L’Etimacello: #Salvare

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Stravedo. Sono folle d’amore per le parole. Innamorata pazza, dedita, devota. Così delicate, ironiche, salate. Mi sono detta: usiamole, amiamole, impieghiamole tutte nelle loro infinite sfaccettature, ammiriamole da ogni loro scintillante angolazione, stuzzichiamole, spremiamole, mastichiamole. Piangiamole e ridiamole a crepapelle.

Interveniamo di fronte al macello dell’etimologia. Dove il giornalismo è paralitico, dove tecnicismi e inglesismi pietrificano significati e radici, giochiamole: per restituir loro fluidità, valore, potenza. Dignità.

C’è questo ddl diffamazione comunemente chiamato con una specie di scioglilingua, legge salva Sallusti. Bella questa parola salvare, dal latino salus, tutt’altro che sobria - non passa di certo inosservata - muta, contenuta: va pronunciata ad alta voce, augurata a tutto volume, gridata per brindare; accennata in salve con un cenno del capo al mattino o sussurrata salute dopo uno starnuto liberatorio, sempre sprigiona una forte carica di bellecose. Esser salvo. Essere tutto intero, intatto, integro, indiviso, illeso. Idoneo: buono, valente, felice e persino beato. Esente, eccettuato. Colui che non ha sofferto danno, Sallusti, sottratto a un pericolo grave come la galera, eccezione che conferma la regola perché tutti, sì, ma lui lo si vuol render salvo, difendere, tutelare, custodire, scampare. Salvaguardare. Tutti, chissà, ma eccetto lui, già, fuorché lui, Sallusti no, ad eccezione di lui, messo in salvo. Ma proprio sicuro, lo renderebbe questa legge, fuor di pericolo? Come un asilo, un rifugio, un nascondiglio dalla furia del mondo? Salvarsi. Salire saltare saltellare. Ma che cosa si vuole salvare di questo signore? O è noi stessi, dicendo lui, che intendiamo salvare, proteggere, liberare dalla perdizione? Un disegno di legge per salvarci la salute o la saliva? La penna a salve o il salvadanaio? Il solvente nell’inchiostro o il salvafreschezza della nostra coscienza? Il sollievo, il sollazzo, il solito solido vivere al soldo? Oppure il solletico per le nostre giornate grigie? Insomma, un salvavita per il reato di opinione: salvamento! Ultimo desiderio? Burro e salvia. Salsa agrodolce per salvare il salvabile. Poi una salvietta per pulirsi il muso. Salvagente e scialuppa di salvataggio. Alessandro, si salvi chi può. Capre e cavoli. La faccia. O l’onore.

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