Ancora un annuncio mascherato da ‘notizia’? Tutti i dubbi sull’azienda che cerca 70 dipendenti e nessuno risponde

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“Cerco 70 dipendenti, ma non li trovo”. Una nuova storia si inserisce a ingrossare il filone giornalistico narrativo il lavoro c’è ma i giovani non vogliono lavorare. Questa volta ci spostiamo a nord-est, in Veneto, in provincia di Padova. A Campodarsego, una cittadina di 14mila abitanti, c’è un’azienda che dal 1907 realizza trattori compatti per agricoltura specializzata. Si chiama Antonio Carraro.

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Qui “cercano lavoratori offrendo contatti di tutto rispetto ma non ne trovano”, nonostante la crisi, “una disoccupazione giovanile che ha toccato livelli senza precedenti nella storia dell’Italia dal dopoguerra” e la proposta di “un contratto non a tempo e determinato o part-time”, scrive Eva Franceschini in un articolo su Il Gazzettino di sabato 2 dicembre. «Offriamo un contratto base di terzo livello che fa riferimento al contratto nazionale del settore metalmeccanico, con una retribuzione di 1590 euro lordi mensili», racconta alla giornalista Liliana Carraro, responsabile Relazioni Esterne dell’azienda. Le figure richieste sono di diversa tipologia, si cercano giovani «allenati a utilizzare l’interconnettività» e che abbiano già maturato esperienza professionale: “ingegneri meccanici progettisti, periti meccanici disegnatori, operatori addetti alle lavorazioni meccaniche, alla carpenteria, al controllo qualità del prodotto e periti elettrici ed elettromeccanici”.

La Antonio Carraro, già conosciuta in tutto il mondo, è una società in salute, in piena fase di innovazione e ammodernamento, spiega Franceschini: nel biennio 2017-2018 ha investito 10 milioni di euro grazie “all’iperammortamento previsto dal Piano Industria 4.0 elaborato dal ministro Carlo Calenda”, e altri 8 saranno investiti entro il 2021: «Abbiamo inserito nuovi robot che servono per la catena di montaggio, e avremmo bisogno urgente di trovare manodopera specializzata che faccia funzionare tutto questo», ma non si riesce a trovare nessuno, spiega ancora Carraro. «Abbiamo una settantina di posizioni aperte da almeno sei mesi. In tutto questo tempo avrà risposto sì e no una decina di persone delle quali solo tre idonee. Siamo al paradosso», si legge in un’altra intervista a Repubblica. E così l’azienda si è trovata costretta a organizzare per il 16 dicembre una “job day AC”, una giornata “porte aperte”, durante la quale, si legge sul sito dell’azienda, “un team addetto sarà a disposizione per raccogliere le candidature e creare un primo contatto con la realtà aziendale AC (Antonio Carraro)”.

Liliana Carraro si dice incredula, “di fronte all’impossibilità di agenzie interinali ed enti di formazione di riuscire a fornire le figure professionali richieste”. La colpa? Dei giovani senza polso della realtà e di scuola e università che hanno contribuito a creare questa percezione distorta. «Dalle agenzie continuano a dirci che non hanno a disposizione le figure che cerchiamo. Forse i giovani di oggi vogliono fare tutti o il medico o l’avvocato, ma non credo che riusciranno a trovare pane per i loro denti nell’Italia in cui viviamo. (…) Si parla costantemente di disoccupazione giovanile, ma la verità è che il lavoro c’è: peccato che la società, e forse il mondo accademico, siano scollegati dall’industria manifatturiera, tanto che i giovani preferiscono diventare avvocati facendo anni di tirocinio sottopagati piuttosto di lavorare in una fabbrica, dove percepirebbero uno stipendio vero».

Ancora una volta, nello spiegare questo fenomeno, un problema collettivo (diritto al lavoro) viene trasformato in uno individuale (la mancata volontà dei giovani di impegnarsi in lavori tecnici e artigiani) e spostato sull’asse dell’opposizione tra lavoro fisico che richiede fatica ed esercizio intellettuale (fare l’avvocato o il medico). Al centro il datore di lavoro che offre lavoro e chiede manodopera e i giovani che preferiscono declinare cercando carriere più prestigiose ma più rischiose e meno remunerative nell’immediato.

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L’articolo de Il Gazzettino viene immediatamente rilanciato dai giornali dello stesso gruppo, Il Mattino e Il Messaggero. Il lancio della versione online dell’articolo dà le coordinate intorno alle quali si articolerà la discussione pubblica: giovani laureati che non guardano in faccia la crisi.

Il Messaggero sul Facebook accompagna l’articolo con un eloquente “Alla faccia della crisi”. Nel titolo: “Ingegneri e operai, l’azienda cerca 70 dipendenti ma nessuno si presenta”:

Il giorno stesso l’articolo viene rilanciato da diverse testate nazionali. Repubblica pubblica un’intervista a Liliana Carraro in cui la rappresentante dell’azienda esplicita ancora di più le proprie posizioni, come chiarito immediatamente dal titolo: “Azienda cerca personale e non lo trova: ‘Giovani hanno idea sbagliata su lavoro metalmeccanico’”.

“Da tempo l'azienda, che spiega di aver completamente riorganizzato il processo produttivo spingendo l'acceleratore sull'innovazione digitale, cerca personale con poco successo e motiva la scarsa risposta con un problema culturale, escludendo che ci siano ragioni di offerta economica poco appetibile”, scrive Elena De Stabile nel pezzo. La responsabilità è dunque dei giovani che, ribadisce Carraro, «oggi vogliono fare tutti il medico o l'avvocato, ma non credo che riusciranno a trovare pane per i loro denti nell'Italia in cui viviamo» e «hanno un'idea sbagliata su cosa significhi lavorare in un’azienda metalmeccanica» e del mondo accademico «sconnesso con la velocità dell'innovazione nel mondo della produzione».

Il 4 dicembre anche la trasmissione di Rai Tre Agorà dedica un servizio all’azienda. L’inviata intervista le responsabili Relazioni Esterne e Risorse Umane e il direttore di stabilimento, Mattia Gasparin.

La responsabile Risorse Umane, Chiara Comiran, racconta che in 6 mesi le agenzie interinali non sono state in grado di individuare candidature idonee, che le domande presentate sono state quasi nulle e di scarsa qualità. Liliana Carraro descrive il piano di investimento dell’azienda mentre il direttore dello stabilimento Gasparin spiega che tendenzialmente i dipendenti sono soddisfatti perché il turn over è praticamente assente e che la difficoltà a trovare manodopera è imputabile alla distanza sempre maggiore tra scuola e lavoro, tra mondo teorico e pratica.

Ripresa e rilanciata da altre testate, spostata sul piano nazionale, la notizia viene data mettendo al centro della ribalta esclusivamente i due attori principali: l’azienda che offre lavoro e i giovani iperformati che lo rifiutano. Nei pezzi dedicati alla vicenda, non ci sono i dettagli delle posizioni lavorative richieste, dei livelli professionali d’inquadramento (quanti terzo livello, quarto, sesto per chi avrà mansioni dirigenziali?) e delle relative retribuzioni (sappiamo solo che si partirà da una retribuzione base di terzo livello di 1590 euro lordi, come previsto dal contratto nazionale metalmeccanici), non viene specificata la tipologia contrattuale proposta per le singole posizioni aperte (quanti contratti a tempo indeterminato? Quanti contratti di apprendistato metalmeccanico? Quali sono le altre forme contrattuali proposte?), non viene data voce ai lavoratori e ai sindacati in modo tale da poter dare più elementi per poter contestualizzare l’attività dell’azienda e l’offerta lavorativa.

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L’assenza di questi dettagli ha condizionato la discussione pubblica che si è concentrata fondamentalmente intorno alla retorica dei giovani che rifiutano il lavoro e dell’iperformazione sottopagata e a riflessioni sull’adeguatezza della retribuzione proposta rispetto alle mansioni richieste e al costo della vita, come avvenuto, ad esempio, sulla pagina Facebook de Il Gazzettino, in un animato dibattito che ha visto protagonisti lettori, operai dell’azienda e la responsabile delle Relazioni Esterne, Liliana Carraro, intervenuta più volte per difendere le posizioni espresse nelle interviste concesse.

Si è dovuto attendere l’edizione delle 14 del 4 dicembre del Tg regionale Veneto per ascoltare la voce di un rappresentante dei sindacati sulla questione, che ha parlato senza mezzi termini di un’operazione di riduzione dei costi da parte dell’azienda.

Nel servizio, il giornalista Andrea Rossini ha ripercorso la storia dell’azienda e la ricerca andata fallita di manodopera, ha intervistato Liliana Carraro e Anna Zanoni della Fiom di Padova, che ha commentato dicendo che secondo loro si tratta di «un’operazione di riduzione costi, considerato che [la Antonio Carraro, ndr] ha disdetto tutti gli accordi aziendali e che per i nuovi assunti la retribuzione, dunque, sarebbe molto più bassa rispetto ai lavoratori in forza oltre che dover instaurare un rapporto di lavoro precario». Sentita da Valigia Blu, Zanoni ha aggiunto che a inizio 2017 l'azienda ha comunicato che avrebbe assunto nuovi dipendenti tramite agenzie di somministrazione e lì avrebbe inquadrati al di fuori degli accordi aziendali, «creando di fatto una discriminazione tra lavoratori, tra chi è coperto dai diritti previsti dagli accordi e chi invece non lo è, al di là delle competenze individuali». A differenza del personale già in forza all'azienda, la nuova manodopera non vedrà riconosciuti i premi aziendali e sarà assunta in una cornice di precarietà. «Mi giunge nuova che i 70 nuovi dipendenti saranno assunti con contratti a tempo indeterminato se per loro è previsto un contratto in somministrazione» (tramite agenzie interinali). «È incomprensibile – ha chiuso Anna Zanoni – che un'azienda, che decide di investire così tanti soldi in innovazione, non ritenga qualificante investire nella garanzia dei diritti dei lavoratori».

Dopo ripetuti tentativi (via email e telefonicamente), l’azienda ci ha risposto: «Visto che ci date per fake, possiamo sentirci». Ovviamente non abbiamo dato per falsa la notizia della richiesta di nuovi 70 dipendenti e la difficoltà a trovarli da parte dell'azienda, ma abbiamo fatto alcune domande (Quale sarà il livello di inquadramento e come varierà la retribuzione per le diverse figure richieste? E come varierà la retribuzione? Quale tipologia contrattuale è prevista? A tempo indeterminato? Tempo determinato? Contratto di apprendistato metalmeccanico?) per avere più elementi per capire. Carraro ci ha risposto ritenendo che avevamo considerato tutta la notizia come una bufala e invitato a contattare altre aziende: «Siccome l’esposizione mediatica è stata pure esagerata, non essendo in cerca di ulteriore pubblicità (noi facciamo trattori e non politica..) le consiglio di contattare altre realtà che hanno le stesse problematiche. Vedo sui social che altre aziende lamentano lo stesso problema»

Per quanto riguarda i livelli di inquadramento, la retribuzione e i contratti, Carraro ha detto a Valigia Blu che, avendo necessità di tante posizioni diverse, per ognuna ci sarà un diverso inquadramento: «La maggioranza ci auguriamo siano a tempo indeterminato ma certe attività necessitano di un apprendistato. Per questi il minimo compenso è di 1590 euro corrispondente al contratto nazionale 3° livello». Rispetto alle critiche mosse in questi giorni dalla Fiom, Carraro si è detta sorpresa che il sindacato possa conoscere il piano industriale dell'azienda essendosi rifiutato di firmarlo. «Ad inizio 2017 con l'ingresso di un nuovo socio abbiamo chiesto il piano industriale che l'azienda non ci ha voluto consegnare. L'unica informazione che abbiamo avuto riguardava i 10 milioni di euro di investimenti. Avevamo chiesto il piano industriale proprio a fronte della volontà aziendale di azzerare i premi fissi», ha commentato Anna Zanoni.

Liliana Carraro ci ha ricontattato successivamente precisando che tutto è nato dopo che l'azienda ha inviato un volantino dell'open day del 16 dicembre a Il Gazzettino e che non immaginava il clamore che la vicenda ha suscitato. Inoltre, ha spiegato che per i profili più qualificati potrà essere prevista una retribuzione più alta, intorno ai 2000 euro, che per alcuni potrebbe esserci sin dall'inizio un contratto a tempo indeterminato e che, nella maggior parte dei casi, l'obiettivo è di dare a tutti il tempo indeterminato. «Per alcune attività, un periodo di apprendistato si rende necessario per imparare a usare le macchine», ha spiegato la responsabile delle Relazioni Esterne dell'azienda. Carraro ha aggiunto che con un istituto tecnico di Portogruaro è in via di definizione uno stage che consenta agli studenti di conoscere il lavoro in fabbrica e sottolineato che ci dovrebbe essere maggior dialogo tra enti formativi (come scuole e università) e aziende.

Intanto, il 4 dicembre sono cominciati ad arrivare i curriculum. Rossini ha aperto il servizio del Tg regionale Veneto dicendo che diverse persone (alcune delle quali intervistate) si sono presentate ai cancelli dell’azienda per consegnare i propri curriculum. Notizia confermata anche in un articolo pubblicato il 5 dicembre sul Gazzettino, in cui si legge che “più di mille persone, sia ragazzi che uomini di mezza età, nelle ultime 48 ore hanno inviato alla Antonio Carraro di Campodarsego la propria candidatura. Sabato e domenica il sito dell'azienda dell'Alta Padovana, esperta nella produzione di trattori compatti per agricoltura specializzata, è stato intasato da una raffica di mail: un curriculum dopo l'altro, dall'Albania alla Sicilia”. Un articolo de Il Mattino di Padova parla di 3mila candidature per i 70 posti richiesti. La visibilità data da questa tipologia di copertura mediatica sembra, dunque, aver pagato: dopo gli articoli pubblicati in questi giorni i curriculum sarebbero arrivati. Viene da chiedersi se la questione non riguardi anche la modalità con cui si comunica la ricerca di personale. Visto che puntualmente le risposte arrivano ma solo dopo questi annunci mascherati da notizia che “sfruttano” il frame del lavoro che c'è e i giovani che non vogliono lavorare.

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Come in altri casi simili, l'intera vicenda avrebbe meritato una copertura diversa, non un'informazione che procede per spot. Anzi, il processo di innovazione avviato dalla Antonio Carraro chiama in causa questioni complesse e tra di loro interconnesse che richiedono un lavoro approfondito e l'intervento di esperti qualificati: come funziona il reclutamento dei dipendenti oggi? Quali sono gli impatti dell'automazione sul futuro del lavoro? Quali le nuove figure professionali da formare, il dialogo tra formazione professionale, ricerca accademica e imprese? Queste sono solo alcune delle domande che la storia della Antonio Carraro di Campodarsego pone e che non sono state fatte.

Foto in anteprima via newsbiancolavoro.it

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