I pericoli della lotta alle fake news. Internet neutro e pensiero critico sono fondamentali

[Tempo di lettura stimato: 9 minuti]

di Shane Greenup*

Filtrare le piattaforme che utilizziamo per cercare e scoprire contenuti in rete (Google, Facebook, etc.) finirà per dividere il mondo in base a linee ideologiche e a formare lettori passivi e acritici, incapaci di riflettere criticamente sull'informazione ricevuta. Ciò rappresenta l'esatto contrario di quello che ciascuno vorrebbe, nonostante l'utilizzo di enormi quantità di soldi e sforzi per cercare di offrire soluzioni a problemi quasi impossibili da risolvere. Per questo motivo, il nostro approccio va riconsiderato.

Da quando, lo scorso aprile, ho partecipato al workshop sulla disinformazione digitale, ho continuato ad occuparmi di contrasto alla disinformazione e alle fake news online. Mi sto sfidando per scriverne nel modo più chiaro possibile. Questo articolo è un modo per aiutarmi a proseguire. Invece di un pezzo conciso e curato, ho scelto di proporre una serie di informazioni sull'argomento.
Buon divertimento!

Il problema più evidente: la difficoltà di separare il vero dal falso, l'affidabile dall'inaffidabile

È abbastanza chiaro che i problemi che le persone si trovano ad affrontare sono difficili da risolvere. Tutti sono impegnati a cercare modi attraverso cui identificare le "fake news", o a capire chi sia affidabile e chi no. La soluzione non è semplice. Non è affatto scontato cosa renda qualcosa palesemente vero o dichiaratamente falso, o cosa renda qualcuno affidabile o meno. Ci sono persone e media onesti, affidabili che commettono errori, così come esistono persone disoneste che raccontano la verità. Le fake news sfruttano convinzioni reali. Le notizie vere possono essere presentate in maniera manipolatoria per raccontare una storia in maniera inesatta. Tutti i media danno il proprio punto di vista.

Risolvere questi problemi è praticamente impossibile, ma indipendentemente da ciò tutti si stanno impegnando. Probabilmente in molti non stanno cercando di "risolverli" completamente, ma di essere almeno in grado di identificarne le circostanze estreme e di individuare/rimuovere/evidenziare definitivamente i casi limite. Il che naturalmente solleva domande su dove il confine verrà tracciato e come sarà applicato e mantenuto. La storia dimostra che questo genere di demarcazione si sposta continuamente includendo un numero sempre maggiore di casi. C'è bisogno di filtrare sempre più informazioni e che vi sia maggior rigore.

Il problema sottovalutato: e se raggiungessimo l'obiettivo? Sarebbe una cosa positiva?

C'è una questione che nessuno sembra considerare. Se implementiamo con successo un sistema su piattaforme come Facebook e Google che distingua accuratamente il vero dal falso, credo che finiremmo in una situazione di gran lunga peggiore rispetto a quella attuale.

Per due motivi.

Il primo è che il risultato raggiunto favorirebbe la pigrizia intellettuale a discapito del pensiero critico.

Se la fonte è in grado di fornire in modo affidabile informazioni vere, la necessità di essere scettici e di mettere in discussione le informazioni ricevute non ha motivo di esistere. Le persone che crescono in un ambiente dove tutta l'informazione è controllata si abitueranno a diventare recettori passivi invece di lettori critici di cui c'è bisogno.

Il secondo è che il successo ottenuto creerebbe una divisione massiccia, globale, ideologica e non unità.

Questo punto va articolato.

Facebook non è un giornale

Innanzitutto, per affrontare la questione può aiutare tenere conto della differenza tra piattaforma ("Internet", da un lato, con Facebook, Google e Reddit come esempi perfetti di piattaforme così come li intendo) ed editoriale (le opinioni di una persona, con i giornali, i media o i blog come esempi perfetti di ciò a cui mi riferisco con editoriale).

Tutte le fonti di informazione esprimono le proprie opinioni in un modo o nell'altro. Fox News dà il suo commento. Huffington Post il suo. Le persone hanno i loro pregiudizi cognitivi e le proprie esperienze personali che influenzano il modo con cui interpretano le cose. All'interno di questo ecosistema di ideologie concorrenti, sistemi di opinione e interpretazioni dei fatti, noi, come individui, selezioniamo e scegliamo la fonte informativa dalla quale desideriamo ricevere la nostra informazione.

Camere dell'eco fai da te

La capacità di selezionare e scegliere le nostre fonti di notizie - una cosa realizzabile solo nella storia recente - è ciò che permette a tante idee diverse di coesistere. C'è un'ironia perversa nello spendere tanto tempo a preoccuparci delle camere dell'eco nei social media e su Internet in generale, quando la realtà è che queste piattaforme neutrali sono probabilmente le più grandi minacce alle quali le camere dell'eco sono mai state esposte.

Da sempre abbiamo vissuto nelle camere dell'eco. La differenza sostanziale è che in passato siamo stati così talmente intrappolati nella nostra camera dell'eco che non ci siamo neanche accorti dell'esistenza delle altre. Adesso, che usufruiamo di questa connettività globale ad altri sistemi di ragionamento e di opinioni grazie a Facebook e Google, per la prima volta possiamo facilmente "guardare oltre il recinto" della nostra camera dell'eco e vedere cosa "gli altri" fanno nelle proprie.

Per cui sì, esistono ancora camere dell'eco, ma ora siamo noi a costruirle con gli amici che vogliamo e i blog e i giornali che scegliamo di leggere. Siamo noi a costruire la nostra camera dell'eco (di "vera" informazione. Garantita. Nessuno costruirebbe una camera dell'eco di falsità. Chi farebbe mai una cosa del genere?), utilizzando i social per lamentarci di tutti gli altri rinchiusi nelle proprie.

Le pareti delle nostre camere dell'eco non sono mai state così sottili. Mai così fragili.

Probabilmente le cose erano molto meno confuse quando la maggior parte delle persone viveva in piccoli villaggi e riceveva il 99% dell'informazione per posta. Più indietro nel tempo andiamo, più era facile sentirsi sicuri delle proprie convinzioni, sostenuti da chi si aveva intorno. L'incertezza, la confusione e la frustrazione nei confronti di persone che non sono mai d'accordo dicendo o scrivendo cose che "sono semplicemente non vere" presumibilmente non era un problema di cui ci si dovesse occupare in passato.

Per un attimo, riflettiamo seriamente su un aspetto: fino a che punto la lunga storia di unità e coesione all'interno di una comunità locale aiutava a verificare che le opinioni condivise fossero vere? Nonostante un'intera nazione concordi sul fatto che qualcosa sia vero, questo non significa che davvero lo sia.

Lo scontro tra idee fa parte del progresso. Ci indica in che misura, come popolazione globale, sbagliamo meno col passare del tempo.

Dividi e stupisci

Cosa ha a che fare tutto questo col contrasto alla disinformazione? Nel momento in cui le piattaforme inizieranno a mettere in luce la disinformazione, si impegneranno attivamente in un processo editoriale. Diranno alle persone: "Se avete creduto a questo o a quello, sbagliavate", e alla gente non piacerà.

Facebook lo sa. Ecco perché esita tanto a implementare qualsiasi metodo che contrasti le fake news. Non ha intenzione di perdere fette di mercato.

Facebook è concepita come piattaforma. Una piattaforma universale e neutrale per chiunque voglia condividere pensieri, opinioni, esperienze di vita. Non appena inizierà a controllare l'informazione condivisa nel newsfeed (anche se non dovesse trattarsi di un controllo totale, come ad esempio eliminare i contenuti, ma solo di "metterli in luce", o di fare in modo che pochi utenti la vedano) eserciterà una pressione editoriale diventando un'altra Fox News, e non più una piattaforma alla stregua di Internet.

Sembra facile. Le "fake news" sono solo stupidaggini create da bugiardi per guadagnare, giusto? Facebook dovrebbe essere in grado di liberarsene (e niente di più) senza offendere nessuno, giusto? No, non esattamente. Innanzitutto, non dimentichiamo che le fake news sono incredibilmente popolari. Ecco perché ci troviamo di fronte a un problema. La gente non viene obbligata a condividere quella roba. Sceglie di condividerla. La ama. Non bisogna dimenticare che la gente crede a quelle stronzate. In secondo luogo, se si inizia a cercare di eliminare qualcosa, anche se si tratti di stronzate, si inizia immediatamente a scontentare le persone che ci credono. È come se si dicesse: le vostre opinioni, e quindi voi, non siete benvenuti.

Sarebbe anche peggio provare con determinazione a mantenere un sistema che metta in luce/filtri solo le "fake news" perché si arriverebbe subito al punto che non esiste una definizione semplice di fake news. Non esiste una linea chiara che separi le fake news dai titoli manipolati né che separi i titoli manipolati dall'informazione faziosa. Le persone accusano sempre l'informazione di qualità di essere faziosa, per cui ci troveremmo in un punto in cui molte persone considerebbero un filtro per le fake news allo stesso livello della censura.

Non mi credete? Basta leggere i commenti ad ogni articolo sugli sforzi compiuti per combattere le fake news. Si noterà una marea di persone lamentarsi che la soluzione adottata non censura i veri produttori di fake news come "CNN" e "Guardian" o chiunque altro a loro non piaccia oppure commenti che affermano che questi sforzi sono fatti per mettere a tacere il "giornalismo indipendente". Generalmente i commenti sono seguiti da qualche persona ben intenzionata che prova a spiegare perché queste opinioni sono sbagliate, senza riuscirci. Le persone che esprimono queste preoccupazioni, per quanto possano sbagliare nelle loro valutazioni di vero e falso, affidabile e inaffidabile, hanno fondamentalmente ragione ad avere paura. Le loro opinioni sono assolutamente minacciate. Le cose che credono siano vere sono esattamente le cose che viene chiesto a Facebook e Google di rimuovere dal newsfeed e dai risultati di ricerca.

Uno dei tantissimi esempi di come le persone reagiscono quando comunichi che stai segnalando una fake news

Quindi che scelta si pone, oltre a cercare altre "piattaforme veramente neutre" per ottenere un'informazione completa, aperta e indipendente?

Sembra folle? Pensiamo a Wikipedia e a Conservapedia. È esattamente la stessa cosa. Wikipedia vuole essere considerata una piattaforma neutrale per le informazioni - ma nel momento in cui afferma qualcosa, qualcuno può non essere d'accordo e il risultato che ne deriva è divisione e concorrenza sui 'fatti'.

Come rafforzare la camera dell'eco

Per ritornare al punto in questione: anche se in qualche modo riuscissimo a trovare una soluzione al problema di identificare le fake news, verificare l'informazione, individuare fonti di notizie inaffidabili e amplificare fonti con ottima reputazione, otterremmo davvero il risultato che vogliamo?

La risposta è chiaramente no.

Il successo di questi sforzi ci dà semplicemente un altro livello di editorializzazione che spinge la gente verso nuove camere dell'eco (più grandi e potenziate) dove tutte le fonti di notizie sono fondamentalmente le stesse e tutte le interazioni sociali estese vengono alimentate dalle stesse fonti e e dalle stesse opinioni, e le recinzioni che ci troviamo di fronte all'interno dei social media diventano pareti giganti, che separano intere comunità.

Se gli strumenti che utilizziamo per cercare l'informazione nelle estensioni infinite di Internet diventeranno editorializzati, allora tutta l'informazione che troveremo sarà necessariamente prodotta attraverso sistemi editorializzati. Come possiamo trovare e scoprire nuova informazione che non sia stata editorializzata? Come sapremo di non essere manipolati (ancor più di quanto lo siamo già) dal modo in cui è regolata la nostra capacità di accesso alle informazioni?

L'aspetto più ironico di tutto questo è che la comunità che è rimasta nella piattaforma maggiormente aderente alla realtà, libera dalla disinformazione, finirà per essere il gruppo più danneggiato. So che può sembrare privo di senso, ma seguite il mio ragionamento. Le persone intelligenti, quelle che sanno che la scienza è il metodo migliore per comprendere l'universo e che la prova è importante, quelle persone rimarranno intrappolate in una camera dell'eco che eliminerà la necessità di un pensiero critico.

Lo so, sembra inverosimile. "Non smetterò di pensare criticamente solo perché le fake news sono state rimosse dal mio news feed". Posso immaginare cosa stiate pensando. Certo, non smetteremo di pensare criticamente. Noi già tendiamo a non pensare in modo critico, quindi non cambierebbe nulla.

La realtà è che il pensiero critico e lo scetticismo sono abitudini da mettere in pratica. Ci deve essere un impeto che ci spinge a impegnare la nostra capacità critica. Dobbiamo ricordare sempre di scegliere di pensare criticamente. Dobbiamo essere rigorosamente addestrati a farla diventare un'abitudine, da ricordare costantemente. Non c'è niente di naturale nel dubitare di ciò che ci troviamo di fronte.

E questo mondo per cui ci stiamo impegnando, con le fake news eliminate, e i nostri servizi di giornalismo affidabile privilegiati, non lo farà mai. Stiamo tutti inconsciamente lavorando per un mondo in cui non dovremo mai dubitare di ciò che vediamo.

Sia chiaro che non è di noi che mi preoccupo, ma dei nostri figli.

Il pensiero critico non si impara a scuola

Ci sono cose che la scuola può fare per aiutare a insegnare il pensiero critico ma, in fin dei conti, il pensiero critico è una cosa quotidiana. Qualcosa che dobbiamo applicare sempre, non solo quando abbiamo un insegnante che ci dice di "criticare e mettere a confronto due giornali".

Tutti quelli che dicono che "dobbiamo insegnare il pensiero critico" non colgono la questione. Da decenni stiamo insegnando il pensiero critico nel modo migliore possibile. Questo è il meglio che siamo in grado di fare.

Dire che "dobbiamo insegnare il pensiero critico" è utile quanto sostenere che "abbiamo bisogno di pace in Medio Oriente". È evidente e non serve a nulla. Si fornisca un meccanismo decente per garantire che il pensiero critico sia insegnato alle comunità oppure andate a quel paese.

Il modo con cui si insegna il pensiero critico alle comunità? Fornire un ambiente in cui tutte le idee sono sempre esposte alla riflessione critica. Fatela diventare una regola nel loro mondo e la incorporeranno nella loro percezione di mondo.

Se ogni idea è aperta alla critica, allora crederanno che il riflesso critico di tutte le idee sia normale. Se vedono regolarmente analisi critiche delle idee, impareranno con naturalezza processi e metodi di analisi critica. Diventeranno pensatori critici.

Vuoi raggiungere il contrario? Basta costruire un mondo in cui tutte le idee sono ritenute "vere" senza sfidarle in alcun modo. Allenali ad accettare passivamente tutto quello che leggono mostrando loro solo come criticare le informazioni che esistono al di fuori del filtro – le cose non vere - e rafforza il fatto che questa è un'abilità di cui non hanno veramente bisogno nella vita quotidiana.

Questo è il mondo che stiamo costruendo.

Risolvere problemi impossibili per rendere il mondo peggiore

In conclusione, penso che tutti siano impegnati a risolvere problemi molto difficili e potenzialmente impossibili per offrirci un mondo profondamente diviso da linee ideologiche in cui il pensiero critico è stato rimosso dalla vita quotidiana. L'esatto contrario di ciò che tutti coloro che lavorano a questo problema in realtà vogliono.

Credo di non aver detto finora che distinguere il vero dal falso sia preziosissimo nel processo editoriale. I giornalisti hanno assolutamente bisogno di migliorare quell'aspetto e lo vogliamo anche noi. Nel mondo delle piattaforme, però, questo approccio non funziona e farà peggiorare le cose.

Internet è neutrale e non filtrato e questo è un aspetto importante affinchè sia rivoluzionario e prezioso, ma senza metodi attraverso i quali scoprirne il contenuto entro i suoi limiti infiniti, è inutile. Ma anche gli strumenti che ci aiutano a trovare e scoprire l'informazione devono essere neutrali e non filtrati, altrimenti Internet non lo è più.

Pubblico questo pezzo così com'è, perché adesso ho bisogno di tornare a scrivere di tutto questo molto meglio di come abbia fatto finora. Spero che questo articolo mi abbia aiutato a riordinare un po' le idee. Credo di dover scrivere diversi articoli più brevi e maggiormente focalizzati su questioni specifiche all'interno di questo argomento così vasto, anche se alla fine avrò bisogno di rimetterle tutte insieme.

Spero che qualcuno continui a seguirmi mentre svilupperò tutto questo che rappresenta il problema più importante del nostro tempo. Quasi tutti i problemi possono essere ricondotti alle persone che credono a cose non vere. È giunto il momento di risolvere la questione fino in fondo.

Non vedo l'ora di ricevere commenti e feedback sugli spunti che ho messo giù senza esitazione in questo documento. Spero che i prossimi articoli saranno molto più concisi, meglio organizzati e più leggibili di questo.

*Fondatore di rbutr e impegnato nel risolvere problemi legati alla disinformazione.

Articolo pubblicato su Medium il 10 luglio 2017 – traduzione di Roberta Aiello

Immagine in anteprima via "Fake News: Teasing out the problems with all of the solutions offered so far…"

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