Clown senza frontiere: nei campi profughi per portare il sorriso ai bambini

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I nostri clown sono professionisti altamente qualificati che usano il proprio talento per una delle più importanti cause umanitarie: aiutare i bambini che soffrono a causa di crisi, catastrofi, o guerre. Sono persone che si uniscono in gruppi per attraversare le frontiere e alleviare la sofferenza con la non-violenza. Per loro 'noi' viene sempre prima di 'me'

Platea di grandi e piccini a Lesbo.
Platea di grandi e piccini a Lesbo

Dal 26 ottobre al 10 novembre Clown Without Borders USA è sbarcata a Lesbo. Fino al 7 novembre i membri della organizzazione no profit si sono esibiti in 26 spettacoli davanti a 6.000 persone. La loro è una vera e propria missione iniziata nel 1993 quando Tortell Poltrona, clown professionista spagnolo, fu invitato a esibirsi in un campo profughi in Croazia durante la guerra.

Nonostante lo scetticismo Poltrona accettò senza immaginare che sarebbe stato lui spettatore di un vero e proprio spettacolo: una platea di 700 bambini. Da quel momento l'obiettivo fu chiaro: divertire per offrire un supporto psicologico alle comunità che vivono situazioni di crisi. Se Clown Without Borders nasce a Barcellona nel 1993, la sezione statunitense viene fondata due anni dopo, nel 1995, da Moshe Cohen. Quest'anno festeggia 20 anni.

Sabine e Clay invitano i bambini allo spettacolo
Sabine e Clay invitano i bambini allo spettacolo

A Lesbo Clown Without Borders USA si è esibita un po' ovunque, inclusi i tre campi che accolgono rifugiati. Prima tappa Karetepe, il campo per le famiglie siriane che chiedono asilo in Europa.
Il procedimento è sempre lo stesso: una volta giunti sul posto si chiede alla persona che lo gestisce l'autorizzazione per esibirsi. A Karetepe Luz, Clay, Molly e Sabine di CWB sono stati accolti da duecento bambini. Hanno iniziato la performance cantando in arabo "Yala, yala" che significa "andiamo", e sono andati via tra applausi, risate, selfie, abbracci.

(Con i bambini profughi in aumento e bloccati a lungo nei campi, quella di Clowns Without Borders è semplicemente un'idea meritevole) Seconda tappa Moria, il campo profughi aperto a tutti, gestito dalla polizia. Quando i ragazzi sono arrivati non c'era nessuno a cui chiedere se e quando potersi esibire. In circostanze del genere non si può fare a meno di fermarsi comunque e di giocare con i bambini. Il desiderio di provare a scatenare sorrisi assenti da troppo tempo sui volti dei piccoli rifugiati diventa una necessità. Terza tappa Pikpa, il campo profughi che ospita persone maggiormente in difficoltà. Lì hanno incontrato feriti e orfani come Ali. È bastato mostrargli i denti finti e un naso blu per strappargli una risata.

(Questa settimana ci siamo molto divertiti con i clown di Clowns Without Borders. Tornate!)

Quando non si esibiscono i membri di CWB costruiscono gli spettacoli che proporranno, ripetendo gag che conoscono bene e esercitandosi in nuovi numeri da inserire. A volte nascono show improvvisati, i "Clown Pit Stops", come quello messo su in poco tempo al porto di Lesbo, con la collaborazione spontanea di un anziano che si è esibito con un hula-hoop e tre bambini che volteggiavano intorno facendo la ruota, davanti a centinaia di rifugiati provenienti da circa 14 paesi in attesa di essere imbarcati. Tanti dialetti ma un unico modo di sorridere e divertirsi.

Molly e Luz improvvisano uno spettacolo al porto di Lesbo
Sabine e Luz improvvisano uno spettacolo al porto di Lesbo

In situazioni del genere, accade inevitabilmente di trovarsi nel pieno delle emergenze. In quelle circostanze si svestono i panni da clown e si rimboccano le maniche, dando una mano e ascoltando storie, spesso dolorose. Durante la permanenza di CWB a Lesbo, tre gommoni e un'imbarcazione sono partiti nello stesso giorno a distanza di un quarto d'ora uno dall'altro. Un gommone è giunto a destinazione, un altro si è ribaltato, un terzo ha terminato il carburante ed è stato travolto dalle onde. La barca con una capienza di 100 persone - quella che avrebbe dovuto garantire l'arrivo al costo di 2.800 dollari - ha navigato con 400 persone a bordo.

Quando si è capito che sull'imbarcazione ci sarebbero state molte più persone del previsto, alcuni si sono rifiutati di salire ma i trafficanti hanno minacciato di sparare se tutti non si fossero imbarcati. Donne e bambini sono stati stipati nel fondo della barca mentre gli uomini sono saliti sul tetto di plastica. A metà traversata il tetto è crollato, la barca è affondata e molti sono morti per assideramento.

Tra le persone tratte in salvo i ragazzi di CWB hanno accolto un uomo avvolto in una coperta di lana che piangeva a dirotto. Aveva perso i suoi figli e nuotando aveva avvistato e raccolto in mare un bambino molto piccolo. Dopo pochi istanti si è accorto di avere tra le mani soltanto il minuscolo giubbotto di salvataggio. Il bambino era scivolato ed era stato portato via dalle onde. Dolore aggiunto a dolore.

Di fronte a tanta sofferenza e allo sconforto la missione di CWB diventa ancora più complicata ma non impossibile. La notte del salvataggio Clay di CWB ha incontrato una madre con tre figli piccoli costretti a separarsi dal padre, tra cui una bambina a cui una donna aveva offerto dei cracker. La piccola scuoteva la testa poiché non voleva assolutamente mangiare. Davanti all'insistenza della donna la bambina ha afferrato i cracker controvoglia con un'espressione totalmente assente. Per provocare una reazione, Clay ha messo i denti finti e ha cominciato a fare alcune smorfie.

Dopo averlo fissato per qualche secondo, la bambina ha ceduto allo sguardo con un sorriso e ha spinto il fratellino per mostrargli il buffo personaggio che avevano di fronte. Anche lui ha riso. Ecco, quei sorrisi pieni di speranza sono il motivo per cui vale la pena girare il mondo.

(Clowns Without Borders dà ai rifugiati in Grecia la possibilità di sorridere. Il reportage di Mohammed Jamjoom da Lesbo)

Piccoli spettatori divertiti a Lesbo
Piccoli spettatori divertiti a Lesbo

La cosa che più mi stupisce dei nostri spettacoli è come cambi l'energia dal momento in cui iniziamo a quello in cui andiamo via. Quando arrivano i clown, sono sempre tutti intimoriti. C'è rumore, ma non gioia. Quando ce ne andiamo, ci sono sempre urla di gioia. Sorrisi enormi, la gente ci saluta e ride. Scattiamo foto, stringiamo mani e riceviamo gratitudine immeritata. Ci ringraziano per essere venuti. Per essere qui. Per avergli offerto lo spettacolo. Quando lo fanno, non posso fare a meno di sentirmi incredibilmente piccola. Sono io a volerli ringraziare per essere venuti. Per essere qui. Per essere arrivati, per il coraggio che hanno avuto a giungere fin qui, e quello necessario per andare avanti. Grazie! Per la gioia che non può essere spenta. Per la vostra forza che non si esaurisce mai. Grazie per essere venuti qui a giocare con noi, nonostante tutto. Questi rifugiati, questi esseri umani che si svegliano con nulla tranne l'incertezza, lo stress, i traumi e che ancora si siedono al tavolo della gioia, aperti e disponibili alla condivisione con noi – sono tutto ciò che di buono ha l'umanità.

(Foto: Clowns Without Borders USA)

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