Direttiva europea copyright: la tassa sui link non ci sarà

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La proposta di riforma della Direttiva Copyright, una delle regolamentazioni più retrograde della Commissione europea, perde i primi pezzi nel corso delle discussioni al Parlamento europeo. Della proposta ne avevamo già parlato, evidenziandone le caratteristiche negative. In particolare l'introduzione di un nuovo diritto (art. 11) a favore degli editori (link tax) e l'obbligo (art. 13) per gli intermediari della comunicazione di predisporre dei filtri per i contenuti immessi dagli utenti, al fine di eliminare quelli in violazione del copyright.

Appena approdato il testo in Parlamento, si sono moltiplicate le critiche. Il parlamentare Marc Joulaud, della Commissione CULT (cultura), nella sua relazione ne ha evidenziato l'assenza di equilibrio, in quanto ignora completamente i diritti degli utenti dei servizi digitali. Infatti, nel testo, gli utenti sono visti quali meri consumatori, senza tenere conto che oggi ognuno di noi può essere anche produttore di contenuti (user generated content). Gli utenti, quindi, non hanno un ruolo meramente passivo all'interno dell'economia digitale (ne parlò anche l'Ofcom britannico), ma tale ruolo viene completamente cancellato dalla Commissione europea che si preoccupa, invece, solo delle aziende quali produttori di contenuti.

Joulaud si sofferma sulle eccezioni e limitazioni al diritto d'autore, trattate nella proposta della Commissione in maniera superficiale e inadeguata, rimarcando la necessità di una nuova eccezione per gli user generated content e una, obbligatoria, per la "libertà di panorama". Le eccezioni al diritto d'autore, occorre ricordarlo, sono nate per correggere i fallimenti del mercato (uno studio del 2014 evidenzia che il copyright è una forma di monopolio soggetta ad abusi) e per sostenere specifici obiettivi di politica pubblica, quali il diritto all'informazione e la diffusione del sapere. La proposta della Commissione non tiene conto di nulla di tutto ciò, adagiandosi sui desiderata dell'industria del copyright.

Qualche settimana dopo Catherine Stihler, relatrice della Commissione mercato interno (IMCO), ha appuntato le sue critiche all'articolo 13, norma che obbliga gli intermediari della comunicazione a introdurre degli appositi filtri per i contenuti immessi dagli utenti, trasformandosi in tal modo in sceriffi del web. Stihler ha sostenuto che le norme attuali – di cui alla direttiva eCommerce – hanno lo scopo di proteggere i cittadini, nel momento in cui limitano le responsabilità degli intermediari per i contenuti immessi dagli utenti. Di contro la modifica proposta dalla Commissione è pericolosa per i cittadini, perché incentiva gli intermediari a cancellare questi contenuti per non doverne rispondere, e nel contempo limita l'innovazione online, in quanto considera il copyright come l'unico meccanismo adatto per garantire la promozione della creatività (e quindi dell'innovazione), laddove è pacifico che ormai non è più così.

MEP Therese Comodini Cachia.

Infine, pochi giorni fa è toccato alla parlamentare Therese Comodini Cachia, relatrice per il Parlamento europeo della proposta di Direttiva, bocciare la proposta di link tax della Commissione europea. La relazione di Comodini Cachia  sottolinea che una link tax potrebbe avere effetti negativi non solo sulla libertà di espressione online ma anche per gli stessi editori – in particolare i piccoli editori –, come è emerso chiaramente dall’applicazione di una norma simile in Germania e Spagna. Per cui Comodini Cachia chiede la riscrittura dell’articolo 11, cancellando il comma 4 (è quello che prevede il nuovo diritto per gli editori) e modificando il primo comma, nel quale introduce, per gli editori, la capacità giuridica di citare in giudizio in nome proprio al fine di tutelare i diritti degli autori. In sostanza, la proposta del Parlamento dovrebbe (il condizionale è d’obbligo visto che si sta ancora discutendo l'intero testo) prevedere non più un nuovo diritto economico per gli editori, ma solo la possibilità per questi di citare in giudizio Google o chi fa uso di articoli o parti di articoli (aggregatori).

La proposta, ovviamente, non accoglie i consensi degli editori che la ritengono limitativa e pericolosa in quanto moltiplicherà i contenziosi legali. In realtà, in un eventuale giudizio dinanzi a un tribunale, dovrà essere l’editore a provare, non solo il suo diritto, ma anche di aver subito un danno effettivo dalla ripubblicazione di parte dell’articolo. Considerato che vari studi hanno evidenziato che, invece, la ripubblicazione di parte dell’articolo (snippet, ricordiamo che si parla di link o snippet, cioè il titolo, un paio di righe del testo e il link all'articolo fonte) sui motori di ricerca specializzati (quali Google News) o sugli aggregatori, in realtà porta maggiore traffico ai giornali, appare evidente che risulterà piuttosto difficile provare di aver subito un danno economico. In sostanza, la nuova proposta è una sorta di sfida agli editori, che dovranno dimostrare concretamente l’effettività dei danni economici derivanti dal riuso degli snippet, che da anni lamentano gli editori senza mai provarli.

Per quanto riguarda l'articolo 13 (quello che introduce obblighi di filtraggio da parte degli ISP, Internet service provider), la proposta della parlamentare Comodini Cachia si presenta armonizzata con la Direttiva eCommerce (a differenza dell’attuale versione dell'articolo che, letto insieme al Considerando 38, presenta evidenti problematicità) in materia di responsabilità degli intermediari. Prevede che gli eventuali accordi tra fornitori di servizi online e titolari dei diritti debbano essere rispettosi dei diritti d’autore nella loro interezza, comprese eccezioni e limitazioni. Ciò vuol dire che i filtri (gli algoritmi) dovranno tenere conto del fair use, delle eccezioni sulla satira o parodia, e così via. Purtroppo gli algoritmi non sono in grado di effettuare bilanciamenti dei diritti così complessi, ma si limitano a comparare un contenuto con una firma conservata nei loro archivi: nel caso in cui il contenuto immesso online sia uguale o simile, lo oscura senza ulteriori analisi o valutazioni. Un algoritmo, cioè, non capisce la differenza tra un contenuto illecito o una eccezione del diritto d’autore, come certificano alcuni studi.

La discussione sulla Direttiva Copyright continuerà, ma è importante notare che il Parlamento europeo ancora una volta si occupa di "raddrizzare" una proposta della Commissione che appare fin troppo sbilanciata in favore dell'industria, con norme che si presentano assolutamente inidonee a proiettarsi nel futuro.

Le varie relazioni confluiranno nella discussione alla Commissione giuridica che si terrà tra il 22 e il 23 marzo, per arrivare al voto entro giugno. La decisione finale del Parlamento sulla proposta di direttiva dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno.

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