Concorso Rai in cifre: la montagna dei precari 30enni

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di Gianluca De Martino

Lo scorso 1 luglio a Bastia Umbra un esercito di 2800 giornalisti professionisti ha partecipato alla prima prova della selezione per 100 posti in Rai. Quello che è stato ribattezzato “il concorsone” per la mole di aspettative che precari, disoccupati, partite iva o redattori contrattualizzati riponevano in esso, è stato l’occasione per rivedere vecchi amici e far nascere nuovi contatti e, chissà, future collaborazioni. Raccogliendo lo spunto di Mario Tedeschini Lalli sul suo blog sui numeri del concorsone, ho confrontato i dati relativi alla partecipazione al concorso e con quelli forniti dall’Ordine dei giornalisti sulla totalità degli iscritti, tra quelli in attività e pensionati.

A Bastia Umbra c’era appena il 10% dei professionisti iscritti all’albo, che in Italia sono oltre 29mila. I dati sono ufficiali, aggiornati all’8 giugno 2015, e disponibili sul sito dell’Odg. Lo stesso Ordine nazionale chiarisce che la fonte è la piattaforma Sigef, a sua volta alimentata dagli ordini regionali. Eventuali errori o omissioni non dipendono dagli uffici di Roma. In effetti, di svarioni ce ne sono a decine: dai nomi, alle date di nascita (un iscritto risulta nato nel 2012, un professionista davvero precoce), o alle date di iscrizioni all’albo, fino alla presenza di giornalisti deceduti.

È stata necessaria una attività di scraping e una paziente pulizia dell’elenco di professionisti dagli errori più evidenti. Il primo confronto ha riguardato la distribuzione per età dei partecipanti al concorso con quella degli iscritti all’Ordine.

Circa il 54% degli aspiranti al contratto in Rai ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, un altro 4,5% è al di sotto dei 30 anni. Il grafico dei concorrenti disegna una montagna, che raggiunge il picco in corrispondenza dei 35enni, che risultano il 7,32% del campione. Il totale dei professionisti, invece, somiglia a una collina, con il punto più alto a 51 anni (3,40%), e con il 55% concentrato tra i 40 e 60 anni.

I giovani non erano assenti. Anzi, tra gli under 30, ha partecipato il 40% degli iscritti all’Ordine. È il gruppo che ha riposto più aspettative nel concorsone. Tra i 30-40enni si sono messi in gioco il 28%; tra i 40-50enni l’11% e tra i 50-60enni il 3% del totale dei professionisti. Dai quarant’anni in poi o si è più sfiduciati o si ha una posizione lavorativa più stabile.

Dati ancor più interessanti emergono dal ricavare dall’elenco professionisti altre informazioni da associare a quelle sui concorrenti, quali la data di iscrizione all’albo professionisti e la provenienza geografica, che orientativamente corrisponde all’Ordine regionale di appartenenza. Anche in questo caso il lavoro non è stato semplice, anzi. E l’Ordine dei giornalisti farebbe bene a pubblicare elenchi aggiornati (alcuni partecipanti al concorso risultano ancora iscritti tra i pubblicisti), corretti e in un formato aperto.

Il maggior numero di ammessi si registra al Nord, 192 sul totale di 400. Seguono il Centro con 162, la maggior parte dall’Ordine del Lazio (che è la regione con il maggior numero di iscritti, 8070, dopo la Lombardia, 8477).

Appena 46 giornalisti iscritti agli albi di Sud e Isole hanno superato con successo il test a risposta multipla (serviva un minimo di circa 59 punti su 100). Di questi, un terzo proveniente dalla Campania, che però a Bastia Umbra era rappresentata da 305 candidati (il terzo gruppo più folto dopo Lazio e Lombardia).

Non è solo una questione di rappresentanza territoriale, ma anche di preparazione. I partecipanti iscritti all’Ordine della Lombardia erano “appena” 466, rispetto ai 783 del Lazio. I lombardi a Saxa Rubra, sede della seconda prova, sono 116. Ciò vuol dire che uno su quattro ce l’ha fatta. È la percentuale più alta registrata in questa ipotetica competizione tra regioni.

Quattrocento ammessi su circa 2800 partecipanti rappresenta circa il 14%. Sopra questa soglia si piazzano l’Emilia Romagna, forse galvanizzati dalla domanda su Guccini (19,34%, 35 ‘promossi’ su 181 in corsa), Lazio (17,24%), Sardegna (17,14%) e Piemonte (15,46%). Male le regioni del Sud. Sotto il 5% di ammessi sul totale di partecipanti la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Basilicata.

 

Breve nota metodologica
Ho effettuato uno scraping delle tabelle in Pdf con Tabula, poi una pulitura dei dati con Google Refine. I dati sul totale iscritti all’albo professionisti sono stati caricati su un foglio Google. Oltre alle colonne Nome, Data di Nascita, Data di Iscrizione e Ordine, ho inserito altre tre: età, anzianità di iscrizione in anni ed età al momento dell’iscrizione.

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