L’Etimacello: #Taglio

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Stravedo. Sono folle d’amore per le parole. Innamorata pazza, dedita, devota. Così delicate, ironiche, salate. Mi sono detta: usiamole, amiamole, impieghiamole tutte nelle loro infinite sfaccettature, ammiriamole da ogni loro scintillante angolazione, stuzzichiamole, spremiamole, mastichiamole. Piangiamole e ridiamole a crepapelle.

Interveniamo di fronte al macello dell’etimologia. Dove il giornalismo è paralitico, dove tecnicismi e inglesismi pietrificano significati e radici, giochiamole: per restituir loro fluidità, valore, potenza. Dignità.

 

 

 

Non ci sono spade in giro. Giuro, non ne ho trovate. Dei coltelli, su scrivanie e davanzali di palazzo, neanche l’ombra tagliente. Niente; eppure io mi sento addosso le ferite, in preda a un vittimismo cosmico da adolescente emo. Dolorosi, profondi, sanguinanti. Non sono stimmate, lacerazioni, agopuntura; nemmeno si possono considerare buchi, scavi, voragini, troncamenti. Non sono potature salutari ai rami secchi della  nostra evoluzione; sono tagli, divisioni, dimezzamenti, alle vene della nostra linfa vitale. Tagli alla cultura, tagli alla ricerca, tagli alla scuola. Alla sanità, ai fondi, alle province, tagli del governo tecnico cacciatore di taglie per le misure di austerità. E questa scorciatoia, questo soprannome, questo eufemismo nell’agenda dei piani alti, non significa certo squarcio, strappo o separazione, spaccatura della crosta terrestre: significa priorità. Precedenza sul bilancio delle nazioni. Resta tagliato fuori chi non fa il gioco del silenzio, chi non trova la sua taglia, chi non si reinventa intagliatore delle proprie quotazioni in borsa. E allora io mi vedo perdere litri di sangue e mi chiedo chi ha voluto per me questo taglio cesareo programmato, questo dettagliato curriculum vitae della morte precoce. Ogni euro in meno è un taglio dell'Istmo di Suez al nostro profitto, ogni inadeguatezza strutturale un taglio dell'Istmo di Panama al nostro futuro frastagliato. Davvero troppo choosy, con una tale gamma di pietanze: pizza al taglio, tagliatelle, caglio all’aglio tagliuzzato. Se poi sarà la fame della mente ad attanagliarci, non ci resterà che sognare più in grande. Giusto il tanto per ritagliarci col bisturi un altro piccolo straccio di spazio anche noi.

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