Aborto: il governo turco si prepara a vietarlo. Rabbia crescente nelle piazze

Dopo gli arresti di giornalisti critici e limitazioni al diritto di sciopero, il governo alza i toni e attacca i diritti delle donne.


Piero Castellano
@valigiablu - riproduzione consigliata

Un incidente di frontiera nel Sud Est della Turchia rischia di ricadere sulle donne turche, portando la situazione dei diritti umani al livello di Paesi autoritari. 

È dicembre, quando di notte un convoglio di muli attraversa clandestinamente la frontiera tra Iraq e Turchia. È una rotta abituale dei guerriglieri del PKK – organizzazione terrorista secondo UE, USA e Turchia – che dopo l’invasione americana utilizza l’Iraq come base. In seguito alle proteste turche, gli USA collaborano da anni alla difesa del confine. La situazione si è aggravata con la guerra civile in Siria: la Turchia appoggia apertamente i ribelli, Assad il PKK. La crisi politica in Iraq ha portato invece un’inedita alleanza tra la Turchia e il Kurdistan Iracheno, ormai in pessimi rapporti con il governo centrale di Baghdad. 
In questo scenario, lo sconfinamento notturno del convoglio è identificato come un’infiltrazione terrorista: due F-16 turchi lo bombardano, annientandolo. La mattina dopo si scopre la verità: le vittime sono una quarantina di ragazzi kurdi, che contrabbandavano carburante e altri piccoli beni dall’Iraq. Provengono inoltre dal villaggio di Uludere, considerato filogovernativo.
Lo scandalo e le proteste sono enormi, anche dopo l’inchiesta dei militari che certifica il rispetto delle regole d’ingaggio. La crisi politica si aggrava quando, a metà maggio, il Wall Street Journal rivela che l’avvistamento del convoglio è stato opera di un drone americano. Gli USA hanno passato l’informazione alle Forze Armate Turche, che hanno chiesto di allontanare il drone prima dell’attacco, come da procedure standard: se fosse rimasto in zona forse avrebbe potuto identificare il gruppo come civili disarmati. Il Primo Ministro turco Erdogan smentisce con veemenza il WSJ, sostenendo la versione dei militari, che negano il ruolo avuto dagli americano. Ma parte dell’opinione pubblica è ormai convinta che il governo turco abbia deliberatamente colpito dei propri cittadini associandoli al gruppo terrorista: una convinzione rafforzata dagli incredibili commenti del Ministro dell’Interno, Idris Naim Sahin, per il quale lo Stato non deve alcuna scusa ai parenti delle vittime, perché si è trattato di piccoli delinquenti che probabilmente agivano come “comparse” per i terroristi. Il partito al governo, l’AKP di Erdogan, ha preso le distanze dai commenti, definendoli “inumani“, ma il Premier non si è dissociato dalla posizione del Ministro. 
Parlando di quello che ormai è noto come “l’incidente di Uludere”, Erdogan ha sferrato l’attacco: “A quelli che ci accusano per Uludere rispondo che ogni giorno si consumano crimini peggiori: ogni aborto è peggio di Uludere!”. Davanti a una platea femminile ha dichiarato che parti cesarei e aborto sono parte di un “complotto segreto” per indebolire la crescita della popolazione turca, poiché una popolazione giovane e dinamica è necessaria per una vigorosa crescita economica.
Il giorno dopo uno dei vicepremier ha annunciato che entro la fine di giugno sarà presentata una legge che vieterà l’aborto e i parti cesarei in ogni eventualità – anche in caso di stupri o malformazioni – ammettendo l’interruzione di gravidanza per “necessità mediche” solo nelle prime quattro settimane di gravidanza. All’annuncio sono seguite dichiarazioni da parte di esponenti o sostenitori del governo che fanno temere il peggio per i diritti delle donne in Turchia. Il presidente della Commissione Parlamentare per i Diritti Umani ha definito l’interruzione di gravidanza “un crimine contro l’umanità”, aggiungendo che è un crimine peggiore dello stupro, per cui va protetto l’eventuale bambino, non la madre. Il Ministro della Salute ha dichiarato che lo Stato si prenderà cura dei bambini nati dagli stupri, quando alle madri sarà proibito abortire. La massima autorità religiosa della Turchia, a capo del Direttorato degli Affari Religiosi (nominato dal governo) ha difeso le posizioni di Erdogan affermando che “nessuna donna ha il diritto di dire ‘il corpo è mio’, quindi non ha nessun diritto di proprietà su un figlio”, e aggiungendo che questa è la posizione delle principali religioni. 
Le reazioni non si sono fatte attendere. l’Associazione dei Medici Turchi (TTB), in un duro comunicato ha parlato di “oppressione delle donne che arriva al punto di stabilire quanti figli e come debbano avere”, ricordando al governo che un divieto non ha mai diminuito il numero di interruzioni di gravidanza, ma ha sempre portato all’aumento di tragedie legate agli aborti clandestini. L’Associazione dei Medici e Ginecologi ha invece annunciato di non essere stata invitata nel comitato che studierà la nuova legge. Nelle piazze di tutta la Turchia donne e uomini hanno protestato al grido di “l’aborto non è in discussione”, “giù le mani dal mio corpo”, “Erdogan, stai zitto”. Esponenti del principale partito di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), hanno accusato accusano il governo di incoraggiare gli stupratori, e di considerare le donne cittadini di serie B, rivelando una mentalità “fascista e autoritaria”. Una deputata del partito di maggioranza, l’AKP, si è dissociata dalle posizioni del governo, dichiarando che aborti e cesarei andrebbero combattuti con l’educazione e la prevenzione. 
Dall’estero sono arrivate le prese di posizione più ferme. Amnesty International e Human Rights Watch hanno ricordato le convenzioni internazionali firmate dalla Turchia che la impegnano a rispettare il diritto di scelta delle donne. Human Rights Watch ha sottolineato inoltre la preoccupante situazione interna, dove decine di giornalisti sono i carcere per reati di opinione e “la violenza sulle donne è endemica”. Il Consiglio d’Europa, di cui la Turchia è membro fondatore, ha espresso “profonda preoccupazione”, avvertendo che la nuova legge porterebbe gravi differenze di trattamento tra chi potrebbe permettersi di andare all’estero e chi si affiderebbe agli aborti clandestini. Anche il rappresentante del Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite ha avvertito che un divieto di aborto porterebbe ad un aumento delle morti legate agli aborti clandestini. 
La Turchia ha una popolazione giovane, in crescita del 2% l’anno, e un grave problema di disoccupazione giovanile. Molti quindi si interrogano sulle ragioni dell’urgenza con cui il tema sia stato sollevato. Erdogan ha costruito negli anni il suo consenso con politiche pragmatiche, atteggiamenti sobri, e soprattutto affrontando e risolvendo problemi concreti. I suoi primi due mandati da Primo Ministro hanno visto uno sviluppo economico e sociale finora inarrestabile. Per la prima volta dalla fondazione della Repubblica ha portato i militari sotto il controllo delle istituzioni civili, e sembrava determinato a risolvere il problema della popolazione kurda e dei separatisti del PKK con una iniziativa politica. 
Ma dalla campagna elettorale del 2011 ha cambiato completamente i toni. L’iniziativa kurda è naufragata. Giornalisti critici verso il governo sono stati arrestati con l’accusa di favorire i terroristi o di auspicare un colpo di stato militare. Due generali su cinque sono in carcere accusati di aver cospirato contro il governo. La polizia è spesso protagonista di abusi e violenze, specialmente contro dimostranti, di cui raramente è chiamata a rispondere. Il diritto di sciopero è stato limitato o vietato in alcuni settori, e centinaia di dipendenti della Turkish Airlines, la compagnia di bandiera, sono stati licenziati per aver protestato. I fondi per i teatri pubblici saranno tagliati per il rifiuto dei direttori artistici di accettare direttive sui contenuti e i cartelloni da parte dei dirigenti politici nominati dal governo. Secondo le direttive dell’authority, il protagonista di una popolare serie televisiva, un poliziotto con problemi di alcool e in una relazione extraconiugale, dovrà nelle prossime puntate andare in terapia e sposare la sua compagna, o la serie verrà chiusa perché diseducativa. 
I sondaggi danno il partito di governo ancora sopra il 50% di consensi, ma è indubbio che l’incidente di Udulere e il modo in cui è stato gestito abbiano scosso la fiducia degli elettori. Ma ora sui giornali il dibattito sull’aborto ha preso il posto dell’incidente di Uludere e della questione kurda. Il governo sembra determinato a imporre il divieto di abortire. La condizione delle donne nella Turchia, paese laico e moderno, non è mai stata al livello di paesi considerati “islamici”: già nel 1930, 15 anni prima dell’Italia, hanno ottenuto il diritto di voto e di eleggibilità, e assoluta parità di diritti. La violenza domestica è una piaga in molte parti del Paese, ma è legata a problemi sociali e di bassa istruzione, più che ad una visione religiosa. Ora le donne turche rischiano di pagare un prezzo elevatissimo per l’inestricabile groviglio della politica interna del Paese, su cui la questione kurda, e la sua ennesima tragedia, continuano a pesare come un macigno.



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