dopo il ‘fraterno e cordiale’ faccia a faccia tra il sacerdote e il suo vescovo, mons. Andrea Bruno Mazzoccato”.

In poche righe tre errori facilissimi da dimostrare:

1. In questi 4 anni, in cui ha ospitato i fedeli musulmani che volevano pregare, don Aldo non aveva mai pensato di creare una moschea part-time.
2. L’autorizzazione all’impiego di alcuni locali non è dei giorni scorsi ma di anni fa.
3. Nessuna intenzione di don Aldo Danieli può essersi infranta, visto che il parroco era mille miglia lontano da quell’idea.

Se qualcuno pensa che una notizia sbagliata resti una notizia sbagliata, è in errore. Lo è se i colleghi sono pronti a rettificarla presto. Altrimenti accade, come in questo caso, che la notizia falsa dell’Ansa entri in circuito e diventi per molti la notizia vera (fra qualche anno ben pochi si ricorderanno che era una bufala e questo apre un discorso, da fare a parte, sulla capacità di internet di autocorreggersi più di quanto accadesse in passato ai media tradizionali). Eccovi, per esempio, screenshot presi ieri sera dei siti di Repubblica, della Tribuna di Treviso e del TgCom (chi ha visto i telegiornali, poi, assicura che anche loro hanno ripetuto la falsa notizia del vescovo che proibisce al parroco di ospitare i musulmani):

Tutti titoli falsi. Non titoli con qualche imperfezione: titoli falsi.

Se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, vi prometto che fra poche righe vi lascerò in pace. Soltanto qualche breve considerazione.

(…) È necessario che i giornalisti responsabili decidano davvero di avere una deontologia: il che significa applicare certe regole, non semplicemente enunciarle durante i convegni e poi dimenticarle quando si arriva in redazione.

Sono stanco di capiservizio, capiredattori e direttori spregiudicati e senza una propria testa, che montano le non notizie ben sapendo che sono false (o comunque senza avere alcuna certezza che siano vere; o ancora senza indicare la fonte per permettere al lettore di verificare verità o falsità). Sono stanco di vedere pecore che seguono il gregge, sono stanco di vedere sempre meno giornalisti che hanno il coraggio di decidere dopo aver ragionato con la propria testa e non con quella degli altri.

Sono stanco di vedere lettori che premiano chi spara le notizie più grosse invece di chi dà le notizie vere.

E non ditemi che vivo nel mondo dei sogni: lo so, ma sono anche un inguaribile ottimista e so che a volte qualche sogno diventa realtà.

Immagine in anteprima via i.ytimg.com

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