L’Etimacello: #Papa

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Stravedo. Sono folle d’amore per le parole. Innamorata pazza, dedita, devota. Così delicate, ironiche, salate. Mi sono detta: usiamole, amiamole, impieghiamole tutte nelle loro infinite sfaccettature, ammiriamole da ogni loro scintillante angolazione, stuzzichiamole, spremiamole, mastichiamole. Piangiamole e ridiamole a crepapelle.

Interveniamo di fronte al macello dell’etimologia. Dove il giornalismo è paralitico, dove tecnicismi e inglesismi pietrificano significati e radici, giochiamole: per restituir loro fluidità, valore, potenza. Dignità.

 

 

 

Ma un Papa può dimettersi? È previsto un sommo congedo, un pontificato a metà, un far da ponte sull’abisso fino a un certo punto, dove s’interrompe sullo strapiombo, per la gioia dell’incertezza? Papabile lo è di certo, questa libertà nell’anno tredici. E che ne direste di una Papessa? “Fratelli miei: che le donne siano sottomesse ai loro mariti come al Signore, perché l’uomo è il capo della donna, così come il Cristo è il capo della Chiesa”. Papa è un suono naturale che - in tenera età agli albori dei tempi - è stato generato sulle bocche dei fanciulli: baba, papa, pater, father, padre, abate, babbo; nel Belpaese padre padrone, più confidenzialmente papino anche detto papi, per i pigri ba’ o pa’, per gli sfacciati compa’. Padrino dei dubbiosi, padrone di sesso maschile con i deboli, paterno con chi chiede miracoli e assoluzioni da vita terrena. Pater Patrum, padre dei padri, dall’apostolo Pietro prendo il potere. Patriarca modello, papà di tutti i cristiani della galassia, scelto dalla divinità per essere vice e dai timorati per esser protetti. Il Genitore, Capo della Famiglia e di uno Stato privatissimo, detentore del Potere temporale e non. Vigilante patetico in patria, patrono di patrimoni immensi, ettari sacri, edifici liberi da imposte. Signore, custode degli animi. Ministro di Dio finché la morte non li separi, o il bene della Chiesa. Con l’onnipotente forza dello spirito, il Papa ha superato secoli di intrighi vaticani e crociate, eresie e contabilità allo IOR, epocali scandali di pedofili e papponi, omicidi fatti passare per suicidi, elezioni e film di Nanni Moretti. Tutto questo ed altro ancora il Papa è riuscito a tollerare nella sua grandiosa vita di secoli, con titolo di riverenza. Tutto, ma non la stanchezza papale. Papalina, tisana e un buon libro per lui. Ne consiglierei uno di Gianluigi Nuzzi. Siamo tutti peccatori. Chi più, chi meno.

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